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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Aram scattò in avanti, la spada che calava su di lui. All’improvviso si irrigidì, gli occhi strabuzzati, e la lama gli cadde dalle mani. Ruzzolò in avanti e giacque prono, con due frecce che gli spuntavano dalla schiena. A trenta passi di distanza lui paio di Shaido velali avevano già le frecce incoccate e gli archi lesi. Perrin balzò di lato, dietro una tenda verde a punta, rotolando rapidamente in piedi. All’angolo della tenda una freccia spuntò attraverso i teloni, ancora vibrando. Accucciandosi si fece strada oltre la tenda verde e poi una blu sbiadito e una bassa di un marrone sudicio, martello in una mano, pugnale nell’altra. Non era la prima volta che quel giorno giocava a quel gioco. Con cautela fece capolino dal bordo della tenda marrone. I due Shaido non si vedevano da nessuna parte. Era probabile che lo stessero inseguendo, ma potevano anche essersi messi già in caccia di qualora altro. Quel gioco era già diventato altre volte un inseguimento reciproco. Poteva vedere Aram, steso dov’era caduto. Una folata di vento increspò l’impennaggio scuro delle frecce che gli spuntavano dalla schiena. Elyas aveva avuto ragione: non avrebbe mai dovuto permettere ad Aram di prendere quella spada. Lo avrebbe dovuto mandar via con i carretti o farlo tornare dai Calderai. Avrebbe dovuto fare così tante cose. Era troppo tardi ora.

I cancelli lo chiamavano. Si guardò sopra la spalla. Così vicino ora. Ancora accucciato, iniziò a correre lungo quelle strade serpeggianti, attento a quei due Shaido o ad altri che potessero essere in agguato. I suoni della battaglia erano davanti a lui ora, provenienti da nord e sud, ma questo non voleva dire che non ce ne sarebbe stato nessuno rimasto indietro.

Svoltando a un incrocio solo a pochi passi dai cancelli spalancati, li trovò pieni di gente. Parecchi erano abbigliati con vesti bianche, ma tre erano algai’d’siswai velati, uno dei quali era un tizio imponente che avrebbe fatto sembrare piccolo Lamgwin. Quello aveva il braccio di Faile stretto nel pugno. Pareva come se lei si fosse rotolata per terra.

Con un ruggito, Perrin si lanciò in avanti sollevando il martello e l’omone scagliò Faile all’indietro e corse verso di lui, la lancia che si sollevava mentre si toglieva lo scudo dalla cintura.

«Perrin!» urlò Faile.

Il grosso Shaido parve esitare per un istante e Perrin ne approfittò. Il suo martello colpì il lato della testa dell’uomo così forte che i suoi piedi lasciarono il terreno mentre cadeva. Un altro fu proprio dietro di lui, però, con la lancia pronta a trafiggerlo. All’improvviso l’uomo grugnì e ci fu sorpresa nei suoi occhi verdi sopra il velo nero; crollò in ginocchio guardando sopra la spalla verso Faile, che stava lì vicino. Perrin si affrettò a guardarsi attorno in cerca del terzo e trovò anche lui steso a pancia in giù, con due coltelli di legno che gli spuntavano dalla schiena. Facile, piangente, era appoggiata contro Arrela. Senza dubbio aveva scoperto che uccidere qualcuno non era così facile come pensava.

Anche Alliandre si trovava davanti alla folla, con Maighdin dietro di lei trasportata da un alto giovane in bianco, ma Perrin aveva occhi solo per Faile. Lasciando cadere pugnale e martello, superò gli uomini morti e la prese fra le braccia. Il suo aroma gli riempì il naso. Aveva un forte odore di legno bruciato, stranamente, ma poteva comunque sentire il suo aroma.

«Ho sognato questo momento così a lungo» le sussurrò.

«Anch’io» gli disse Faile contro il suo petto, abbracciandolo forte. Il suo odore era pieno di gioia, ma stava tremando.

«Ti hanno fatto del male?» le chiese Perrin gentilmente.

«No. Loro... No, Perrin, non mi hanno fatto del male.» C’erano altri odori frammisti alla sua gioia, però, intrecciati a essa in modo inestricabile. Lo smorto e doloroso aroma della tristezza e quello viscido della colpa. Vergogna, come la puntura di migliaia di aghi sottili quanto un capello. Be’, quell’uomo era morto, e una donna aveva il diritto di tenere dei segreti, se voleva.

