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Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
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«Credevo che andassimo in gruppo», dissi con voce incerta.

Il suo viso era di pietra.

«Adesso non ce n’è più ragione», disse. «Potrebbe mettersi male per noi durante la conferenza quando Huruga verrà a sapere dell’incursione. Anzi, mi spiace di mettervi in pericolo, Fratello Parvus.»

Anche a me spiaceva, ma non dovevo perdere troppo a compatirmi, tempo che avrei potuto meglio usare per recitare il Rosario.

All’interno del padiglione perlaceo ci aspettavano gli stessi funzionari wersgoriani. Huruga dimostrò tutta la sua sorpresa quando ci vide.

«Dove sono gli altri negoziatori?», chiese con voce aspra.

«Sono impegnati a recitare le preghiere», risposi, il che era del resto anche vero.

«Ancora questa strana parola,» mugulò uno dei musi azzurri. «Cosa può voler dire?»

«Questo!», risposi. E glielo dimostrai recitando un Ave Maria e sgranando il Rosario.

«Si tratta di una specie di macchina calcolatrice, credo», rispose un altro Wersgor. «Ma non deve essere così primitiva come appare esternamente, però.»

«Ma cosa calcola?», sussurrò un terzo, con le orecchie ritte per la preoccupazione.

Huruga ci lanciò occhiate di fuoco.

«Adesso è ora di farla finita,» sbottò. «Avete lavorato tutta la notte laggiù. Se avete in mente qualche trucco…»

«Non avreste doluto averlo voi un piano?» lo interruppi con il mio tono mellifluo e cristianamente dolce.

Come speravo, l’insolenza lo sbalestrò.

Ci sedemmo.

Dopo aver riflettuto un momento, Huruga esclamò:

«Parliamo dei prigionieri. Io sono responsabile della sicurezza dei residenti di questo pianeta e non mi è assolutamente possibile trattare con chi tiene prigionieri dei Wersgorix. Quindi la prima condizione per proseguire questi negoziati è che i prigionieri vengano immediatamente rilasciati.»

«Allora è un vero peccato che non possiamo negoziare,» ribatté Sir Roger per mio tramite, «io non ho affatto l’intenzione di distruggervi.»

«E noi non lasceremo questo posto finché non mi saranno stati consegnati quei prigionieri», sbottò Huruga.

Io mi sentii mancare il fiato e lui sorrise gelido.

«Ho soldati pronti ad intervenire ad un mio ordine, se per caso anche voi avete portato qualcosa di simile a questo».

Si infilò una mano nella tunica ed estrasse una pistola lanciaproiettili. Io fissai la bocca dell’arma e sussultai.

Sir Roger sbadigliò e si lucidò le unghie su una manica di seta.

«Cos’ha detto?», mi chiese.

Glielo dissi.

«È un tradimento!», gemetti. «Era inteso che venissimo tutti disarmati.»

«No. Ricorda che non sono stati pronunciati giuramenti. Ma riferisci a "sua bassezza" il Duca Huruga, che avevo previsto questa eventualità e mi sono portato anch’io un’arma.»

Il Barone così dicendo, premette sull’anello dell’elaborato sigillo che portava al dito e strinse il pugno.

«Adesso l’ho innescata. Se rilascio il pugno per qualsiasi ragione prima di disinnescarla, la pietra esploderà con tale forza da proiettarci tutti quanti fino davanti a San Pietro.»

Coi denti che mi battevano, tradussi il mendace messaggio.

Huruga balzò in piedi.

«È vero?», ruggì.

«S… sì… è… vero,» risposi. «Lo g… giuro su Maometto.»

I musi azzurri si strinsero l’un l’altro per consultarsi. Dai loro frenetici sussurri appresi che in teoria era possibile l’esistenza di una bomba minuscola quanto quel sigillo, anche se nessuna razza nota ai Wersgorix era mai stata tanto abile da costruirne una.

Alla fine prevalse la calma.

«Bene!», osservò Huruga. «Sembra che siamo giunti ad un’impasse. Io personalmente sono convinto che stiate mentendo, ma non intendo mettere a repentaglio la mia vita.»

Tornò a infilarsi la pistola nella tunica.

