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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Temo di no» rispose il secondo uomo, Elam Dowtry, strofinandosi il lungo naso. Incongrua con la giubba grigia da contadino e il ciuffo ribelle, portava una spada appesa alla cintura; l’impugnatura era stata recentemente avvolta nel cuoio e aveva un fodero di pelle consumata.

«Lord Luc è alla ricerca del Corno di Valere, credo. O forse dei Trolloc.»

Dav ed Elam erano amici di Perrin, o lo erano stati, compagni di caccia e pesca, entrambi circa della sua età, ma i loro sorrisi entusiasti li facevano sembrare più giovani. Sia Mat che Rand sarebbero sembrati più grandi di almeno cinque anni. Forse anche lui.

«Spero che ritorni presto» proseguì Elam. «Mi ha mostrato come usare la spada, lo sapevi che è un Cercatore del Corno? E un re, se ottiene ciò a cui ha diritto. Di Andor, ho sentito dire.»

«Andor ha le regine,» mormorò Perrin con fare assente, incontrando lo sguardo di Faile, «non i re.»

«Per cui non è qui» concluse. Gaul cambiò leggermente posizione, sembrava pronto ad andare a caccia di Luc, gli occhi erano azzurri e gelidi. Perrin non sarebbe stato sorpreso di vedere Bain e Chiad velarsi in quell’istante.

«No» rispose vaga Verin, chiaramente più concentrata sui suoi appunti che su quanto stava dicendo. «Non che a volte non sia stato di aiuto, ma ha un modo di provocare problemi quando è qui. Ieri, prima che chiunque sapesse cosa stava facendo, ha guidato una delegazione a incontrare una pattuglia dei Manti Bianchi per informarli che Emond’s Field è loro proibita. Ha consigliato loro, pare, di tenersi a quindici chilometri di distanza. Non posso approvare i Manti Bianchi, ma non credo che l’abbiano presa bene. Non è saggio inimicarseli più di quanto non sia strettamente necessario.» Guardando quanto aveva scritto si strofinò il naso, senza accorgersi di averci lasciato sopra una macchia di inchiostro.

A Perrin non importava molto di come i Manti Bianchi prendevano le cose. «Ieri» sospirò. Se Luc era tornato ieri al villaggio, era improbabile che avesse avuto a che fare con i Trolloc che si erano trovati dove non avrebbero dovuto essere. Più Perrin pensava a come si era svolta l’imboscata, più credeva che i Trolloc li stessero aspettando. E più voleva incolpare Luc. «La volontà non trasforma una pietra in formaggio» borbottò. «Ma per me ancora puzza di formaggio.»

Dav e gli altri due si guardarono dubbiosi. Perrin immaginava che per loro quanto stava dicendo non aveva molto senso.

«Erano in prevalenza Coplin» intervenne il terzo ragazzo con una voce sorprendentemente profonda. «Darl, Hari, Dag, Ewal e Wit Congar. Si sono beccati una ramanzina da Daise per quello.»

«Pensavo che i Manti Bianchi piacessero a tutti.» Il ragazzo con la voce profonda gli sembrava familiare. Era più giovane di Elam e Dav di almeno due o tre anni, eppure più alto, con il viso scarno ma le spalle ampie.

«Era così» rise il ragazzo. «Li conosci: sono attratti naturalmente verso qualsiasi cosa crei problemi agli altri. E da quando lord Luc ha iniziato a parlare sono tutti pronti a marciare fino a Watch Hill e dire ai Manti Bianchi di lasciare i Fiumi Gemelli. O almeno approvano che qualcuno lo faccia. Credo intendano tenersi ben indietro nel gruppo.»

Se quel viso fosse stato tozzo e più in basso... «Ewin Finngar!» esclamò Perrin. Non poteva essere, Ewin era tarchiato, un rompiscatole dalla voce stridula che cercava sempre di seguire i ragazzi più grandi. Questo qui invece sarebbe stato grosso come lui, forse di più una volta smesso di crescere. «Sei tu?»

Ewin annuì sorridendo. «Abbiamo tutti sentito parlare di te, Perrin» continuò con quella voce sorprendentemente bassa. «Combattere contro i Trolloc e avere tutti i tipi di avventure possibili al mondo, così raccontano. Posso ancora chiamarti Perrin, vero?»

«Luce, sì!» gridò Perrin. Era più che stufo di questa faccenda di Occhidoro.

«Vorrei essere venuto con te lo scorso anno.» Dav si strofinò le mani. «Ritornare a casa con le Aes Sedai, i Custodi e un Ogier.» Detto da lui parevano trofei. «Tutto quello che faccio qui è pascolare le mucche e mungerle, pascolare mucche e mungerle. E zappare o spaccare legna. Tu invece hai avuto tutta quella fortuna.»

