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La corona di spade

Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:

La corona di spade
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«Bene» La voce di Elayne era bassa, solo per lui, ma piena di disgusto e disprezzo. Scostò il proprio mantello per evitare di sfiorarlo perfino con quello. «Allora è vero! Non potevo crederci, non me l’aspettavo da te... non da te! Sono sicura che per Nynaeve è lo stesso. Qualsiasi promessa ti abbia mai fatto è annullata! Non manterrò promesse fatte a chi costringe una donna a prestargli delle attenzioni, qualsiasi donna, ma soprattutto una regina che gli ha offerto...»

«Io ho costretto lei?» gridò. O meglio, cercò di gridare. La sensazione di soffocamento lo fece quasi rantolare.

Afferrò Elayne per le spalle e la fece allontanare dalle carrozze. Mozzi senza camicia con indosso grembiuli di pelle verde macchiati si affrettavano intorno a loro, trasportando sacchi in spalla o facendo rotolare dei barili sul molo; alcuni spingevano delle carriole piene di ceste, tenendosi a distanza dalle carrozze. La regina di Altara non era molto potente, ma il suo sigillo sugli sportelli assicurava che almeno la gente comune avrebbe girato alla larga. Nalesean e Beslan stavano chiacchierando mentre facevano strada alle Braccia Rosse. Vanin chiudeva il gruppo e guardava accigliato lo scorrere del fiume; sosteneva di soffrire di stomaco, quando saliva su un’imbarcazione. Le Sapienti sì erano tutte riunite intorno a Reanne e osservavano la scena, ma non erano abbastanza vicine da sentire. Mat parlò sussurrando, per non correre rischi.

«Adesso Stammi a sentire! Quella donna non accetta un no come risposta. Mi sono opposto, e lei mi ha riso in faccia. Mi ha affamato, mi ha tiranneggiato e mi ha dato la caccia come a un cervo! Ha più mani di sei donne messe insieme. Ha minacciato di farmi spogliare dalle cameriere se io non l’avessi lasciata...» A un tratto si rese conto di cosa stava dicendo. E di chi era la sua interlocutrice. Riuscì a chiudere la bocca prima di ingoiare una mosca. Scoprì di provare un improvviso interesse per uno dei corvi di metallo scuro inseriti sul manico dell’ashandarei, che gli evitava di sostenere lo sguardo di Elayne. «Quello che voglio dire è che tu non capisci,» mormorò «che hai invertito i ruoli.» Mat si arrischiò a guardarla da sotto le falde del proprio cappello.

Lei era leggermente arrossita, ma il suo volto assunse un’espressione solenne come quella di un busto di marmo. «Sembra... sembra che io abbia frainteso» disse in tono grave. «È stato davvero... malvagio, da parte di Tylin.» Mat ebbe l’impressione che Elayne contraesse le labbra. «Hai mai pensato di esercitarti in diversi tipi di sorriso davanti allo specchio, Mat?»

Mat, la guardò stupito. «Cosa?»

«Ho sentito dire da una fonte attendibile che è ciò che fanno le ragazze per attirare l’attenzione dei re.» Qualcosa alterò la tranquillità del tono di voce di Elayne, e stavolta il tremito delle sue labbra fu evidente. «Potresti provare anche a sbattere le ciglia.» Serrò la bocca e si voltò. Le sue spalle tremavano e il mantello sventolava dietro di lei mentre si dirigeva al molo. Prima che si allontanasse quel tanto da non essere sentita da Mat la udì ridere e dire qualcosa a proposito di ‘un assaggio della sua medicina’. Reanne e le Donne Sapienti la seguirono, come un branco di galline dietro a un pulcino piuttosto che il contrario. I pochi mozzi che si trovavano fuori dalle imbarcazioni smisero di arrotolare le corde o qualsiasi altra cosa stessero facendo e chinarono il capo rispettosamente davanti a quella processione.

Mat si tolse il cappello, furioso, e prese in considerazione l’idea di saltarci sopra per la rabbia. Donne! Avrebbe dovuto aspettarsi di non essere compreso. Gli sarebbe piaciuto molto poter strangolare la maledetta erede al trono. E anche Nynaeve, per principio. Solo che non poteva. Aveva fatto delle promesse e quei dadi continuavano a rotolare nella sua testa. Inoltre una delle Reiette poteva trovarsi nei dintorni, vicino a loro. Si rimise il copricapo e si diresse verso il molo, oltrepassando le Donne Sapienti e raggiungendo Elayne. La ragazza stava ancora cercando di reprimere l’ilarità, ma ogni volta che lo guardava, diventava di nuovo rossa e riprendeva a ridere.

