La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«L’ho trovata!» gridò emozionata Elayne. Uscì di nuovo nel corridoio con in mano un grosso fagotto rotondo avvolto in stracci, che non aveva permesso a Vanin di toglierle dalle mani. Coperta di grigio dalla testa ai piedi, sembrava si fosse rotolata nella polvere. «Abbiamo la Scodella dei Venti, Nynaeve!»
«In Questo caso» annunciò Mat, «andiamo via da qui immediatamente, dannazione.» Nessuno ebbe da obiettare. Nynaeve ed Elayne insisterono che tutti gli uomini realizzassero dei sacchi con le loro giubbe per infilarvi degli oggetti che avevano preso da quella stanza; trasportarono giù anche le Dorme Sapienti e loro stesse. Inoltre Reanne dovette scendere a reclutare altri uomini per trasportare i cadaveri fino al molo, ma nessuno discusse. Mat dubitava che il Rahad avesse mai visto una processione strana quanto la loro, o una che fosse più veloce.
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Promesse da mantenere
«Andiamo via da qui immediatamente, dannazione» ripeté Mat più tardi, scatenando un’accesa discussione. Avevano polemizzato durante l’ultima mezz’ora. Il sole aveva superato il picco e i venti del commercio alleviavano la calura. Le tende gialle piazzate davanti alle finestre si gonfiavano e sventolavano per le potenti raffiche di vento. Tre ore dopo aver fatto ritorno al palazzo di Tarasin, i dadi rotolavano ancora nella testa di Mat, che aveva voglia di prendere a calci qualcosa. Sentiva ancora intorno al collo la corda che gli aveva provocato la cicatrice, che nascondeva sotto un fazzoletto nero, e gli sembrava che si stava lentamente stringendo. «Per amore della Luce, siete cieche o solamente sorde?»
La stanza che Tylin aveva messo loro a disposizione era spaziosa, con le pareti dipinte di verde e il soffitto azzurro, era arredata sobriamente con sedie dorate e tavolinetti intarsiati di madreperla; sembrava ingombra di mobili, o così appariva ai suoi occhi. Tylin in persona, a gambe accavallate, era seduta davanti a uno dei tre camini di marmo e lo guardava con quegli occhi scuri da aquila e un sorriso vago, mentre toccava oziosamente le sottovesti blu e gialle e giocherellava con l’elsa incastonata di pietre preziose del pugnale ricurvo. Sospettava che Elayne e Nynaeve le avessero parlato. Anche loro erano presenti, sedute accanto alla regina, ed erano riuscite a cambiarsi d’abito e anche a lavarsi, sebbene fossero state fuori dal suo controllo solo per pochi minuti da quando avevano fatto ritorno a palazzo. Quasi eguagliavano Tylin per dignità regale, con quei vestiti di seta dai colori brillanti. Non era chiaro chi volessero impressionare, con tutti quei merletti e quei ricami. Sembravano pronte per un ballo di corte, non certo per un viaggio. Lui indossava ancora i vestiti sporchi, la giubba verde impolverata era sbottonata e il medaglione con la testa di volpe pendeva dalla camicia sgualcita. Il nodo si era allentato, ma lui voleva che quel medaglione fosse a contatto con la pelle. In fondo era circondato da donne che potevano incanalare.
Probabilmente quelle tre donne avrebbero affollato quella camera. Tylin da sola avrebbe ottenuto quel risultato, per quanto ne sapeva lui. Se Nynaeve o Elayne le avevano effettivamente parlato, era un bene che se ne andasse via subito. Le tre donne avrebbero affollato la stanza, ma...
«Questo è ridicolo» esclamò Merilille. «Non ho mai sentito parlare di nessuna progenie dell’Ombra chiamata gholam. E voi?» La domanda era diretta a Vandene, Adeleas, Sareitha e Carene. Sedute davanti a Tylin, tutte con lo sguardo freddo e l’espressione serena delle Aes Sedai, da farle sembrare assise su cinque troni. Lui non riusciva a capire perché Nynaeve ed Elayne se ne stessero sedute mollemente, anche loro fredde e serene, ma in silenzio assoluto. Sapevano, capivano e, per qualche motivo, Merilille e le altre adesso avevano sempre delle parole gentili per loro. Mat Cauthon invece era un bue peloso villano e zotico che doveva essere preso a calci e tutte, inclusa Merilille, erano pronte a farlo.
«Io l’ho visto» scattò Mat. «Elayne l’ha visto. Reanne e le Donne Sapienti lo hanno visto. Chiedi a una qualsiasi di loro!»
Riunite in fondo alla sala, Reanne e le cinque Donne Sapienti sopravvissute si fecero indietro come un nugolo di galline spaventate. Avevano paura di eventuali domande. Tutte tranne Sumeko; con le dita infilate dietro la cintura rossa, la donna formosa continuava a lanciare occhiate torve alle Aes Sedai, quindi scuoteva il capo, guardava e scuoteva di nuovo il capo. Nynaeve aveva parlato a lungo con lei nella cabina dell’imbarcazione durante il viaggio di ritorno, e Mat supponeva che avesse qualcosa a che fare con la sua nuova attitudine. Gli era capitato di sentir dire qualcosa sulle Aes Sedai, ma non perché avesse origliato. Le altre sembravano in procinto di proporsi per andare a prendere qualche bevanda. Solo Sumeko aveva preso in considerazione l’offerta di una sedia. Sibella, agitando le braccia ossute, era quasi svenuta.
