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Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
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Sir Owain inarcò le sopracciglia, beffardo.

«Forse avete un cavallo magico?», chiese sorridendo a Sir Roger.

«No. Ma ho altre bestie. Ascoltatemi…»

Quella fu una lunga notte di lavoro per gli uomini che misero degli sci sotto una delle astronavi più piccole, vi attaccarono diverse pariglie di buoi e la trascinarono fuori della fortezza senza fare il minimo rumore. Il suo passaggio sui campi scoperti fu mascherato da mandrie di bestiame disposte attorno come se pascolassero.

Grazie alle tenebre ed al benvolere del Signore, il trucco riuscì. Una volta al riparo delle folte chiome di quegli alberi molto alti, come una cintura di uomini di scorta che si muovevano come ombre per avvertire in anticipo della presenza di eventuali soldati azzurri («Tutta gente che ha fatto pratica a casa col bracconaggio», aveva detto Red John), il lavoro fu più sicuro ma anche più difficoltoso.

Era quasi l’alba quando finalmente la barca si trovò a diverse miglia dal campo, sufficientemente lontano per sollevarsi in aria senza essere vista dal Quartier Generale nel campo di Huruga.

Questo vascello, però, nonostante fosse il più grosso che ci fosse stato possibile spostare a quel modo, era sempre troppo piccolo per trasportare le armi più formidabili. Sir Roger, tuttavia, aveva esaminato durante il giorno i proiettili esplosivi sparati da certi tipi di armi. Poi si era fatto spiegare da un tecnico wersgoriano terrorizzato come innescare la miccia, in modo da fare esplodere la granata al momento del suo impatto. Adesso la barca trasportava diversi di questi proiettili esplosivi oltre ad un trabucco smontato in vari pezzi, che avevano costruito gli artigiani del Barone.

Nel frattempo, tutti coloro che non erano impegnati in questa operazione, erano stati adibiti al rafforzamento delle difese del campo. Perfino donne e bambini ricevettero delle pale. Nella foresta vicina si sentivano sibilare le asce. Per quanto fosse lunga la notte, essa ci sembrò ancora più lunga, mentre lavoravamo al limite dell’esaurimento, fermandoci solo quel tanto che serviva a divorare un tozzo di pane o a schiacciare un breve pisolino.

I Wersgorix ci osservavano mentre sgobbavamo, il che non poteva essere evitato, ma noi cercammo di nascondere loro ciò che facevamo veramente, affinché non vedessero che stavamo semplicemente circondando l’altra metà di Ganturath con palizzate, buche, chiodi tripunte, e cavalli di frisia. Quando arrivò il mattino e la luce del giorno, le nostre installazioni erano nascoste dall’erba alta.

Io stesso accolsi quel durissimo lavoro con piacere, perché serviva a calmare i miei timori. La mia mente, tuttavia, continuava a tornarci su come un cane che non molla l’osso. Sir Roger era forse impazzito? Tante, troppe sembravamo le cose che aveva fatto nel modo sbagliato. Ma, ad ogni domanda, ritrovavo anch’io le sue risposte.

Perché non eravamo fuggiti via nello stesso istante in cui ci eravamo impadroniti di Ganturath, invece di aspettare l’arrivo di Huruga che ci aveva così bloccati a terra? Risposta: perché avevamo perso la strada del ritorno e non avevamo la minima probabilità di ritrovarla senza l’aiuto di esperti marinai spaziali. (Ammesso sempre che fosse possibile ritrovarla). E la morte era sempre meglio di un cieco vagabondare tra le stelle… dove saremmo comunque morti nel giro di breve tempo per via della nostra ignoranza.

Adesso dopo aver guadagnato una tregua, perché Sir Roger aveva corso il gravissimo rischio di romperla subito attaccando Stularax? Infatti era evidente che la tregua non sarebbe potuta durare all’infinito. Una volta che avesse avuto il tempo di riflettere su quanto aveva visto, Huruga avrebbe scoperto il nostro bluff e ci avrebbe distrutti. Così invece, non avrebbe saputo bene cosa pensare della nostra audacia, e, forse, avrebbe continuato a crederci più potenti di quanto fossimo in realtà. Oppure, se avesse deciso di attaccarci, noi avremmo potuto trovarci più forti per via delle armi catturate nel corso dell’imminente incursione.

