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La corona di spade

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La corona di spade
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«Se lo dici tu» fu la quieta risposta di Lan.

Nynaeve tremò. «Non assumere quel tono con me!» gridò. «Ti ho detto che non sono arrabbiata! Mi hai sentita?»

«Sangue e ceneri, Nynaeve» gridò Mat. «Non pensa che tu sia arrabbiata. E nemmeno io lo penso.» Era un bene che le donne gli avessero insegnato a mentire senza cambiare espressione. «Adesso possiamo salire al piano di sopra e prendere questa maledetta Scodella dei Venti?»

«È un’idea meravigliosa» osservò una voce femminile dalla porta che affacciava sulla strada. «Andiamo su tutti insieme per fare una sorpresa a Elayne?» Mat non aveva mai visto le due donne che stavano entrando in quel momento, ma avevano volti da Aes Sedai. La donna che aveva parlato era alta e fredda come la sua voce; l’altra aveva una moltitudine di treccine nere intorno al viso, chiuse da perline colorate sulle punte. Alle loro spalle c’era una ventina di uomini, degli energumeni dalle spalle ampie, con in mano bastoni e pugnali. Mat cambiò la presa sull’ashandarei; riconosceva i guai quando li vedeva, e il medaglione sul suo petto era fresco, quasi freddo. Una di loro doveva aver abbracciato l’Unico Potere.

Le due Sapienti furono sul punto di buttarsi in ginocchio alla vista di quei volti dall’età indefinibile, ma anche Nynaeve sapeva riconoscere i guai. Mosse le labbra senza emettere un suono mentre le altre due si facevano avanti, e il suo volto era costernato. Mat sentì che alle sue spalle venivano sguainate delle spade, ma non aveva intenzione di voltarsi per vedere di chi si trattava. Lan era rimasto impietrito, il che valeva a dire che ricordava un leopardo pronto a balzare.

«Appartengono all’Ajah Nera» disse Nynaeve alla fine. La sua voce, inizialmente flebile, divenne più decisa man mano che proseguiva. «Sono Falion Bhoda e Ispan Shefar. Hanno commesso degli omicidi alla Torre, e da allora il loro comportamento è stato anche peggiore. Sono Amiche delle Tenebre e...» esitò per un attimo «...mi hanno schermata.»

Le nuove arrivate continuarono a camminare tranquille. «Hai mai sentito dire qualcosa di così stupido, Ispan?» chiese l’Aes Sedai dal volto lungo alla sua compagna, che si fermò a guardare disgustata la polvere e rivolse un sorriso compiaciuto a Nynaeve. «Ispan e io veniamo dalla Torre Bianca, mentre Nynaeve e le sue amiche si sono ribellate contro l’Amyrlin Seat. Verranno punite per questo crimine, come chiunque altro dovesse decidere di aiutarle.» Mat si sorprese nel comprendere che quella donna non sapeva. Pensava che lui, Lan e gli altri fossero solo dei mercenari. Falion rivolse un sorriso a Nynaeve; una bufera di neve a confronto sarebbe stata calda. «C’è una persona che sarà molto felice di vederti una volta che ti avremo riportata indietro, Nynaeve. Pensa che tu sia morta. Adesso è meglio che voi ve ne andiate. Di certo non correte a immischiarvi negli affari delle Aes Sedai. I miei uomini vi scorteranno fino al fiume.» Senza distogliere lo sguardo da Nynaeve, Falion fece un cenno per invitare gli uomini alle sue spalle a farsi avanti.

Lan si mosse. Non estrasse la spada: contro un’Aes Sedai non avrebbe avuto alcuna possibilità anche se l’avesse fatto — non aveva comunque nessuna possibilità in alcun caso — ma un attimo prima era in piedi immobile, e quello successivo si era lanciato sulle due donne. Proprio prima che atterrasse su di loro, grugnì e le travolse, trascinando entrambe le Sorelle Nere nella polvere, facendo aprire il canale di scarico.

Lan si mise carponi, scuotendo il capo intontito, e uno di quei grossi tizi sollevò un bastone rinforzato con delle lastre di ferro per spaccargli il cranio. Mat lo colpì allo stomaco con la lancia mentre Beslan, Nalesean e cinque Braccia Rosse si scagliavano contro gli Amici delle Tenebre. Lan si alzò barcollando, sguainando la spada per squartare gli Amici delle Tenebre. In quel corridoio non c’era molto spazio per usare un’arma lunga o l’ashandarei, ma l’ambiente ristretto permetteva loro di avere qualche possibilità di non essere sopraffatti immediatamente nei combattimenti di uno contro due o più. Gli uomini ansanti combattevano faccia a faccia contro di loro, prendendosi a gomitate a vicenda per trovare lo spazio per affondare un pugnale o agitare un bastone.

