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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Maighdin superò Kinhuin barcollando e sfregandosi il fianco. «Mi ha pizzicato!» La sua voce era roca, ma vi trasparì comunque indignazione. Faile provò una punta di... Non gelosia. Di certo non quello. Quel dannato uomo poteva pizzicare ogni donna che voleva. Non era Perrin.

Con una smorfia, porse l’otre alla donna dai capelli color del sole, e Maighdin si affrettò a lavarsi la bocca prima di iniziare a spegnere la sua sete con lunghe sorsate. I suoi capelli non erano proprio color del sole in quel momento, tutti i suoi ricci aggrovigliati e coperti di polvere quanto la sua faccia sudata. Non era nemmeno graziosa in quelle condizioni.

Arrela uscì dalle rovine sfregandosi il sedere e con uno sguardo torvo come la morte, ma prese avidamente l’otre che Aldin le offrì. L’alto giovane amadiciano, un tipo dalle spalle quadrate che pareva più un soldato che non il contabile che era in realtà, la guardò avidamente mentre beveva. Ad Arrela non piacevano gli uomini in quel senso, ma Aldin si rifiutava di accettare di non riuscire a convincerla a sposarlo. Comparve Lacile — anche lei sfregandosi il sedere! — e Thoradin le porse un altro otre, facendole scorrere un dito lungo la guancia sporca. Lei gli sorrise prima di iniziare a bere. Stava già preparando la strada nelle sue coperte se Rolan si fosse rivelato ostinato. Perlomeno Faile pensava che fosse quello ciò che stava facendo.

Infine Alliandre superò a grandi passi Kinhuin, e anche se non si stava sfregando, la sua espressione di ira glaciale raccontava piuttosto chiaramente com’era andata. Kinhuin si allontanò dall’apertura e si mise in piedi mentre Rolan iniziava a farsi strada per togliersi dalla pila pericolosa di travi.

«Mia signora» chiamò Aravine in tono apprensivo. Faile si voltò e trovò la donna dal volto grassoccio inginocchiata sulle pietre del selciato a tenere in grembo la testa di Maighdin. Le palpebre della donna tremolavano, ma non si aprivano mai per più di metà. Le sue labbra si muovevano debolmente, ma ne uscivano solo borbottii.

«Cos’è successo?» chiese Faile, affrettandosi a inginocchiarsi accanto a loro.

«Non lo so, mia signora. Stava bevendo quasi come se volesse svuotare l’otre e all’improvviso ha barcollato. L’attimo dopo è crollala per terra.» Le mani di Aravine si agitarono come foglie cadenti.

«Dev’essere molto stanca» disse Faile, lisciando i capelli della sua cameriera e cercando di non pensare a come avrebbero fatto a far uscire la donna dal campo se non era in grado di camminare. Se avessero dovuto trasportarla, sarebbe stato tutto finito. Per la Luce, lei stessa si sentiva un po’ traballante. «Lei ci ha salvato, Aravine.» La donna amadiciana annuì con aria grave.

«Vi nasconderò in qualche luogo sicuro fino a stanotte, Faile Bashere» disse Rolan, allacciandosi le ultime fibbie della bardatura per la custodia del suo arco. Il suo shoufa marrone era già avvolto attorno alla sua testa. «Poi vi porterò nella foresta.» Prendendo tre lance corte da Jhoradin, le infilò attraverso la bardatura dietro di sé in modo tale che le lunghe punte, scintillanti al sole, gli sbucassero sopra la testa.

Faile per poco non si lasciò cadere accanto a Maighdin per il sollievo. Non ci sarebbe stato alcun bisogno di nascondere nulla a Perrin. Ma non si poteva permettere debolezza, non ora. «Le nostre provviste» iniziò, e come se il suono della sua voce fosse stata l’ultima pagliuzza, l’edificio emise un acuto gemito e crollò con uno schianto che per un momento coprì tutte le esplosioni.

«Provvederò che abbia le quello che vi serve» le disse Rolan sollevandosi il velo nero davanti al volto. Jhoradin gli porse un’altra lancia e il suo scudo, che lui appese al suo coltello da cintura prima di afferrarle il braccio destro e tirarla in piedi. «Dobbiamo muoverci rapidamente. Non so con chi stiamo danzando le lance, ma i Mera’din danzeranno oggi.»

«Aldin, puoi portare Maighdin?» fu tutto quello che Faile riuscì a dire prima che Rolan si allontanasse a grandi passi portandola con sé.

