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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«Lei conosce Saverio Ostellino?» gli gridò Fazio alle spalle.

Il tabaccaio fece letteralmente un salto in aria e si voltò scantato.

«Ma che minchia di modo è?»

Fazio non aviva tempo di discutere di galateo. Lo pigliò per i risvolti della giacchetta e l’impiccicò contro la vetrinetta.

«Polizia. Lo conosci a Saverio Ostellino, sì o no?»

«No» fece atterrito il tabaccaio.

«Quanti clienti sono entrati nell’ultima ora e mezza?»

«Qua… quattru.»

«Ti ricordi cosa hanno accattato?»

«Aspittassi. Una fìmmina un pacchetto di cirina, il ragiuneri Anfuso dù fogli di carta bollata, una picciotta una busta e un francobollo e me’ cuscino Filippu si jocò una schedina.»

Dunque, sino a prova contraria, Saverio Ostellino non era nisciuto dal cinema per andarsi ad accatare le sigarette, come aviva detto al patri.

«Dobbiamo agguantarlo prima che possiamo» fece Montalbano.

Si misero a curriri verso il cinema, indovi il commissario aviva lasciato la so’ machina. Fazio si sentiva il cori stritto: mai, avanti, aviva visto il suo capo accussì prioccupato.

otto

A malgrado che il villino degli Ostellino era all’estrema periferia del paisi che già pariva campagna, ci arrivarono in un vidiri e svidiri, prima d’allura il commissario non aviva provato a curriri tanto e tutto si potiva dire di lui eccetto che era uno che sapiva tiniri il volante in mano. Un cane randagio se la scansò per un pilo, l’autista di una Cinquecento, che veniva in senso inverso, vitti la morte con l’occhi.

Montalbano fermò proprio davanti alla porta del villino. Scinnirono e lo taliarono dall’esterno. Nisciuna luce trapelava dalle pirsiane, la casa era allo scuro completo. Poteva darsi che Saverio Ostellino sinni stava appostato darrè a una finestra ad aspittarli col revorbaro in mano e potiva darsi che no. L’unica era provare. Il commissario pruì le chiavi a Fazio e questi raprì la porta. Montalbano trasì per primo e addrumò le luci.

Si trovarono dintra a una gran cammara di ricevere, bene arredata con mobili ottocenteschi, di gusto tanticchia funereo.

«Saverio!» chiamò Montalbano.

Nisciuna risposta. Per il sì o per il no, Augello e Fazio quasi in contemporanea scocciarono le pistole. Taliarono accuratamente al pianoterra che era fatto dal grannissimo salone, e po’ da una cucina, una piccola cammara-studio, un bagno. Nenti, non solo non c’era anima criata, ma le cammare, per quanto pulitissime, davano l’impressione di non essere state abitate da tempo.

Acchianarono quatelosamente al piano di sopra: tri cammare da dormiri, tri bagni. Raprirono gli armuar, si calarono a taliare sutta ai letti. Nisciuno.

Una solamenti delle tri cammare di letto, dal grande disordine che c’era, si vidiva che era normalmente usata. L’istisso per uno dei tri bagni. Restava l’ultimo piano ch’era composto da un unico grannissimo cammarone, uno studio con al centro un tavolo. Migliaia di libri dovunque, nelle scaffalature, ’n terra, a mucchi, a pile. Di subito, al commissario parse una replica della cammara di Alcide Maraventano. Gli bastò una taliata per capire che si trovava davanti a una biblioteca specializzata: libri esoterici, di magia, di filosofia, di storia delle religioni e via di questo passo. La cosa curiosa era che non parivano libri accattati di recente, il più novo doviva risalire a una quarantina d’anni avanti.

Ad ogni modo, non c’era più motivo di dubitare: l’ammazzatore d’armali, l’omo che si cridiva Dio, finalmente aveva nome e cognome. Montalbano si sintì per mità soddisfatto e per l’altra mità, se possibile, ancora più scantato. Era arrinisciuto sì a fargli fare la mossa sbagliata, ma la partita non era finita. Anzi, era ancora da principiare.

«È lui» disse Montalbano. «E meno male che non è restato nel cinema, avrebbe avuto a disposizione tutte le o che voleva.»

In quel momento Fazio, che rovistava nei cascioni della scrivania, fece una scoperta.

«Ha lasciato qua la pistola. Questa è una 7,65.»

