La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
30
Fuori dai cancelli
Faile cercò di stimare l’ora dall’inclinazione della luce che cadeva attraverso i varchi nell’edificio in rovina sopra la sua testa; pareva quasi mezzogiorno. Tutto quello che era stato sgombrato era un piccolo spazio proprio in cima alle scale del sotterraneo. Chiunque di loro ci poteva passare, se avesse osato provare ad arrampicarsi sulla pila inclinata di macerie annerite, ma quella pareva ancora poter crollare in ogni momento. Quel cumulo ingarbugliato a volte scricchiolava ancora in modo allarmante. L’unica cosa buona era che non aveva iniziato a piovere sulle loro teste. La questione era quanto sarebbe durato. Sentiva dei tuoni da un po’ di tempo, parecchi, e che si stavano avvicinando lentamente. I boati erano quasi continui. Una tempesta così furiosa sarebbe potuta bastare per far finire all’edificio di crollare. Luce, quanto era assetata.
All’improvviso Rolan apparve nell’apertura e si stese sul pianerottolo di pietra. Non stava indossando la bardatura che reggeva la custodia del suo arco. Con cautela si fece strada piano piano sopra, le macerie. La pila gemette leggermente sotto il suo peso. Kinhuin, un uomo dagli occhi verdi di un palmo e passa più basso di lui, si inginocchiò per afferrargli le caviglie. C’erano solo tre dei Senza Fratelli lassù, pareva, ma erano tre di troppo.
Con la testa e le spalle che spuntavano oltre il bordo delle macerie, Rolan abbassò un braccio. «Non c’è più tempo, Faile Bashere. Prendi la mia mano.»
«Maighdin per prima» disse Faile con voce roca, scacciando con un gesto le proteste stanche della donna dai capelli color del sole. Per la Luce, aveva proprio la bocca foderata di polvere di roccia e troppo secca per sputarla fuori. «Poi Arrela e Lacile. Io verrò per ultima.» Alliandre annuì di approvazione, ma anche Arrela e Lacile cercarono di obiettare. «Tacete e fate come dico» ordinò loro con fermezza. I tuoni continuavano a rimbombare. La tempesta che causava così tanti tuoni avrebbe portato un diluvio, non un semplice acquazzone.
Rolan rise. Come poteva quell’uomo ridere in un momento come quello? Smise solo quando le travi annerite sotto di lui gemettero di nuovo per i suoi tremiti. «Tu indossi ancora il bianco, donna. Perciò taci e fa’ come dico io.» C’era un accenno di scherno nel suo tono, ma non quando aggiunse:
«Nessuna verrà portala fuori prima di te.» Quello suonò inflessibile.
«Mia signora,» disse Alliandre con voce bassa e roca «credo che dica sul serio. Manderò fuori le altre nell’ordine che hai detto.»
«Smettila di tenere il broncio e dammi la mano» ordinò Rolan.
Lei non filava tenendo il broncio! Quell’uomo poteva essere testardo in modo esasperante, come il suo Perrin. Solo che in Perrin ciò era intrigante, non proprio esasperante. Sollevando la sua mano destra più in alto che poteva, lasciò che quella di Rolan la avviluppasse. Lui la sollevò facilmente, finché la faccia di Faile fu appena sotto la sua.
«Aggrappati alla mia giacca.» Non c’era alcun accenno di sforzo nella sua voce malgrado la scomoda angolazione del suo braccio. «Dovrai arrampicarti sopra di me.»
Lei fece volteggiare la sua mano sinistra all’insù e afferrò la lana grezza, tenendola stretta. Il dolore alla sua spalla le disse che era contusa in modo tanto grave quanto temeva. Quando lui le lasciò andare l’altra mano, Faile annaspò per la scarica di dolore e si affrettò ad aggrapparsi alla sua giacca anche con quella. Afferrandole la vita con entrambe le mani, lui la issò più in alto, ritrovandosi steso sulla sua ampia schiena. Il tuono continuava a rimbombare incessante. Di sicuro la pioggia avrebbe cominciato a cadere presto. Questo avrebbe reso più difficile far uscire le altre.
