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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Non c’è necessità di privare anche lei del sonno» si affrettò a dire Elayne. E con fermezza. Melfane era bassa e robusta, una donna allegra dalla risata pronta, e diversa da sua zia anche in altri sensi. Allegra o no, la levatrice era un tiranno che non sarebbe stato lieto di apprendere che lei era sveglia.

«Dormirò quando posso.»

Una volta che se ne furono andate, lei rilasciò saidar e prese un libro tra diversi volumi appoggiati sul secondo tavolino, ancora un’altra storia dell’Andor, ma non riuscì a concentrarsi. Priva del Potere, si sentiva intrattabile. Che fosse folgorata, era così stanca che si sentiva granuli negli occhi. Però sapeva che se si fosse stesa, sarebbe rimasta a fissare il soffitto fino al sorgere del sole. In ogni caso, fissò la pagina solo per pochi minuti prima che Deni comparisse di nuovo.

«Mastro Norry è qui, mia signora, con quell’Hark. Ha detto di aver sentito che eri in piedi e si domandava se potessi dedicargli qualche minuto.»

Lui aveva sentito che lei era in piedi? Se la stava facendo sorvegliare… Il peso di quelle parole si fece strada fra la sua intrattabilità. Hark. Norry non aveva più portato Hark da quella prima visita, dieci giorni prima. No, undici giorni, ormai. L’entusiasmo rimpiazzò la scontrosità. Dicendo a Deni di farli entrare, seguì la donna fin nell’anticamera, dove un tappeto a motivi geometrici ricopriva la maggior parte delle piastrelle rosse e bianche. Lì solo un paio di lampade su sostegni erano accese, emanando una luce fioca e tremolante e un profumo di rose.

Mastro Norry sembrava più che mai un trampoliere dalla cresta bianca, con le sue gambe lunghe e sottili e ciuffi di capelli che gli spuntavano dietro le orecchie, ma per una volta sembrava quasi eccitato. Si stava davvero sfregando le mani. Quella notte non aveva con sé la sua cartella di cuoio; perfino nella luce fioca le macchie di inchiostro sul suo tabarro rosso risaltavano. Una aveva annerito la punta della coda del Leone Bianco. Offrì un rigido inchino e l’ordinario Hark lo imitò in modo goffo, poi per soprammercato si portò le nocche alla fronte. Stava indossando un vestito di un marrone più scuro della volta precedente, ma la stessa fibbia con la medesima cintura. «Perdona l’ora, mia signora» disse Norry con quella sua voce asciutta.

«Come hai fatto a sapere che ero sveglia?» gli domandò, con le emozioni di nuovo soggette a sbalzi.

Norry sbatte le palpebre, sbigottito dalla domanda. «Una delle cuoche ha menzionato di aver mandato su del latte di capra caldo per te quando sono andato a prenderne un po’ per me, mia signora. Trovo il latte di capra caldo molto rilassante quando non riesco a dormire. Ma ha menzionato anche del vino, perciò ho dedotto che avessi dei visitatori e potessi essere sveglia.» Elayne tirò su col naso. Voleva ancora arrabbiarsi con qualcuno. Trattenere dalla voce quell’impulso richiese uno sforzo. «Suppongo che tu debba riferire un successo, mastro Hark?»

«L’ho seguito come hai detto tu, mia signora, e si è recato nella stessa casa tre notti, contando questa. È su Via della Luna Piena nella Città Nuova, sì. Il solo posto in cui va tranne taverne e sale comuni. Beve un po’, lui. Gioca anche molto ai dadi.» L’uomo esitò, sfregandosi le mani nervosamente. «Posso andare ora, vero, mia signora? Tu toglierai qualunque cosa mi hai messo addosso?»

«Stando ai registri delle imposte» disse Norry «la casa è di proprietà di lady Shiaine Avarhin, mia signora, pare che sia l’ultima della sua casata.»

«Cos’altro sai dirmi su quel posto, mastro Hark? Chi altro ci vive a parte questa lady Shiaine?»

Hark si sfregò il naso a disagio. «Be’, non so se vivano lì, mia signora, ma stasera sono presenti due Aes Sedai. Ne ho vista una che faceva uscire Mellar mentre l’altra stava entrando, e quella che stava entrando ha dello: ‘Un peccato che ci siano solo due di noi, Falion, per il modo in cui lady Shiaine ci fa sgobbare. Solo che ha detto ‘lady’ come se non lo intendesse davvero, lei. Buffo. Portava con sé un gatto randagio, pelle e ossa quanto lei.» Si piegò in un inchino nervoso e improvviso.

