La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Perché non in uno degli edifici stabili?» domandò Faile. «O proprio qui?»
«Perché non voglio che nessuno la veda nelle mie mani» disse Galina superandola. «Perché nessuno guarderà all’interno di quel rudere. Perché lo dico io.» Attraversò quella che era stata una soglia, chinandosi sotto una pesante trave del tetto annerita che si trovava di traverso lungo l’apertura e si voltò immediatamente alla sua destra per iniziare a scendere delle scale. «Non ciondolatevi.»
Faile scambiò delle occhiate con le altre donne. Quello era davvero molto strano.
«Se ci porterà fuori di qui» borbottò Alliandre, raccogliendo il suo canestro «sono disposta a consegnarle quella cosa in un gabinetto.» tutta via attese che fosse Faile a raccogliere il proprio canestro e a fare strada.
Travi bruciate e assi annerite pendevano basse sopra le scale di pietra che conducevano da basso, ma la facilità di Galina nell’entrare rassicurò Faile. La donna non avrebbe rischiato di essere sepolta viva o schiacciata proprio nel momento in cui otteneva finalmente la verga. Fasci e raggi di luce che filtravano attraverso buchi fra le macerie fornivano abbastanza illuminazione da mostrare che il sotterraneo era piuttosto sgombro nonostante la natura insidiosa di quello che giaceva sopra. Grossi barili impilati lungo una parete di pietra, perlopiù bruciacchiati e con le doghe saltate via per il calore, dicevano che quel posto era stato una locanda o una taverna. O forse la bottega di un vinaio. La zona attorno a Malden aveva prodotto una gran quantità di vino mediocre.
Galina si trovava nel mezzo del pavimento di pietra ricoperto di detriti, in un piccolo raggio di luce. Il suo volto mostrava la calma da Aes Sedai, la sua agitazione del giorno prima completamente soggiogata. «Dov’è?» domandò in tono freddo. «Dammela.»
Faile posò a terra il suo canestro e vi infilò in profondità la mano. Quando tirò fuori la verga bianca, le mani di Galina si contrassero. Faile protese la verga verso di lei e la Aes Sedai allungò una mano quasi esitante. Se non avesse saputo che non era così, Faile avrebbe detto che aveva paura di toccarla. Le dita di Galina si chiusero attorno alla verga e lei esalò un pesante sospiro. Strattonò via la verga prima che Faile potesse lasciarla andare. La Aes Sedai pareva tremare, ma il suo sorriso era... trionfante.
«Come intendi portarci via dall’accampamento?» chiese Faile. «Dovremmo cambiarci i vestiti ora?» Galina aprì la bocca, poi all’improvviso sollevò la sua mano libera col palmo all’infuori. La sua testa si inclinò verso le scale come in ascolto. «Potrebbe non essere nulla,» disse piano «ma farò meglio a controllare. Aspettate qui e state zitte. Zitte» sibilò quando Faile fece per parlare. Sollevando l’orlo delle sue vesti di seta, la Aes Sedai si precipitò verso le scale e iniziò a salirle come una donna nervosa per quello che avrebbe potuto trovare in cima, i suoi piedi scomparvero alla vista dietro le assi e le travi pendenti.
«Qualcuna di voi ha sentito qualcosa?» sussurrò Faile. Tutte scossero il capo. «Forse sta trattenendo il Potere. Ho sentito che questo può...»
«Non lo stava trattenendo» la interruppe Maighdin. «Non l’ho mai vista abbracciare...»
Tutt’a un tratto il legno gemette sopra di loro e, con un boato fragoroso, travi e assi bruciacchiate crollarono, sollevando accecanti nuvole di polvere nera e detriti che fecero venire a Faile degli spasmi di tosse. L’odore di bruciato all’improvviso fu denso nell’aria quanto lo era stato il giorno in cui Malden era bruciata. Qualcosa che cadde da sopra la colpì forte alla spalla e lei si accucciò cercando di proteggersi la testa. Qualcuno gridò. Faile udì altri oggetti cadere e colpire il pavimento di pietra del sotterraneo, assi o pezzi di assi. Nulla fece un rumore tanto forte da essere una trave del tetto o del pavimento.
Alla fine — parvero ore; potevano essere stati minuti — la pioggia di detriti si fermò. La polvere iniziò a diradarsi. Rapidamente Faile si guardò attorno in cerca delle sue compagne e le trovò tutte rannicchiate sul pavimento con le braccia attorno alla testa. Pareva esserci più luce di prima. Poco di più. Alcuni dei buchi sopra di loro adesso erano più ampi. Un rivolo di sangue correva lungo il volto di Alliandre dal suo cuoio capelluto. Tutte erano cosparse di nero da capo a piedi.