Attorno alle Sorelle Nere era rimasto un piccolo spazio, come anche vicino a Nynaeve. Se ne erano occupate per conto proprio. Un Braccio Rosso andorano fu sul punto di finire contro Falion, ma all’ultimo minuto fu sbalzato in aria e volò nel corridoio, abbattendo due dei grossi Amici delle Tenebre prima di finire contro il muro e accasciarsi a terra, e il suo cranio lasciò una scia di sangue sull’intonaco crepato. Un Amico delle Tenebre calvo si fece avanti nella linea dei difensori e si precipitò contro Nynaeve con un coltello in pugno. Gridò quando gli venne a mancare di colpo la presa sul pavimento, un urlo che fu spezzato quando il suo volto andò a colpire il suolo con tale forza che la testa rimbalzò via.

Ovviamente Nynaeve non era più schermata, e se il medaglione gelido sul petto di Mat non fosse stato un’indicazione sufficiente che lei e le Sorelle Nere stavano duellando, il modo in cui si guardavano, ignorando la battaglia che le circondava, lo rendeva evidente. Le Due Donne Sapienti assistevano alla scena pietrificate. Impugnavano le loro lame ricurve, ma erano schiacciate contro la parete, e i loro sguardi passavano da Nynaeve alle altre due.

«Combattete» sbottò Nynaeve. Voltò di poco la testa in modo da poter guardare sia loro che Falion e Ispan. «Non posso farlo da sola: sono legate. Se non combattete contro di loro, vi uccideranno. Ora lo sapete!» Le Donne Sapienti rimasero di nuovo a bocca aperta, come se avesse suggerito loro di spaccare in due la faccia della regina. Tra le grida e gli ansiti, si sentì un urlo stridulo provenire dal fondo delle scale.

Nynaeve si voltò da quella parte. A un tratto barcollò e si girò ancora una volta come un tasso ferito, con uno sguardo così cupo che avrebbe fatto fuggire Falion e Ispan all’istante, se fossero state scaltre. Nynaeve fissò Mat con occhi disperati. «Hanno incanalato al piano di sopra. Credo ci siano problemi» disse a denti serrati.

Lui esitò. Con ogni probabilità Elayne aveva soltanto visto un ratto. Di certo... Mat riuscì a schivare una lama che gli era stata diretta contro le costole, ma non aveva spazio per contrattaccare usando l’ashandarei, o usarne il manico come un bastone da combattimento. Beslan fece scattare una lama e trapassò il cuore dell’avversario di Mat.

«Ti prego, Mat» disse Nynaeve. Lei non pregava mai, avrebbe preferito prima tagliarsi la gola. «Ti prego.»

Mat imprecò, ma lasciò la mischia e si precipitò su per le scale strette e ripide, risalendo tutti e sei i piani di corsa. Non vi era una sola finestra che lasciasse entrare la luce. Se si trattava solo di un topo avrebbe preso Elayne per il collo e... Giunse all’ultimo piano, non molto più illuminato delle scale, con una sola finestra dal lato della strada, e si ritrovò davanti a uno scenario da incubo.

C’erano donne in terra ovunque. Elayne era una di loro, accasciata in parte contro la parete, e aveva gli occhi chiusi. Vanin era in ginocchio e sanguinava dal naso e dalle orecchie, cercando flebilmente di tirarsi in piedi. L’ultima donna ancora in piedi, Janira, corse incontro a Mat non appena lo vide. Gli aveva sempre ricordato un falco, con il naso simile a un becco adunco e gli zigomi alti, ma quel volto ora era una maschera di puro terrore, dagli occhi scuri sgranati e vuoti.

«Aiutami!» gli gridò, e in quel momento un uomo l’afferrò da dietro. Era un tipo dall’apparenza ordinaria, forse poco più grande di Mat, della stessa altezza e snello, con indosso una semplice giubba grigia. Sorrise e prese la testa di Janira fra le mani, facendola girare di scatto. Il rumore del collo spezzato ricordò quello di un ramo secco spaccato. La lasciò cadere in terra come un sacco vuoto e la guardò. Per un momento il sorriso che apparve sul suo volto sembrò... estasiato.

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