La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Vedo che i racconti secondo cui staresti radunando delle selvatiche sono veri» disse Duhara. «Un vero peccato. Voi due, uscite. Desidero parlare con Elayne in privato. Se siete sagge, ve ne andrete stanotte, in direzioni diverse, e direte a ogni altra come voi di fare lo stesso. La Torre Bianca non vede di buon occhio delle selvatiche che si radunano assieme. E quando la Torre non vede di buon occhio qualcosa, è risaputo che i troni tremano.» Né Sumeko né Alise si mossero. Alise inarcò addirittura un sopracciglio.
«Loro possono rimanere» disse Elayne in tono freddo. Col Potere dentro di lei le sue emozioni non subivano sbalzi. Erano ferme in una rabbia gelida. «Loro sono le benvenute qui. Tu, d’altro canto... Elaida ha cercato di farmi rapire, Duhara. Rapire! Tu puoi andartene!»
«Un pessimo benvenuto, Elayne, dopo che sono venuta a palazzo non appena arrivata. E dopo un viaggio che sarebbe tanto straziante da descrivere quanto lo è stato da sopportare. L’Andor ha sempre avuto buoni rapporti con la Torre. La Torre intende fare in modo che restino buoni. Sei sicura di volere che queste selvatiche ascoltino tutto quello che devo dirti? Molto bene. Se insisti.»
Scivolando verso uno dei tavolini intagliati, arricciò il naso per la caraffa d’argento che conteneva latte di capra e si versò una coppa di vino scuro prima di andare a sedersi di fronte a Elayne. Deni fece una mossa come per cercare di trascinarla fuori, ma Elayne scosse il capo. La Sorella domanese ignorò le donne della Famiglia come se avessero smesso di esistere. «La donna che ti ha drogato è stata punita, Elayne. E stata frustata di fronte alla sua stessa bottega sotto lo sguardo di tutto il suo villaggio.» Duhara sorseggiò il suo vino, attendendo che Elayne rispondesse.
Lei non disse nulla. Sapeva molto bene che Ronde Macura era stata frustata per aver fallito e non per averle somministrato quel malefico té, ma dirlo avrebbe indotto Duhara a domandarsi come faceva a saperlo, e quello poteva portare a cose che dovevano rimanere nascoste.
Il silenzio perdurò e infine fu l’altra donna a continuare. «Devi sapere che la Torre Bianca vuole davvero che sia tu a sedere sul Trono del Leone. Per ottenere questo, Elaida mi ha mandata qui come tua assistente.»
Involontariamente Elayne rise. Elaida l’aveva mandata come consigliera? Fra ridicolo! «Ho Aes Sedai che mi consigliano quando mi serve, Duhara. Tu devi sapere che mi oppongo a Elaida. Non accetterei un paio di calze da quella donna.»
«Le tue cosiddette consigliere sono ribelli, bambina» disse Duhara in tono di scherno, con una pesante dose di disgusto nella parola ‘ribelli’. Fece un gesto con la coppa d’argento. «Perché pensi di avere così tante casate che ti si oppongono, così tante che se ne stanno in disparte? Di certo sanno che non hai l’appoggio della Torre. Con me come tua consigliera, questo cambierà. Potrei essere in grado di metterti la corona sulla testa entro una settimana. Al massimo, non potrebbe volerci più di un mese o due.»
Elayne incontrò lo sguardo dell’altra donna con occhi a sua volta perditori. Le sue mani volevano stringersi a pugno, ma le mantenne immobili in grembo. «Perfino se fosse così, io rifiuterei. Mi aspetto di udire della deposizione di Elaida da un giorno all’altro. La Torre Bianca sarà di nuovo integra e nessuno sarà in grado di affermare che mi manca il suo appoggio, allora.»
Duhara esaminò il suo vino per un momento, il volto una maschera di serenità da Aes Sedai. «Non sarà una passeggiata per te» disse come se Elayne non avesse parlato. «Questa è la parte che pensavo non volessi che le selvatiche sentissero. E quella guardia. Crede forse che abbia intenzione di attaccarti? Non importa. Una volta che avrai la corona saldamente sulla tua testa, dovrai nominare un reggente, poiché allora dovrai tornare alla Torre, per completare il tuo addestramento e infine essere messa alla prova per lo scialle. Non devi aver paura di essere fustigata come una fuggitiva. Elaida accetta che Siuan Sanche ti abbia ordinato di lasciare la Torre. La tua finzione di essere Aes Sedai è un’altra faccenda. Per questo pagherai con lacrime.» Sumeko e Alise furono percorse da un fremito e Duhara le notò di nuovo. «Ah, non sapevate che Elayne in realtà è solo una delle Ammesse?»
