L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Perrin esitò e alla fine sospirò. «Immagino di no.»
«Oh, è bello sentirlo» rispose con un sorriso.
«Qual è il vero motivo per cui sei venuta qui, Verin?»
Non sembrò averlo sentito. O forse non voleva. «Adesso dobbiamo prenderci cura di quella cosa conficcata nel fianco. Anche questi ragazzi hanno bisogno di essere accuditi. Alanna e io ci prenderemo cura dei più gravi, ma...»
Gli altri uomini erano sbalorditi quanto lui da quanto avevano trovato. Ban si grattò la testa quando vide la bandiera, e alcuni si guardavano attorno stupiti. La maggior parte guardava Verin però, a occhi sgranati e a disagio, aveva certamente sentito i sussurri «Aes Sedai». Anche Perrin non sfuggiva completamente a quelle occhiate, si accorse, mentre parlava a un’Aes Sedai come se fosse una qualsiasi donna del villaggio.
Verin ricambiò gli sguardi, quindi improvvisamente, apparentemente senza guardare, allungò un braccio per prendere una ragazzina di circa dieci o dodici anni fra la folla di curiosi. La ragazzina, i lunghi capelli scuri legati con dei fiocchi azzurri, si irrigidì per lo spavento. «Conosci Daise Congar, ragazza?» chiese Verin. «Be’, trovala e dille che ci sono degli uomini feriti che hanno bisogno delle erbe della Sapiente. E dille anche di sbrigarsi. Non ho pazienza con le sue arie. Hai capito? Vai adesso.»
Perrin non riconobbe la ragazza, ma chiaramente questa conosceva Daise, perché trasalì nel sentire il messaggio. Ma Verin era un’Aes Sedai. Dopo un momento di valutazione — Daise Congar contro un’Aes Sedai — la ragazza corse via fra la folla.
«E Alanna si prenderà cura di te» aggiunse Verin, guardandolo nuovamente.
Perrin desiderava che la donna non avesse pronunciato la frase, quasi avesse un doppio significato.
43
Attenzione per i viventi
Prendendo Stepper per le briglie Verin lo guidò di persona alla Locanda della Fonte del Vino, con la folla che si apriva per farla passare e poi seguirla. Dannil, Ban e gli alta seguirono a cavallo o a piedi, mischiati con i loro familiari. Sbalorditi dai cambiamenti a Emond’s Field, i ragazzi ancora erano orgogliosi e camminavano a grandi passi anche se zoppicavano, o rimanevano seduti eretti sulle selle; avevano affrontato i Trolloc e fatto ritorno a casa. Le donne abbracciavano i figli, i nipoti e i pronipoti, spesso trattenendo le lacrime, e i loro bassi mormorii creavano un debole brusio doloroso. Gli uomini con gli occhi tesi cercavano di nascondere le loro preoccupazioni dietro sorrisi orgogliosi, dando pacche sulle spalle ed esclamando alla vista delle barbe che iniziavano appena a crescere, eppure spesso i loro abbracci si trasformavano in una spalla sulla quale appoggiarsi. Gli innamorati si correvano incontro baciandosi e gridando, in parti uguali per la contentezza e la commiserazione, fratellini e sorelline, incerti, alternavano accessi di pianto e abbracci con occhi sgranati ai fratelli che tutti sembravano trattare come eroi.
Erano le altre voci che Perrin avrebbe voluto non sentire.
«Dov’è Kenley?» Comare Ahan era una bella donna, con delle striature bianche lungo la treccia quasi nera, ma aveva uno sguardo pieno di paura mentre cercava fra i volti e vide occhi che evitavano di incontrare i suoi. «Dov’è Kenley?»
«Bili!» chiamò incerto il vecchio Hu al’Dai. «Qualcuno ha visto Bili al’Dai?»
«... Hu...!»
«... Jared...!»
«... Tim...!»
«... Colly...!»
Davanti alla locanda Perrin cadde di sella nel bisogno di fuggire quei nomi, senza nemmeno fare caso a quali mani lo afferrarono.
«Portatemi dentro!» gridò. «Dentro!»
«... Teven...!»
«... Haral...!»
«... Had...!»
La porta escluse le grida di disperazione, quelle della madre di Dael al’Taron perché qualcuno le aveva detto dov’era suo figlio.