«Vi rendete però conto anche voi che questa è una situazione impossibile. Se io non riuscirò ad ottenere personalmente la liberazione di quei prigionieri, sarò costretto a riferire tutta la questione al Comando Imperiale di Wersgorixan.»

«Non c’è bisogno di avere tanta fretta», rispose Sir Roger. «Noi tratteremo bene i nostri ostaggi. Se volete, potete anche mandare i vostri cerusici per accettarsi della loro salute. Per sicurezza però, dovremo sequestrarvi tutto il vostro armamento, in garanzia della vostra buona fede; ma in cambio monteremo la guardia contro i Saraceni.»

«I cosa?»

Huruga corrugò la fronte ossuta.

«I Saraceni. Pirati pagani. Non li avete incontrati? Mi sembra incredibile, perché quella gente dilaga in tutte le direzioni. In questo stesso momento una nave saracena potrebbe scendere proprio sul vostro pianeta natale per saccheggiarlo e ridurlo in cenere.»

Huruga sobbalzò. Chiamò vicino un funzionario e gli sussurrò qualcosa. Questa volta non riuscii a seguire quanto dicevano. Il funzionario uscì di corsa dal padiglione.

«Raccontatemi di questi Saraceni», disse Huruga.

«Con piacere.»

Il Barone si appoggiò allo schienale della sedia ed incrociò le gambe, pacifico. Io non sarei mai riuscito ad avere la sua calma. Ormai, da quanto potevo giudicare, la nave di Sir Owain doveva essere arrivata a Stularax. Perché infatti non dovete dimenticare che questa conversazione fu molto più lenta di quanto possa sembrare dallo scritto, a causa della traduzione, delle pause impiegate per spiegare qualche parola incomprensibile e la ricerca della frase giusta.

Eppure Sir Roger si mise a tessere il suo racconto come se avesse a disposizione tutta l’eternità. Spiegò che noi Inglesi avevamo aggredito così selvaggiamente i Wersgorix perché il loro inpensabile attacco ci aveva indotti a credere che fossero nuovi alleati dei Saraceni. Adesso che ci capivamo, però, era possibile che, col tempo, l’Inghilterra e Wersgorixan potessero raggiungere un accordo in modo da allearsi contro un comune pericolo…

Il funzionario wersgoriano si precipitò dentro di corsa. Dalla tendina scostata della porta, vidi i soldati del campo alieno che correvano ai loro posti mentre mi giungeva alle orecchie il rombo delle macchine che venivano messe in moto.

«Allora?», abbaiò Huruga avvolto al suo sottoposto.

«Sono giunti dei rapporti via telecomunicatore. È stato visto dalle fattorie più lontane un lampo brillante… Stularax è scomparsa… deve essere stata una granata di tipo superpotente…», rispose a scatti il funzionario mentre riprendeva fiato.

Sir Roger scambiò un’occhiata con me, mentre traducevo. Stularax scomparsa? Completamente distrutta?

Il nostro scopo era stato semplicemente quello di procurarci delle altre armi, specialmente quelle portatili per i nostri uomini. Ma se tutto era svanito in una colonna di fumo…

Sir Roger si passò la lingua sulle labbra secche.

«Digli che devono essere atterrati i Saraceni, Fratello Parvus,» mi ordinò.

Huruga non me ne diede la possibilità. Col petto che gli si sollevava ansante per la collera e gli occhi color ombra diventato color sangue, tirò fuori di nuovo la pistola e, tremando come una furia, gridò:

«Basta con questa farsa! Chi altri c’era con voi? Quante altre astronavi avete?»

Sir Roger si srotolò dalla sua posizione e si rizzò fino a sovrastare il basso wersgorix come una quercia sovrasta le sterpaglie di una brughiera. Sorrise, toccando con intenzione il proprio anello, e rispose:

«Be’, noi vi aspetterete che vi riveli questo dato. Forse farei meglio a tornarmene al mio campo finché non vi saranno calmati i bollori.»

Non riuscii però a tradurre brillantemente quella frase con le mie parole esitanti. Huruga ringhiò:

«Oh, no! Voi rimarrete qui!»

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