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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Uno scarno giovanotto si avvicinò pian piano svoltando timidamente l’angolo del cancello. «Mio padre mi ha detto di restare e di tenerti d’occhio, mia signora» disse in un accento così marcato che Perrin riuscì a stento a capire.

«Può darsi,» disse Faile in tono deciso «ma ora corri alla fortezza più veloce che puoi e riferisci a chiunque trovi lì che lord Perrin ha detto che devono venire qui. Corri ora.» Il ragazzo si portò le nocche alla fronte e corse.

Ricomparve dopo un quarto d’ora circa, ancora correndo, seguito da Seonid, Ban e tutti gli altri. Ban fece un inchino a Faile e mormorò piano quanto era lieto di rivederla prima di ordinare agli uomini dei Fiumi Gemelli di formare un anello di guardia attorno al cancello, con gli archi pronti e le alabarde conficcate nel terreno. Usò la sua voce normale per quello. Era un altro di quelli che cercavano di acquisire smalto. Selande e gli altri tirapiedi di Faile si precipitarono attorno a lei, tutti che ciarlavano eccitati dicendole quanto erano stati preoccupati quando non era apparsa dopo che i lupi avevano ululato.

«Vado da Masuri» annunciò Kirklin in un tono che sfidava chiunque a obiettare. Ma non attese alcuna obiezione: si limitò a estrarre la spada e a correre via verso nord lungo le mura.

Tallanvor lanciò un grido quando vide Maighdin che veniva sorretta dal giovane e fu necessario convincerlo che era solamente esausta. La portò via comunque dal tizio e la tenne contro il proprio petto, sussurrandole.

«Dov’è Chiad?» domandò Gaul. Quando apprese che non era mai stata con loro, sollevò il velo sopra la faccia. «Le Fanciulle mi hanno imbrogliato,» disse in tono cupo «ma la troverò prima di loro.»

Perrin lo prese per il braccio. «Là fuori ci sono molti uomini che ti scambierebbero per uno Shaido.»

«Devo trovarla per primo, Perrin Aybara.» C’era qualcosa nella voce dell’Aiel, qualcosa nel suo odore, che Perrin poteva solo chiamare angoscia. Comprendeva la tristezza di pensare che la donna amata potesse essere perduta per sempre. Lasciò andare la manica di Gaul e l’uomo scattò tra la fila di arcieri, scudo e lancia in mano.

«Andrò con lui» sogghignò Elyas. «Forse riuscirò a tenerlo fuori dai guai.» Estraendo il lungo coltello che gli aveva conferito il suo nome fra i lupi, Lungo Dente, si avviò di corsa verso l’alto Aiel. Se quei due non riuscivano a farsi strada senza problemi là fuori, nessun altro avrebbe potuto.

«Se hai finito di cianciare, forse resterai fermo per la Guarigione» disse Seonid a Perrin. «Pare proprio che tu ne abbia bisogno.» Furen e Teryl erano dietro di lei, le mani sull’elsa della spada e gli occhi che cercavano di guardare in ogni direzione. L’anello di uomini dei Fiumi Gemelli andava bene, pareva dire il loro atteggiamento, ma il loro compito era la sicurezza di Seonid. Parevano come leopardi che tallonavano un gatto domestico. Solo che lei non era certo un gatto.

«Pensa prima a Faile» ribatte lui. «Ha il braccio ferito.» Faile stava parlando con Alliandre, entrambe così arrabbiate che se avessero avuto una coda sarebbe stata ritta. Senza dubbio erano adirate con Alyse, Galina o qualunque fosse il suo nome.

«Non vedo lei sanguinare come un porco infilzato.» Seonid gli sollevò le mani sulla testa e quel gelo fin troppo familiare lo colpì, come essere immerso all’improvviso in uno stagno invernale sul punto di ghiacciarsi. Annaspò e sussultò, con le braccia che si dibattevano fuori controllo, e quando lei lo lasciò andare, le sue ferite erano scomparse, anche se non il sangue che gli macchiava la faccia e gli insozzava giacca e brache. Aveva anche la sensazione che avrebbe potuto mangiare da solo un cervo intero.

«Cosa stavate dicendo?» La minuta Verde si allontanò da lui verso Faile. «Avete nominato Galina Casban?»

«Non conosco il suo cognome» disse Faile. «Una Aes Sedai dal volto tondo con una bocca carnosa, capelli neri e occhi grandi. Graziosa in un certo senso, ma una donna sgradevole. La conosci? Penso che possa essere dell’Ajah Nera.»

