La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Perrin fece una smorfia. Ci sarebbero stati almeno tre o quattromila algai’d’siswai con ognuno dei gruppi. Davvero parecchie lance da avere alle spalle. Neald sbadigliò. «Come ti sentì, Neald?»
«Oh, sono pronto per fare quello che c’è da fare, mio signore» disse l’uomo con solo un accenno della sua solita allegria.
Perrin scosse il capo. All’Asha’man non poteva venire chiesto di creare un passaggio più del necessario. Pregò che bastassero. «Per mezzogiorno avremo finito qui. Riferisci al generale di stendardo che procederemo come stabilito.» E preghiamo che nient’altro vada storto. Non lo aggiunse ad alta voce, però.
Fuori nella nebbia i lupi ulularono, un verso sinistro che si levò tutt’attorno a Malden. Adesso era davvero iniziata.
«Stai andando magnificamente, Maighdin» gracidò Faile. Si sentiva intontita e la sua gola era secca per tutti gli incoraggiamenti alla donna. Tutte quante avevano la gola secca. Dall’inclinazione della luce che proveniva dalle aperture lì sopra era quasi mezza mattina, e avevano parlato ininterrottamente per buona parte di essa. Avevano cercato di attingere alle botti ancora intatte, ma il vino all’interno era troppo andato a male perfino per bagnarsi le labbra. Ora stavano facendo a turno con gli incoraggiamenti. Lei era seduta accanto alla sua cameriera dai capelli dorati mentre le altre erano appoggiate contro la parete di fondo, il più lontano possibile da quell’ammasso pendente di assi. «Tu ci salverai, Maighdin.»
Sopra di loro la sciarpa rossa era appena visibile attraverso quello stretto varco nell’intrico. Era rimasta a pendere floscia per qualche tempo, ora, tranne quando la brezza la agitava. Maighdin teneva lo sguardo fisso su di essa. Il suo volto sporco luccicava di sudore e lei respirava come se avesse corso a perdifiato. All’improvviso la sciarpa divenne tesa e iniziò a dondolare una, due, tre volte. Poi la brezza la fece svolazzare e ricadde. Maighdin continuò a fissare.
«È stato stupendo» disse Faile con voce roca. L’altra donna si stava stancando. Il tempo fra ogni successo era sempre più lungo, e ognuno di essi durava sempre meno. «È stato...»
Tutt’a un tratto un volto apparve accanto alla sciarpa, una mano che afferrava quel pezzo di rosso. Per un momento pensò che se lo doveva stare immaginando. Il volto di Aravine incorniciato dal suo cappuccio bianco.
«La vedo!» disse la donna con eccitazione. «Vedo lady Faile e Maighdin! Sono vive!» Diverse voci si levarono esultanti e rapidamente tacquero.
Maighdin dondolò come se fosse sul punto di cadere, ma sul suo volto c’era un sorriso meraviglioso. Faile udì dei pianti dietro di sé e lei stessa voleva piangere di gioia. Degli amici le avevano trovate, non gli Shaido. Potevano ancora scappare.
Spingendosi in piedi, si mosse più vicino alla pila pendente di macerie annerite. Cercò di far salivare la propria bocca, ma era ancora impastata. «Siamo tutte vive» riuscì a dire con voce roca.
«Per la Luce, come ci avete trovato?»
« È stato Theril, mia signora» rispose Aravine. «Il birbante vi ha seguito nonostante i tuoi ordini, e che sia benedetta la Luce per questo. Ha visto Galina andarsene e l’edificio crollare, e ha pensato che foste morte. Si è messo seduto e ha pianto.» Una voce protestò in un rozzo accento amadiciano e Aravine voltò la testa per un momento. «Riconosco qualcuno che piange quando lo vedo, ragazzo. Devi solo essere grato di aver smesso. Quando ha visto la sciarpa muoversi, mia signora, è venuto di corsa a chiedere aiuto.»
«Digli che non c’è vergogna nelle lacrime» replicò Faile. «Digli che ho visto mio marito piangere quando le lacrime erano necessarie.»
«Mia signora,» disse Aravine in tono esitante «ha detto che Galina ha tirato una trave quando è uscita. Era fissata come una leva, ha detto. Theril dice che è stata lei a far crollare l’edificio.»
«Perché l’avrebbe fatto?» domandò Alliandre. Aveva aiutato a far alzare in piedi Maighdin e la sorresse nel raggiungere il fianco di Faile. Lacile e Arrela si unirono a loro, alternandosi fra lacrime e riso. Il volto di Alliandre era una nube temporalesca.
