Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
«In questo caso, figlio mio, sarà fatto come ordinate.»
Il sacerdote mi tirò in disparte e mi chiese di dare i conforti spirituali in sua vece, a coloro che erano feriti e terrorizzati mentre lui avrebbe guidato un piccolo drappello di esploratori nella foresta.
Ma il mio Signore mi trovò un altro compito. Infatti incaricammo uno scudiero di raggiungere il campo wersgoriano sotto l’usbergo della bandiera bianca, reputando che il nemico avrebbe avuto abbastanza buonsenso da capire il significato di quel segno, anche nel caso non usasse lo stesso segnale per indicare la tregua.
E così fu. Huruga stesso ci venne incontro su un carro scoperto, dimesso in volto, e con le mani che gli tremavano.
«Vi ho chiamato per invitarvi ad arrendervi», disse il Barone. «Cessate di costringermi a distruggere i vostri poveri servi ignoranti. Vi garantisco che verrete trattati tutti lealmente e che vi sarà concesso di scrivere a casa per procurarvi i soldi del riscatto.»
«Io, arrendermi ad un barbaro come voi?», gracchiò il Wersgor. «Solo perché possedete un… un maledetto cannone che sfugge ad ogni individuazione… no!»
Fece una pausa.
«Ma, pur di sbarazzarmi di voi, vi concederò di allontanarvi a bordo delle astronavi che avete catturato».
«Milord,» ansimai, quando ebbi tradotto quest’ultima frase, «ci siamo veramente gudagnati una possibilità di fuga?»
«Non direi», rispose Sir Roger. «Non dimenticare che non siamo in grado di ritrovare la strada del ritorno e, in questo momento, non possiamo ancora chiedere l’aiuto di un esperto Navigatore, perché rischieremmo di rivelare la nostra debolezza ed i Wersgorix tornerebbero ad attaccarci. E, anche se riuscissimo ad ottenere di tornare a casa, lasceremmo questo nido di Demoni libero di tramare un nuovo assalto contro l’Inghilterra. No, temo proprio che chi cavalca un orso non possa smontare troppo presto.»
Così, col cuore pesante, riferii al nobile muso azzurro che noi eravamo fin lì per ottenere molto di più che non delle vecchie e scassate astronavi e che, se non fi fosse arreso, saremmo stati costretti a devastare la sua terra. Huruga ringhiò qualcosa in risposta e tornò indietro col suo carro.
Tornammo anche noi al campo. Poco dopo uscì dalla foresta Red John Hameward col gruppo di Padre Simon, che aveva incontrato mentre stava cercando di raggiungere il nostro campo.
«Abbiamo raggiunto senza intoppi il castello di Stularax, Milord», ci riferì. «Abbiamo visto delle altre navi volanti, ma nessuna ci ha attaccato, forse perché ci ha scambiato per una di loro. Ma sapevamo lo stesso che le sentinelle della fortezza non ci avrebbero permesso di atterrare senza prima fare domande. Così siamo scesi tra i boschi a qualche miglio dal Castello, abbiamo mutato il trabucco e ci abbiamo inserito una di quelle granate esplosive. L’idea di Sir Owain era di lanciarne qualcuna per indebolire le difese esterne, così da avvinarci poi a piedi, lasciando dietro di noi qualcuno che lanciasse altre grante per abbattere le mura una volta che fossimo stati vicini. Ci aspettavamo che la guarigione sarebbe uscita di corsa alla ricerca della nostra macchina, permettendoci di avvicinarci di soppiatto, uccidere le guardie rimaste, prelevare ciò che si poteva trasportare dal loro arsenale e ritornare alla nostra nave.»
A questo punto, dal momento che ora non viene più usato, farei meglio a spiegare che il trabucco era la più semplice, ma sotto vari aspetti la più efficace macchina da guerra negli assedi. Il principio in base al quale funzionava era semplicemente quello di una grande leva che oscillava liberamente su un fulcro. All’estremità del braccio più lungo si trovava una specie di secchio che doveva contenere il proiettile, mentre il braccio più corto portava un peso di pietra, spesso pesante diverse tonnellate. Quest’ultimo veniva sollevato tramite pulegge od un argano, intanto che veniva caricato il secchio, poi il peso veniva lasciato cadere, ed il contraccolpo faceva fare un ampio arco al braccio lungo.