Elayne si alzò, abbassando lo sguardo verso Duhara. Di solito qualcuno seduto godeva di un vantaggio verso qualcuno in piedi, ma lei rese il suo sguardo duro e la sua voce ancora di più. Voleva prendere a schiaffi quella donna! «Sono stata elevata ad Aes Sedai da Egwene al’Vere il giorno in cui lei stessa è stata elevata ad Amyrlin. Ho scelto l’Ajah Verde e sono stata accettata. Non ripetere mai più che non sono Aes Sedai, Duhara. Che io sia folgorata se te lo permetterò!»
La bocca di Duhara si compresse a tal punto che le sue labbra parvero un taglietto. «Rifletti e vedrai la realtà della tua condizione» disse infine. «Rifletti bene, Elayne. Una donna cieca potrebbe vedere quanto hai bisogno di me e della benedizione della Torre Bianca. Parleremo di nuovo più tardi. Manda qualcuno a incontrarmi nelle mie stanze. Sono più che pronta per andarmene a letto.»
«Dovrai trovare una stanza in una locanda, Duhara. Ogni letto nel palazzo ospita già tre o quattro persone.» Anche se dozzine di letti fossero stati liberi, lei non ne avrebbe offerto nemmeno uno a Duhara. Voltandole le spalle, si diresse verso il caminetto e rimase lì a riscaldarsi le mani. L’orologio a pendolo dorato sulla mensola di marmo intagliata a volute rintoccò tre volte. Forse rimanevano altrettante ore all’alba. «Deni, fa’ in modo che qualcuno scorti Duhara alla porta.»
«Non ti libererai di me così facilmente, bambina. Nessuno si libera della Torre così facilmente. Rifletti e capirai che io sono la tua unica speranza.» Seta frusciò su seta quando lei lasciò la stanza e la porta si richiuse con uno scatto alle sue spalle. Pareva molto plausibile che Duhara creasse guai nel cercare di rendere sé stessa necessaria, ma andava affrontato un problema alla volta.
«Ha instillato dubbi nelle vostre menti?» disse Elayne, voltandosi dal fuoco.
«Nessuno» rispose Sumeko. «Vandene e le altre due ti accettano come Aes Sedai, perciò devi esserlo.» La convinzione era forte nella sua voce, ma d’altro canto aveva motivo per voler credere. Se Elayne fosse stata una bugiarda, il suo sogno di tornare alla Torre, di unirsi all’Ajah Gialla, sarebbe tramontato.
«Ma questa Duhara crede di dire la verità.» Alise allargò le mani. «Non sto dicendo che dubito di te. Non è così. Ma quella donna ci crede.»
Elayne sospirò. «La situazione è... complicata.» Quello era come dire che l’acqua era bagnata, «Io sono Aes Sedai, ma Duhara non ci crede. Non può, perché questo vorrebbe dire ammettere che Egwene è davvero l’Amyrlin Seat, e Duhara non lo farà finché Elaida non sarà stata deposta.» Sperava che allora Duhara avrebbe creduto. Accettato, almeno. La Torre doveva tornare a essere integra. «Sumeko, ordinerai alle donne della Famiglia di stare in gruppo? Sempre?» La donna robusta borbottò che l’avrebbe fatto. A differenza di Reanne, Sumeko non era portala per il comando, né le piaceva. Un peccato che nessuna donna della Famiglia più anziana fosse giunta a toglierle quel fardello. «Alise, ti accerterai che obbediscano?» Il consenso di Alise fu deciso e veloce. Sarebbe stata la candidata perfetta se la Famiglia non avesse determinato il rango tramite l’età. «Allora abbiamo fatto il possibile. Dovreste essere a letto da parecchio, ormai.» «Lo stesso vale per te» disse Alise nell’alzarsi in piedi. «Potrei mandare a chiamare Melfane.»