Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
«Se non avessi avuto la convinzione che i nostri buoni archi di tasso possono prevalere contro quei lumaconi giganti, ti avrei ordinato io stesso di innescare quel tubo di ferro,» disse il mio signore «ma, viste come stanno le cose, torna a raccogliere la tua picca.»
Questo ebbe un effeto salutare sugli uomini armati di lancia che stavano con le armi appoggiate a terra pronti a ricevere quella carica micidiale. Sir Roger non vide motivo di spiegare loro che (giudicando da quanto era successo a Stularax) non osava impiegare gli esplosivi a distanza così ravvicinata per paura di distruggere nel contempo anche le nostre forze. Naturalmente avrebbe dovuto rendersi conto che i Wersgorix dovevano disporre di molti tipi di bombe di diversa potenza, ma come si poteva pensare a tutto contemporaneamente?
Fosse come fosse, i conducenti di quelle fortezze mobili dovevano essere rimasti parecchio perplessi vedendo che non gli sparavamo addosso, e si chiesero che cosa avessimo in serbo. Lo scoprirono quando il primo carro finì proprio dentro una delle buche che avevamo scavato e ricoperto.
Altri due caddero in trappola nello stesso modo prima che si rendessero conto che quelli non erano ostacoli naturali. Certo i buoni Santi dovevano esserci venuti in soccorso. Nella nostra ignoranza noi avevamo scavato buche ben ampie e profonde che di per se stesse non sarebbero state sufficienti a impedire a quelle macchine di riuscirne, ma poi vi avevamo aggiunti grossi pali di legno, più per abitudine che altro, come se ci aspettassimo di impalare dei cavalli giganteschi. Ora alcuni di questi pali si impigliarono nei cingoli che avvolgevano le ruote e, in un baleno, quelle si bloccarono con la polpa del legno triturato.
Le buche però non erano disposte con regolarità, ed un altro carro riuscì a sfuggire all’insidia e si avvicinò al bastione, scaricando dal cannone un fuoco accelerato che, una volta corretto il tiro, scavò tanti piccoli crateri nel nostro bastione di terra.
«Dio arriderà ai giusti!», ruggì Sir Brian Fitz-William.
Il suo cavallo si lanciò fuori dalle nostre linee, seguito dappresso da una mezza dozzina dei cavalieri a lui più vicini, e tutti quanti si lanciarono al galoppo, disposti in semicerchio, appena oltre la portata del cannoncino.
Il veicolo si mise goffamente al loro inseguimento, cercando di aggiustare il tiro del cannoncino di piccolo calibro. Sir Brian riuscì a farlo puntare nella direzione da lui voluta, poi soffiò nel corno da guerra e tornò indietro galoppando al sicuro mentre il carro piombava in una buca.
Le tartarughe da guerra si ritrassero. Con quell’erba, alta ed il nostro astuto camuffamento, non avevano modo di sapere dove erano state disposte le altre trappole. E quelle erano le uniche macchine di quel genere presenti su Tharixan, per cui non si poteva metterle in pericolo così alla leggera. Noi Inglesi avevamo tremato, per tema che continuassero. Sarebbe bastato infatti che ne passasse una sola per annientarci tutti.
Sebbene Huruga sapesse ben poco su di noi, sulle nostre forze e sui nostri possibili rinforzi spaziali, io penso che avrebbe fatto meglio ad ordinare ai carri corazzati di proseguire. In realtà la tattica wersgoriana fu deplorevole sotto tutti gli aspetti, ma non dimentichiamoci che da lungo tempo i Wersgorix non avevano più combattuto seriamente battaglie terrestri. La loro conquista di pianeti arretrati si era risolta come una battuta di caccia, e le loro scaramucce con le altre nazioni stellari rivali erano state soprattutto combattute in aria.
Così Huruga, scoraggiato dalle nostre fosse, ma rincuorato dal fatto che non avevamo impiegato le granate di piccola potenza, ritirò i grandi carri. Invece ci mandò contro la fanteria ed i veicoli più leggeri. Evidentemente la sua idea era quella di trovare un sentiero tra le trappole che avevamo disposto, e di segnarlo in modo che lo potessero percorrere le macchine giganti.