Ma Sir Roger si aspettava veramente che un piano così folle potesse aver successo? Solo Dio e lui stesso avrebbero potuto rispondere a questa domanda. Io sapevo che il Barone improvvisava man mano che procedeva, come un corridore che incespica e che improvvisamente deve correre ancora più forte se non vuole cadere lungo disteso.

Ma come correva meravigliosamente!

Quella riflessione mi calmò. Così affidai il mio destino al Cielo e mi misi a lavorare di vanga con cuore più tranquillo.

Appena prima dell’alba, mentre la nebbiolina dilagava filiforme tra gli edifici, le tende, e le bombarde da fuoco dal lungo muso, e la prima luce cominciava a tingere il cielo, Sir Roger diede il segnale della partenza ai suoi incursori. Erano venti: Red John con i migliori combattenti e Sir Owain di Montbelle come capo. Era curioso come il cuore spesso debole di questo cavaliere, si rinvigorisse sempre alla prospettiva del combattimento. Era quasi felice come un ragazzo mentre, avvolto in un lungo mantello scarlatto, stava lì ad ascoltare gli ordini.

«Attraverso i boschi, tenendovi sempre bene al coperto fino a raggiungere il punto in cui si trova la nave», gli disse il mio Signore. «Aspettate fino a mezzogiorno, poi decollate. Voi sapete come usare quelle mappe scorrevoli per la guida, vero? Bene, quando arrivate a Stularax — vi ci vorrà un’ora o giù di lì se volate ad una velocità che sembri ragionevole da queste parti — atterrate in un punto che vi offra una certa protezione. Poi tirate qualche granate col trabucco per indebolire le difese esterne, quindi, mentre sono ancora confusi, attaccate di volata a piedi; prendete tutto quel che potete dall’arsenale e tornate qui. Se qui è tutto traquillo, atterrate senza senza dare troppo nell’occhio, se invece stiamo combattendo, agite come vi sembra più opportuno.»

«Così sarà fatto, Milord.»

Sir Owain gli strinse la mano. Era destino che quel gesto non dovesse mai più ripetersi tra di loro.

Mentre si salutavano così sotto il cielo ancora oscuro, si udì una voce:

«Aspettate!»

Tutti gli uomini voltarono il viso verso gli edifici interni dove la nebbia si levava in dense volute e videro comparire tra di essa Lady Catherine.

«Ho sentito solo ora che state per partire,» disse la Signora a Sir Owain. «Dovete proprio farlo? Solo in venti contro un’intera fortezza?»

«Solo venti uomini…» Il giovane Nobile si inchinò con un sorriso che gli rischiarò il volto come un sole… «ed io, e il vostro ricordo, Milady!»

Il pallido viso di lei si imporporò e Lady Catherine passo davanti a Sir Roger, rigido come un sasso, avvicinandosi al giovane Cavaliere e fissando il proprio sguardo su di lui. Tutti si accorsero che le mani di Lady Catherine sanguinavano e stringevano una corda.

«Questa notte, quando non sono più stata in grado di sollevare una vanga,» sussurrò Lady Catherine, «ho aiutato a intrecciare le corde per gli archi. E non posso darvi altro come mio pegno».

Sir Owain lo accettò in un grande silenzio e, dopo averlo riposto all’interno della sua cotta di maglia d’acciaio, le baciò le piccole dita ferite. Poi, dopo essersi avvolto nel suo grande mantello, condusse i suoi uomini nella foresta.

Sir Roger non si era mosso dal suo posto. Lady Catherine gli fece un leggero gesto col capo.

«Oggi vi sederete al tavolo coi Wersgorix?», gli chiese.

Detto questo scivolò via nella nebbia verso il padiglione che ormai non ospitava più Sir Roger, e lui aspettò che fosse sparita alla vista prima di avviarsi nella stessa direzione.

CAPITOLO XII

I nostri approfittarono della lunga mattina per riposarsi a dovere.

Ormai ero in grado di leggere gli orologi wersgoriani, anche se non ero assolutamente sicuro di quello che fosse il rapporto tra le loro unità di tempo e le nostre ore terrestri. A mezzogiorno in punto, montai in groppa al mio cavallo e raggiunsi Sir Roger per andare alla conferenza. Era solo.

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