La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Masema e la sua scorta di lancieri presero posizione sulla destra delle Guardie Alate, con i loro cavalli mal governati che si lanciavano in avanti e si impennavano. Le loro armature mostravano chiazze di punticini marroni dove la ruggine era stata raschiata via invece di essere ripulite a dovere. Masema in persona era davanti a loro, con una spada alla cintura, ma senza elmo né pettorale. No, il coraggio non gli mancava. Stava guardando torvo i Mayenesi, dove Perrin poteva appena distinguere Berelain nel mezzo di quella foresta di lance. Non riusciva a ottenere una vista chiara della sua faccia, ma immaginava che fosse ancora gelida. Aveva obiettato con vigore al fatto che i suoi soldati venissero tenuti lontano dal combattimento e lui aveva avuto bisogno di essere molto risoluto per farglielo capire. Per la Luce, quella donna quasi aveva proposto che poteva guidarli lei in una carica.
Le Sapienti e le due Aes Sedai sfilarono fra i Ghealdani e gli uomini dei Fiumi Gemelli accompagnate dalle Fanciulle, ciascuna delle quali aveva lunghe strisce di stoffa rossa legate attorno alle braccia che penzolavano fino ai polsi. Non riuscì a distinguere Aviellin, ma dal loro numero doveva essere lì in mezzo, Guarita o no. I veli neri coprivano le loro facce tranne per gli occhi, tuttavia a lui non serviva vederle o cogliere i loro odori per sapere che erano indignate. Quei contrassegni erano necessari per evitare incidenti, ma Edarra si era dovuta imporre per farglieli indossare. Braccialetti di oro e avorio sbatacchiarono mentre Edarra si aggiustava il suo scialle scuro. Con lisce gote abbronzate che parevano più scure per via dei suoi capelli biondo chiaro, sembrava poco più vecchia di Perrin, ma i suoi occhi azzurri mantenevano una calma incrollabile. Lui sospettava che fosse molto più vecchia di quanto appariva. Quegli occhi avevano visto molto.
«Penso che comincerà presto, Perrin Aybara» disse. Perrin annuì. I cancelli lo chiamavano.
La comparsa di quasi duecento lancieri e duecento e passa arcieri fu sufficiente a far sollevare i veli agli Shaido lì di sotto e ad allargarsi a ventaglio mentre altri iniziavano ad accorrere dalle tende per unirsi a loro in una fitta linea che si andava allungando. Perrin si voltò notando che dita indicavano e lance venivano puntate da quella parte.
Tam era sul pendio ora e altri uomini dei Fiumi Gemelli si stavano riversando fuori dalla nebbia con archi lunghi in mano. Alcuni cercarono di mischiarsi con gli uomini che avevano seguito Perrin, per riunirsi con fratelli, figli, nipoti, amici, ma Tam fece loro cenno di stare lontani, conducendo il suo castrone nero al trotto su e giù mentre li disponeva da ciascun lato dei cavalieri in tre file che si andavano espandendo. Perrin notò Hu Barran e suo fratello Tad, dinoccolato come lui, entrambi stallieri alla Fonte di Vino, e Bar Dowtry dal volto squadrato, solo pochi anni più vecchio di lui, che si stava facendo un nome come falegname, e l’ossuto Thad Torfinn, che di rado lasciava la sua fattoria tranne per venire a Emond’s Field. Oren Dautry, alto e magro, stava fra Jon Ayellin, che era imponente e calvo, e Kev Barstere, che era finalmente riuscito a sottrarsi al controllo di sua madre, se si trovava lì. C’erano i Marwin e gli al’Dai, gli al’Seen e i Cole, i Thane, gli al’Caare i Crawe, uomini di ogni famiglia che conosceva, uomini da Deven Ride fin su a Watch Hill o Taren Ferry, tutti dalle facce torve e gravati da coppie di faretre stracolme e frecce aggiuntive. E fra loro ce n’erano altri, uomini dalla pelle ramata, uomini con veli trasparenti lungo la metà inferiore del viso, uomini dalla carnagione chiara che non avevano proprio l’aspetto di gente dei Fiumi Gemelli. Portavano archi più corti, naturalmente — ci voleva una vita per apprendere l’uso degli archi lunghi dei Fiumi Gemelli —, ma ogni faccia che riusciva a distinguere pareva determinata quanto quella di qualunque uomo dei Fiumi Gemelli. Per la Luce, cosa stavano facendo qui quei forestieri? Il flusso di uomini in corsa continuò finché non ci furono tre lunghe linee che contenevano almeno tremila uomini, forse quattromila.