«Mi piace sentire il tuo peso su di me, Faile Bashere, ma forse potresti arrampicarti un po’ più in fretta, così posso portar fuori le altre.» Le pizzicò il sedere e lei rise involontariamente. Quell’uomo non voleva proprio smettere di provarci!
Arrampicarsi sopra di lui fu più lento di quanto avesse potuto sperare. Non credeva di avere nulla di rotto nella spalla, ma faceva male. Una volta pensò di aver dato un calcio in testa a Rolan. Un pizzicotto, eh?
Alla fine fu fuori e superò Kinhuin, di nuovo con i suoi piedi sotto il cielo. Deglutì nel vedere per la prima volta l’edificio dall’esterno, poi tossì vigorosamente quando polvere di pietra le entrò in gola. Le travi annerite erano inclinate a un angolo allarmante, pronte a schiantarsi dentro il sotterraneo. Il terzo Senza Fratelli, Jhoradin, un uomo dagli occhi azzurri con i capelli rosso-dorati e un volto a cui mancava poco per essere davvero bello, stava osservando Kinhuin e Rolan, ma ogni tanto lanciava un’occhiata all’edificio come aspettandosi di vederlo crollare. Era tarchiato per un Aiel, non tanto alto quanto Perrin, ma ben più largo. Dovevano esserci almeno un centinaio dei suoi seguaci sulla strada che la fissavano ansiosi, alcune delle loro vesti bianche sporche di fuliggine per i loro tentativi di scavare una via d’uscita. Cento! Dentro di sé non trovava il cuore per rimproverarli, però. In particolare dopo che Aravine le mise in mano un otre rigonfio. La sua prima boccata servì a lavar via polvere e pietrisco, ma dopo tenne alto l’otre e non fece altro che versare acqua giù per la gola. La sua spalla contusa protestò. Lei la ignorò e continuò a bere.
Tutt’a un tratto fu consapevole dei fulmini che si abbattevano fuori dalla città verso ovest e abbassò l’otre per fissarli. A poca distanza dalla città. Da un cielo senza nuvole. E a volte che non colpivano. Molti si dividevano in saette argentee solo per eruttare in boati fragorosi molto sopra il terreno. Palle di fuoco volteggiavano per il cielo, a volte scoppiando in aria con un rimbombo simile a un tuono. Qualcuno stava combattendo una battaglia con il Potere! Ma chi? Perrin poteva aver trovato abbastanza Aes Sedai o Asha’man per attaccare l’accampamento? Ma c’era qualcosa di molto strano. Lei sapeva quante Sapienti nel campo erano in grado di incanalare e non parevano esserci abbastanza fulmini o palle di fuoco. Forse dopotutto non si trattava di Perrin. C’erano delle fazioni fra le Sapienti. Non solo fra quelle che sostenevano o si opponevano a Sevanna, ma tra sette con vecchie alleanze o faide. Forse una di quelle fazioni stava combattendo contro un’altra. Pareva altamente improbabile, ma lo era ancora di meno che Perrin avesse trovato abbastanza Aes Sedai per attaccare e le Sapienti non impiegassero tutto quello che avevano per controbattere.
«Quando i fulmini sono iniziati, Rolan ha detto che c’era una battaglia» disse Aravine quando Faile glielo chiese. «Tutto qui. Nessuno è voluto andare a scoprire di più fino a che non ti avessimo saputo al sicuro.»
Faile digrignò i denti dalla frustrazione. Anche se non avesse dovuto fare i conti con Rolan, qualunque cosa stesse accadendo fuori dalle mura avrebbe potuto rendere la fuga molto più difficile. Se solo avesse saputo cos’era, forse sarebbe stata in grado di capire come evitarlo. O avvalersene. «Nessuno deve andare da nessuna parte, Aravine. Potrebbe essere pericoloso.» E potevano condurre inavvertitamente gli Shaido quando fossero tornali indietro. Per la Luce, cosa stava succedendo?