La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Gli uomini se ne andavano in giro con aria arrogante, spesso con i vestiti laceri e senza camicia, con dei grandi anelli d’ottone alle orecchie e alle dita, decorati con vetri colorati, e un pugnale o due infilati dietro le cinture. Tenevano sempre le mani vicine alle armi, e lanciavano intorno occhiate minacciose, come se volessero sfidare gli altri a guardarli male. Alcuni si muovevano furtivamente da un angolo all’altro, di porta in porta, tenendo il volto nascosto da un cappuccio, come i cani affamati che talvolta ringhiavano dai vicoli oscuri, larghi appena quanto bastava a far passare un uomo. Quegli uomini erano tutti incurvati sui propri pugnali, e non c’era modo di capire quale di loro fosse pronto a fuggire e quale a colpire. Le donne, dal canto loro, facevano sembrare meschini gli uomini. Andavano in giro con vestiti lisi e il doppio dei gioielli d’ottone. Anche loro naturalmente erano armate di pugnali, e i loro occhi scuri e spavaldi sfidavano chiunque. In breve, il Rahad era il tipo di luogo in cui chiunque indossasse della seta aveva ben poche speranze di fare dieci passi senza ritrovarsi con il cranio spaccato. Nella migliore delle ipotesi ci si sarebbe risvegliati nudi su una pila di rifiuti in un vicolo, e l’alternativa era non risvegliarsi affatto.
Ma...
I bambini correvano fuori dalle porte di servizio con dei vasi sbeccati pieni d’acqua, mandati dalle loro madri nel caso le Donne Sapienti avessero sete. Uomini sfregiati e assassini fissavano a occhi sgranati le sette Sapienti, quindi inchinavano il capo e chiedevano educatamente se potevano essere d’aiuto, se ci fosse bisogno che trasportassero qualcosa per loro. Le donne, alcune sfregiate da cicatrici come gli uomini e con occhi che avrebbero fatto trasalire Tylin, facevano la riverenza e chiedevano con un filo di voce se potevano offrire indicazioni, o se qualcuno aveva fatto qualcosa di grave per far venire tante Donne Sapienti tutte insieme. Se era così, significava che Tamarla e le altre non avrebbero dovuto preoccuparsi se avessero solo detto il nome.
Ovviamente le occhiate riservate ai soldati erano roventi come sempre, ma anche la più dura si allontanava da Lan dopo un solo momento. E, stranamente, anche da Vanin. Alcuni uomini ringhiarono contro Beslan e Nalesean quando li colsero a guardare troppo a lungo la profonda scollatura di una donna. Altri se la prendevano anche con Mat, benché lui non ne capisse il motivo. A differenza degli altri due, lui non sbirciava tra le vesti in maniera tanto maniacale. Sapeva come farlo con discrezione. Nynaeve ed Elayne vennero ignorate, anche se erano senza dubbio eleganti, come pure Reanne con il suo abito di lana rossa. Loro non indossavano la cintura rossa, ma avevano la protezione che ne proveniva. Mat riconobbe che Beslan aveva ragione. Avrebbe potuto rovesciare in terra tutto il denaro che aveva e nessuno avrebbe preso un centesimo, almeno finché le Sapienti fossero rimaste nelle vicinanze. Avrebbe potuto pizzicare il fondoschiena di tutte le donne presenti e, anche se queste ne fossero rimaste sconvolte, non avrebbero reagito in alcun modo.
«Che piacevole passeggiata,» disse ironico Nalesean «con queste scene e questi odori interessanti. Ti ho già detto che non ho dormito troppo la notte scorsa, Mat?»
«Vuoi forse morire in un letto?» borbottò Mat. Tanto valeva che fossero rimasti tutti a letto, qui erano maledettamente inutili, era evidente. Il Tarenese sbuffò indignato. Beslan rise, ma con ogni probabilità aveva frainteso Mat.
Attraversarono il Rahad fin quando Reanne non si fermò davanti a un edificio apparentemente identico a tutti gli altri, con l’intonaco cadente e i mattoni marci, lo stesso in cui Mat aveva seguito l’altra donna il giorno precedente. Qui non c’era del bucato appeso ad asciugare. Quell’edificio era regno esclusivo dei ratti. «Qui» disse Reanne.
Elayne contò lentamente i piani. «Sei» mormorò soddisfatta.
