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Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
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A quel punto interruppe il mormorio e, rivolto a me, abbaiò:

«Basta adesso! Abbiamo già perso abbastanza tempo! Fate come vogliamo noi o vi distruggeremo.»

Io tradussi.

«Lo schermo di energia ci protegge dalle armi a fiamma», rispose Sir Roger. «E, se desiderate attaccarci a piedi, sarete i benvenuti».

Huruga divenne paonazzo.

«Credete forse che uno schermo di energia potrà fermare una granata esplosiva?», ruggì. «Potremmo sganciarne una sola, farla scoppiare all’interno del vostro schermo e annientarvi tutti fino all’ultimo essere!»

Sir Roger fu preso meno alla sprovvista di me.

«Abbiamo già sentito parlare di simili armi esplosive», mi disse. «Naturalmente sta cercando di spaventarci con questa storia che basterà un solo scoppio per distruggerci. Non c’è nessuna nave così grande da poter imbarcare una tal massa di polvere nera. Mi prende forse per un bifolco che crede a qualsiasi panzana? È però vero che potrebbe fare esplodere diversi barilotti esplosivi nel nostro campo.»

«Allora cosa gli rispondo?», chiesi impaurito.

Gli occhi del Barone balenarono.

«Cerca di rendere la mia risposta con la massima esattezza, Fratello Parvus: "In questo momento noi tratteniamo il fuoco delle nostre artiglierie perché desideriamo parlare con voi, non semplicemente distruggervi. Ma, se insistete nel volerci bombardare, allora cominciate, per favore. Le nostre difese vi respingeranno. Ma ricordatevi che non intendiamo tenere i prigionieri wersgoriani all’interno di queste difese".»

Vidi che la minaccia li aveva scossi. Perfino quei cuori induriti non potevano coscientemente uccidere centinaia di persone della loro stessa razza. Certo gli ostaggi non li avrebbero tenuti immobilizzati per sempre, ma se non altro potevano farci guadagnare tempo, intanto che si trattava. Mi chiesi però che cosa ne avremmo fatto di quel tempo, se non dedicarlo a preparare le nostre anime alla morte.

«Be’,» osservò imbarazzato Huruga. «Non intendevo dire che non ero disposto ad ascoltarvi, ma non ci avete ancora detto perché siete venuti qui in questa maniera, senza essere stati provocati.»

«Siete voi che ci avete attaccati per primi, senza che noi vi avessimo mai fatto nulla», rispose Sir Roger. «In Inghilterra a un cane non permettiamo più di un morso. E il mio Re mi ha inviato qui per darvi una lezione.»

Hurruga chiese:

«Con una sola nave? E neanche delle vostre?»

Sir Roger rispose:

«Non mi pareva il caso di portarne più del necessario.»

«Così, per amore di discussione, quali sarebbero le vostre richieste?»

Allorché Sir Roger disse:

«Il vostro Impero deve dichiarare la sua sottomissione al mio potentissimo Signore di Inghilterra, Irlanda, Galles e Francia.»

Harruga ribatté:

«Via siamo seri, adesso!»

Sir Roger insisté:

«Io sono serissimo, addirittura solenne. Ma, per risparmiare ulteriori bagni di sangue, sono disposto ad incontrarmi con qualsiasi campione da voi designato, e con qualsiasi arma, allo scopo di derimere la questione con un unico combattimento. E che Cio protegga chi è nel giusto!»

«Ma siete tutti scappati da un manicomio?», esclamò Huruga.

«Considerate la vostra posizione», disse Sir Roger: «Noi abbiamo improvvisamente scoperto la vostra razza, una potenza pagana con arti e armi simili alle nostre ma inferiore. Voi potreste provocarci una certa quantità di danni, disturbare le nostre linee di navigazione, compiere incursioni sui pianeti da noi meno protetti. Tutto questo richiederebbe che vi sterminassimo, ma siamo troppo pietosi per provarne soddisfazione. L’unica alternativa ragionevole è di accettare il vostro omaggio.»