Per tutta risposta, Montalbano si diede una gran manata sulla fronti.

«Che stronzo!» sclamò.

Mimì e Fazio si voltarono a taliarlo con l’occhi sbarracati.

«Dici a me?» spiò Augello.

«Dice a me?» spiò Fazio.

Il commissario non chiarì che l’aviva detto a se stesso.

«Chiudete ’sta casa e venite con me, presto!»

Obbedirono non osando spiare il pirchì. Senza che ci fosse stato accordo preventivo, stavolta al volante ci si mise Augello. Ne avivano viste troppe durante il viaggio d’andata e il commissario non protestò.

«Dove andiamo?»

«Al camposanto.»

Augello, che stava pigliando una curva praticamente su due ruote, a quella risposta sbandò tanticchia.

«Mimì, non hai capito: al camposanto ci dobbiamo arrivare vivi.»

«Posso sapìri che ci andiamo a fare?» spiò Fazio mettendo nella voci tutto il rispetto possibile.

«Dovete sapere che il giorno che sono venuto al funerale della madre di Galluzzo…»

S’interruppe.

«Beh?» fece Mimì.

Ma Montalbano stava seguendo un suo pinsero.

«Fazio, tu lo conosci a questo Saverio Ostellino?»

Di molti abitanti di Vigàta Fazio sapeva vita, morte e miracoli. Aviva quello che Montalbano chiamava il complesso dell’anagrafe.

«Ha quarantadue anni. Ha insegnato al liceo di Montelusa. Una vita metodica. Ma tri anni fa la sua esistenza cangiò.»

«Pirchì?»

«Restò vidovo. In un colpo solo perse la mogliere e la figlia che andava alla prima elementare. Fu un incidente d’auto. Guidava la mogliere, lui non c’era. Da allora è andato a vivere da solo in una casa che gli aveva lasciato so’ nonno. Questa dove siamo appena stati, credo. Ha smesso di travagliare, non gli spercia di fare più nenti. Non nesci quasi mai.»

Il cancello del camposanto era chiuso. Tuppiarono alla porta della casa del custode ch’era allato.

«Aprite. Polizia!»

Il custode che s’appresentò santianno era quello che Montalbano già accanosceva.

«Ci apra.»

«Benvenuti» fece l’omo raprendo il cancello e tirandosi di lato.

«Venga con noi» fece Montalbano che non aveva gana d’attaccare turilla. E seguitò:

«Saverio Ostellino s’è visto in questi ultimi tempi?»

«Sissi. Praticamente, da quando gli sono morte la mogliere e la figlia, viene tutti i giorni. è il primo a trasire e l’ultimo a niscire. Mah! Povirazzo, non ci sta più con la testa.»

«E che fa?»

«Si inserra dintra la tomba di famiglia e prega. Almeno accussì ha detto a mia e ai miei aiutanti. Porta sempre una valigetta di media grannizza. Dintra ci ha spiegato che ci sono i libri di preghiere.»

«Però quando lui sta dintra alla tomba, voi non lo sapete quello che fa realmente.»

«Nonsi, commissario, ci sono i vitra colorati. Ma che vuole che fa ’sto poviro ’nfilici? Prega. Una volta mi parlò. Mi spiegò che aviva attrovato, seconno lui, il modo di far risuscitare la mogliere e la picciliddra. Pazzu completu. Che ci possiamo fare? Disgrazie granni, sono.»

Erano arrivati davanti alla cappella degli Ostellino.

«Ha una chiave?»

«Nonsi, ma ci voli picca e nenti per raprire. Se me lo permettono e si fanno di lato un mumentu…»

Per nello scuro del camposanto, Montalbano e Fazio si taliarono ammaravigliati: il custode stava addimostrannosi scassinatore valentissimo. Ma in quel momento avivano altri pinseri per la testa.

Alla luce, l’interno della tomba si rivelò pulitissimo e in perfetto ordine. C’erano sciuri freschi davanti ai loculi della mogliere e della figlia di Saverio Ostellino. Forse il povirazzo ci veniva col simplice scopo di prigari e basta. Ma in quel momento il commissario s’addunò che ’n terra, allato all’altare, c’era una specie di rettangolo scuro. S’avvicinò: era una botola aperta, la spessa lastra che serviva da chiusura stava appoggiata al muro. Si calò a taliare, ma c’era troppo scuro.

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