La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Alla luce di una lampada, Mat scorse un gruppetto di uomini che stavano forzando la porta sui cardini di ferro arrugginiti proprio dietro Vanin, ma non vi prestò molta attenzione. Era concentrato su Janira, accasciata in terra, e su Elayne. Aveva promesso di mantenerla in vita per Rand. L’aveva promesso. Gridò e si scagliò contro l’assassino, allungando l’ashandarei.
Mat aveva già visto come si muovevano i Myrddraal, ma questo era anche più veloce, benché fosse difficile da credere. Sembrò volare davanti alla lancia, ne afferrò il manico e piroettò, scagliandolo nel corridoio.
Mat rimase senza fiato quando colpì il terreno, sollevando una piccola nuvola di polvere insieme all’ashandarei. Ansimando, si alzò, con il medaglione che gli pendeva davanti alla camicia aperta. Estrasse un pugnale da sotto la giubba e si scaraventò contro quell’uomo, proprio mentre in cima alle scale appariva Nalesean, con la spada in pugno. Adesso l’avevano incastrato, anche se era veloce...
Quell’uomo avrebbe fatto sembrare lento un Myrddraal. Girò intorno a Nalesean evitando il suo affondo come se non avesse ossa nel corpo, e allungò la mano destra per afferrarlo per la gola. Poi la mano si allontanò di colpo, con un suono liquido e lacerante. Il sangue zampillo vicino al volto di Nalesean, che lasciò cadere la spada sul pavimento impolverato e si strinse le mani intorno al collo dolorante, mentre il sangue gli arrossava le dita e lui crollava a terra.
Mat si avventò contro la schiena dell’assassino, e i tre caddero tutti insieme. Non provava alcun rimorso nel pugnalare un uomo alle spalle quando era necessario, soprattutto se era uno in grado di tagliare la gola di un altro con una mano. Avrebbe dovuto lasciare Nalesean a letto. Quel pensiero triste gli venne in mente mentre affondava la lama una seconda e poi una terza volta.
La vittima si agitava sotto la sua presa. Non avrebbe dovuto essere possibile, ma in qualche modo quel tizio riuscì a voltarsi sotto Mat, sottraendogli il pugnale. Gli occhi vitrei di Nalesean e la gola insanguinata erano un avviso molto chiaro agli occhi di Mat, che, disperato, afferrò il polso di quell’uomo. La sua mano scivolò leggermente sul sangue di Nalesean.
L’altro gli sorrise. Aveva un pugnale che gli spuntava da un fianco e rideva! «Ti vuole morto quanto lei» disse l’uomo sottovoce e, come se non avesse alcun impedimento, mosse le mani Verso la testa di Mat, trascinando nel movimento anche il braccio di quest’ultimo.
Mat, in preda al panico, lo spinse e scaricò tutto il peso del proprio corpo sul braccio del suo avversario, senza ottenere alcun risultato. Luce, si sentiva come un bambino che lottava contro un adulto. Quel tizio si stava divertendo, se la prendeva comoda. Con le mani gli afferrò la testa. Dov’era andata a finire la sua maledetta fortuna? Mat si sollevò facendo appello alle poche forze che gli restavano e... il medaglione finì contro la guancia dell’assalitore. L’uomo gridò. Dai bordi del medaglione salirono dei filamenti di fumo, e la sua pelle friggeva come della pancetta nella padella. Si allontanò in preda alle convulsioni, spingendo via Mat con mani e piedi, e facendogli fare un volo di dieci passi prima di ricadere a terra.
Quando si rialzò, mezzo stordito, l’uomo era già in piedi con le mani sul volto. Aveva sulla guancia un segno rosso, dalla forma della testa di volpe. Mat toccò con circospezione il medaglione. Era freddo. Non come quando una donna incanalava nelle vicinanze: forse lo stavano ancora facendo al pianterreno, ma erano lontane. Era freddo come l’argento. Mat non aveva idea di cosa fosse quel che aveva davanti, tranne che di sicuro non era umano, ma fra la bruciatura e le tre pugnalate, con un coltello che ancora gli spuntava da sotto un braccio, adesso forse sarebbe stato abbastanza lento da permettergli di oltrepassarlo e precipitarsi giù per le scale. Vendicare Elayne sarebbe stato nobile, come fare lo stesso Nalesean, ma era evidente che non sarebbe accaduto quel giorno, e non vi era alcun bisogno di creare un motivo perché anche Mat Cauthon dovesse diventare qualcuno da vendicare.
L’uomo sì tolse il pugnale dal fianco e lo lanciò contro Mat, che lo afferrò al volo d’istinto. Thom gli aveva insegnato a fare i giochi di prestigio, e gli aveva detto che lui aveva le mani più veloci che avesse mai visto. Fece volteggiare il pugnale per impugnarlo in modo corretto, con la punta rivolta verso l’alto, e nel farlo notò che la lama era splendente e si scoraggiò. Non era sporca di sangue. Avrebbe dovuto essere almeno macchiata, ma l’acciaio riluceva, brillante e pulito. Forse nemmeno le ferite delle pugnalate avrebbero rallentato quel... qualsiasi cosa fosse.
