L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«C’è qualcuno a Emond’s Field» la rassicurò Faile. «Ma è sicuro lasciargliela in corpo fino a domani mattina?»
«Più sicuro che farmi tagliare, forse. Posso preparargli una mistura per il dolore e un impiastro contro le infezioni.»
Guardando le due donne Perrin esordì: «Ehi, vi ricordate di me? Sono proprio qui. Smettetela di parlare come se non esistessi.»
Le donne lo scrutarono per un momento.
«Tienilo fermo» si rivolse Ila a Faile. «Va bene che parli, ma non farlo muovere. Potrebbe peggiorare la situazione.»
«Ci penserò io» rispose Faile.
Perrin strinse i denti e fece del suo meglio per cooperare nel farsi togliere giubba e camicia, ma le donne dovettero fare la maggior parte del lavoro. Si sentiva debole come il peggior ferro battuto, pronto a piegarsi a qualsiasi pressione. Dieci centimetri di asta spessa come un pollice spuntavano quasi sopra all’ultima costola, da uno squarcio coperto di sangue rappreso. Gli appoggiarono la testa su un cuscino, non volendo per un motivo non precisato che si guardasse. Faile lavò la ferita mentre Ila preparava il balsamo usando un pestello e un mortaio di pietra semplice pietra grigia levigata, la prima cosa che aveva visto nel campo dei Calderai che non fosse di un colore vivace. Sistemarono il balsamo attorno alla freccia e lo fasciarono per mantenerlo in posa.
«Stanotte io e Raen dormiremo sotto al carro» decise alla fine la donna Tuatha’an, pulendosi le mani. Guardando torva il moncone di freccia che spuntava dalle bende, scosse il capo. «Una volta pensavo che forse avrebbe trovato la Via della Foglia. Credevo fosse un ragazzo gentile.»
«La Via della Foglia non è per tutti» rispose gentilmente Faile, ma Ila scosse nuovamente il capo.
«È per tutti,» puntualizzò Ila altrettanto gentile e vagamente triste, «se solo la conoscessero.»
Quindi se ne andò e Faile sedette lungo il bordo del letto tamponandogli il viso con un panno ripiegato. Sembrava sudasse molto.
«Ho preso una cantonata» disse Perrin dopo un po’. «No, è troppo poco. Non conosco la parola appropriata.»
«Non hai preso una cantonata» rispose Faile con fermezza. «Hai fatto ciò che al momento sembrava la cosa giusta. Era giusta, non riesco a immaginare come abbiano fatto ad andare dietro di noi. Gaul non è uno da commettere errori sulla posizione dei nemici. Ihvon aveva ragione, Perrin. Chiunque può ritrovarsi in circostanze che sono cambiate senza che se ne accorgesse. Hai tenuto tutti insieme. Ci hai portati fuori.»
Perrin scosse forte la testa e così facendo il dolore aumentò. «Ihvon ci ha portati fuori. Quello che ho fatto io è stato far uccidere ventisette uomini» disse amareggiato, cercando di sedersi per guardarla in faccia. «Alcuni di loro erano amici miei, Faile. E io li ho fatti uccidere.»
Faile si lanciò di peso sulla spalla di Perrin per farlo rimanere sdraiato. La facilità con cui lo aveva fermato era un metro per misurare la sua debolezza. «Ci sarà abbastanza tempo per questo domani,» lo apostrofò Faile, fissandolo in viso, «quando dovremo rimetterti a cavallo. Ihvon non ci ha portati fuori, non credo che a lui importasse particolarmente che chiunque altro ne uscisse, a parte te e lui. Quegli uomini si sarebbero sparpagliati in ogni direzione se non fosse stato per te, e a quel punto saremmo stati tutti abbattuti. Non sarebbero rimasti insieme per Ihvon, un estraneo. Per quanto riguarda i tuoi amici...» sospirando Faile si sedette nuovamente. «Perrin, mio padre sostiene che un generale può prendersi cura dei viventi o piangere i defunti, ma non può fare entrambe le cose.»
«Non sono un generale, Faile. Io sono uno sciocco fabbro che credeva di poter usare altre persone per aiutarlo a farsi giustizia, o forse vendicarsi. Lo voglio ancora, ma non voglio usare più nessun altro.»
«Pensi che i Trolloc andranno via perché tu hai deciso che le tue motivazioni non sono abbastanza pure?» La voce accalorata della ragazza gli fece alzare la testa, ma lei la spinse di nuovo sul cuscino abbastanza duramente. «Saranno meno spregevoli? Hai bisogno di un motivo più puro per combatterli oltre quello che sono? Un’altra cosa che sostiene mio padre. Il peccato peggiore che un generale possa commettere, peggio che commettere un errore di valutazione, peggio della sconfitta, peggiore di qualsiasi altra cosa, è abbandonare quelli che lo seguono.»
