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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Inchinandosi per mettere a posto una bambola con un sorridente viso di vetro e un vestito ricamato a fiori — quella donna amava molto la figlia per fare tutto quel lavoro di ricamo — batté le palpebre.

La stessa bambola era ancora appoggiata sui gradini di pietra da dove l’aveva raccolta. Mentre si chinava, quella che aveva in mano sfumò e svanì.

Dei lampi neri in cielo abbreviarono il suo stupore. Corvi, venti o trenta tutti insieme che volavano verso il Bosco Occidentale. Verso le montagne della Nebbia, dove aveva visto l’Assassino per la prima volta. Guardò freddamente mentre i corvi rimpicciolivano alla dimensione di puntini neri per poi scomparire. Quindi decise di seguirli.

Lunghi passi veloci lo facevano avanzare ogni volta di otto chilometri, la terra era tutta sfocata tranne nel momento fra un passo e l’altro nel Bosco Occidentale pieno di alberi, sulle Colline Sabbiose dagli arbusti stentati, sulle montagne incappucciate di nuvole, dove abeti, pini ed ericacee ricoprivano valli e pendii, fino alla stessa valle dove per la prima volta aveva visto l’uomo che Hopper chiamava l’Assassino, sul fianco della montagna dalla quale aveva fatto ritorno da Tear.

Le Porte delle Vie erano lì, la foglia di Avendesora sembrava una delle tante fra la miriade di foghe scolpite e viticci. Alberi sparsi, avvizziti e deformati dal vento, punteggiavano il terreno fra le pietre vitree dove una volta era stata incendiata Manetheren. La luce solare brillava sulle acque del sottostante Manetherendrelle. Un vento leggero che soffiava dalla valle portava odore di daini, conigli e volpi. Non si muoveva nulla che lui potesse vedere.

Quando stava per andare via si fermò. La foglia di Avendesora, Una foglia. Loial aveva bloccato le Porte delle Vie sistemando entrambe le foglie da questo lato. Si voltò e gli si rizzarono i capelli dietro la nuca. Le Porte delle Vie erano aperte, due ammassi di fogliame vivente che si agitavano nella brezza, lasciando esposta quella superficie opaca argentata; il proprio riflesso tremava su di essa. Come? si chiese. Loial aveva bloccato la maledetta porta.

Inconsapevole di aver coperto la distanza, si ritrovò dritto dentro le Porte delle Vie. Non c’era nessuna foglia a tre punte nell’intrico dalla parte interna delle due ante. Era strano pensare in quel momento che nel mondo reale qualcuno — o qualcosa — stava passando proprio nel punto in cui si trovava. Toccando la superficie opaca, grugnì. Avrebbe potuto essere uno specchio, ma la mano scivolò attraverso di esso.

Con la coda dell’occhio vide la foglia di Avendesora improvvisamente al suo posto all’interno e balzò indietro proprio mentre le Porte delle Vie incominciavano a chiudersi. Qualcuno — o qualcosa — era uscito o entrato. Uscito. Doveva essere uscito. Voleva dubitare che si trattasse di altri Trolloc e Fade che entravano nei Fiumi Gemelli. Le ante si chiusero diventando nuovamente una parete scolpita.

La sensazione di essere guardato fu tutto l’avviso che ricevette. Saltò — una sagoma intravista di qualcosa di nero che sfrecciava dove prima si trovava il torace, una freccia — in uno di quei passi sfocati, atterrò su un pendio lontano e balzò ancora, fuori dalla valle del Manetheren fra un gruppo di alti pini, quindi ancora. Correndo pensava furioso, immaginandosi la valle e la fugace visione della freccia. Proveniva da quella direzione, a quell’angolo quando lo aveva raggiunto, per cui proveniva da...

Un ultimo salto lo riportò su un pendio sopra al cimitero di Manetheren, accucciato fra miserabili pini consumati dal vento, con l’arco in mano pronto a scagliare una freccia. La freccia era stata scoccata da sotto di lui, fra quegli alberi nani e i massi. L’Assassino doveva trovarsi da qualche parte là sotto. Doveva essere giù...

Senza pensare Perrin balzò via, le montagne erano macchie di grigio, marrone e verde.

«Quasi» gridò. Aveva quasi commesso lo stesso errore del Waterwood, pensando nuovamente che il nemico si sarebbe mosso in modo da favorirlo, che avrebbe aspettato dove voleva lui.