«Qualcuna è ferita?» chiese Faile, terminando con un colpo di tosse. La polvere non si era dissipata del tutto e se ne sentiva una patina su lingua e gola. Quella cosa aveva il sapore del carbone.
«No» rispose Alliandre, tastandosi con cautela il cranici. «Un graffio, tutto qui.» Anche le altre dissero di non essere ferite, anche se Arrela pareva muovere il suo braccio destro con attenzione. Senza dubbio avevano subito tutte quante dei lividi e Faile pensava che la sua spalla sinistra sarebbe stata in breve nera e bluastra, ma non l’avrebbe considerata una vera ferita.
Poi i suoi occhi si posarono sulle scale e volle piangere. Detriti da sopra riempivano l’intero spazio che prima era stato occupato dalle scale, forse potevano essere in grado di intrufolarsi fra alcuni degli spazi lì sopra. Faile pensava di poterli raggiungere stando in piedi sulle spalle di Arrela, ma dubitava di potersi tirare su attraverso uno di essi con un solo braccio buono. O che potesse farlo Arrela. E se anche una di loro due ci fosse riuscita, si sarebbe trovata nel mezzo di un rudere bruciato e avrebbe potuto finire per far crollare anche il resto.
«No!» gemette Alliandre. «Non ora! Non quando eravamo così vicine!» Alzandosi si precipitò il più vicino possibile; alle macerie, quasi premendocisi contro, e cominciò a urlare. «Galina! Aiutaci! Siamo intrappolate! Incanala e togli quelle assi! Sgombraci una strada per uscire! Galina! Galina! Galina!» Si afflosciò contro il groviglio di travi, le spalle che tremavano. «Galina» pianse. «Galina, aiutaci.»
«Galina se n’è andata» disse Faile con amarezza. La donna avrebbe risposto se fosse stata ancora là sopra o avesse avuto intenzione di aiutarle. «Con noi intrappolate quaggiù, forse morte, ha la scusa perfetta per lasciarci indietro. Comunque non so se una Aes Sedai potrebbe riuscire a spostare quelle travi anche se ci provasse.» Non voleva menzionare la possibilità che Galina avesse predisposto da sola quella scusa. Per la Luce, non avrebbe mai dovuto schiaffeggiare quella donna. Era troppo tardi per recriminare, però.
«Cosa facciamo ora?» chiese Arrela.
«Ci faremo strada scavando» dissero Faile e Maighdin allo stesso tempo. Faile guardò sorpresa l’altra donna. Il suo volto sporco da cameriera aveva la determinazione di una regina.
«Sì» disse Alliandre raddrizzandosi. Si voltò, e se il suo volto era rigato da rivoletti lasciati dalle lacrime nella polvere che la ricopriva, non ne comparvero però di nuove. Lei era davvero una regina e non poteva piacerle essere messa in imbarazzo dal coraggio di una cameriera. «Ci faremo strada scavando. E se falliamo... Se falliamo, non morirò indossando questo.» Slacciandosi la cintura dorata, la scagliò con disprezzo in un angolo del sotterraneo. Seguì il suo collare dorato.
«Quelli ci serviranno per lei rei strada attraverso l’accampamento degli Shaido» disse Faile delicatamente, «Galina può non portarci fuori, ma io intendo andarmene oggi.» Dairaine lo rendeva imperativo. Bain e Chiad non potevano tenerla nascosta a lungo. «O non appena riusciamo a uscire di qui, comunque. Faremo finta di essere state mandate a raccogliere bacche.» Non voleva sminuire il gesto coraggioso della sua vassallo, però. «Comunque non abbiamo bisogno di indossarli ora.» togliendosi cintura e collare, rimise dritto il suo canestro e li appoggiò in cima alle vesti da gai’shain sporche. Le altre la imitarono. Alliandre recuperò collare e cintura con una mesta risata. Almeno riusciva a ridere ancora. Faile desiderò poterlo fare.
L’intrico di travi annerite e assi semibruciate che riempiva la scala assomigliava a uno di quei rompicapi di un fabbro che a Perrin piacevano tanto. Quasi tutto sembrava puntellare qualcos’altro. Peggio ancora, le travi più pesanti potevano essere troppo anche per loro tutte assieme. Ma se fossero riuscite a toglierne abbastanza da poter strisciare attraverso, contorcendosi fra le spesse travi... Strisciare a quel modo sarebbe stato pericoloso. Ma quando un sentiero pericoloso era la tua unica strada per la salvezza, dovevi intraprenderlo.