«Nessuna nega la parola di Elayne Sedai, mastro Cauthon» rispose Renaile din Calon Stella Azzurra con voce fredda e profonda. Anche se quella dignitosa donna, che indossava vestiti di seta con colori più belli delle mattonelle rosse e gialle del pavimento, non gli fosse stata menzionata in precedenza, i vecchi ricordi frammisti ai suoi l’avrebbero identificata come la Cercavento della Maestra della Nave: lo testimoniavano i dieci anelli d’oro appesi alle orecchie, ognuno collegato con una catenina d’oro, in parte nascosti dai capelli bianchi delle tempie che si confondevano con quelli neri e lunghi. Le medagliette raggruppate al centro della catenella, che andava dall’orecchio al naso, gli avrebbero rivelato il clan di appartenenza, così come i tatuaggi sulle mani sottili e scure. «Quello che noi mettiamo in dubbio è il pericolo» proseguì. «Non ci piace lasciare le acque senza avere un buon motivo per farlo.»
Dietro di lei erano riunite circa venti donne del Popolo del Mare, una massa di seta colorata, orecchini, medagliette e catenelle. La prima cosa insolita notata era l’attitudine che avevano nei confronti delle Aes Sedai. Erano assolutamente rispettose, almeno apparentemente, ma Mat non aveva mai visto nessuna guardare le Aes Sedai con quell’aria soddisfatta. La seconda stranezza riguardava i ricordi degli altri uomini. Non sapeva molto del Popolo del Mare, ma abbastanza per averne un quadro sommario. Ogni Atha’an Miere, uomo o donna, iniziava dal grado più basso di mozzo di sentina, anche se erano destinati a diventare Maestri della Lama o Maestre della Nave. Per avanzamento di grado, il Popolo del Mare era attentissimo a rispettare i propri ranghi, da far sembrare qualsiasi re o Aes Sedai dei mediocri. Le donne dietro Renaile rappresentavano un gruppo insolito sotto ogni punto di vista. Cercavento o Maestre delle Onde spalla a spalla con delle Cercavento dei Libranti, a giudicare dai medaglioni appesi alle catene. Due di loro indossavano bluse di lana dai colori sgargianti sopra i pantaloni scuri e unti dei mozzi, ognuna con soltanto un anello d’oro all’orecchio sinistro. Un secondo e terzo anello in quello destro indicavano che erano state addestrate come Cercavento; ne dovevano guadagnare ancora altri due, per non parlare poi dell’anello da porre sul naso. Per quello avrebbero dovuto ancora aspettare a lungo, prima che una delle due venisse chiamata a issare le vele ogni volta che un mastro di ponte avesse avuto bisogno di loro, rischiando di essere prese a frustate sulla schiena del mastro se non si fossero mosse abbastanza in fretta. Gli sembrava di ricordare che le due donne non appartenevano a questo gruppo: di solito una Cercavento o una Maestra della Nave non avrebbe rivolto loro parola.
«Esattamente quello che ho detto io, Renaile» rispose Merilille, fredda e accondiscendente. Di sicuro aveva notato quegli sguardi soddisfatti. Il tono di voce rimase invariato quando spostò l’attenzione su di lui. «Non diventare insolente, Mastro Cauthon. Siamo disposte ad ascoltare le tue motivazioni, se ne hai.»
Mat si impose di restare calmo. Sperava di riuscirci, doveva far appello a tutta la sua pazienza. «I gholam sono stati creati a metà della Guerra del Potere, durante l’Epoca Leggendaria.» Decise di iniziare proprio dal principio. Quasi dall’inizio del racconto di Birgitte. Mentre parlava, osservava tutti i gruppi di donne. Che fosse maledetto se avesse lasciato pensare a un gruppo di essere più importante dell’altro. O che stesse implorando, anche se era proprio quello che stava facendo. «Furono creati per assassinare le Aes Sedai. Nessun altro motivo. Per uccidere le persone che potevano incanalare. L’Unico Potere non vi aiuterà. Il Potere non sfiora i gholam. Loro possono avvertire la capacità di incanalare se si trovano, diciamo, a cinquanta passi di distanza dal soggetto. Possono anche percepire la quantità di potere. Voi invece riconoscereste un gholam quando è ormai troppo tardi. Non hanno un particolare aspetto che li contraddistingua. Interiormente... i gholam non hanno ossa e possono infilarsi anche sotto una porta. Sono abbastanza forti da divellerla dai cardini d’acciaio con una sola mano.» O squarciare una gola. Luce, avrebbe dovuto lasciare Nalesean a letto.