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La corona di spade

Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:

La corona di spade
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Mat rimase a bocca aperta e la guardò sollevare la gonna e il mantello per procedere verso il molo. Elayne capiva? E non aveva fatto alcun commento acido, nessuna battuta tagliente? E lui era un suo suddito. Un suddito valoroso. Mat toccò il medaglione e la seguì. Era sicuro che avrebbe dovuto combattere per riaverlo indietro. Anche se avesse vissuto a lungo quanto due Aes Sedai, non avrebbe comunque capito le donne, meno che mai le nobili.

Quando raggiunse la passerella dalla quale era scesa Elayne, il mozzo con gli orecchini d’ottone stava già spingendo al largo il veliero servendosi di un lungo palo. Elayne stava facendo radunare Reanne e le altre Donne Sapienti nella cabina, e Lan era rimasto sul ponte con Nynaeve. Un grido di Beslan lo richiamò sull’imbarcazione successiva, che trasportava tutti gli uomini tranne Lan.

«Nynaeve ha detto che non c’era spazio per nessuno di noi» spiegò Nalesean mentre il natante prendeva il largo sull’Eldar. «Ha detto che saremmo stati troppi.» Beslan rise mentre si guardava intorno. Vanin si era seduto vicino alla porta della cabina con gli occhi chiusi e cercava di convincersi di trovarsi altrove. Harnan e Tad Kandel, un Andorano nonostante la sua carnagione fosse scura come quella dei due mozzi, erano saliti in cima alla cabina. Le restanti Braccia Rosse erano ammucchiate sul ponte e tentavano di non essere d’impaccio per i rematori. Nessuno era entrato nella cabina: sembrava che tutti stessero aspettando di vedere se la volevano Mat, Beslan o Nalesean.

Mat si piazzò accanto all’albero di prua a osservare l’altra imbarcazione proprio davanti a loro. Il vento sferzava le acque scure e anche il suo fazzoletto, e lo costringeva a tenere saldamente il cappello. Che cosa stava combinando Nynaeve? Le altre nove donne sulla seconda imbarcazione erano tutte nella cabina, e avevano lasciato sul ponte lei e Lan. I due stavano in piedi, Lan a braccia conserte, mentre lei gesticolava come se stesse spiegando qualcosa. Solo che Nynaeve dava di rado spiegazioni. Anzi, non lo faceva mai.

Qualsiasi cosa stesse facendo, non durò a lungo. Nella baia le onde erano increspate, nel punto in cui erano ancorati i raccoglitori, i rasentatoli e i libranti. Il fiume non era molto agitato, ma l’imbarcazione ondeggiava comunque più di quanto Mat ricordasse rispetto a qualsiasi viaggio avesse mai fatto. Prima che fosse trascorso troppo tempo, Nynaeve fu costretta a sporgersi dalla ringhiera, rimettendo la colazione, mentre Lan la sorreggeva. Quella scena ricordò a Mat del proprio stomaco. S’infilò il cappello sotto il braccio perché non gli volasse via ed estrasse di tasca il pane e il formaggio.

«Beslan, pensi che questo uragano possa scatenarsi prima che facciamo ritorno da Rahad?» diede un morso al formaggio. A Ebou Dar ne avevano cinquanta tipi diversi, ed erano tutti buoni. Nynaeve continuava a sporgersi fuori bordo. Ma quanto aveva mangiato quella donna? «Non so dove andremo a ripararci, se ne verremo colti.» Non gli veniva in mente una sola locanda del Rahad che avrebbe accettato delle donne come ospiti.

«Non c’è nessun uragano» rispose Beslan, sedendosi sul parapetto. «Sono i venti del commercio invernale. Facciamo gli scambi due volte l’anno, a fine inverno e fine estate, ma devono soffiare molto più forte per trasformarsi in uragano.» Indirizzò uno sguardo cupo alla baia. «Ogni anno questi venti portano, o meglio, portavano, delle imbarcazioni da Tarabon e dall’Arad Doman. Mi chiedo se le vedremo ancora.»

«La Ruota tesse» iniziò a rispondere Mat, strozzandosi con un pezzo di formaggio. Sangue e ceneri, stava cominciando a parlare come un vecchio seduto a far riposare le sue giunture doloranti davanti al camino. Preoccuparsi di portare le donne in una locanda malfamata. Un anno prima, o anche sei mesi prima ve le avrebbe condotte e basta, ridendo nel vederle sgranare gli occhi e a ogni sbuffo. «Be’, forse potremo spassarcela nel Rahad. Di sicuro qualcuno cercherà di tagliare qualche borsa o di sgraffignare la collana di Elayne.» Forse era esattamente ciò di cui aveva bisogno per togliersi quel tono di voce serio di bocca. Serio. Luce, che parola da associare a Mat Cauthon! Forse Tylin lo spaventava più di quanto pensava, se si stava riducendo così. Forse aveva bisogno del tipo di divertimento che cercava Beslan. Era una follia, non gli era mai capitato di volersi immischiare in una lotta piuttosto che evitarla, eppure...

