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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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— Buonasera, signor Buckman. — L’agente raddrizzò le spalle e si mise quasi sull’attenti.

— Deve essere stanca — disse Buckman.

— Prego, signore?

— Vada a casa. — Buckman la lasciò, superò la fila posteriore di scrivanie, la serie di forme quadrate di metallo grigio sulle quali venivano espletati i compiti di quella sezione della polizia mondiale.

Quasi tutti i ripiani erano sgombri. Gli uomini avevano completato il loro lavoro prima di andarsene. Ma sulla scrivania 37 c’erano parecchie carte. Il signor Chissà Chi lavorava fino a tardi, pensò Buckman. Si chinò a leggere il nome sulla targhetta.

L’ispettore McNulty. Ovvio. Il ragazzo prodigio dell’accademia. Sempre preso a immaginarsi complotti e tradimenti… Buckman sorrise, si accomodò sulla poltroncina girevole e raccolse le carte.

TAVERNER, JASON. CODICE BLU

Un documento in fotocopia uscito dagli archivi della polizia. Riesumato dall’oblio da un ispettore McNulty troppo zelante, e decisamente in sovrappeso. Una nota a matita: “Taverner non esiste”.

“Strano” pensò Buckman. E incominciò a sfogliare le carte.

— Buonasera, signor Buckman. — Il suo assistente, Herbert Maime, giovane e scaltro, in impeccabili abiti borghesi: un privilegio al quale teneva molto, come Buckman.

— Pare che McNulty stia lavorando sul dossier di qualcuno che non esiste — disse Buckman.

— In quale distretto non esiste? — chiese Maime, e risero tutti e due. Non amavano troppo McNulty, ma la polizia in uniforme grigia aveva bisogno di uomini di quel tipo. Tutto sarebbe andato bene, almeno finché i McNulty dell’accademia non fossero arrivati ai livelli di chi stabiliva le procedure. Per fortuna, questo accadeva di rado. E di certo non sarebbe successo finché lui avesse potuto impedirlo.

Il soggetto ha dato il nome falso di Jason Tavern. Recuperato file errato di Jason Tavern di Kememmer, Wyoming, meccanico di motori diesel. Il soggetto sostiene di essere Tavern dopo una chirurgia plastica. I documenti lo identificano come Taverner, Jason, ma non esiste un dossier.

“Interessante” pensò Buckman, mentre leggeva gli appunti di McNulty. Nessun fascicolo sull’individuo. Terminò di leggere.

Ben vestito. Questo fatto fa presumere che disponga di soldi, forse dell’influenza necessaria per far sparire il suo dossier dalla banca dati. Indagare sui suoi rapporti con Katharine Nelson, contatto pol della zona. Lei sa chi sia l’uomo? Ha tentato di non segnalarcelo, ma il contatto 1659bd gli ha messo addosso un microtras. Soggetto al momento su un taxi. Settore n8823b. Procede in direzione est, verso Las Vegas. 12/10, ore 22.00, tempo dell’accademia. Prossimo rapporto previsto per ore 14.40, tempo dell’accademia.

Katharine Nelson. Buckman l’aveva incontrata una volta, a un corso di orientamento per informatori della polizia. Era la ragazza che segnalava solo le persone che non le piacevano. In una maniera strana e contorta, la ammirava. Dopo tutto, se non fosse intervenuto lui, l’8 aprile del 1982 lei sarebbe stata spedita in un campo di lavori forzati in Colombia.

Disse a Herb Maime: — Chiamami McNulty al telefono. Penso che sia meglio parlare con lui della cosa.

Un istante dopo, Maime gli passò il ricevitore. Sul piccolo schermo grigio apparve il volto di McNulty. Era disfatto, come il suo soggiorno: minuscoli e in disordine tutti e due.

— Sì, signor Buckman. — McNulty puntò lo sguardo su Buckman e si concentrò, si irrigidì, per quanto stanco fosse. Nonostante la spossatezza e quello che doveva essersi iniettato, McNulty sapeva esattamente come comportarsi di fronte ai superiori.

Buckman disse: — Mi faccia un rapporto veloce e sintetico su questo Jason Taverner. Non riesco a ricostruire l’intera storia dai suoi appunti.

