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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Be’, io invece mi sento in pericolo» disse Annoura con fermezza, tirando indietro il proprio braccio. Edarra le rivolse un’occhiata perentoria. Dopo un istante la Aes Sedai abbassò il braccio. Le sue trecce ornate di perline schioccarono assieme mentre voltava la testa dallo sguardo della Aes Sedai. Il suo odore era di forte disagio. «Forse posso aspettare ancora un po’» borbottò.

Le palle di fuoco che solcavano il cielo continuavano a esplodere molto in alto, il fulmine a protendersi verso il costone, ma gli Shaido lì sotto non stavano aspettando. E cantavano con quanto fiato avevano in corpo. Perrin dubitava che chiunque altro sul pendio potesse distinguere più di un ruggito, ma le sue orecchie colsero appena le parole. Stavano cantando a turno.

Lava le lance... ...la luce è più forte. Lava le lance... ...la luce è più fosca. Lava le lance... ...chi teme la morte? Lava le lance... ...nessun che conosca!

Soffocò il canto, ignorandolo mentre i suoi occhi vagavano oltre la massa di figure velate che marciavano impetuose, verso i cancelli di Malden. Limatura di ferro verso un magnete. Le sagome sottostanti parvero aver rallentato mezzo passo, anche se Perrin sapeva che non era così. In momenti come quello tutto per lui sembrava rallentare. Quanto prima che fossero giunti a tiro? Avevano coperto poco più di metà della distanza dal costone.

«Archi lunghi, sollevate! Al mio segnale!» gridò Tam. «Archi lunghi, sollevate! Al mio segnale!» Perrin scosse il capo. Era troppo presto. Migliaia di corde d’Arco schioccarono dietro di lui. Frecce volteggiarono sopra la sua testa. Il cielo sembrava nero. Pochi secondi più tardi seguì un’altra salva, poi una terza. Palle di fuoco ne bruciarono a fasci, ma furono comunque migliaia le frecce che piombarono come una grandine mortale sugli Shaido. Ma certo. Si era dimenticato di considerare il terreno elevato degli arcieri. Questo forniva loro un po’ più di gittata. Era merito di Tam essersene reso conto fin dall’inizio. Non ogni freccia colpì un uomo, naturalmente. Molte si conficcarono nel terreno. Forse metà di esse colpirono gli algai’d’siswai, perforando braccia o gambe, trapassando corpi. Gli Shaido feriti quasi non rallentarono, perfino quando dovettero rialzarsi a fatica da terra. Ne lasciarono stesi a centinaia, però, e la seconda raffica ne abbatte altre centinaia, così come la terza, con la quarta e la quinta già in arrivo. Gli Shaido continuavano a procedere, sporgendosi in avanti come se stessero facendo una corsetta sotto una pioggia battente mentre le palle di fuoco e i fulmini delle loro Sapienti esplodevano molto sopra le loro teste. Non stavano più cantando. Alcuni sollevarono i loro archi e tirarono. Una freccia scalfì il braccio sinistro di Perrin, ma gli altri tiri furono corti. Non di molto, però. Altri venti passi e...

L’improvviso suono acuto dei corni seanchan attirò il suo sguardo a nord e a sud appena in tempo per vedere il terreno eruttare in zampilli di fuoco fra i gruppi che si muovevano a tenaglia. Lance di fulmini li colpirono. Le damane venivano tenute al riparo fra gli alberi, per il momento, ma svolgevano il loro lavoro di morte. Più e più volte esplosioni di fuoco o fulmini scagliarono uomini come ramoscelli. Quegli algai’d’siswai non potevano avere idea della provenienza di quell’attacco. Iniziarono a correre verso gli alberi, verso chi li stava uccidendo. Alcune delle palle di fuoco che uscivano dall’accampamento iniziarono a volare verso gli alberi, ma con poco effetto come contro la sporgenza. Tylee affermava che le damane erano usate per ogni genere di compiti, ma la verità era che erano armi da guerra, e loro e le sul’dam erano molto esperte in questo.

«Ora» ordinò Edarra, e delle palle di fuoco iniziarono a piovere sugli Shaido lì sotto. Le Sapienti e le Aes Sedai fecero movimenti come per scagliare con entrambe le mani più veloce che potevano, e ogni volta una sfera di fiamma pareva nascere dalla punta delle loro dita. Molte di quelle esplodevano troppo presto, naturalmente. Le Sapienti degli Shaido erano al lavoro per difendere i loro. Ma gli algai’d’siswai erano più vicini al costone, per cui avevano meno tempo per reagire. Le palle di fuoco eruttarono fra gli Shaido, scagliando via uomini, gettando braccia e gambe mozzate in aria. Fulmini azzurro argentei si dividevano in diverse saette, e anche molte di quelle colpivano. A Perrin si rizzarono i peli sulle braccia. Anche i capelli sulla sua testa provarono a stare dritti. L’aria pareva scoppiettare per le scariche dei fulmini.

