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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Spiegò l’esigenza di Aviellin alle due Aes Sedai, ma con sua sorpresa, quando Masuri disse che sarebbe venuta, Edarra dai capelli chiari sollevò una mano che fece arrestare di colpo la magra Marrone. Annoura si mosse a disagio. Non era un’apprendista ed era in imbarazzo per la relazione di Seonid e Masuri con le Sapienti. Loro cercavano di includerla, e a volte ci riuscivano. «Janina vi provvederà» disse Edarra. «La sua abilità è maggiore della tua, Masuri Sokawa.»

La bocca di Masuri si tese, ma rimase in silenzio. Le Sapienti erano piuttosto capaci di fustigare un’apprendista per aver parlato nel momento sbagliato, anche se era una Aes Sedai. Sulin condusse Janina, una donna dai capelli paglierini che non sembrava mai turbata da nulla, fra la nebbia, con Janina che camminava quasi con la stessa rapidità di Sulin nonostante le sue gonne voluminose. Dunque le Sapienti avevano appreso la Guarigione? Forse sarebbe tornato utile più avanti; volesse la Luce che non fosse necessario spesso.

Osservando le due scomparire nell’oscurità, Masema grugnì. La densa foschia nascondeva l’ardente intensità dei suoi occhi infossati e oscurava la cicatrice triangolare bianca sulla sua guancia, ma il suo odore risaltava nel naso di Perrin duro e tagliente come un rasoio appena affilato, tuttavia contraendosi dalla frenesia. Quell’odore di follia a volte gli faceva pensare che il suo naso potesse sanguinare nell’inspirarlo.

«È già un male che tu usi queste donne blasfeme per fare quello che solo il lord Drago, che sia benedetto il suo nome, può fare» disse Masema, la sua voce colma di quel calore che la nebbia nascondeva nei suoi occhi.

I colori vorticarono nella testa di Perrin e si tramutarono in una breve immagine di Rand, Min e un uomo alto in una giubba nera, un Asha’man, e lui percepì un senso dì sconcerto giù fino ai suoi stivali. La mano sinistra di Rand non c’era più! Non aveva importanza. Quello che era accaduto era accaduto. E quel giorno lui aveva altre faccende da sbrigare.

«...ma se conoscono la Guarigione,» proseguì Masema «i selvaggi saranno più difficili da uccidere. Un peccato che tu non permetta ai Seanchan di metterle tutte al guinzaglio.»

Il suo sguardo in tralice ad Annoura e Masuri diceva che includeva anche loro, malgrado il fatto che entrambe gli avessero fatto visita in segreto più di una volta. Quelle lo osservarono con una calma da Aes Sedai, anche se l’esile mano di Masuri si mosse una volta come per lisciare le sue gonne marroni. Diceva di aver cambiato idea e ora credeva che quell’uomo dovesse essere ucciso; allora perché questo incontro con lui? E perché anche Annoura? Perché Masema glielo consentiva? Dire che odiava le Aes Sedai era poco. Forse avrebbe potuto trovare delle risposte ora che Haviar e Nerion non avevano più bisogno di protezione.

Dietro Masema, le Sapienti si agitarono. Carelle dai capelli color fuoco, che pareva essere una persona collerica anche se non era così, accarezzava per davvero l’elsa del suo coltello da cintura, e Nevarin, che avrebbe potuto dare lezioni a Nynaeve su come arrabbiarsi, afferrò il suo. Masema avrebbe dovuto percepire quegli occhi penetranti nella schiena, ma il suo odore non variò mai. Per pazzo che potesse essere, non era mai un codardo.

«Volevi parlare con lord Perrin, mio lord Profeta» disse Berelain in tono gentile, anche se Perrin poteva fiutare la tensione nel suo sorriso.

Masema la fissò. «Sono semplicemente il profeta del lord Drago, non un lord. Il lord Drago è l’unico lord, ora. La sua venuta ha spezzato tutti i legami e distrutto tutti i titoli. Re e regine, lord e lady, sono solo polvere sotto i suoi piedi.»