«E voi vi aspettate veramente di… un manipolo di esseri montati su cavalli e brandenti le spade… bub-bub-bub-bub-bub…» A quel punto Huruga si interruppe e si consultò coi suoi funzionari. «Accidenti a questo problema di traduzione!», brontolò. «Non sono mai sicuro di avere capito esattamente. Però potrebbero anche far parte di una spedizione punitiva che per ragioni di segretezza militare ha impiegato una delle nostre astronavi tenendo di riserva le loro armi più potenti. Tutto questo non ha senso, ma non ha neppure senso che dei barbari vengano a ingiungere al più potente impero dell’universo conosciuto di arrendersi e rinunciare ad ogni autonomia. A meno che non si tratti di un semplice bluff… però potrebbe anche darsi che abbiamo completamente frainteso le loro richieste, e questo potrebbe essere un guaio grosso per noi. Qualcuno ha qualche idea?»

Nel frattempo dissi a Sir Roger:

«Voi non parlate seriamente, vero, Milord?»

Lady Catherine non riuscì a resistere e sbottò: «Forse sì.»

«No.» Il Barone scosse la testa. «Certo che no. Cosa potrebbe farsene Re Edoardo di una massa di turbolenti musi azzurri? Ci sono già gli Irlandesi che procurano abbastanza grattacapi. No, io spero solo che loro tirino a trattare al ribasso. Se riusciamo a strappar loro la garanzia che lasceranno stare la Terra, e se magari ci concedono anche qualche forziere colmo d’oro…»

«E una guida per tornare a casa», osservai scuro in volto.

«Questo è un problema che dovremo risolvere più tardi», scattò il mio signore. «Non c’è tempo adesso. Non possiamo certo ammettere con il nemico che siamo persi.»

Huruga tornò a rivolgersi a noi.

«Dovete certo rendervi conto anche voi che le vostre richieste sono oltraggiose», disse. «Comunque, se siete in grado di dimostrare che il vostro Impero è così vasto e potente da far sì che ne valga la pena, il nostro Imperatore sarà felice di ricevere un Ambasciatore.»

Sir Roger sbadigliò e rispose in tono languido, sempre tramite me.

«Risparmiatevi gli insulti. Il mio Monarca riceverà forse un vostro emissario, sempre che quella persona adotti la vera Fede.»

«Cos’è la Fede?», chiese Huruga, perché ero stato di nuovo costretto ad usare una parola inglese.

«La convinzione della Verità Rivelata», dissi. «La realtà di Colui che è fonte di ogni bene e di ogni saggezza, e che noi preghiamo umilmente per ottenere la guida.»

«Adesso cosa va blaterando, Grath?», mormorò un funzionario.

«Non so», sussurrò Huruga in risposta. «Forse questi, uh, Inglesi, dispongono di un gigantesco computer a cui sottopongono le questioni più importanti per una decisione… non so. Accidenti a questi problemi di traduzione! Meglio che cerchiamo di guadagnare tempo. Osserviamoli, studiamo il loro comportamento, riflettiamo su quanto abbiamo sentito.»

«Dobbiamo inviare un messaggio a Wersgorixan?»

«No, idiota! Non ancora: prima ne dobbiamo sapere di più. Vuoi che l’Ufficio Centrale pensi che non sappiamo sbrogliarcela coi nostri problemi? Se questi sono veramente semplici pirati barbari, ti immagini cosa sarebbe della nostra carriera se chiedessimo l’intervento di tutta la flotta?»

Huruga si volse verso di me e disse ad alta voce:

«Abbiamo tutto il tempo necessario per la discussione. Aggiorniamo quindi la riunione a domani ed intanto studiamo bene ogni possibilità.»

Sir Roger ne fu ben contento.

«Accertiamoci bene delle condizioni della tregua, però», aggiunse.

Man mano che il tempo passava, mi diventava sempre più agevole l’uso della lingua wersgoriana, così riuscii rapidamente a capire che il loro concetto di tregua non era simile al nostro. La loro insaziabile fame di terre li aveva resi nemici di tutte le altre razze, perciò non riuscivano ad immaginare un giuramento vincolante scambiato con qualcuno che non fosse di pelle azzurra e munito di coda.

L’armistizio non era affatto un concordato formale, dichiararono che allo stato attuale delle cose non trovavano utile spararci addosso, anche quando facevamo pascolare le vacche al di fuori dello schermo d’energia.

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