Beslan scosse il capo. «Se c’è qualcuno che potrebbe trovarlo sei tu, ma... Ci saranno sette Donne Sapienti con noi, Mat. Sette. Con solo una al tuo fianco potresti prendere a schiaffi un uomo, perfino nel Rahad, e farlo andare via senza reagire. E le donne, poi... Che divertimento c’è a baciare una donna senza correre il rischio che ti trapassi con il suo pugnale?»

«Che la mia anima sia folgorata» mormorò Nalesean da sotto la barba. «Sembra che mi sia trascinato fuori dal letto per una mattinata noiosa.»

Beslan annuì sconsolato. «Se siamo fortunati, però... la guardia civica di tanto in tanto manda delle pattuglie nel Rahad, e se stanno dando la caccia a qualche contrabbandiere, si vestono sempre come la gente comune. Pensano che nessuno noti una dozzina di uomini che camminano tutti insieme armati di spada, qualsiasi cosa indossino, e vengono sempre colti di sorpresa quando i contrabbandieri tendono loro un agguato, cosa che accade quasi di continuo. Se la fortuna di Mat come ta’veren lavora per noi, potremmo venire scambiati per la guardia civica, e alcuni contrabbandieri potrebbero decidere di attaccarci prima di vedere le cinture rosse.» Nalesean si illuminò e prese a sfregarsi le mani.

Mat li guardò male. Dopotutto, forse il tipo di svago cui Beslan faceva riferimento non era ciò di cui aveva bisogno. Prima di tutto ne aveva fin sopra i capelli, delle donne con i pugnali. Nynaeve era ancora protesa oltre la ringhiera dell’imbarcazione davanti a loro; la prossima volta non si sarebbe ingozzata. Dopo aver ingoiato l’ultimo pezzo di formaggio, Mat iniziò a mangiare il pane cercando di ignorare i dadi che gli rotolavano nella testa. Un viaggio semplice, senza intoppi, non gli sembrava per niente una cattiva idea. Un viaggio veloce, con una partenza altrettanto rapida da Ebou Dar. Il Rahad era proprio come se lo ricordava e come temeva Beslan. Il vento rendeva difficile camminare sulle passerelle per raggiungere i moli, e ben presto peggiorò. C’erano canali ovunque, subito oltre il fiume, ma qui i ponti erano semplici, i parapetti di pietra sudicia rotti e sgretolati. I canali erano quasi tutti talmente insabbiati che i ragazzi li attraversavano a piedi, con l’acqua che gli arrivava solo alla vita, e non c’era in giro nemmeno una chiatta. Gli alti edifici erano ammassati uno accanto all’altro, delle strutture massicce con l’intonaco un tempo bianco ormai del tutto scrostato che lasciava vedere qua e là i mattoni rossi e marci, e le strade laterali dissestate. La luce del mattino non riusciva a penetrare fra le ombre delle imponenti costruzioni. A ogni finestra erano stesi ad asciugare dei panni sudici, tranne dove le case erano inabitate. In quei casi, le finestre ricordavano le orbite vuote di un teschio. L’aria era impregnata di un odore dolciastro di marciume, del contenuto di vasi da notte vecchio di almeno un mese e di immondizia che si decomponeva là dove era stata lanciata; per ogni mosca presente nell’altro lato dell’Eldar, qui ne volavano almeno cento, in nuvole verdi e azzurre. Mat vide la porta blu scorticata de La corona d’oro del paradiso e rabbrividì al pensiero di portarvi le donne se fosse sopraggiunto l’uragano, nonostante quanto aveva detto Beslan. Poi fu scosso nuovamente da un tremito all’idea di aver rabbrividito. Gli stava succedendo qualcosa, e non gli piaceva.

Nynaeve ed Elayne avevano insistito per guidare il gruppo, con Reanne fra loro due e le Donne Sapienti subito dietro. Lan era rimasto alle spalle di Nynaeve come un cane da guardia, con la mano sull’elsa della spada e gli occhi indagatori che irradiavano minacce. Mat era certo che Lan da solo avrebbe saputo proteggere un gruppo di una ventina di graziose sedicenni che trasportassero sacchi d’oro anche in quel luogo, ma aveva comunque voluto che Vanin e il resto tenessero gli occhi aperti. L’ex ladro di cavalli e bracconiere si teneva così vicino a Elayne che chiunque avrebbe potuto pensare fosse il suo Custode, anche se grasso e sciatto. Beslan roteò gli occhi Mat quando gli diede istruzioni e Nalesean si carezzò irritato la barba, mormorando che avrebbe potuto rimanere a letto a dormire.

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