Tam fece procedere il cavallo al passo giù per il pendio verso Perrin e rimase a studiare i ranghi degli Shaido che si andavano ingrossando lì sotto, tuttavia parve udire la domanda non posta di Perrin. «Ho chiesto volontari dagli uomini dei Fiumi Gemelli e di scegliere i tiratori migliori, ma quelli che hai accolto si sono fatti avanti a gruppi. Hai dato delle case a loro e alle loro famiglie e loro hanno detto di essere anch’essi uomini dei Fiumi Gemelli, ora. Alcuni di quegli archi non arriveranno a più di duecento passi, ma gli uomini che io ho scelto colpiscono quello a cui mirano.» Sotto gli Shaido iniziarono a percuotere ritmicamente le loro lance contro i loro scudi tondi di pelle di toro. Rat-tat-tat-tat! Rat-tat-tat-tat! Rat-tat-tat-tat! li rumore crebbe come un tuono. Il flusso di forme velate che correvano fuori dalle tende scemò fino a un Torrentello che diminuì ancora e poi cessò. Tutti gli algai’d’siswai erano stati indotti a uscire, pareva. Fra quello il piano, dopotutto. Dovevano essercene quasi ventimila, tutti che percuotevano i loro scudi. Rat-tat-tat-tat! Rat-tat-tat- tat! Rat-tat-tat-tat!
«Dopo la Guerra Aiel, speravo che non avrei dovuto udirlo mai più» disse Tam ad alta voce, per essere sentito. Quel rumore poteva far uscire dai gangheri un uomo. «Darai tu l’ordine, lord Perrin?»
«Fallo tu.» Perrin allentò di nuovo il suo martello e il coltello alla cintura. I suoi occhi continuavano a spostarsi dagli Shaido ai cancelli cittadini, e poi alla massa scura della fortezza all’interno delle mura, Faile era lì dentro.
«Presto lo sapremo» disse Edarra. Intendeva gli effetti del te. Se non avevano atteso abbastanza a lungo, sarebbero morti tutti. La sua voce era calma, però. Aram cambiò posizione, di nuovo in punta di piedi, la spada dritta davanti a sé in entrambe le mani.
Perrin poté sentire Tam gridare mentre cavalcava lungo le file di arcieri. «Archi lunghi, incoccate! Archi corti, aspettate finché non siete a tiro! Archi lunghi, incoccate! Archi corti, aspettate finché non siete a tiro! Non tirare, idiota! Sai che non devi! Archi lunghi...!»
Sotto, forse un quarto degli Shaido si voltò e iniziò a procedere verso nord, parallelo al costone, ancora percuotendo gli scudi. Un altro quarto iniziò ad avviarsi verso sud. Intendevano aggirarlo e prendere gli uomini da ambo i lati. A tenaglia, lo definiva Tylee. Quelli rimasti furono attraversati come da un’increspatura quando si infilarono le lance nelle bardature che reggevano le custodie dei loro archi, si appesero gli scudi alla cintura e tirarono fuori gli archi.
«Molto presto» mormorò Edarra.
Una palla di fuoco più grande della testa di un uomo volteggiò fuori dalle tende verso la sporgenza, poi un’altra di dimensioni doppie, poi altre ancora, a fiotti. Librandosi alta, la prima deviò verso il basso. Ed esplose con fragorosi boati a cento passi sopra le loro teste. In rapida successione anche le altre iniziarono a scoppiare senza causare danni, ma ne seguirono altre, sfere di fiamma che acceleravano verso il costone in un flusso continuo. Biforcuti fulmini argentei saettavano giù da un cielo senza nuvole ed erompevano in un frastuono tonante ed enormi piogge di scintille senza nemmeno giungere vicino a terra.
«Forse quindici o venti Sapienti sono sfuggite al té,» disse Edarra «altrimenti molte altre si sarebbero unite a loro, ormai. Riesco a vedere solo nove donne che incanalano. Quelle che restano devono essere tra le tende.» A lei non piaceva l’accordo che lui aveva stipulato con i Seanchan quasi come non piaceva alle Aes Sedai, eppure la sua voce era calma. Per come la vedeva Edarra, gli Shaido avevano violato ji’e’toh a un livello tale che era opinabile che potessero essere ancora definiti Aiel. Per lei erano qualcosa che doveva essere tagliato via dal corpo degli Aiel, e le loro Sapienti erano la parte peggiore di quel tumore per averlo permesso. Masuri tirò indietro il braccio, ma Edarra le appoggiò una mano sulla spalla. «Non ancora, Masuri Sokawa. Ti diremo noi quando.» Masuri annuì obbediente, anche se odorava di impazienza.