Lei si guardò sopra la spalla e vide Aldin che sollevava tra le braccia una floscia Maighdin. Jhoradin teneva Lacile per un braccio con la stessa forza con cui Rolan aveva lei. I Tre Senza Fratelli stavano conducendo una parata di uomini e donne biancovestiti. E un ragazzo. Theril aveva un’espressione cupa. Armeggiando nella sua manica, compito non semplice con la grossa mano di Rolan sul suo braccio, Faile chiuse le dita sull’elsa ondulata del suo pugnale. Qualunque cosa stesse accadendo fuori dalle mura, forse avrebbe avuto bisogno di quella lama prima del tramonto. Perrin correva fra la strada tortuosa attraverso le tende. Nessuno si muoveva nella sua visuale, ma fra i boati delle esplosioni di palle di fuoco e fulmini poteva sentire gli altri suoni della battaglia. Il cozzo di acciaio su acciaio. Urla di uomini, mentre uccidevano o morivano. Grida di uomini. Il sangue gli scorreva per il lato sinistro della faccia da un taglio sul cuoio capelluto e poteva sentirlo fluire lungo il fianco destro dal punto in cui una lancia l’aveva scalfito e da una ferita sulla sua coscia destra dove un’altra lo aveva morso più in profondità. Non tutto il sangue su di lui era suo. Un volto comparve nell’apertura di una tenda bassa e scura e si ritrasse immediatamente. Il volto di un bambino spaventato, non il primo che vedeva. Gli Shaido stavano venendo incalzati così forte che parecchi bambini erano stati lasciati indietro. Sarebbero stati un problema per dopo, però. Sopra le tende poteva vedere i cancelli a poco più di cento passi più avanti. Al di là si trovavano la fortezza e Faile.

Due Shaido velati schizzarono fuori da vicino a una sporca tenda quadrangolare marrone, le lance in pugno. Ma non per lui. Senza rallentare, li travolse. Entrambi erano più grossi di lui, ma la forza della sua carica li spinse a terra e lui cadde già combattendo. Il martello impattò contro il mento di uno mentre con l’altra mano pugnalava l’altro ancora e ancora, la lama che mordeva in profondità. Il martello si levò e fracassò la faccia del primo uomo, schizzando sangue, si levò e calò di nuovo mentre Perrin pugnalava, l’uomo col volto devastato si contrasse una volta mentre Perrin si alzava. L’altro rimase con lo sguardo fisso al cielo. Colse con la coda dell’occhio sinistro un accenno di movimento e si gettò sulla destra. Una spada sibilò attraverso l’aria dove sarebbe stato il suo collo. La spada di Aram. Anche l’ex Calderaio aveva subito delle ferite. Metà della sua faccia era coperta di sangue come una strana maschera, c’erano squarci umidi di sangue nella giacca a strisce rosse e gli occhi parevano quasi vitrei, come quelli dì un cadavere, ma sembrava ancora danzare con quella lama tra le mani. Il suo era l’odore di morte, una morte che cercava.

«Sei impazzito?» ringhiò Perrin. Acciaio risuonò contro acciaio mentre parava la spada con la testa del suo martello. «Che stai facendo?» Bloccò un altro fendente della lama, cercò di ghermire l’altro uomo e riuscì a saltellare indietro appena in tempo per cavarsela solo con un taglio lungo le costole.

«Il Profeta me l’ha spiegato.» La voce di Aram pareva come sbalordita, eppure la sua spada si muoveva con facilità fluida e i suoi colpi venivano a malapena deviati dal martello o dal pugnale mentre Perrin indietreggiava. Tutto quello che poteva fare era sperare di non inciampare sulla fune di una tenda o ritrovarsela alle spalle. «I tuoi occhi. Sei davvero Progenie dell’Ombra. Lui mi ha spiegato tutto quanto. Quegli occhi. L’avrei dovuto capire la prima volta che ti ho visto. Tu ed Elyas avete quegli occhi da Progenie dell’Ombra. Devo salvare lady Faile da te.»

Perrin si concentrò. Non poteva continuare a muovere dieci libbre di acciaio con la stessa velocità con cui Aram agitava una spada che pesava un terzo. In qualche modo doveva avvicinarsi, arrivare oltre quella spada che era indistinta, tanto si muoveva rapida. Non poteva farlo senza essere tagliato, probabilmente in malo modo, ma se avesse aspettato ancora a lungo quell’uomo l’avrebbe ucciso. Il suo tallone si impigliò in qualcosa e lui barcollò all’indietro, quasi cadendo.

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