La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
Quella istissa matina nella quale un tale che non ci trasiva pi nenti con questure e commissariati, ma che era uno statale (cioè a dire il direttore del locale ufficio postale), gli aviva vaticinato il trasferimento, Montalbano venne chiamato dal suo capo, il commissario Libero Sanfilippo. Il quale era uno sbirro vero, di quelli che si addunavano a prima botta se la pirsona che avivano davanti diciva la verità o sparava farfantarìe. E già all’epoca, vale a dire nel 1985, apparteneva a una razza in via d’estinzione. Come i medici che una volta avivano il cosiddetto occhio clinico e diagnosticavano la malatia del paziente solo a taliarlo e che oggi invece se prima non hanno tra le mani decine e decine di analisi fatte da machine all’avanguardia tecnologica non riescono a capirci un’amata minchia, manco di una semplici e tradizionali ’nfruenza. Anni appresso, quanno a Montalbano capitava di ripercorrere con la testa ai primi anni so’ di carriera, al primo posto ci assistimava Libero Sanfilippo che, con l’ariata di non volergli insignare nenti, gli aviva inveci insignato tante cose. In prìmisi, come raggiungere l’equilibrio interiore a petto di un fatto grave e sconvolgente.
«Se ti lasci pigliare da qualisisiasi reazione, sgomento, orrore, indignazione, pietà, sei completamente fottuto» gli ripeteva Sanfilippo a ogni occasione. Ma questo insegnamento Montalbano non seppe seguirlo che solo in parte, pirchì certe volte veniva sopraffatto, a malgrado di ogni resistenza, dai sentimenti e dalle emozioni.
In secùndisi, gli aviva spiegato come si coltivava quell’occhio clinico che il suo vice gli invidiava assà. Ma macari di questo secondo insegnamento Montalbano pigliò quel tanto che poteva: evidentemente quel tipo di taliata a raggi X come Superman era in gran parte dono di natura.
Il lato negativo del commissario Sanfilippo – almeno agli occhi del suo vice ex sissantottino – era la sua totale, cieca divozione a ogni Ordine meritevole della O maiuscola. L’Ordine costituito. L’Ordine pubblico. L’Ordine sociale. Nei primi tempi di Mascalippa Montalbano si spiò strammato come mai un galantomo bastevolmente colto avesse una tale ferrea fiducia in un concetto astratto che appena ti trovavi a trasportarlo nella realtà assumeva la sgradevole forma di un manganello e di un paro di manette. La risposta l’ebbe un giorno che per caso gli capitò tra le mano la carta d’identità del suo superiore. Il suo nome completo faceva Libero Pensiero Sanfilippo. Madonna santa! Ma Libero Pensiero, Volontà, Libertà, Palingenesi, Vindice erano i nomi tipici che una volta gli anarchici davano a figli e figlie! Sicuramente il padre del commissario era stato un anarchico e il figlio, per polemica, non solo si era fatto sbirro, ma gli era macari venuta la fissa dell’Ordine, in un tentativo estremo d’annullare l’eredità genetica paterna.
«Buongiorno, dottore.»
«Buongiorno. Chiuda la porta e s’accomodi. Fumi pure, se vuole. Ma mi raccomando la cenere.»
Già. Pirchì oltre all’Ordine con la O maiuscola, Sanfilippo amava macari l’ordine con la minuscola. Se tanticchia di cìnniri cadiva fora dal posacìnniri, Sanfilippo si agitava sulla seggia, si stracangiava in faccia, ci pativa.
«Come va il caso Amoruso-Lonardo? Procede?» attaccò il commissario.