Quelle tinte turbinanti lo minacciarono di nuovo, ma Perrin le soffocò. «Cosa stai facendo qui?» domandò. Non c’era modo di immorbidire i momenti con Masema. Quell’uomo era duro quanto una buona lima. «Dovresti essere con i tuoi uomini. Hai rischiato di essere visto venendo qui, e rischierai di nuovo al ritorno. Non mi fido che la tua gente regga per cinque minuti senza le lì a raddrizzargli la schiena. Fuggiranno non appena vedranno gli Shaido giungere nella loro direzione.»

«Non sono la mia gente, Aybara. Sono la gente del lord Drago.» Per la Luce, stare attorno a Masema voleva dire reprimere quei colori quasi ogni minuto. «Ho lasciato Nengar al comando. Ha combattuto più battaglie di quante tu ne abbia sognale. Incluso contro i selvaggi. Ho dato ordine alle donne di uccidere qualunque uomo cerchi di scappare e ho messo in chiaro che darò la caccia a chiunque riesca a sfuggire alle donne. Reggeranno fino all’ultimo uomo, Aybara.»

«Sembra quasi che tu non abbia intenzione di tornare indietro» disse Perrin.

«Intendo starti vicino.» La nebbia poteva nascondere il calore negli occhi di Masema, ma Perrin poteva percepirlo. «Un peccato se ti dovesse capitare qualche sventura proprio mentre riottieni tua moglie.»

Allora una piccola parte del suo piano si era già dipanata. Una speranza, in effetti, piuttosto che una parte del piano. Se tutto il resto fosse andato bene, gli Shaido che fossero riusciti a fuggire si sarebbero fatti strada attraverso la gente di Masema senza nemmeno rallentare, ma invece di prendersi una lancia shaido tra le costole, Masema avrebbe... tenuto d’occhio lui. Senza alcun dubbio, la scorta dell’uomo non era molto distante fra la nebbia, duecento furfanti circa, con armi e cavalcature migliori del resto del suo esercito. Perrin non guardò Berelain, ma l’odore della sua preoccupazione si era rafforzato. Masema aveva motivo di volere entrambi morti. Perrin avrebbe avvisato Gallenne che il suo compito principale sarebbe stato proteggere Berelain dagli uomini di Masema. E lui avrebbe dovuto guardarsi le spalle.

Tra la nebbia comparve una luce azzurro-argentea e lui si accigliò. Era ancora troppo presto per Grady. Due figure emersero dalla foschia. Una era Neald, che per una volta non avanzava impettito. In effetti barcollava. Il suo volto pareva stanco. Che fosse folgorato, perché stava sprecando le forze a quel modo? L’altro era un giovane Seanchan in armatura laccata con un’unica esile piuma sul peculiare elmo che portava sottobraccio. Perrin lo riconobbe: Gueye Arabah, un tenente di cui Tylee aveva stima. Le due Aes Sedai raccolsero le gonne come per impedire che lui strusciasse contro di esse, anche se non passò affatto vicino a loro. Da parte sua, mancò un passo quando giunse abbastanza vicino da distinguere le loro facce, e Perrin lo udì deglutire forte. Tutt’a un tratto odorò nervoso.

L’inchino di Arabah incluse Perrin e Berelain, e lui si accigliò leggermeli te verso Masema come domandandosi cosa ci facesse un tizio così lacero in loro compagnia. Masema ghignò e la mano libera del Seanchan scivolò verso l’elsa della sua spada prima che potesse impedirlo. Parevano gente suscettibile, questi Seanchan. Ma Arabah non perse tempo. «Gli omaggi del generale di stendardo Khirgan, mio lord, mia lady Prima. I morat’raken riferiscono che quelle bande di Aiel si stanno muovendo più velocemente del previsto. Arriveranno in giornata, probabilmente verso mezzodì. Il gruppo a ovest va dalle venticinque alle trentamila unità, quello a est è più grande di un terzo. Metà di loro indossano il bianco, e ci saranno dei bambini, naturalmente, ma sono comunque parecchie lance da avere alle spalle. Il generale di stendardo desidera sapere se preferiresti discutere se modificare lo schieramento. Propone di muovere alcune migliaia dei lancieri altarani per unirsi a te.»

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