Seonid si irrigidì, con le mani che si serravano fra le sue gonne. «Pare proprio Galina. Una Rossa e decisamente sgradevole. Ma perché fai un’accusa del genere? Non è cosa da dire alla leggera su una Sorella, perfino una così scontrosa come Galina.»

Mentre Faile spiegava, iniziando dal primo incontro con Galina, la rabbia di Perrin crebbe di nuovo. Quella donna l’aveva ricattata, minacciata, le aveva mentito, poi aveva cercato di ucciderla. Perrin aveva i pugni così serrati da fargli tremare le braccia. «Le spezzerò il collo quando le metterò le mani addosso» ringhiò quando lei tacque.

«Non è tuo diritto» lo rimbeccò bruscamente Seonid. «Galina dev’essere processata davanti a tre Sorelle riunite in una corte, e per un’accusa del genere devono essere Adunanti. L’intero Consiglio della Torre potrebbe riunirsi in seduta per questo. Se dovesse essere ritenuta colpevole, verrà quietata e giustiziata, ma questo spelta alle Aes Sedai.»

«Se?» disse lui incredulo. «Hai sentito quello che ha detto Faile. Come lai ad avere dubbi?» Dovette essere sembrato minaccioso, poiché Furen e Teryl scivolarono a mettersi a fianco di Seonid, con le mani appoggiate leggermente sull’elsa della spada e gli ocelli duri che lo fissavano in volto.

«Ha ragione lei, Perrin» disse Faile con delicatezza. «Quando Jac Coplin e Len Congar furono accusati di aver rubato una mucca, tu sapevi che erano ladri, ma hai fatto dimostrare a mastro Thane che l’avevano rubata prima di permettere al Consiglio del Villaggio di farli fustigare. E lo stesso per Galina.»

«Il Consiglio del Villaggio non li avrebbe fustigati senza un giudizio, qualunque cosa avessi detto io» borbottò. Faile rise. Rise! Per la Luce, era bello sentirlo ancora. «Oh, d’accordo. Galina appartiene alle Aes Sedai. Ma se non se ne occupano loro, lo farò io, semmai dovessi ritrovarla. Non mi piace la gente che ti fa del male.»

Seonid tirò su col naso a quelle parole, il suo odore carico di disapprovazione. «Il tuo braccio è ferito, mia signora?»

«Occupati di Arrela prima, per favore» disse Faile. La Aes Sedai roteò gli occhi dall’esasperazione e prese la testa di Faile tra le mani. Lei rabbrividì ed espirò, poco più di un pesante sospiro. Dunque non era una brutta ferita, e in ogni caso ora era scomparsa. Ringraziò Seonid mentre la conduceva da Arrela.

All’improvviso Perrin si accorse di non sentire più le esplosioni. In effetti non riusciva a ricordarsi di averle udite da un po’ di tempo. Quello doveva essere un buon segno. «Devo scoprire cosa sta accadendo. Ban, tieni bene d’occhio Faile.»

Faile protestò per il fatto che stesse andando da solo e, quando ebbe infine acconsentito a portare con sé dieci uomini dei Fiumi Gemelli, comparve un cavaliere in armatura laccala aggirando l’angolo nord delle mura cittadine. Tre sottili piume blu la contrassegnavano come Tylee. Mentre si avvicinava, Perrin si accorse che aveva una donna che ciondolava dal suo baio di fronte alla sella. Una donna legata alle caviglie e alle ginocchia, ai polsi e ai gomiti. I suoi lunghi capelli dorali sfioravano quasi il terreno e c’erano collane ingioiellate e giri di perle incastrati fra essi. Un filo di grosse pietre verdi e oro scivolò via e cadde per terra mentre Tylee arrestava il cavallo, togliendosi il suo singolare elmo con mani guantate, lo appoggiò sul sedere rivolto verso la testa della donna.

«Un’arma notevole, questi vostri archi» disse in tono strascicato squadrando gli uomini dei Fiumi Gemelli. «Vorrei che ne avessimo di simili. Kirklin mi ha detto dove trovarti, mio signore. Hanno iniziato ad arrendersi. Gli uomini di Masema hanno retto fino al punto di un suicidio perlopiù sono morti o morenti, ritengo — e le damane hanno trasformato quella sporgenza in una trappola mortale in cui solo un pazzo si sarebbe avventurato. Cosa migliore di tutte, le sul’dam hanno già messo l’a’dam a oltre duecento donne. Quel tuo ‘té freddo’ è stato sufficiente affinché parecchie di loro non riuscissero a stare in piedi senza aiuto. Farò mandare dei to’raken per portarle tutte via.»

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