Montalbano strammò. Quali caso? Filippo Amoruso, pinsionato sittantino, rifacendo il limmito del suo orto, l’aveva leggermente spostato mangiandosi deci centimetri scarsi del confinante orto di Pasquale Lonardo, pinsionato ottantino. Il quale, addunatosi del fatto, aviva sostenuto, in presenza di terzi, di essersi più volte carnalmente congiunto con la defunta madre dell’Amoruso, nota all’urbi e all’orbo come grannissima troia. Al che l’Amoruso, senza dire ai né bai, aveva infilato nella panza del Lonardo deci centimetri di serramanico, non calcolando però che il Lonardo in quel preciso momento teneva in mano uno zappone col quale, prima di stramazzari ’n terra, gli aviva spaccato la testa. Ora stavano tutti e dù allo spitali, denunziati per rissa e tentato omicidio. La domanda del commissario, nella sua totale inutilità, viniva a rappresentare una sola cosa: che Sanfilippo stava pigliando alla larga il discorso che aviva in mente di fargli. Montalbano s’inquartò a difisa.
«Procede» disse.
«Bene, bene.»
Calò silenzio. Montalbano spostò la natica mancina di qualichi centilimetro in avanti e accavallò le gambe. Non si sentiva a suo agio. C’era nell’aria qualichi cosa che gli dava nirbuso. Sanfilippo intanto aviva cavato dalla sacchetta dei pantaloni il fazzoletto e lo passava sul piano della scrivania per farlo sbrilluccicare di più.
«Ieri pomeriggio, come lei saprà, sono stato a Enna. Il signor Questore voleva parlarmi» disse tutto ’nzèmmula.
Montalbano scavallò le gambe e non sciatò.
«Mi ha comunicato la promozione a vicequestore e il trasferimento a Palermo.»
Montalbano si sentì la vucca arsa.
«Congratulazioni» arriniscì ad articolare.
E l’aviva chiamato solo per contargli una cosa che da una misata sapivano macari porci e cani? Il commissario si levò l’occhiali, taliò le lenti controluce, l’inforcò nuovamente.
«Grazie. Mi ha detto che tra due mesi al massimo anche lei avrà la promozione. Ne aveva sentito dire qualcosa?»
«Fì» esalò Montalbano.
La littra esse non la potè formulare, la lingua gli si era come indurita, era tutto tiso e pronto a scattare come una corda d’arco.
«Il signor Questore mi ha domandato se non era una buona idea che lei pigliasse il mio posto.»
«Qua?!»
«Certo. Qua a Mascalippa. E dove sennò?»
«Mamamama…» fece Montalbano.
E non si capì se invocava la mamà o se si era impuntato sul ma. Se l’aspittava! Dal momento che era trasuto nella cammara del commissario s’aspittava la malanova! Che era puntualmente arrivata. In un vidiri e svidiri vitti passari davanti ai so’ occhi il paesaggio di Mascalippa e dintorni. Splendido, certo, ma per lui non era propio cosa. Per buon peso, vitti macari quattro vacche che pascolavano erba stenta. Ebbe un frisone di friddo, come un attacco di malaria.
«Io gli ho risposto che non ero d’accordo» fece Sanfilippo che lo taliava con un surriseddro.
Ma quel grandissimo cornuto del suo superiore voliva fargli viniri un sintòmo, un infarto? Voleva vidirlo stramazzare boccheggiante dalla seggia? A malgrado si trovasse a un passo da una crisi di nerbi, l’istinto polemico di Montalbano ebbe la meglio.
«Mi spiega perché secondo lei non è una buona idea che io faccia il commissario a Mascalippa?»
«Perché lei è assolutamente incompatibile con l’ambiente.»
Fici una pausa, accentuò il surriseddru.
«Più precisamente: è l’ambiente che non è compatibile con lei.»
Che gran sbirro che era Sanfilippo!
«Quando se ne è accorto? Io non ho fatto nulla per…»
«No, lei faceva, eccome faceva! Non parlava, non diceva niente, questo sì. Ma per fare, faceva! Dopo una quindicina di giorni che lei era stato mandato qua, avevo capito tutto.»
«Ma che ho fatto, santo Iddio?»
«Le porto un solo esempio. Si ricorda quella volta che andammo a interrogare i contadini di Montestellario e accettammo di mangiare con una famiglia di pecorari?»
«Sì» disse Montalbano a denti stritti.
«Prepararono il tavolo all’aperto. Era una giornata splendida, le cime erano ancora innevate. Ricorda?»