L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Non sono arrivati dalla direzione che ci aspettavamo» fu tutto quello che l’Aiel disse. La notte era più fredda di quanto ci aspettassimo. C’era più pioggia di quanta ce ne aspettassimo. Questo fu il suo modo di dirlo.
Faile sembrò materializzarsi con i cavalli. La metà dei cavalli, inclusi Stepper e Rondine, più nove dei dodici uomini che erano con loro. Su una guancia aveva un’escoriazione, ma era viva. Cercò di abbracciarla, ma la donna spinse via il braccio, lamentandosi della freccia spezzata nel fianco mentre gli toglieva gentilmente la giubba per cercare di scoprire dove fosse andata a finire.
Perrin studiò gli uomini che lo circondavano. Adesso avevano smesso di arrivare e alcuni volti mancavano all’appello. Kenley Ahan, Bili al’Dai, Teven Marwin. Si costrinse a menzionare tutti gli assenti, a contarli. Ventisette. Ventisette erano assenti. «Avete portato tutti i feriti?» chiese stordito. «C’è nessuno che è stato lasciato indietro?» La mano di Faile tremò sul fianco di Perrin, la sua espressione mentre guardava la ferita era un misto di preoccupazione e furia. Aveva motivo di essere arrabbiata. Non avrebbe mai dovuto trascinarla in tutto questo.
«Solo i cadaveri» rispose Ban al’Seen con una voce pesante come la sua espressione.
Sembrava che Wil stesse guardando qualcosa appena fuori della visuale. «Ho visto Kenley» disse. «La testa era nell’incavo di una quercia e il resto più in basso. L’ho visto. Adesso il raffreddore non gli darà più fastidio.» Starnutì e sembrò attonito.
Perrin sospirò pesantemente desiderando di non averlo fatto; il dolore guizzò nel fianco facendogli serrare i denti. Faile, con una sciarpa di seta verde e oro avvolta in mano stava cercando di sfilargli la camicia dai pantaloni. Perrin respinse la mano di Faile anche se la donna lo guardò torva. Non c’era tempo adesso per occuparsi delle ferite. «I feriti sui cavalli ordinò quando poté parlare nuovamente. «Ihvon, ci attaccheranno?» La foresta sembrava troppo tranquilla. «Ihvon?» Il Custode apparve, guidando un castrone grigio scuro dagli occhi feroci. Perrin ripeté la domanda.
«Forse. Forse no. Lasciati da soli i Trolloc uccidono le prede più facili. Senza il Mezzo Uomo probabilmente preferiranno trovare una fattoria piuttosto che qualcuno che potrebbe trapassarli con una freccia. Assicurati che tutti quelli che si reggono in piedi abbiano un arco con la freccia incoccata, anche se non possono scagliarla. I Trolloc potrebbero decidere che il prezzo da pagare è troppo alto per un po’ di divertimento.»
Perrin rabbrividì. Se i Trolloc attaccavano si sarebbero divertiti come al ballo del Giorno d’Estate. Ihvon e gli Aiel erano i soli veramente pronti a combattere. E Faile, gli occhi scuri della ragazza brillavano furiosi. Doveva portarla in salvo.
Il Custode non offrì il suo cavallo per i feriti, e a ragione. L’animale non avrebbe lasciato che nessun altro lo montasse e cavalli da guerra con il loro padrone in sella sarebbero stati armi formidabili in caso i Trolloc avessero attaccato di nuovo. Perrin cercò di far salire Faile su Rondine, ma lei lo fermò. «Hai detto i feriti,» rispose dolcemente «ricordi?»
Con suo sommo disgusto la ragazza insisté affinché lui cavalcasse Stepper. Si aspettava che gli altri avrebbero protestato, dopo che li aveva guidati al disastro, ma nessuno lo fece. C’erano giusto i cavalli per quelli che non potevano camminare o andare lontano — più tardi ammise malvolentieri che apparteneva a uno di questi gruppi — per cui alla fine salì in sella. Almeno la metà degli altri cavalieri era aggrappata al proprio. Perrin stava a schiena dritta e denti serrati.