Nella pentola dei Trolloc, pensò Perrin mentre veniva adagiato su una sedia nella sala comune. Nello stomaco di un Trolloc, dove io l’ho condotto, comare al’Taron. Dove lo ho condotto io. Faile gli teneva la testa fra le mani, guardandolo preoccupata in viso. Devi avere attenzioni per i viventi, pensò. Piangerò i morti in un altro momento. Più tardi.
«Sto bene» le disse. «Mi sono solo sentito la testa vuota quando stavo smontando da cavallo. Non sono mai stato un bravo cavaliere.» Faile non sembrò credergli.
«Non puoi fare nulla?» chiese a Verin.
L’Aes Sedai scosse la testa con calma. «Credo sia meglio di no, bambina. È un peccato che nessuna di noi due sia una Gialla, ma Alanna è molto più brava di me come guaritrice. I miei talenti sono orientati in altre direzioni. Ihvon la porterà qui. Abbi pazienza, bambina.»
La sala comune era stata trasformata in una specie di armeria. Tranne che davanti al camino, le pareti erano una massa compatta di lance di ogni tipo, intervallate ogni tanto da un’alabarda o da rostri, o da bastoni che culminavano con lame dalle forme insolite, molte piene di buchi e scolorite nei punti in cui la vecchia ruggine era stata rimossa. Anche più sorprendentemente, un barile vicino alla base delle scale era pieno di spade ammucchiate assieme, la maggior parte senza fodero e nemmeno due erano uguali. Ogni soffitta nell’arco di otto chilometri doveva essere stata messa a soqquadro alla ricerca di reperti coperti di polvere da generazioni. Perrin non avrebbe mai sospettato che ci fossero più di cinque spade in tutti i Fiumi Gemelli. Comunque non prima che arrivassero Manti Bianchi e Trolloc.
Gaul prese posto da un lato, vicino alle scale che portavano alle stanze della locanda e all’abitazione degli al’Vere, che osservavano Perrin guardando nel frattempo ogni mossa di Verin. Dall’altro lato della stanza, osservando Faile e tutti gli altri, le due Fanciulle sistemarono le lance nell’incavo del braccio e assunsero una posizione che sembrava disinvolta e al tempo stesso in bilico sulle punte dei piedi. I tre giovanotti che avevano trasportato Perrin cambiarono posizione, fissando a occhi sgranati lui, l’Aes Sedai e gli Aiel. Questo era tutto.
«Gli altri» iniziò Perrin «hanno bisogno...»
«Ce ne prenderemo cura» lo interruppe delicatamente Verin sedendosi a un tavolo. «Vorranno stare con le loro famiglie. È molto meglio avere vicino qualcuno che si ama.»
Perrin accusò una fitta di dolore — gli vennero in mente le tombe sotto ai meli — ma la respinse. Prenditi cura dei viventi, si ricordò con durezza. L’Aes Sedai estrasse penna e inchiostro e iniziò a prendere appunti nel suo piccolo libro con mano ferma. Si chiese se le importasse di quanta gente dei Fiumi Gemelli era morta, purché lui fosse vivo per essere usato nei piani della Torre per Rand.
Faile gli strinse la mano, ma si rivolse all’Aes Sedai. «Non dovremmo metterlo a letto?»
«Non ancora» si intromise Perrin irritato. Verin lo guardò e aprì la bocca, quindi Perrin ripeté con voce più ferma: «Non ancora.» L’Aes Sedai si strinse nelle spalle e si rimise a scrivere. «Qualcuno sa dove sia Loial?»
«L’Ogier?» rispose uno dei tre ragazzi che stava vicino alla porta. Dav Ayellin era più tarchiato di Mat, ma aveva la stessa luce negli occhi scuri. Aveva lo stesso aspetto sgualcito e spettinato, proprio come Mat. Ai vecchi tempi, quando non era Mat a combinare qualche guaio, ci pensava Dav, anche se solitamente era Mat a iniziare. «È fuori con gli uomini a disboscare il Bosco Occidentale. Viene da pensare che stiamo abbattendo un suo fratello ogni volta che tagliamo un albero, ma lui ne abbatte tre per uno dei nostri con quell’ascia mostruosa che si è fatto costruire da mastro Luhan. Se lo vuoi, ho visto che Jaim Thane stava correndo ad avvisarli del tuo arrivo. Scommetto che verranno tutti a guardarti.» Osservando il moncone di freccia, sussultò e si toccò il fianco in segno di comprensione. «Fa molto male?»
«Abbastanza» rispose Perrin bruscamente. Venire a guardarlo. Cosa sono, un menestrello? si chiese. «Cosa mi dici di Luc? Non voglio vederlo, ma è qui?»