«Sei» sospirò Nynaeve, ed Elayne le diede un colpetto su un braccio, come se provasse compassione.
«Non ero proprio sicura» disse, e fu il turno di Nynaeve di sorridere e toccarle un braccio. Mat non capiva nulla di quel comportamento. L’edificio aveva sei piani. E allora? Le donne si comportavano in maniera molto strana a volte, anzi, la maggior parte delle volte.
Quando entrarono videro un lungo corridoio coperto da un fitto strato di polvere che si snodava fin nel retro e si perdeva nelle ombre. Erano poche le soglie dotate di porte, e di solito queste ultime erano costituite di semplici tavole di legno. Un’apertura a circa un terzo del passaggio, conduceva a una piccola rampa di scale in pietra, che portavano verso l’alto. Era lo stesso percorso che lui aveva fatto il giorno precedente, seguendo le impronte nella polvere, ma Mat supponeva che alcune della aperture dovevano incrociare dei corridoi. Il giorno prima non aveva perso tempo a controllare, ma l’edificio era troppo profondo e largo perché ve ne fosse uno solo. Era troppo grande anche per avere una sola entrata.
«Davvero, Mat,» disse Nynaeve, quando lui ordinò ad Harnan e parte delle Braccia Rosse di scoprire qualsiasi entrata posteriore e di fare la guardia, mentre Lan le era talmente vicino che parevano incollati «non ti sei accorto ormai che non ce n’è alcun bisogno?»
Il tono di voce di Nynaeve era così calmo che Elayne doveva averle già raccontato la verità su Tylin, ma quell’idea non fece che aumentare il suo cattivo umore. Voleva che nessuno sapesse. Era maledettamente inutile! E quei dadi ancora gli rotolavano nella testa. «Forse a Moghedien piacciono le porte posteriori» rispose sarcastico. Qualcosa squittì nel buio in fondo al corridoio e uno degli uomini con Harnan imprecò ad alta voce contro i ratti.
«Gliel’hai detto» sussurrò furiosa Nynaeve contro Lan, mentre con una mano si afferrava di scatto la treccia.
Elayne sbuffò, esasperata. «Non è il caso di perdere tempo a litigare, Nynaeve. La Scodella si trova al piano di sopra! La Scodella dei Venti!» A un tratto, davanti a lei apparve un globo di luce che si mise a fluttuare; senza aspettare per vedere se Nynaeve la stesse seguendo o meno, Elayne si sollevò la gonna e si lanciò su per le scale. Vanin la seguì come un fulmine, a una velocità incredibile, data la sua stazza, seguito da Reanne e dalla maggior parte delle Sapienti. Sumeko dal volto rotondo e leine, alta, scura e graziosa nonostante le rughe agli angoli degli occhi, esitarono, poi rimasero con Nynaeve.
Anche Mat le avrebbe seguite, se Nynaeve e Lan non si fossero trovati davanti a lui. «Intendi lasciarmi passare?» chiese. Lui meritava di essere presente, quando sarebbe stata scoperta la favolosa Scodella dei Venti. «Nynaeve?» La donna era del tutto concentrata su Lan, e sembrava aver dimenticato chiunque altro. Mat scambiò un’occhiata con Beslan, che sorrise e si accovaccio a suo agio insieme a Corevin e le rimanenti Braccia Rosse. Nalesean si era appoggiato contro la parete e sbadigliava, il che non era una grande idea con tutta quella polvere in giro: gli sbadigli infatti divennero ben presto colpi di tosse che lo fecero diventare scuro in volto e lo costrinsero a piegarsi in due.
Ma nemmeno questo distrasse Nynaeve, che con cautela allontanò la mano dalla treccia. «Non sono arrabbiata, Lan» disse.
«Sì, lo sei» rispose l’uomo con calma. «Ma doveva essere informato.»
«Nynaeve?» chiese di nuovo Mat. «Lan?» Nessuno dei due gli prestò la minima attenzione.
«Glielo avrei detto quando sarebbe stato pronto, Lan Mandragoran!» Nynaeve serrò le labbra, torcendole come se stesse parlando da sola. «Non me la prenderò con te» proseguì con voce assai più pacata. Ma sembrava ancora che stesse parlando da sola. Con un gesto deliberato si gettò la treccia dietro la schiena, si sistemò il cappello e si appoggiò le mani sulla vita.