La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Seonid emise un suono gutturale. Il suo volto era impassibile, ma nel suo odore c’era una furia affilata quanto un pugnale. Fissò Tylee come se volesse perforarla con lo sguardo. Tylee non le prestò la minima attenzione, tranne per scuotere leggermente il capo.
«Dopo che la mia gente e io ce ne saremo andati» disse Perrin. Il suo accordo era con lei. Non voleva rischiare di metterlo alla prova con qualcun altro. «Quali sono le nostre perdite, a eccezione degli uomini di Masema?»
«Lievi» rispose Tylee. «Fra i tuoi arcieri e le damane, non sono mai riusciti davvero ad avvicinarsi abbastanza. Non ho mai visto un piano di battaglia andare così liscio. Sarò sorpresa se fra tutti noi ci sarà un centinaio di morti.»
Perrin trasalì. Supponeva che quelle fossero perdite lievi, date le circostanze, ma alcuni sarebbero stati uomini dei Fiumi Gemelli. Che li conoscesse o meno, erano sotto la sua responsabilità. «Sai dove si trova Masema?»
«Con quello che rimane del suo esercito. Non è un codardo, questo glielo riconosco. Lui e i suoi duecento — be’, circa cento, ora — si sono fatti strada attraverso gli Shaido fino al costone.»
Perrin digrignò i denti. L’uomo era tornato a essere circondato dalla sua marmaglia. Sarebbe stata la sua parola contro quella di Masema sul fatto che Aram aveva cercato di ucciderlo, e in ogni caso era improbabile che i suoi stessi seguaci lo avrebbero consegnato per farlo processare. «Dobbiamo iniziare a muoverci prima che arrivino gli altri. Se gli Shaido pensano che il salvataggio è vicino, potrebbero decidere di dimenticare di essersi arresi. Chi e la tua prigioniera?»
«Sevanna» disse Faile con voce fredda. L’odore del suo odio era quasi altrettanto forte quanto quello mentre parlava di Galina.
La donna dai capelli dorati si contorse per sollevare la testa, scuotendo via i capelli dalla faccia e perdendo così diverse altre collane. I suoi occhi, che guardavano Faile con aria torva, erano fuoco verde sopra una striscia di stoffa legata come bavaglio. Puzzava d’ira.
«Sevanna degli Shaido lumai.» La soddisfazione era forte nella voce di Tylee. «Me l’ha detto lei con orgoglio. Nemmeno lei è una codarda. Ci è venuta incontro non indossando altro che una veste di seta e i suoi gioielli, ma è riuscita a trapassare con una lancia due dei miei Altarani prima che gliela facessi togliere.» Sevanna ringhiò attraverso il suo bavaglio e si dibatté come per gettarsi giù da cavallo. Finché Tylee non le diede una pacca sul sedere, perlomeno. Dopodiché si accontentò di guardare torvo chiunque fosse nella sua visuale. Aveva delle belle curve, anche se Perrin non avrebbe dovuto notare qualcosa del genere con sua moglie lì. Tranne che Elyas diceva che lei si aspettava che lo notasse, perciò si costrinse a studiarla apertamente.
«Io rivendico il contenuto della sua tenda» annunciò Faile, scoccandogli un’occhiata penetrante. Forse non avrebbe dovuto farlo così apertamente. «Ha un enorme scrigno di gioielli lì dentro, e li voglio. Non guardarmi come un babbeo, Perrin. Abbiamo centomila persona da nutrire, vestire e aiutare a portare alle loro case. Almeno centomila.»
«Voglio venire con te, mia signora, se me lo permetterai» cinguettò il giovane che aveva retto Maighdin. «Non sarò il solo, se ci vorrai.»
«La lady tua moglie, presumo, mio signore» disse Tylee, squadrando Faile.
«Proprio così. Faile, permettimi di presentarti il generale di stendardo Tylee Khirgan, al servizio dell’imperatrice di Seanchan.» Forse lui stesso stava acquisendo un po’ di quello smalto. «Generale di stendardo, mia moglie, lady Faile ni Bashere t’Aybara.» Tylee si inchinò sulla sua sella. Faile fece una piccola riverenza e inclinò leggermente il capo. Faccia sporca o no, era regale. Il che gli fece pensare alla corona spezzata. Argomenti di così poca importanza avrebbero dovuto aspettare. Senza dubbio sarebbe stata una lunga discussione. Perrin pensò che stavolta non gli sarebbe stato poi così difficile alzare la voce, nel modo in cui apparentemente voleva lei. «E questa è Alliandre Maritila Kigarin, Regina del Ghealdan, Benedetta dalla Luce, Protettrice delle Mura di Garen. E mia vassalla. Ghealdan è sotto la mia protezione.» Cosa sciocca da dire, ma doveva essere detta.