Mat azzardò uno sguardo alle sue spalle. Gli altri uomini stavano cominciando a entrare dalla porta che avevano aperto, la porta a cui lo avevano condotto le impronte il giorno prima, ma sembrava che avessero le braccia cariche di cumuli di spazzatura, piccole ceste mezze marce, un barile con degli oggetti avvolti in panni che spuntavano nei punti in cui mancavano le assi, e perfino una sedia rotta e uno specchio incrinato. Con ogni probabilità avevano ricevuto l’ordine di prendere tutto. Non prestarono alcuna attenzione a Mat e si affrettarono verso il fondo del corridoio, svanendo dietro un angolo. Doveva esserci un’altra scala, da quella parte. Forse avrebbe potuto seguirli, forse... proprio davanti alla porta dalla quale erano arrivati, si accorse che Vanin stava di nuovo cercando di alzarsi, ma poi ricadde a terra. Mat imprecò. Se si fosse trascinato dietro Vanin sarebbe stato molto lento, ma se la sua fortuna era all’opera... non aveva salvato Elayne, ma forse... Con la coda dell’occhio, vide che la ragazza si era mossa, portandosi una mano alla testa.
La vide anche l’uomo dalla giubba grigia, che sorrise e si girò verso di lei.
Mat sospirò e ripose l’inutile pugnale dietro la cintura. «Non puoi averla» gridò. Promesse. Con uno strattone ruppe il cordone di pelle che aveva intorno al collo. Adesso il medaglione con la testa di volpe pendeva dalla sua mano. Emetteva uno strano ronzio mentre Mat lo faceva roteare in aria. «Non puoi averla, maledizione.» Mat si mosse in avanti, sempre facendo vorticare il medaglione. Il primo passo fu il più difficile, ma aveva delle promesse da mantenere.
Il sorriso scomparve dal volto di quell’essere. Guardava con diffidenza il pendente, e intanto indietreggiava. La stessa luce proveniente dalla finestra che si era riflessa sul medaglione circondò l’uomo di un alone. Se Mat fosse riuscito a spingerlo fin laggiù, forse avrebbe avuto modo di constatare se un volo di sei piani avrebbe ottenuto il risultato che con il pugnale non riusciva a ottenere.
Il marchio sul volto del tipo era livido, e l’uomo continuava a indietreggiare. A tratti allungava una mano, come cercando di afferrare Mat, poi di colpo scattò da un lato, infilandosi in una delle stanze, e si serrò la porta alle spalle. Mat sentì che la chiudeva a chiave.
Forse avrebbe dovuto fermarsi, ma senza pensare alzò un piede e colpì duramente l’uscio. Dal legno marcio fuoriuscì della polvere. Con un secondo calcio le assi marcite caddero a pezzi, insieme ai cardini arrugginiti. La porta ricadde verso l’interno, pendendo a una strana angolazione.
La stanza non era del tutto buia. Dalla finestra che si trovava alla fine del corridoio, non lontano arrivava un po’ di luce, e un pezzo di specchio in un angolo irradiava una debole illuminazione. Quello specchio gli consentì di osservare la stanza senza entrarvi. Oltre a un pezzo di sedia, non c’era nient’altro da vedere. Le sole aperture erano la porta e un buco fatto dai ratti, proprio accanto allo specchio, ma l’uomo con la giubba grigia era scomparso.
«Mat» lo chiamò Elayne con un filo di voce. Lui lasciò in fretta la stanza e si diresse verso di lei. Da qualche parte ai piani inferiori si sentivano ancora delle grida, ma Nynaeve e gli altri avrebbero dovuto cavarsela da soli, almeno per il momento. Quando Mat la raggiunse, Elayne era seduta, si stava massaggiando la mascella e sussultava. Aveva l’abito coperto di polvere, il cappello di traverso, alcune delle piume erano rotte e, guardandole i capelli color oro, Mat ebbe l’impressione che glieli avessero tirati per trascinarla. «Mi ha colpita così forte» disse dolorante. «Non credo di avere qualcosa di rotto, ma...» i loro sguardi si incontrarono e, se Mat in passato aveva creduto che lo guardasse come un estraneo, ora ne fu convinto. «Ho visto cos’hai fatto, Mat. Con quell’uomo. Era come se fossimo tante galline chiuse in una scatola con una donnola. Incanalare non lo toccava. I flussi svanivano allo stesso modo di come succede con il tuo...» Lanciò un’occhiata al medaglione che ancora pendeva fra le mani di Mat e sospirò, creando un effetto senz’altro interessante nella sua scollatura ovale. «Grazie, Mat. Ti chiedo scusa per quello che ho fatto e pensato di te.» Stavolta sembrava davvero sincera. «Continuo ad accumulare dei toh nei tuoi confronti,» sorrise mestamente Elayne «ma non ti permetterò di battermi. Dovrai permettermi di salvarti almeno una volta, per ristabilire l’equilibrio.»