«Io non avevo molta fiducia in quelle granate che avevamo a disposizione», continuò Red John. «Erano affarini da niente, che non pesavano più di cinque libbre, e non era facile preparare il trabucco perché le lanciasse a una distanza così limitata. E che cosa avrebbero potuto fare del resto, se non scoppiare come degli innocui petardi? Io ho visto come vanno usati i trabucchi nel corso degli assedi in Francia, quando si buttavano oltre le mura pesi di una o due tonnellate e a volte perfino cavalli morti. Ma gli ordini erano ordini. Così sistemai io stesso la piccola granata come mi era ordinato di fare e la facemmo partire. Whoom! Ci sembrò che esplodesse il mondo intero. Devo ammettere che il risultato fu migliore che se avessimo lanciato un cavallo morto.
«Attraverso gli schermi ingranditori vedemmo che il castello era andato totalmente distrutto. Non sarebbe servito più a niente prenderlo d’assalto, così vi scaricammo contro ancora qualche granata tanto per essere sicuri che venisse raso del tutto. Al suo posto non rimase che una enorme voragine vetrificata. Sir Owain giudicò che avevamo preso proprio una delle armi più potenti ed a me sembra che avesse ragione. Così atterrammo nella foresta a qualche miglio di qui, tirammo fuori il trabucco e lo rimontammo. Quando Sir Owain ebbe visto quanto stava succedendo, lanciammo una granata tanto per spaventare un po’ il nemico. Adesso siamo pronti a martellarlo fino a quando voi vorrete.»
«Ma la nave volante?», chiese Sir Roger. «Il nemico dispone di un apparecchio che fiuta il metallo. Ecco perché non ha scoperto il trabucco nella foresta: perché è fatto di legno, ma la nave volante potrebbe scoprirla dovunque la nascondiate.»
«Ah, quella, Milord.»
Red John si permise di sogghignare.
«Sir Owain l’ha sollevata in volo in mezzo alle altre. Chi riuscirà a distinguerla in quello sciame?»
Sir Roger scoppiò in una fragorosa risata.
«Ti sei perso una gloriosa battaglia,» disse al suo capo degli arcieri, «ma potrai accendere la pira funeraria. Torna dai tuoi uomini e ordina loro di cominciare a bombardare il campo nemico.»
Noi ci ritirammo nel sottosuolo nel momento stabilito, segnato con precisione dai misuratori di tempo catturati ai Wersgorix. Anche così, sentimmo però la terra tremare, ed udimmo un poderoso rombo soffocato mentre le installazioni di terra e la magggior parte delle loro macchine venivano distrutte.
Una sola esplosione fu sufficiente. I superstiti della carneficina, accecati dal terrore, presero d’assalto una delle navi da trasporto ed abbandonarono gran parte dell’equipaggiamento ancora assolutamente intatto. Le navi volanti più piccole furono ancora più rapide a svanire, come nubi sul mare spazzate via da una brezza vigorosa.
Mentre il lento tramonto cominciava a bruciare il cielo in quella direzione che noi avevamo nostalgicamente denominato ovest, i leopardi d’Inghilterra volarono sopra alla vittoria inglese.
CAPITOLO XIV
Sir Owain fu accolto al suo rientro come l’eroe di una chanson che scenda sulla Terra. Le imprese compiute non gli avevano richiesto una gran fatica e, mentre volteggiava in aria in mezzo alla flotta wersgoriana, aveva perfino scaldato un po’ d’acqua sopra un braciere per farsi la barba.
Scese dalla nave con passo agile, la testa eretta, la cotta di maglia lucente, ed il mantello scarlatto che svolazzava al vento. Sir Roger gli andò incontro presso le tende dei Cavalieri con l’armatura malconcia, sporco, puzzolente di sudore, ed imbrattato di sangue. La sua voce era roca per il gridare.
«I miei complimenti, Sir Owain, per la vostra azione veramente brillante.»
Il giovane gli fece un inchino, che rivolse assai discretamente a Lady Catherine, mentre questa emergeva dalla massa della folla vociante.
«Non avrei potuto fare di meno,» mormorò Sir Owain, «con una corda d’arco sul cuore.»