«Tutto quello che importa è che sei viva e che siamo di nuovo assieme» le disse. «Questo è tutto quello che importa al mondo.»

«Tutto quello che importa» assentì lei, abbracciandolo ancora più forte. Tanto forte che gemette davvero dalla fatica. Ma l’istante successivo si ritrasse e si mise a esaminare le sue ferite, tastando squarci aperti nella sua giacca per guardarle. «Non sembrano così gravi» disse in tono vivace, anche se tutte quelle emozioni erano ancora ingarbugliate attorno alla sua gioia. Allungò una mano per separargli i capelli e lo strattonò fino a fargli piegare la testa in modo da poter esaminare il taglio sul suo scalpo. «Avrai bisogno di Guarigione, naturalmente. Quante Aes Sedai hai portato? Come hai...? No, non ha importanza ora. Ce ne sono abbastanza per sconfiggere gli Shaido, ed è questo che importa.»

«Questi Shaido» disse lui, raddrizzandosi per guardarla. Luce, coperta di sporco o no, lei era così bella. «Qui ci saranno altre sei o settemila lance in...» lanciò un’occhiata al sole; gli pareva che dovesse essere più alto «meno di due ore, forse. Dobbiamo terminare qui e muoverci prima di allora, se possiamo. Cos’ha che non va Maighdin?» Era floscia come un cuscino di piume contro il petto del giovane. Le sue palpebre stavano tremolando ma senza aprirsi del tutto.

«Si è spossata nel salvarci la vita» disse Faile, lasciando perdere le sue ferite e voltandosi verso le altre persone in bianco. «Aravine, tutti voi, cominciate a radunare gai’shain. Non solo quelli votati a me... Tutti quelli in bianco. Non lasceremo indietro nessuno che possiamo raggiungere. Perrin, qual è la direzione più sicura?»

«Nord» rispose lui. «Il nord è sicuro.»

«Iniziate a farli muovere verso nord» proseguì Faile. «Radunate carri, carretti, cavalli da soma e caricateli con tutto quello di cui pensate ci sarà bisogno. Sbrigatevi!» La gente iniziò a muoversi. A correre. «No, tu resta qui, Aldin. A Maighdin serve ancora essere trasportata. Rimani anche tu, Alliandre. E Arrela. A Lacile serve una spalla su cui piangere ancora per un po’.»

Perrin sorrise. Bastava mettere sua moglie nel mezzo di una casa avvolta dalle fiamme e lei avrebbe disposto con calma tutti i preparativi per spegnere l’incendio. E anche lei l’avrebbe spento. Piegandosi, ripulì il suo coltello da cintura sulla giacca dell’uomo dagli occhi verdi prima di rinfoderarlo. Anche al suo martello serviva una bella strofinata. Cercò di non pensare a quello con cui stava insozzando la giacca dell’uomo. Il fuoco stava svanendo dal suo sangue. Non rimaneva più eccitazione, solo stanchezza. Le sue ferite stavano iniziando a pulsare. «Manderai qualcuno alla fortezza per far sapere a Ban e Seonid che ora possono uscire?» disse mentre faceva scivolare di nuovo il manico del suo martello attraverso l’anello alla cintura.

Faile lo fissò stupita. «Sono nella fortezza? Come? Perché?»

«Alyse non te l’ha detto?» Era sempre stato lento nell’adirarsi finché Faile non era stata rapita. Ora sentiva la furia che gli ribolliva dentro. Furia come ferro incandescente. «Ha detto che ti avrebbe portato con sé quando se ne fosse andata, ma ha promesso di dirti di andare alla fortezza quando avessi visto nebbia sui costoni e sentito i lupi ululare di giorno. Giuro che l’ha detto a chiare lettere. Che io sia folgorato, non ci si può fidare per niente delle Aes Sedai.»

Faile lanciò un’occhiata verso la sporgenza occidentale a cui la nebbia aderiva ancora fitta e fece un smorfia. «Non Alyse, Perrin. Galina. Sempre che anche quella non fosse una menzogna. Deve trattarsi di lei. E dev’essere dell’Ajah Nera. Oh, quanto vorrei sapere il suo vero nome.» Mosse il braccio destro e sussultò. Era stata ferita. Perrin si ritrovò a voler uccidere il grosso Shaido un’altra volta. Faile non lasciò che la sua ferita la rallentasse, però. «Theril, vieni fuori da lì. Ti vedo sbirciare dal cancello.»

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