La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Vedrò cosa posso fare» rispose Mat secco, infilandosi il medaglione in una tasca della giubba. Toh? Batterla? Luce! Quella donna stava senza dubbio trascorrendo troppo tempo con Aviendha.
Dopo averla aiutata ad alzarsi, Elayne si guardò intorno. Vide Vanin con il volto insanguinato e le donne distese in terra, quindi fece una smorfia. «Oh, Luce!» sospirò. «Oh, sangue e maledette dannate ceneri!» Nonostante la situazione, Mat sussultò. Non solo non si sarebbe mai aspettato parole del genere da quella donna, ma gli parevano anche strane, come se lei ne conoscesse il suono ma non il significato. La facevano sembrare più giovane di quanto fosse.
Elayne si liberò dalla presa di Mat, si tolse il cappello lasciandolo cadere in terra e andò a inginocchiarsi accanto alla prima Donna Sapiente che vide, Reanne, prendendole la testa fra le mani. La donna era priva di sensi, aveva il volto rivolto verso il basso e le braccia distese in avanti, come se qualcuno l’avesse fatta cadere a terra mentre correva. Doveva essere diretta verso la stanza che tutti volevano raggiungere, verso i suoi attaccanti, di certo non nella direzione opposta.
«Non posso guarirla, è al di là delle mie capacità» mormorò Elayne. «Dov’è Nynaeve? Perché non è salita con te, Mat? Nynaeve!» gridò verso le scale.
«Non c’è bisogno che strilli come un gatto» rispose furiosa Nynaeve, apparendo in cima alle scale, anche se si guardava indietro sospettosa. «Tienila forte, mi hai capita?» era lei a strillare come un gatto, in realtà. Aveva in mano il cappello, e lo agitò in direzione della persona a cui si stava rivolgendo. «Se la lasci scappare, ti tiro le orecchie finché non sentirai le campane il prossimo anno!»
A quel punto Nynaeve si voltò, e gli occhi le schizzarono quasi fuori dalle orbite. «Che la Luce risplenda su di noi» sussurrò, chinandosi su Janira. La sfiorò appena e si rialzò subito, scossa da tremiti di dolore. Anche lui avrebbe saputo dire che quella donna era morta, ma Nynaeve sembrava fare delle morti altrui un fatto personale. Scuotendosi, passò alla vittima successiva, Tamarla, e stavolta sembrò che vi fosse qualcosa che poteva guarire. Fu anche chiaro che le sue ferite non erano semplici, perché l’espressione di Nynaeve era molto seria. «Che cosa è successo qui, Mat?» chiese senza guardarlo. Il tono che usò lo fece sospirare. Avrebbe dovuto immaginare che avrebbe pensato che fosse tutta colpa sua. «Be’, Mat, cos’è successo? Vuoi parlare, o devo...» Lui non scoprì mai quale fosse la minaccia che intendeva muovergli.
Lan ovviamente aveva seguito Nynaeve per le scale, con Sumeko alle calcagna. La robusta Sapiente lanciò un’occhiata nel corridoio e corse immediatamente verso Reanne. Lanciò un unico sguardo preoccupato a Elayne prima di inginocchiarsi e iniziare a muovere le mani su Reanne in modo strano. Fu quello a provocare il rimprovero di Nynaeve.
«Che cosa stai facendo?» chiese severa, senza interrompere le sue azioni su Tamarla. Rivolse a quella donna solo una breve occhiata, ma fu penetrante quanto la sua voce. «Dove lo hai imparato?»
Sumeko sussultò, ma nemmeno lei si fermò. «Perdonami, Aes Sedai» rispose senza fiato. «So che non dovrei, ma... morirà se io non... so che non avrei dovuto provare, ma... volevo imparare, Aes Sedai. Ti prego.»