Mat guardava fisso davanti a sé. Maledette donne! Maledette promesse. Sì scoprì la testa il tempo necessario per levarsi dal collo il laccio di cuoio, e lo porse con riluttanza a Elayne. La testa d’argento della volpe pendeva dalle sue mani. «Tu o Nynaeve dovrete decidere chi di voi due deve indossarlo, ma lo rivoglio nel momento in cui lasceremo Ebou Dar. Hai capito? Nel preciso istante in cui...»

Si accorse di colpo che stava camminando da solo. Si voltò e vide Elayne due passi indietro, immobile, che lo fissava con Reanne e le altre alle sue spalle.

«Adesso cosa succede?» chiese Mat. «Ah, sì, so tutto di Moghedien.» Un uomo magro, che aveva delle pietre rosse incastonate negli orecchini di ottone, ed era chino su un ormeggio, si voltò talmente in fretta nel sentir pronunciare quel nome dietro di lui che ricadde di lato, finendo in acqua. A Mat non importava che qualcuno lo sentisse. «Cercare di mantenerlo segreto, con due dei miei uomini morti, dopo tutte le vostre promesse. Be’, ne parleremo più tardi. Anche io ho fatto delle promesse. Ho promesso di tenervi in vita. Se Moghedien dovesse farsi di nuovo viva, cercherà di attaccare una di voi due. Ecco, prendi.» Le porse di nuovo il medaglione.

Elayne scosse lentamente il capo, confusa, poi si voltò per mormorare qualcosa a Reanne. Solo dopo che le donne anziane si furono incamminate verso Nynaeve, che agitava le braccia in fondo a una passerella, prese il medaglione, giocherellandoci con le dita.

«Hai idea di cosa avrei fatto per avere quest’oggetto per i miei studi?» chiese Elayne con calma. «Anche una vaga idea?» Era alta per essere una donna, ma doveva comunque guardarlo dal basso. Sembrava che non l’avesse mai visto prima di allora. «Sei un uomo molto fastidioso, Mat Cauthon. Lini direbbe che mi sto ripetendo, ma tu...» Sospirò e allungò una mano per togliergli il cappello e rimettergli al collo il medaglione. Gli infilò la testa di volpe sotto la camicia e gli diede un colpetto con la mano, prima di restituirgli il copricapo. «Non lo userò se Nynaeve o Aviendha non indossano nulla, e credo che loro farebbero lo stesso. Portalo tu. Dopo tutto non potrai mantenere le tue promesse, se Moghedien ti uccide. Anche se non penso che sia ancora qui. Credo che sia convinta di aver ucciso Nynaeve, e non sarei sorpresa se fosse il solo motivo per cui era venuta fin qui, ma tu devi essere molto prudente. Nynaeve dice che c’è un uragano in arrivo, e non si riferisce a questo vento. Io...» Elayne arrossì di nuovo. «Mi dispiace di aver riso di te.» Si schiarì la gola e distolse lo sguardo da lui. «Talvolta dimentico il mio dovere nei confronti dei miei sudditi. Tu sei un suddito valoroso, Matrim Cauthon. Farò in modo che Nynaeve capisca come stanno le cose fra... te e Tylin. Forse possiamo aiutarti.»

«No» farfugliò lui. «Intendo dire, sì. Cioè... ecco... oh, baciassi una maledetta capra se so cosa ho in mente. Vorrei quasi che tu non sapessi la verità.» Nynaeve ed Elayne erano sedute a parlare di lui con Tylin mentre sorseggiavano il tè. Sarebbe mai sopravvissuto a qualcosa di simile? Sarebbe mai più riuscito a guardare in faccia una di loro? Ma se non lo avessero fatto... Si trovava esattamente fra il lupo e l’orso, senza via di scampo. «Interiora di pecora! Accidenti, maledizione, per tutti i diamini!» Gli sarebbe quasi piaciuto che Elayne lo richiamasse per il linguaggio come avrebbe fatto Nynaeve, anche solo per poter cambiare discorso.

Elayne mosse silenziosamente le labbra e, per un istante, Mat ebbe la strana impressione che stesse ripetendo la sua frase. Ovviamente non poteva essere così. Stava avendo delle visioni, ecco tutto. Ad alta voce, aggiunse: «Capisco» proprio come se stesse capendo. «Forza, adesso, Mat. Non possiamo perdere altro tempo restando fermi qui.»

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