La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Fu quello il primo momento in cui Galina si rese conto che Therava non era da sola. Diverse centinaia di uomini, donne e bambini stavano fra gli alberi dietro di loro, alcuni degli uomini che addirittura portavano le donne sulle spalle. Lei si coprì con le mani, il volto che si accalorava. Quei lunghi giorni di nudità forzata non l’avevano abituata a essere svestita di fronte a degli uomini. Allora notò un’altra bizzarria. Solo una manciata erano algai’d’siswai, con custodie degli archi sulla schiena e faretre al fianco, ma ogni uomo e ogni donna fra loro tranne le Sapienti stava portando almeno una lancia. Avevano anche i volti velati, con una sciarpa o solo un pezzo di stoffa. Cosa poteva voler dire?
«Torneremo alla Terra delle Tre Piegature» disse Therava. «Manderemo messaggeri a cercare ogni setta che possa essere trovata e diremo loro di abbandonare i loro gai’shain delle terre bagnate, di abbandonare tutto quello che devono, e ritornare furtivi alla Terra delle Tre Piegature. Ricostruiremo il nostro clan. Gli Shaido si rialzeranno dal disastro in cui Sevanna ci ha condotto.»
«Ci vorranno generazioni!» protestò Modarra. Magra e piuttosto graziosa, ma più alla perfino di Therava, quanto la maggior parte degli Aiel maschi, si oppose a Therava senza batter ciglio. Galina non riusciva a capire come fosse in grado di farlo. Quella donna la faceva sussultare con una sola occhiata.
«Allora impiegheremo generazioni» disse Therava in tono deciso. «Impiegheremo tutto il tempo necessario. E non lasceremo mai più la Terra delle Tre Piegature.» Il suo sguardo si spostò su Galina. La quale sussultò. «Tu non toccherai mai più questa» disse, sollevando brevemente la verga, «E non cercherai mai più di sfuggirmi. Ma una schiena robusta. Caricatela e avviamoci. Potrebbero tentare di inseguirci.»
Gravata di otri, stoviglie e pentole tanto da sentirsi coperta in modo quasi decente, Galina arrancò attraverso la foresta dietro Therava. Non pensò alla verga o alla fuga. Qualcosa si era spezzato dentro di lei. Era Galina Casban, Altissima dell’Ajah Rossa, che sedeva nel Consiglio Supremo dell’Ajah Nera, e sarebbe stata il giocattolo di Therava per il resto della sua vita. Era la piccola Lina di Therava. Per il resto della sua vita. Lo sapeva fin nelle ossa. Lacrime colarono silenziose lungo il suo viso.
31
La casa di Via della Luna Piena
«Devono stare assieme» disse Elayne con fermezza. «Voi due non dovreste essere in giro da sole, se è per questo. Sempre tre o quattro assieme ovunque a Caemlyn. È l’unico modo per essere al sicuro.» Solo due delle lampade su sostegni a specchi erano accese, con sei fiammelle che riempivano il soggiorno di un fioco chiarore e profumo di gigli — così tanto olio di lampada era andato a male che adesso veniva sempre profumato — , ma un fuoco scoppiettante nel caminetto stava iniziando a sottrarre parte del freddo delle ore mattutine.
«Ci sono occasioni in cui una donna vuole un po’ di intimità» replicò Sumeko con calma, come se un’altra donna della Famiglia non fosse morta per volere proprio quello. Perlomeno la sua voce era calma, ma le sue mani grassocce lisciavano le sue gonne blu scuro.
«Se non infonderai in loro la paura della Luce, Sumeko, Io farò io» disse Alise, con espressione severa sul suo volto solitamente mite. Pareva la più anziana tra le due, con tocchi di grigio fra i capelli, paragonati alla lucente chioma nera che ricadeva sotto lo robuste spalle di Sumeko, eppure era più giovane di oltre duecento anni. Alise era stata impavida quando Ebou Dar era caduta ed erano state costrette a sfuggire ai Seanchan, ma ora anche le sue mani si muovevano sulle sue gonne marroni.
Era passata da un pezzo l’ora di andare a dormire secondo quanto decretato da Melfane, la nipote di Essande, ma per quanto fosse stanca tutto il tempo, una volta sveglia, Elayne non era riuscita a rimettersi a dormire, e il latte di capra caldo non aveva aiutato. Aveva un sapore peggiore da caldo che non da freddo. Elayne avrebbe fatto bere a Rand maledetto al’Thor del dannato latte di capra caldo finché non gli fosse uscito dalle orecchie! Appena dopo avere scoperto quello che gli aveva fatto tanto male da farle percepire una piccola scarica di dolore mentre tutto il resto in quel piccolo groviglio che era lui in fondo alla sua testa rimaneva vago come una pietra. Da allora era sempre stato una pietra, perciò stava bene, eppure qualcosa lo aveva ferito profondamente perché lei riuscisse ad avvertire qualcosa. E perché stava Viaggiando così spesso? Un giorno era lontano a sudest, quello dopo a nordovest e ancora più distante, quello dopo ancora da qualche altra parte. Stava fuggendo da chi gli aveva fatto del male? Ma Elayne aveva le sue preoccupazioni al momento.