Quelli che camminavano o incespicavano, anche alcuni di quelli a cavallo, stringevano gli archi come se questi significassero la salvezza. Perrin aveva il suo e anche Faile era armata di arco, anche se Perrin dubitava che sarebbe riuscita a usare uno dei lunghi archi dei Fiumi Gemelli. In questo momento contava l’apparenza, l’illusione, che forse li avrebbe salvati. Come Ihvon, pronto a scattare come una frusta, i tre Aiel non sembravano aver cambiato atteggiamento mentre scivolavano avanti, le lance infilate nei finimenti della custodia dell’arco che avevano a tracolla e gli archi di corno in mano. Gli altri, incluso lui, erano degli stracci, nulla che somigliasse alla banda che aveva guidato in questo luogo, così sicura e orgogliosa. Eppure l’illusione funzionava bene come la realtà. Per il primo chilometro nella foresta intricata il vento gli portò al naso il fetore dei Trolloc, che si nascondevano o erano appostati. Quindi il fetore lentamente diminuì e svanì mentre i Trolloc rimanevano indietro, ingannati dal miraggio.
Faile camminava accanto a Stepper, con una mano sulla gamba di Perrin come se intendesse sostenerlo. Di tanto in tanto lo guardava sorridendo incoraggiante, ma con la preoccupazione che le faceva aggrottare la fronte. Perrin ricambiava i sorrisi meglio che poteva, cercando di farle credere che stava bene. Ventisette. Non riusciva a evitare che i nomi gli scorressero nella testa. Colly Garren e Jared Aydaer, Dael al’Taron e Ren Chandin. Ventisette ragazzi dei Fiumi Gemelli che aveva ucciso con la sua stupidità. Ventisette.
Presero la via più diretta per uscire dal Waterwood lasciandolo nel pomeriggio. Era difficile stabilire quanto fosse tardi con il cielo ancora coperto di grigio e tutto il resto ombreggiato. Davanti a loro si estendevano pascoli erbosi cosparsi di alberi e qualche pecora, in lontananza si vedevano alcune fattorie.
Da nessuno dei camini saliva il fumo. Se in quelle abitazioni ci fosse stato qualcuno, qualcosa sarebbe stato sul fuoco sotto al camino.
Il pennacchio di fumo più vicino sembrava almeno a otto chilometri di distanza.
«Dovremo trovare una fattoria per la notte» osservò Ihvon. «Un posto al coperto in caso piovesse ancora. Un fuoco. Del cibo.» Guardò gli uomini dei Fiumi Gemelli e aggiunse: «Acqua e bende.»
Perrin si limitò ad annuire. Il Custode era più bravo di lui nel sapere quello che andava fatto. Anche il vecchio Bili Congar con la testa piena di birra probabilmente era migliore. Lasciò che Stepper seguisse il castrone grigio.
Prima che avessero cavalcato più di un chilometro, una musica lontana colse l’orecchio di Perrin, violini e flauti che suonavano motivi allegri.
All’inizio credeva di sognare, ma poi anche gli altri lo udirono, scambiandosi occhiate incredule, quindi sorrisi sollevati. Musica significava gente allegra, a giudicare dai suoni, qualcuno che celebrava un evento. L’idea di qualcuno che avesse qualcosa da festeggiare fu abbastanza per spronarli.
41
Fra i Tuatha’an
La prima cosa che videro fu un gruppo di carri leggermente verso sud, come piccole case su ruote, alte scatole di legno dipinte e laccate con tonalità vivacissime di rosso, azzurro, verde e giallo, tutte sistemate in un largo circolo attorno a delle querce dai grossi rami. La musica proveniva da lì. Perrin aveva sentito dire che c’erano dei Calderai, dei Girovaghi, nei Fiumi Gemelli, ma sino ad allora non li aveva visti. Cavalli barcollanti brucavano l’erba alta.
«Dormirò altrove» disse rigido Gaul quando vide che Perrin intendeva andare ai carri, e si allontanò senza aggiungere una parola.
Bain e Chiad parlarono a bassa voce, ma con premura, a Faile. Perrin sentì abbastanza per sapere che stavano cercando di convincerla a trascorrere la notte con loro in qualche boschetto e non con ‘i Perduti’. Sembravano atterriti all’idea di parlare con i Calderai, e ancor più di mangiare o dormire con loro. Faile aumentò la presa sulla gamba di Perrin mentre rifiutava, con calma ma fermamente. Le due Fanciulle aggrottarono le sopracciglia, occhi azzurri che incontrarono occhi grigi molto preoccupati, ma prima che i carri dei Girovaghi si avvicinassero troppo, si allontanarono appresso a Gaul. Sembravano aver recuperato lo spirito. Perrin sentì Chiad suggerire di indurre Gaul a giocare a una cosa chiamata ‘il bacio della Fanciulla’. Entrambe ridevano quando le oltrepassò.