Perfino mentre scagliavano morte sugli uomini sottostanti, Edarra e le altre continuavano a parare gli attacchi delle Sapienti degli Shaido, e nel frattempo gli uomini dei Fiumi Gemelli azionavano i loro archi più veloce che potevano. Un uomo addestrato poteva scagliare dodici frecce al minuto, e ora la gittata era più corta. Agli Shaido mancavano non più di duecento passi per raggiungere il fondo della sporgenza. Le loro frecce ancora non arrivavano a Perrin, ma a questa gittata i proiettili degli uomini dei Fiumi Gemelli colpivano il loro bersaglio ogni volta. Ogni arciere stava scegliendo il proprio bersaglio, naturalmente, perciò Perrin vide degli algai’d’siswai cadere perforati da due, tre, perfino quattro frecce.

La carne poteva sopportare solo fino a un certo punto. Gli Shaido iniziarono a indietreggiare. Non era una rotta. Non fuggirono. Molti scagliarono frecce a loro volta contro il costone nonostante non avessero speranza di colpire nulla. Ma si voltarono come a comando e corsero, cercando di andare più veloci delle trecce dei Fiumi Gemelli e della pioggia di fuoco e fulmini che li inseguivano. Anche i gruppi sui fianchi si stavano ritirando, mentre i lancieri apparivano dagli alberi formando ranghi larghi mille cavalli, avanzando lentamente mentre il fuoco e il fulmine tormentavano gli Shaido.

«Per file,» gridò Tam«avanzate tre passi e tirate.»

«Avanti al passo!» rombò Arganda.

«Con me!» urlò Masema. Perrin sarebbe dovuto avanzare lento assieme agli altri, ma iniziò a scendere per il pendio sempre più veloce. I cancelli lo attiravano. Il suo sangue stava diventando fuoco, Elyas affermava che era una sensazione naturale quando eri in pericolo di vita, ma lui non riusciva a comprenderlo. Era quasi affogato nel Waterwood una volta, e non aveva provato nulla di simile all’eccitazione che stava montando dentro di lui ora. Qualcuno alle sue spalle gridò il suo nome, ma lui procedette, acquistando velocità. Liberando il suo martello dall’anello alla cintura, estrasse il coltello con la mano sinistra. Aram stava correndo accanto a lui, si rese conto, ma era concentrato sui cancelli, sugli Shaido che si trovavano tra lui e Faile. Fuoco, fulmini e frecce cadevano fra di loro come grandine e non si stavano più voltando per scagliare le proprie frecce, anche se si guardavano spesso sopra le spalle. Ma molti stavano sorreggendo dei feriti, uomini che trascinavano una gamba o si reggevano un fianco da cui spuntava una freccia dei Fiumi Gemelli, e lui li stava raggiungendo.

All’improvviso mezza dozzina di uomini velati si voltò con le lance in pugno e si diresse di corsa verso lui e Aram. Il fatto che non usassero i loro archi voleva dire che avevano impiegato tutte le frecce, Perrin aveva udito racconti di campioni, di uomini che decidevano in singolar tenzone il futuro di due eserciti che accettavano l’esito. Fra gli Aiel non c’erano racconti del genere. Lui non rallentò, però. Il suo sangue era fuoco, era fuoco.

Una freccia dei Fiumi Gemelli colpì uno Shaido in mezzo al petto e, mentre stava ancora cadendo, altri tre vennero centrati da almeno una dozzina di frecce ciascuno. Ma ora lui e Aram erano troppo vicini ai due rimasti. Nessuno tranne un tiratore davvero esperto avrebbe rischiato di colpire lui o Aram se avesse tirato. Aram fluì verso uno degli Shaido come se stesse danzando, con la lama come un indistinto bagliore, ma Perrin non avrebbe avuto tempo di guardare qualcun altro combattere nemmeno se avesse voluto. Un uomo velato che lo sovrastava di una testa fece un affondo verso di lui con una lancia corta retta vicino alla base. Bloccando la spada col suo coltello da cintura, Perrin menò un tendente col martello. Lo Shaido tentò di fermarlo col suo scudo tondo, ma lui modificò leggermente l’arco e udì le ossa nell’avambraccio dell’uomo spezzarsi sotto dieci libbre di acciaio vibrato dal braccio di un fabbro. Era all’interno della portata della lancia ora, e senza rallentare tagliò la gola dell’uomo col suo coltello. Sgorgò sangue, e lui stava di nuovo correndo mentre l’uomo cadeva a terra. Doveva raggiungere Faile. Fuoco nel suo sangue, fuoco nel suo cuore. Fuoco nella sua testa. Niente e nessuno lo avrebbe tenuto lontano da Faile.

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