Incapace di dormire e irrequieta, si era vestita con la prima cosa che le era capitata in mano, un abito per cavalcare grigio scuro, e se n’era andata a fare una passeggiata per godere della quiete del palazzo nelle ore piccole del mattino, quando perfino i servitori erano a letto e le fiammelle guizzanti delle lampade erano l’unica cosa che si muoveva nei corridoi a parte lei. Lei e le sue guardie del corpo, ma stava imparando a ignorare la loro presenza. Si era goduta quella solitudine finché le due donne non l’avevano trovata e le avevano riferito le tristi notizie che altrimenti avrebbero atteso fino all’alba. Lei le aveva portate con sé al soggiorno piccolo per discutere la faccenda dietro una protezione contro orecchie indiscrete.
Sumeko spostò la sua mole nella poltrona per guardare torvo Alise. «Reanne ti lasciava sconfinare, ma come Anziana, io mi aspetto...»
«Tu non sei l’Anziana, Sumeko» disse la donna più piccola in tono freddo. «Hai autorità qui, ma secondo la Regola, il Circolo della Maglia consiste nelle tre più anziane di noi a Ebou Dar. Non siamo più a Ebou Dar, perciò non c’è nessun Circolo della Maglia.»
Il volto tondo di Sumeko divenne nero come granito. «Armeno ammetti che ho autorità.»
«E mi aspetto che la usi per impedire che altre di noi vengano uccise. Proporre non è abbastanza, Sumeko, non importa con quanta forza tu lo faccia. Non è abbastanza.»
«Litigare non ci porterà a nulla» disse Elayne. «So che siete tese. Lo sono anch’io.» Per la Luce, tre donne assassinate con l’Unico Potere negli ultimi dieci giorni e molto probabilmente altre sette prima erano abbastanza per far diventare tesa un’incudine. «Ma litigare fra noi è la cosa peggiore che possiamo fare. Sumeko, non devi impuntarti su questo. Non mi importa quanto chiunque voglia intimità, a nessuna può essere permesso di restare da sola nemmeno per un minuto. Alise, usa la tua persuasione.» ‘Persuasione’ non era la parola esatta. Alise non persuadeva. Si aspettava semplicemente che la gente facesse come diceva lei, e quasi sempre era cosi. «Convinci le altre che Sumeko ha ragione. Fra voi due, dovete...»
La porta si aprì per lasciar entrare Deni, che la richiuse dietro di sé e si inchinò, una mano sull’elsa della spada, l’altra sul suo lungo randello. Gli elmi e i pettorali laccati di rosso e orlati di bianco erano stati consegnati solo il giorno prima e la donna robusta non aveva smesso di sorridere da quando aveva indossato i suoi, ma ora pareva solenne dietro le sbarre dell’elmo. «Perdona l’interruzione, mia signora, ma qui c’è una Aes Sedai che domanda di vederti. Una Rossa, a giudicare dallo scialle. Le ho detto che probabilmente stavi dormendo, ma era pronta a venire a svegliarli di persona.»
Una Rossa. C’erano rapporti di Rosse in città ogni tanto, anche se non spesso come una volta — parecchie delle Aes Sedai in città andavano in giro senza lo scialle, nascondendo la loro Ajah — tuttavia cosa poteva volere una Rossa da lei? Di certo ormai sapevano tutte che lei sosteneva Egwene contro Elaida. A meno che qualcuno stesse infine cercando di punirla per l’accordo con il Popolo del Mare.
«Dille che...»
La porta si aprì di nuovo sbattendo contro la schiena di Deni, spingendola via di mezzo. La donna che entrò, con uno scialle intrecciato drappeggiato lungo le braccia in modo da mostrare con chiarezza la frangia rossa, era alta, magra e dalla pelle ramata. Sarebbe stata graziosa, ma la sua bocca era compressa tanto da far sembrare sottili le labbra carnose. Il suo abito per cavalcare era così scuro che sarebbe potuto essere nero, ma la pallida luce degli specchi delle lampade faceva trasparire accenni di rosso, e una tonalità più vivace sferzava le gonne divise. Duhara Basaheen non aveva mai fatto mistero della sua Ajah. Una volta Sumeko e Alise si sarebbero alzate in piedi all’istante profondendosi in una riverenza, ma ora rimasero sedute a squadrarla. Deni, di norma calma, all’apparenza perlomeno, si accigliò e tastò il suo randello.