Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
«Silenzio, per favore.»
Avrei voluto spiegar loro cos’era un Paternoster, ma la loro abominevole lingua non sembrava avere una parola che significasse preghiera; l’avevo già chiesto a Branithar.
«Pater noster, qui est in coelis,» cominciai, mentre gli Inglesi si inginocchiavano con me.
Sentii uno dei Wersgorix che sussurrava:
«Vedete, ve l’avevo detto che erano barbari. Questo dev’essere un loro rituale superstizioso.»
«Io non ne sono così sicuro.» rispose il capo, dubbioso. «I Jair di Boda hanno anche loro certe formule di integrazione psicologica, mediante le quali li ho visti raddoppiare temporaneamente le loro forze, o far smettere ad una ferita di sanguinare o stare giorni e giorni senza dormire. Si tratta di un controllo degli organi interni per mezzo del sistema nervoso… ma, nonostante tutta la nostra propaganda contro di loro, sappiamo benissimo che i Jair hanno una civiltà scientifica quanto la nostra.»
Mi fu facile sentire questo scambio di opinioni tra gli alieni, ma loro non parvero rendersi conto che li avevo capiti. Poi ricordai che anche Branithar mi era sembrato un po’ sordo. Evidentemente tutti i Wersgorix avevano un udito inferiore a quello degli uomini.
Questo, come appresi in seguito, era dovuto al fatto che il loro pianeta natale aveva un’atmosfera più densa di quella della Terra che rendeva tutti i rumori più distinguibili. Qui su Tharixan, invece, con un’aria che era simile a quella dell’Inghilterra, i Wersgorix erano costretti ad alzare la voce per farsi sentire. Ma per ora accettai grato quel dono di Dio, senza indugiare nel chiedermi perché fosse così, e stando ben attento a non far capire al nemico che potevo sentirli.
«Amen», dissi alla fine, e ci sedemmo tutti attorno al tavolo.
Sir Roger trafisse il capo con i suoi occhi grigi e gelidi.
«Vorrei sapere se sto trattando con una persona di rango adeguato…», chiese.
Io tradussi.
«Cosa volete dire con questa parola, "rango"?», indagò il capo dei Wersgorix. «Io sono il Governatore di questo pianeta e quelli che sono con me sono i più importanti funzionari delle Forze di Sicurezza.»
«Quel che vuol sapere il mio Signore,» gli spiegai, «è se voi siete di nascita sufficientemente elevata da non farlo disonorare nel trattare con voi.»
A questo punto i Wersgorix apparvero ancora più stupefatti. Cercai di spiegargli come meglio potevo il concetto di "gentile": impresa che col mio limitato vocabolario non fu affatto agevole. Dovemmo dibattere la questione per parecchio tempo finché, alla fine, uno degli alieni disse al suo campo:
«Credo di capire adesso, Grath Huruga. Se loro ne sanno più di noi sull’arte degli incroci per ottenere certe caratteristiche…» dovetti interpretare molte parole nuove per me dal loro contesto, «… allora può darsi che abbiano applicato queste conoscenze anche a se stessi. Forse tutta la loro civiltà è organizzata come una forza militare al cui comando stanno questi superesseri creati con tanta cura attraverso incroci selezionati.» Ebbe un brivido a quel pensiero. «Naturalmente, in questo caso non sarebbero disposti a sprecare il loro tempo a parlare con esseri di intelligenza inferiore.»
Un altro funzionario esclamò:
«No, è troppo fantastico! Nel corso di tutte le nostre esplorazioni non abbiamo mai trovato…»
«Noi abbiamo toccato solo un minuscolo frammento della Via Lattea,» rispose Huruga. «È meglio non correre il rischio di sottovalutarli, fintanto che non ne sapremo di più.»
Io, che ero ad ascoltare quelli che consideravano sussurri, rivolsi loro il mio sorriso più enigmatico.
Il Governatore mi disse:
«Il nostro Impero non ha i ranghi stabili, ma ogni persona assume il rango che compete ai suoi meriti. Io, Huruga, sono la più alta autorità di Tharixan.»
«Allora posso trattare con voi finché non sarà stato avvertito il vostro Imperatore», disse Sir Roger per mio tramite.