— Il soggetto ha preso una camera d’albergo al 453 di Eye Street. Ha avvicinato il contatto pol 1659bd, noto come Ed, e ha chiesto di essere accompagnato da un falsificatore di documenti. Ed gli ha messo addosso un microtras, poi l’ha portato dal contatto pol 1980cc, Kathy.

— Katharine Nelson — disse Buckman.

— Sì, signore. Lei deve avere fatto un lavoro insolitamente accurato. Ho fatto eseguire dei test preliminari di laboratorio e risultano quasi perfetti. Evidentemente Kathy voleva che ci sfuggisse.

— Ha contattato Katharine Nelson?

— Mi sono incontrato con tutti e due nella stanza in cui vive lei. Nessuno dei due ha collaborato. Ho esaminato i documenti del soggetto, ma…

— Sembravano veri — interruppe Buckman.

— Sì, signore.

— Lei pensa ancora di potere stabilire questa cosa a occhio nudo.

— Sì, signor Buckman. Comunque, sono serviti a fargli superare un punto di controllo mobile. Documenti eccellenti.

— Buon per lui.

McNulty riprese a raccontare. — Gli ho sequestrato i documenti e gli ho dato un pass valido sette giorni, soggetto a revoca. Poi l’ho portato alla stazione del distretto 469, nel mio ufficio, e ho fatto richiamare il suo file… Il dossier di Jason Tavern. Il soggetto è stato brillante a proposito della chirurgia plastica. Sembrava plausibile, così l’abbiamo lasciato andare. No, aspetti un momento. Gli ho rilasciato il pass solo dopo…

— In parole povere — lo interruppe Buckman, — cosa sta combinando? Chi è?

— Lo stiamo seguendo col microtras. Stiamo cercando di recuperare dei dati su di lui. Ma, come ha letto nei miei appunti, credo che sia riuscito a far sparire il suo dossier da tutte le banche dati. Non c’è, anche se dovrebbe esserci, perché noi abbiamo un file su tutti, come sa ogni bambino delle elementari. È la legge. Dobbiamo avere un file.

— Ma non lo abbiamo — disse Buckman.

— Lo so, signor Buckman. Ma quando un file non c’è, deve esserci una ragione. Non è successo per caso. Qualcuno l’ha fatto sparare.

— Sparire — corresse Buckman, divertito.

— L’ha rubato, trafugato. — McNulty era sconcertato.— Ho appena cominciato a indagare, signor Buckman. Tra ventiquattr’ore ne saprò di più. Al diavolo, possiamo arrestarlo quando vogliamo! Non credo che sia una cosa importante. È solo un tizio pieno di soldi, con le conoscenze giuste per riuscire a far sparire il suo dossier da…

— Va bene. Vada a letto. — Buckman riappese, restò lì un attimo, poi si avviò in direzione del suo ufficio. Riflettendo.

Là, addormentata sul divano, c’era sua sorella Alys. Che indossava, scoprì Felix Buckman con grande dispiacere, calzoni neri iperaderenti, una camicia da uomo in pelle, orecchini ad anello e una cintura a maglie di catena con una fibbia in ferro battuto. Aveva chiaramente fatto uso di droghe. E, com’era già successo tante altre volte, era riuscita a mettere le mani su una delle chiavi del fratello.

— Dio ti maledica! — le disse lui. Chiuse la porta dell’ufficio prima che Herb Maime potesse vedere Alys.

Lei si mosse nel sonno. Il suo viso da gatta fece una smorfia di irritazione. La mano destra annaspò nell’aria per spegnere la luce fluorescente che Buckman aveva acceso.

Lui afferrò la sorella per le spalle, scoprì quanto fossero irrigiditi i muscoli, la mise a sedere. — Cos’hai usato questa volta? — chiese. — Termalina?

— No. — Ovviamente, aveva la lingua impastata. — Idrosolfato di esofenofrenina. Non tagliato. Sottocutaneo. — Spalancò i grandi occhi chiari e lo fissò con un’aria sfrontata da ribelle.

Buckman chiese: — Perché diavolo vieni sempre qui? — Tutte le volte che Alys si concedeva i piaceri del feticismo o della droga finiva nell’ufficio di suo fratello. Lui non sapeva perché, e lei non gliel’aveva mai detto. Una volta aveva borbottato qualcosa a proposito dell’“occhio del ciclone”, come a dire che lì, negli uffici dell’accademia di polizia, si sentiva al sicuro da un arresto. Grazie, ovviamente, alla posizione di lui.

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