Faile fece una smorfia. Quante volte nelle ultime ore aveva desiderato non aver mai dato quello schiaffo? Galina aveva promesso! Quella donna poteva essere dell’Ajah Nera? «Questo non ha importanza ora. In un modo o nell’altro gliela farò pagare.» Come era un’altra faccenda. Galina era una Aes Sedai, dopotutto. «Aravine, quante persone hai portato? Puoi...»
Grosse mani presero Aravine per le spalle e lo scostarono. «Basta parlare.» La faccia di Rolan apparve nel varco, lo shoufa attorno al collo e il velo che gli pendeva sul petto. Rolan! «Non possiamo sgombrare nulla se te ne stai lì sotto, Faile Bashere. Questa cosa potrebbe crollare quando cominciamo. Andate dall’altra parte e rannicchiatevi contro la parete opposta.»
«Cosa stai facendo qui?» domandò lei.
L’uomo ridacchiò. Ridacchiò! «Tu indossi ancora il bianco, donna. Fa’ come ti viene dello oppure, quando ti avrò fatto uscire di qui, ti darò delle belle sculacciate, e poi forse placheremo le tue lacrime con un gioco di baci.»
Lei gli mostrò i denti, sperando che lui non lo prendesse per un sorriso. Ma aveva ragione sul fatto che loro dovessero mettersi da parte, così condusse le sue compagne lungo il pavimento di pietra disseminato di assi fino all’estremità opposta del sotterraneo dove si accucciarono contro la parete. Poteva sentire delle voci borbottare di fuori, probabilmente discutendo con esattezza su come sgombrare una via d’uscita senza farle crollare il resto del palazzo sulla testa.
«Tutto questo per niente» affermò Alliandre con amarezza. «Quanti Shaido supponi che ci siano lassù?»
Il legno raschiò udibilmente e con un gemito la pila di macerie pendenti si inclinò verso l’interno un po’ di più. Le voci ricominciarono.
«Non ne ho idea» le rispose Faile. «Ma devono essere rutti Mera’din, non Shaido.» Gli Shaido non si mischiavano con i Senza Fratelli. «In questo ci potrebbe essere qualche speranza.» Di certo Rolan l’avrebbe lasciata andare una volta appreso di Dairaine. Certo che l’avrebbe fatto. E se fosse rimasto ostinato... In quel caso lei avrebbe fatto tutto ciò che era necessario per convincerlo. Perrin non avrebbe mai dovuto scoprirlo.
Il legno raschiò di nuovo su altro legno e ancora una volta il cumulo di travi e assi bruciate si inclinò un altro poco verso l’interno.
La nebbia nascondeva il sole, ma Perrin stimava che dovesse essere quasi mezzogiorno. Grady sarebbe arrivato presto. Ormai sarebbe dovuto essere lì. Se quell’uomo si fosse stancato troppo per fare un altro passaggio... No. Grady sarebbe arrivato. Presto. Ma le sue spalle erano contratte come se avesse lavorato alla forgia per un giorno intero e più.
«Te lo dico io, questo non mi piace per niente» borbottò Gallonile. Nella densa foschia la sua benda rossa era solo un’altra ombra. Il suo baio dal petto possente gli strofinò il muso contro la schiena, impaziente di muoversi, e lui diede una pacca sul collo dell’animale con fare assente. «Se Masema vuole davvero uccidere la lady Prima, io dico di finirlo ora. Siamo in superiorità numerica. Possiamo sopraffare la sua scorta in pochi minuti.»
«Sciocco» ringhiò Arganda, lanciando un’occhiata alla sua destra come se potesse vedere Masema e i suoi uomini attraverso il vorticante grigiore. A differenza del Mayenese, lui si era messo il suo elmo argentato con le tre grosse piume bianche. Quello e la sua corazza, lavorata in oro e argento, luccicavano di condensa. Nebbia o no, la sua armatura pareva quasi risplendere. «Pensi che possiamo uccidere duecento uomini senza fare rumore? Le urla verranno udite dall’altra parte di questa sporgenza. Tu hai la tua sovrana dove puoi circondarla con novecento uomini e forse farla allontanare. Alliandre è ancora in quella dannata città, e circondata da Shaido.»
Gallenne si irritò, con la mano che andava all’elsa della sua spada, come se potesse far pratica con Arganda prima di procedere con Masema.