«Com’era?» chiese Elam senza fiato. «Alanna Sedai ci ha raccontato che sei andato fino alla Grande Macchia e ho sentito raccontare che hai visto Caemlyn e Tear. Com’è una città? Sono davvero grandi dieci volte Emond’s Field? Hai visto un palazzo? Ci sono Amici delle Tenebre nelle città? La Macchia è davvero piena di Trolloc, Fade e Custodi? È stato un Trolloc a provocarti quella ferita?» Che avesse la voce di un toro o no, Ewin era riuscito a scatenare una sorta di noioso eccitamento. «Vorrei avere una cicatrice. Hai visto una regina? O un re? Io credo che preferirei vedere una regina, ma anche un re sarebbe fantastico. Com’è la Torre Bianca? È grande come un palazzo?»

Faile sorrise divertita, ma Perrin batté le palpebre davanti a quell’assalto. Avevano dimenticato i Trolloc durante la Notte d’Inverno e quelli in campagna proprio in quel momento? Elam afferrò l’impugnatura della spada come se volesse trovarsi nella Macchia e Dav era in punta di piedi con gli occhi rilucenti, Ewin sembrava pronto ad afferrare Perrin per il colletto. Avventure? Erano degli idioti, ma stavano per giungere tempi duri, temeva sarebbero stati i più duri che i Fiumi Gemelli avessero mai visto. Non avrebbe fatto loro del male avere un altro po’ di tempo prima di sapere la verità.

Il fianco lo tormentava, ma provò a rispondere. Sembrarono delusi dal fatto che non avesse mai visto la Torre Bianca, un re o una regina. Pensava che Berelain sarebbe andata bene, ma con Faile presente non si sarebbe azzardato a menzionarla. Tenne nascoste anche altre cose. Falme e l’Occhio del Mondo, i Reietti e Callandor. Argomenti pericolosi che portavano inesorabilmente al Drago Rinato. Poteva raccontare loro qualcosa di Caemlyn e Tear, delle Marche di Confine e della Macchia. Era strano quel che accettavano e quel che invece non accettavano. La terra depravata della Macchia che sembrava marcire mentre la guardavi, i soldati shienaresi con i codini e gli stedding ogier dove le Aes Sedai non potevano manipolare il Potere, i Fade, questi li digerirono facilmente. Ma la dimensione della Pietra di Tear, l’immensità delle città...

Riguardo le sue presunte avventure disse: «Per lo più ho solo cercato di evitare che mi spaccassero in due la testa. Questo sono le avventure, questo e trovare un posto per dormire ogni notte, con qualcosa da mangiare. Ti fanno venir fame, le avventure, e dormi al freddo o all’umido o entrambi.»

Questa parte non era piaciuta molto, e non sembravano credervi più di quanto credevano che la Pietra fosse grande come una piccola montagna. Si rammentò che anche lui ne aveva saputo poco del mondo prima di lasciare i Fiumi Gemelli. Non aiutava molto. Lui non era mai stato così stupido. O sì? La sala comune pareva calda. Si sarebbe tolto la giubba, ma muoversi sembrava uno sforzo troppo grande.

«E Rand e Mat?» chiese Ewin. «Se si tratta solo di essere affamati e sotto la pioggia, perché non sono ritornati a casa anche loro?»

Erano entrati Tam e Abell, il primo con una spada appesa a un cinturone sopra la giubba ed entrambi con gli archi — stranamente la spada non sembrava fuori luogo su Tam, giubba da contadino o no — per cui confermò la versione precedente. Mat che giocava, faceva baldoria nelle taverne e correva appresso alle ragazze, e Rand con la giubba elegante e una bella ragazza bionda al braccio. Di Elayne fece una lady, aspettandosi che non avrebbero mai creduto che fosse l’erede al trono di Andor e aveva ragione, vista la loro incredulità. Comunque tutto sembrava soddisfarli, era il genere di cose che volevano sentire e l’incredulità si ridusse un po’ quando Elam fece presente che Faile era una lady eppure sembrava esaudire le richieste di Perrin con discreta solerzia. Questo lo fece sorridere e Perrin si chiese come avrebbero reagito se avesse detto loro che era cugina di una regina.

Adesso Faile non sembrava più divertita. Rivolse loro uno sguardo degno del più altezzoso di quelli di Elayne, con la schiena rigida e l’espressione gelida. «Lo avete tormentato abbastanza. È ferito. Andate via adesso.»

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