Stavolta corse più veloce possibile, solo tre passi per arrivare al margine delle Colline Sabbiose, sperando di non essere stato visto. Fece un ampio giro, ritornando indietro più in alto sullo stesso lato della montagna, dove l’aria era rarefatta e fredda e i pochi alberi presenti erano cespugli dal tronco spesso distanti tra loro almeno cinquanta passi; in alto, dove un uomo poteva appostarsi per osservarne un altro che voleva recarsi furtivo nel luogo da dove era stata scoccata la freccia.

Stavolta aveva trovato quel che cercava: cento passi più in basso, con i capelli e gli abiti scuri, un uomo alto accovacciato accanto a una sporgenza di granito grande come il piano di un tavolo, con l’arco parzialmente in tiro pronto alla mano, studiava il pendio più in basso con pazienza diligente. Era la prima volta che Perrin riusciva a guardarlo bene, cento passi erano una distanza piccola per i suoi occhi. La giubba dal colletto alto dell’Assassino aveva il taglio delle Marche di Confine e assomigliava abbastanza a Lan da poter sembrare il fratello del Custode. Solo che Lan non aveva fratelli — nessun parente in vita, almeno che lui sapesse — e se ne avesse avuti, non sarebbero stati qui. Però era un uomo delle Marche di Confine. Forse dello Shienar, anche se aveva i capelli lunghi, non era rasato, non aveva il codino e i capelli erano trattenuti indietro da un laccio di cuoio, proprio come Lan. Non poteva provenire dal Malkier, Lan era l’ultimo sopravvissuto di quella nazione.

Da ovunque provenisse, Perrin non provò alcun rimorso mentre tendeva l’arco e puntava la freccia a punta grossa in mezzo alla schiena dell’Assassino. L’uomo aveva provato a ucciderlo tendendogli un’imboscata. Un tiro a fondovalle poteva essere fatale.

Forse aveva pensato troppo a lungo, o forse il tizio aveva percepito il suo freddo sguardo, fatto sta che l’Assassino divenne di colpo una macchia sfocata che si dirigeva verso est.

Imprecando Perrin lo inseguì, tre lunghi passi alle Colline Sabbiose, un altro nel Bosco Occidentale. Fra le querce, le ericacee e il sottobosco, sembrava che l’Assassino fosse scomparso.

Perrin si fermò e ascoltò. Silenzio. Gli scoiattoli e gli uccelli si erano zittiti. Respirò profondamente. Un piccolo branco di daini era passato da quella parte non molto tempo fa. C’era anche una debole traccia, qualcosa di umano ma al tempo stesso troppo freddo per essere un uomo, troppo privo di emozioni, un odore che gli sembrò familiare. L’Assassino era vicino, da qualche parte. L’aria era immobile come la foresta, non c’era un alito di vento per fargli capire da quale direzione provenisse quell’odore.

«Un bel trucco, Occhidoro, bloccare le Porte delle Vie.»

Perrin entrò in tensione drizzando le orecchie. Non c’era modo di capire da dove provenisse la voce in questo denso intrico d’alberi. Non frusciava nemmeno una foglia.

«Se sapessi quanti Forgiati dell’Ombra sono morti nel tentativo di uscire da queste Porte delle Vie il tuo spirito ne sarebbe sollevato. Machin Shin ha banchettato davanti a quelle ante, Occhidoro. Ma non era un trucco abbastanza valido. Lo hai visto, adesso le Porte sono aperte.»

Sulla destra. Perrin scivolò fra gli alberi silenziosamente come quando cacciava in questi boschi.

«Erano solo alcune centinaia tanto per iniziare, Occhidoro. Quanto bastava per dare noia a quegli sciocchi di Manti Bianchi e fare in modo che il disertore morisse.» La voce dell’Assassino divenne rabbiosa. «Ma te, Occhidoro. La tua presenza è stata una sorpresa. Ci sono alcuni che vogliono la tua testa infilzata su un picchetto. I tuoi preziosi Fiumi Gemelli verranno tormentati da cima a fondo, per sradicarti. Cosa ne pensi, Occhidoro?»

Perrin si immobilizzò accanto al tronco contorto di una grande quercia. Perché l’uomo parlava così tanto? Perché parlava? Mi sta attirando verso di sé, pensò.

Appoggiando la schiena contro lo spesso tronco della quercia studiò la foresta. Nessun movimento. L’Assassino voleva che Perrin si avvicinasse. Senza dubbio in un’imboscata. Lui voleva prendere quell’uomo e squarciargli la gola. Eppure poteva essere proprio Perrin a morire, e se fosse accaduto nessuno avrebbe saputo che le Porte delle Vie erano aperte di nuovo e che i Trolloc stavano arrivando a centinaia, forse migliaia. Non avrebbe fatto il gioco dell’Assassino.

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