Qualcuno bussò alla porta e un giovane snello e di bell’aspetto con una giubba a righe verdi e rosse infilò la testa nel carro. Lanciò un sorriso a Faile, tutto denti bianchi e fascino, prima di guardare Perrin. «Nonno ha detto che eri tu. Credo che questo sia il vostro luogo di provenienza, quello di cui parlava Egwene.» Aggrottò improvvisamente le sopracciglia in segno di disapprovazione. «I tuoi occhi. Vedo che alla fine hai seguito Elyas per correre con i lupi. Ero certo che non avresti mai trovato la Via della Foglia.»
Perrin lo conosceva, Aram, il nipote di Da e Raen. Non gli piaceva, sorrideva come Wil. «Vai via Aram, sono stanco.»
«Egwene è con te?»
«Egwene adesso è un’Aes Sedai, Aram» gridò «e ti strapperebbe il cuore con l’Unico Potere se le chiedessi di ballare. Vai via!»
Aram batté le palpebre e chiuse velocemente la porta. Con lui fuori.
Perrin lasciò ricadere indietro la testa. «Sorride troppo» borbottò. «Non posso tollerare un uomo che sorride troppo.» Faile soffocò una risata, e lui la guardò sospettoso. La ragazza stava mordendosi il labbro inferiore.
«Ho qualcosa in gola che mi dà fastidio» spiegò con la voce strozzata, alzandosi velocemente. Si affrettò verso l’ampio scaffale ai piedi del letto dove Ila aveva preparato l’impiastro e rimase in piedi rivolgendogli le spalle, versando acqua da una brocca rossa e verde in una tazza azzurra e gialla. «Vuoi qualcosa da bere anche tu? Ila ha lasciato questa polvere per il dolore. Ti aiuterà a dormire.»
«Non voglio nessuna polvere» rispose. «Faile, chi è tuo padre?»
La ragazza irrigidì la schiena. Dopo un momento si voltò con la tazza in entrambe le mani e un’espressione illeggibile negli occhi a mandorla. Trascorse un altro minuto prima che dicesse: «Mio padre è Davram della Casata Bashere, lord di Bashere, Tyr e Sidona, Guardiano del Confine della Macchia, Difensore della Terra del Cuore, maresciallo generale della regina Tenobia di Saldea. E suo zio.»
«Luce! Cos’era tutta quella storia del commerciante di legna, o pellicce? Mi sembra che una volta abbia anche commerciato pepe dei ghiacci.»
«Non era una bugia» rispose dura, quindi con voce più remissiva aggiunse: «Solamente non tutta la verità. La tenuta di mio padre produce legname, legni pregiati, pepe dei ghiacci, pellicce e altro. I castaidi le vendono per lui, per cui in un certo qual modo commercia in questi beni.»
«Perché non me lo hai detto? Nascondere cose. Mentire. Sei una lady!» La guardò cupo e accusatore. Questo non se lo aspettava. Un mercante minore, un ex soldato forse, ma non questo. «Luce, cosa stai combinando andandotene in giro come Cercatrice del Corno? Non dirmi che lord Bashere e tutto il resto ti ha lasciata andare a caccia di avventure.»
Sempre con la tazza in mano Faile si sedette nuovamente vicino a Perrin. Per un qualche motivo sembrava molto concentrata sul suo viso. «I miei due fratelli più grandi sono morti, Perrin. Uno combattendo i Trolloc, l’altro cadendo da cavallo durante una battuta di caccia. Questo mi ha resa la più grande, il che vuol dire che ho dovuto studiare contabilità e commercio. Mentre i miei fratelli più giovani imparavano a fare i soldati e venivano preparati per le avventure, io ho dovuto imparare come gestire le tenute! È il dovere del più grande. Dovere! È monotono, grigio e noioso. Immersa nelle carte e la cancelleria.
«Quando papà portò Maedin con sé al Confine della Macchia — è più giovane di me di due anni — fu più di quanto potessi sopportare. Alle ragazze non viene insegnata la scherma, o l’arte della guerra in Saldea, ma papà aveva scelto un vecchio soldato dal suo primo comando come mio valletto ed Eran era sempre più che contento di insegnarmi a usare i pugnali e a lottare a mani nude. Credo lo divertisse. In ogni caso, quando papà portò Maiden con sé, giunsero le voci del raduno per la Grande Caccia, così io... sono andata via. Ho scritto una lettera a mia madre spiegandole tutto e... sono andata via. Raggiunsi Illian in tempo per prestare il giuramento del Cercatore...» raccogliendo il panno deterse nuovamente il sudore dalla fronte di Perrin. «Dovresti davvero dormire se ci riesci.»