I musi azzurri attaccarono di corsa, appena visibili nell’erba alta, divisi in piccole squadre. Io stesso, che mi trovavo piuttosto indietro, vidi solo di tanto in tanto lampeggiare qualche elmo ed i pali che piantavano qua e là per segnalare un passaggio sicuro ai veicoli pesanti. Tuttavia sapevamo che dovevano essere molte migliaia di soldati. Il cuore mi batteva in petto all’impazzata e la mia bocca agognava con un bicchiere di birra.
Davanti ai soldati procedevano veloci le macchine leggere. Alcune di esse finirono nelle buche e, alla velocità cui andavano, si schiantarono orribilmente. Ma la maggior parte filarono avanti in linea retta… per finire sui pali che avevamo piantato nell’erba accanto al bastione in previsione di una carica di cavalleria.
Alla velocità cui procedevano, i carri erano vulnerabili quanto i cavalli davanti a quella difesa. Ne vidi uno sollevarsi in aria, rovesciarsi e schiantarsi a terra, rimbalzando un paio di volte prima di spaccarsi in due. Un altro finì impalato, sputò fuori del liquido combustibile e si incendiò. Un terzo sterzò bruscamente, slittò e andò a schiantarsi contro un quarto carro.
Molti altri, sfuggiti ai pali, andarono a finire sopra i chiodi a trepunte che avevamo sparpagliati in giro. Gli spuntoni di ferro entrarono negli anelli morbidi che circondavano le ruote e non fu più possibile estrarli. A quel punto un carro così ferito non poteva far altro che allontanarsi dalla battaglia zoppicando lentamente.
Il telecomunicatore doveva aver trasmesso ordini nell’aspra lingua wersgoriana perché la maggioranza dei carri scoperti, ancora illesi, cessarono di manovrare e si disposero in formazione sparsa ma ordinata, avanzando al passo.
Snap! fecero le nostre catapulte. Crash! fecero le balestre. Una grandine di frecce, sassi e pentole di olio bollente, si abbatté addosso ai veicoli che avanzavano. Non molti furono quelli messi fuori uso, ma la linea nemica ondeggiò e rallentò.
Poi la nostra cavalleria andò alla carica.
Qualcuno dei cavalieri morì, travolto da una tempesta di piombo, ma gli altri non dovettero galoppare a lungo per raggiungere il nemico. Poi i fuochi appiccati all’erba dai nostri pentoloni di olio bollente sollevarono un fumo denso che confuse la vista dei Wersgorix.
Quando le lance si spezzarono contro i fianchi metallici dei carri, sentii un clangore ed un gran botto, poi non ebbi più la possibilità di osservare la lotta. So solo che i lanceri non riuscirono a sbaragliare neanche un carro con le loro lance, ma i conducenti rimasero così sbalorditi che spesso non riuscirono neppure a difendersi da quel che ne seguì. I cavalli si impennarono e abbassarono violentemente gli zoccoli schiantando le sottili lamiere d’acciaio, poi un rapido lavoro di ascia, mazza o spada, svuotò un veicolo dei suoi occupanti.
Alcuni degli uomini di Sir Roger usarono le armi da fuoco individuali con grande precisione, lanciando anche piccole granate rotonde che scoppiavano seminando dappertutto frammenti frastagliati, quando venivano lanciate dopo che era stato strappato via un anellino. Anche i Wersgorix naturalmente disponevano di armi del genere, ma erano meno decisi a usarle.
Gli ultimi carri fuggirono via in preda al terrore, incalzati senza tregua dai cavalieri inglesi.
«Tornate indietro!», gridò loro Sir Roger, agitando la nuova lancia che gli aveva appena passato il suo scudiero. «Tornate qui, felloni! Fermatevi e battetevi, pagani senza onore!»
Il mio Signore doveva offrire uno spettacolo meraviglioso nella sua corazza lucente, col piumaggio al vento e lo scudo stemmato, in groppa al suo irrequieto stallone nero. Ma i Wersgorix non erano un popolo di cavalieri: erano gente molto più prudente e riflessiva di noi. E questo gli costò molto caro.
I nostri cavalieri dovettero ritirarsi rapidamente perché i fanti azzurri erano ora molto vicini e sparavano all’impazzata con le loro armi mentre si concentravano in grossi gruppi per prendere d’assalto il nostro bastione. Le armature non erano più una protezione, ma solo un bersaglio luminoso ben visibile. Sir Roger fece suonare la tromba per ordinare ai suoi uomini di seguirlo, ed essi dilagarono per la piana.