«Perdonami, mia signora. Non intendevo arrecare alcuna offesa a parlare di una Aes Sedai a quel modo, ma mi è occorso un minuto per rendermi conto che era una Aes Sedai, davvero. C’era una buona luce nell’ingresso, ma era così magra e ordinaria, con un naso grosso, che nessuno l’avrebbe presa per una Aes Sedai senza averla esaminata per bene.»

Elayne gli poggiò una mano sulla spalla. L’eccitazione ribolliva nella sua voce e lei lasciò che trasparisse. «Che accento avevano?»

«Che accento, mia signora? Be’, quella col gatto è proprio qui di Caemlyn, direi. L’altra... Be’, non ha detto più di due frasi, ma secondo me era del Kandor. Ha chiamato l’altra Marillin, se può essere d’aiuto, mia signora.»

Ridendo, Elayne saltellò per alcuni passi. Ora sapeva chi le aveva messo alle costole Mellar, ed era peggio di quanto aveva temuto. Marillin Gemalphin e Falion Bhoda, due Sorelle Nere che erano fuggite dalla Torre dopo essersi macchiate di omicidio. Era stato per facilitare un furto, ma erano gli omicidi che avrebbero fatto sì che venissero quietate e decapitate. Era stato per trovare loro e le altre con loro che lei, Egwene e Nynaeve erano state mandate via dalla Torre. L’Ajah Nera le aveva messo vicino Mellar, come spia molto probabilmente, ma era comunque un pensiero raggelante. Peggio di quanto aveva temuto, tuttavia trovare quelle due adesso era come chiudere il cerchio.

Hark la stava fissando con la bocca spalancata, si rese conto. Mastro Norry stava esaminando attentamente la coda macchiata del leone. Lei smise di saltellare e ripiegò le mani. Sciocchi uomini!

«Dov’è Mellar adesso?»

«Nelle sue stanze, ritengo» rispose Norry.

«Mia signora, lo toglierai ora?» chiese Hark. «E posso andare? Ho fatto quello che hai chiesto.»

«Prima devi condurci a questa casa» disse Elayne, superandolo di scatto diretta alle porte gemelle.

«Poi parleremo.» Facendo capolino nel corridoio, trovò Doni e altre sette donne della Guardia allineate da ciascun lato della porta. «Deni, manda qualcuno che vada a prendere lady Birgitte il più rapidamente possibile, e qualcun’altro per svegliare le Aes Sedai e chiedere anche a loro di venire, assieme ai loro Custodi e pronte per una cavalcata. Poi va’ a svegliare tutte le donne della Guardia che pensi servano per arrestare Mellar. Non dovete concedergli alcuna gentilezza. Le accuse sono omicidio ed essere un Amico delle Tenebre. Chiudetelo in uno dei depositi del sotterraneo e mettete una guardia numerosa.» La donna tarchiata le rivolse un ampio sorriso e iniziò a dare ordini mentre Elayne tornava dentro.

Hark si stava torcendo le mani e dondolava a destra e sinistra in preda all’ansia. «Mia signora, cosa intendi dicendo che parleremo? Hai promesso di togliermi questa cosa se avessi seguito quell’uomo, l’hai fatto. E io ho mantenuto la mia parola, perciò tu devi mantenere la tua.»

«Non ho mai detto che avrei rimosso il Tracciatore, mastro Hark. Ho detto che saresti stato esiliato a Baerlon invece di essere impiccato, ma non preferiresti rimanere a Caemlyn?»

L’uomo sgranò gli occhi, cercando di apparire sincero. E fallendo. Sorrise perfino. «Oh, no, mia signora, ho sognato la dolce campagna di Baerlon, l’ho fatto. Scommetto che non ci si deve mai preoccupare di avere della carne marcia nello stufato, lì. Qui devi annusare con attenzione prima di mangiare qualunque cosa. Non vedo l’ora di andarci, davvero.»

Elayne assunse il volto severo che sua madre aveva sempre mostrato quando emetteva un giudizio.

«Sarai fuori da Baerlon due minuti dopo che gli uomini della Guardia ti ci avranno portato. E poi verrai impiccato per aver infranto il tuo esilio. Molto meglio per te rimanere a Caemlyn e iniziare un nuovo mestiere. Mastro Norry, non ti servirebbe un uomo con le doti di mastro Hark?»

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