«No, no, no. Continua» rispose Nynaeve con fare assente. Gran parte della sua attenzione era concentrata sulla donna sotto le sue mani, ma non tutta. «Sembra che tu sappia cose che nemmeno io... hai un modo molto interessante di intessere i flussi. Penso che molte Sorelle vorranno imparare da te.» Sottovoce aggiunse: «Forse adesso mi lasceranno in pace.» Sumeko non dovette cogliere l’ultima parte, ma quanto aveva sentito la spinse a chinare il capo verso quel seno portentoso. Sempre senza fermarsi.
«Elayne,» proseguì Nynaeve «andresti a cercare la Scodella, per favore? Suppongo che la porta giusta sia quella.» Fece un cenno del capo verso l’uscio cui si riferiva, aperto come un’altra mezza dozzina. La cosa fece sbattere le palpebre a Mat, fin quando non vide i due sacchi che i ladri vi avevano lasciato cadere davanti mentre fuggivano.
«Sì» mormorò Elayne. «Sì, almeno questo lo posso fare.» Sollevò un poco una mano verso Vanin, che era ancora in ginocchio, poi la lasciò ricadere sospirando e si diresse verso la porta, facendo sollevare subito una nuvola di polvere che la fece tossire.
La robusta Sapiente non era la sola ad aver seguito Nynaeve e Lan. Ieine apparve in cima alle scale, spingendo l’Amica delle Tenebre tarabonese davanti a sé, torcendole un braccio dietro la schiena e un’altra mano dietro al collo. Aveva in volto un’espressione determinata, e le sue labbra erano tese. Sembrava spaventata dalla certezza che sarebbe stata spellata viva se fosse stata maldestra con quell’Aes Sedai e al tempo stesso determinata a continuare, indipendentemente dalle conseguenze. Talvolta Nynaeve faceva quell’effetto sulle persone. Gli occhi della Sorella Nera erano sgranati dal terrore, ed era talmente incurvata che sarebbe caduta di sicuro, se non fosse stato per la presa di Ieine. Con ogni probabilità era schermata, e con ogni probabilità avrebbe preferito essere spellata rispetto all’alternativa di quanto le sarebbe successo. Si mise a piangere, singhiozzando sommessamente.
Alle loro spalle apparve Beslan, che guardò Nalesean con sconforto e le donne con ancora maggior tristezza, poi arrivarono Harnan e tre Braccia Rosse, Fergin, Girderan e Metwyn, i tre che si erano trovati all’entrata dell’edificio. Harnan e due degli altri avevano dei brutti strappi insanguinati sulle giubbe, ma Nynaeve doveva aver guarito le ferite sottostanti. Non si muovevano come se fossero feriti, ma parevano molto sottomessi.
«Che cosa è successo sul retro?» chiese Mat con calma.
«Che io sia folgorato se lo so» rispose Harnan. «Siamo finiti dritti contro dei bulli che avevano dei pugnali e si nascondevano al buio. Uno di loro si muoveva come un serpente...» scrollò le spalle, toccandosi lo squarcio insanguinato sulla giubba. «Uno di loro mi ha trafitto con un pugnale, e l’unica cosa che ricordo dopo di allora è di aver aperto gli occhi con Nynaeve Sedai china su di me, Mendair e gli altri, ed eravamo morti quanto il montone che abbiamo mangiato ieri.»
Mat annuì. Uno che si muoveva come un serpente. Ed era anche uscito da quella stanza come una di quelle bestie. Controllò il corridoio. Reanne e Tamarla erano in piedi, e si stavano sistemando i vestiti; Vanin scrutava nella stanza in cui era entrata Elayne, che stava ancora imprecando, stavolta con maggior successo che in precedenza, ma era difficile dirlo con certezza per via della tosse. Nynaeve stava in piedi e aiutava Sibella, una donna magra dai capelli biondi, mentre Sumeko lavorava ancora su Famelle, con i capelli color miele e i grandi occhi marroni, ma lui non avrebbe mai più avuto occasione di ammirare il seno di Melore. Reanne s’inginocchiò per ricomporle le braccia e chiuderle gli occhi, mentre Tamarla stava facendo lo stesso per Janira. Due Donne Sapienti morte e sei delle sue Braccia Rosse. Tutti uccisi da un uomo che il Potere non poteva toccare.