«Il nostro accordo non riguarda questo, mio signore» disse Tylee con cautela. «Non decido io dove deve dirigersi l’Esercito Sempre Vittorioso.»
«Solo perché tu lo sappia, generale di stendardo. E riferisci ai tuoi superiori che non possono avere Ghealdan.» Alliandre gli rivolse un sorriso così ampio, così grato, che Perrin volle quasi ridere. Per la Luce, anche Faile stava sorridendo. Un sorriso orgoglioso. Si sfregò il lato del naso. «Dobbiamo davvero cominciare a muoverci prima che arrivino quegli altri Shaido. Non voglio ritrovarmeli di fronte con tutti quei prigionieri dietro le spalle che meditano se prendere di nuovo in mano una lancia.»
Tylee ridacchiò. «Ho un po’ più di esperienza di te su questa gente, mio signore. Una volta arresi, non combattono di nuovo né cercano di fuggire per tre giorni. Inoltre sto facendo fare ad alcuni dei miei Altarani dei falò con le loro lance e i loro archi giusto per sicurezza. Abbiamo tempo per effettuare i nostri schieramenti. Mio signore, spero di non doverti mai affrontare sul campo di battaglia» disse lei, togliendosi il guanto d’arme dal dorso d’acciaio dalla mano destra. «Sarei onorata se mi chiamassi Tylee.» Si piegò sopra Sevanna per offrire la mano.
Per un momento Perrin non riuscì a far altro che fissarla. Era uno strano mondo, era andato da lei pensando che stava stipulando un patto col tenebroso, e solo la Luce sapeva se alcune delle cose che i Seanchan facevano erano più che ripugnanti, ma la donna era valorosa e di parola.
«Io sono Perrin, Tylee» disse stringendole la mano. Un mondo davvero strano. Togliendosi la sottoveste, Galina la gettò sopra la veste di seta e si chinò per raccogliere l’abito per cavalcare che aveva tirato fuori dalle bisacce di Rapida. Quell’indumento era stato cucito per una donna un poco più grande, ma sarebbe andato bene finché non fosse riuscita a vendere qualcuna di quelle gocce di fuoco.
«Ferma dove sei, Lina» disse la voce di Therava, e tutt’a un tratto Galina non si sarebbe potuta raddrizzare nemmeno se l’intera foresta attorno a lei fosse stata in fiamme. Poteva gridare, però.
«Fa’ silenzio.» Soffocò mentre la sua gola si rimangiava quell’urlo in modo convulso. Poteva ancora piangere, in silenzio, e alcune lacrime iniziarono a cadere sul fogliame che ricopriva il suolo della foresta. Una mano la schiaffeggiò rudemente. «In qualche modo hai la verga» disse Therava. «Non saresti qui fuori, altrimenti. Dammela, Lina.»
Resistere non era nemmeno contemplato. Raddrizzandosi, Galina tirò fuori la verga dalle bisacce e la porse alla donna dagli occhi rapaci, con le lacrime che le scivolavano lungo le guance.
«Smettila di frignare, Lina. E mettiti collare e cintura. Dovrò punirti per esserteli tolti.»
Galina trasalì. Perfino l’ordine di Therava non riuscì a soffocare le sue lacrime, e lei seppe che sarebbe stata punita anche per quello. Cintura e collare dorati uscirono dalle bisacce e se li mise addosso. Rimase lì indossando solo le sue calze ciliare di lana e i soffici stivali bianchi a lacci, e il peso del collare tempestato di gocce di fuoco e della cintura parve sufficiente a trascinarla a terra. I suoi occhi si fissarono sulla verga bianca tra le mani di Therava.
«Il tuo cavallo andrà bene come bestia da soma, Lina. Per quanto riguarda te, ti è proibito cavalcare, per sempre.»
Doveva esserci qualche modo per riprendere quella verga. Doveva esserci! Therava si rigirò quell’oggetto più volte tra le mani, sbeffeggiandola.
«Smettila di giocare col tuo animaletto, Therava. Cosa faremo?» Belinde, una snella Sapiente con i capelli quasi del tutto sbiancati dal sole, giunse a grandi passi, guardando torvo Therava con pallidi occhi azzurri. Era ossuta, con una faccia a cui si addicevano quelle occhiate truci.