La parola «Imperatore» mi creò qualche difficoltà. In realtà il dominio dei Wersgorix non assomigliava a nulla di quanto conoscessimo sulla Terra. La maggior parte delle persone ricche ed importanti avevano nelle loro vaste proprietà con un seguito di musi azzurri loro sottoposti. Tra loro comunicavano per mezzo di un apparecchio chiamato telecomunicatore e si spostavano su veloci barche aeree o astronavi.
Poi c’erano sono le altre classi di cui ho già parlato prima: i guerrieri, i mercanti e i politici. Ma nessuno assumeva nella vita una certa posizione per diritto di nascita. In base alla legge, tutti erano uguali, liberi di prodigarsi al meglio delle loro capacità per ottenere denaro o posizione sociale.
Tutti i Wersgorix erano privi di cognome e venivano identificati con un numero in un ufficio del registro centralizzato. Maschi e femmine raramente vivevano insieme per più di qualche anno, ed i figli venivano mandati a scuola ancora molto piccoli fino a raggiungere la maturità, perché i genitori spesso li consideravano più un peso che una benedizione.
Tuttavia questo regno, che in teoria poteva sembrare una repubblica di uomini liberi, in pratica era la peggior tirannia che l’umanità avesse mai conosciuto, perfino peggiore degli infausti tempi di Nerone.
I Wersgorix non provavano nessun affetto particolare per il loro luogo di nascita, né sentivano i legami di parentela p gli impegni del dovere. Il risultato era che ogni individuo si trovava assolutamente solo di fronte all’onnipotente governo centrale.
In Inghilterra, quando Re Giovanni era divenuto troppo arrogante, si era scontrato sia con la vecchia legge sia con gli interessi locali consolidati; così i Baroni lo avevano imbrigliato ed avevano pronunciato qualche nuova parola a favore della libertà per tutti gli Inglesi. I Wersgorix, invece, erano una razza servile, incapace di protestare contro i decreti arbitrari dei superiori. La «Promozione secondo i meriti» significava solo la «promozione secondo l’utilità di una persona nei confronti dei Ministri Imperiali».
Ma ecco che sto divagando, una brutta abitudine per la quale anche il mio Arcivescovo è stato spesso costretto a rimproverarmi. Ritorno allora ai ricordi di quel giorno, sotto quel padiglione perlaceo, in cui Huruga rivolse i suoi terribili occhi verso di noi e disse:
«A quanto sembra voi vi dividete in due varietà. Siete due specie diverse?»
«No,» rispose uno dei suoi funzionari. «si tratta di due sessi, ne sono sicuro. È evidente che sono mammiferi.»
«Ah, sì.» Hurruga fissò i costumi delle dame dall’altra parte del tavolo, costumi dalla scollatura profonda come usa la moda di questi tempi svergognati. «Vedo, infatti.»
Quando ebbi tradotto questo per Sir Roger, il Barone rispose:
«Digli in caso siano curiosi, che le nostre donne impugnano la spada a fianco degli uomini.»
«Ah.» Huruga mi aggredì. «Quella parola: "spada". Ti riferisci ad un’arma da taglio?»
Non avevo tempo di chiedere consiglio al mio Signore, perciò pregai dentro di me per riuscire a mostrarmi deciso e risposi.
«Sì. Le avete osservate sulle nostre persone al campo. Troviamo che sono le armi migliori da usare per il combattimento corpo a corpo. Provate a chiedere ai superstiti della guarigione di Ganturath.»
«Mmm… sì». Uno dei Wersgorix assunse un’espressione truce. «Noi abbiamo trascurato per secoli l’arte del combattimento individuale, Grath Huruga. Non sembrava esercitare bisogno, ma ricordo uno degli scontri non ufficiali che abbiamo avuto con i Jairs. Avvenne su Uloz IV, e i Jairs si servirono di lunghi coltelli con effetti terribili.»
«Per scopi speciali… sì, sì.» Huruga fece una smorfia. «Ma rimane il fatto che questi invasori corrono in groppa ad animali vivi…»
«Che non hanno necessità di combustibile, Grath, a parte un po’ di vegetazione.»
«Ma che non potrebbero resistere ad un raggio calorifero o ad una pallottola. Questa gente usa armi che appartengono alla preistoria. E sono arrivati qui a bordo di una nostra astronave, non di una loro…»