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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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— Cristo, no! — strillò Heather, e riappese di nuovo. Jason non aveva più monete da cinque dollari. Sicché rinunciò. Aveva commesso una grossa stupidaggine, si rese conto: dire del telefono controllato. Chiunque avrebbe riappeso. “Mi sono strangolato con la rete delle mie stesse parole. Mi ci sono strozzato dentro, mi ci sono incastrato fino alla vita. Metà dentro, metà fuori. Come se fossi finito in un grande buco di culo artificiale.”

Spinse di lato la porta della cabina telefonica e tornò sul marciapiede affollato. “Eccomi qui a Slumville. Dove si aggirano gli informatori dei pol. Che spettacolo fantastico, come diceva quel classico spot pubblicitario che abbiamo studiato a scuola. Sarebbe divertente se succedesse a qualcun altro. Ma sta capitando a me. No, non sarebbe divertente in nessun caso. Perché a passare il tempo dietro le quinte, in attesa, ci sono vere sofferenze e vera morte. Pronte a entrare in scena da un momento all’altro.

“Mi sarebbe piaciuto filmare la telefonata, più tutto quello che ho detto a Kathy e quello che lei ha detto a me. A colori e in tre dimensioni, su videonastro: sarebbe un bel pezzo per il mio show, magari verso il finale, quando a volte restiamo a corto di materiale. A volte un cavolo. Quasi sempre. Sempre.”

Poteva quasi sentire la sua voce fuori campo che introduceva il servizio: — Cosa può succedere a un uomo, un brav’uomo senza precedenti penali, un uomo che un giorno, all’improvviso, perde tutti i suoi documenti e si trova a fronteggiare… — Eccetera. Li avrebbe incollati allo schermo, tutti e trenta i milioni di spettatori. Perché era quello che ognuno di loro temeva. — Un uomo invisibile — avrebbe proseguito, — eppure un uomo persino troppo appariscente. Invisibile nella legalità, appariscente nell’illegalità. Cosa ne sarà di un uomo come lui, se non riuscirà a rimpiazzare… — Eccetera eccetera. Al diavolo. Non tutto quello che faceva o diceva o gli capitava finiva nello show; sarebbe stato così anche quella volta. Un altro perdente fra tanti. “Molti sono i chiamati” si disse, “ma pochi gli eletti. Ecco cosa significa essere un professionista. Ecco come riesco a mandare avanti la mia vita, nel pubblico e nel privato: riduci le perdite al minimo e scappa quando è il caso di farlo.” Citava se stesso dai vecchi tempi in cui il suo primo show mondiale era stato mandato in onda dalla rete satellitare.

“Troverò un altro falsificatore” si disse, “uno che non sia un informatore dei pol, e mi procurerò un altro set di documenti senza microtrasmettitori. Dopo di che, avrò bisogno di una pistola. Avrei dovuto pensarci già quando mi sono risvegliato in quella camera d’hotel.”

Una volta, anni addietro, quando gli uomini di Reynolds avevano tentato di infiltrarsi nel suo show, aveva imparato a usare la pistola, e la portava sempre con sé: una Barber’s Hoop con una portata di tre chilometri, senza la minima deviazione dalla traiettoria fino agli ultimi trecento metri.

La “trance mistica” di Kathy, la sua crisi di urla… Nel sonoro ci sarebbe stata anche una voce maschile, matura, sovrapposta alle urla in sottofondo: — Ecco cosa significa essere psicotici. Essere psicotici è soffrire, soffrire oltre… — Eccetera. Inspirò una lunga boccata d’aria della sera, fino a riempirsi i polmoni. Rabbrividì, si unì al mare di persone sul marciapiede, con le mani infilate nelle tasche dei calzoni.

E si trovò di fronte una fila di tre metri, ferma a un punto di controllo dei pol. In fondo alla fila c’era un poliziotto in uniforme grigia. Se ne stava lì per assicurarsi che nessuno tagliasse la corda nella direzione opposta.

— Non puoi superare il controllo, amico? — chiese il pol a Jason, quando lui, involontariamente, fece per andarsene.

— Certo che posso — rispose Jason.

— Ottimo — disse il pol, di buonumore. — Perché siamo qui a controllare da stamattina e non abbiamo ancora raggiunto la nostra quota.

6

Due pol in uniforme grigia ben piantati, alle prese con l’uomo che precedeva Jason, dissero all’unisono: — Questi sono stati falsificati un’ora fa. Sono ancora umidi. Vedi? L’inchiostro cola sotto il calore. Okay. — Annuirono. L’uomo, afferrato da quattro pol dall’aria truce, scomparve nel trabifurgone parcheggiato lì nei pressi, minacciosamente grigio e nero: i colori della polizia.

— Okay — disse allegramente uno dei pol robusti rivolgendosi a Jason. — Vediamo dove sono state stampate le tue tessere.

— Le ho da anni — rispose Jason. Porse ai pol il portafogli con le sette tessere d’identità.

— Controlla le firme — disse il pol più anziano al collega. — Vedi se si sovrappongono.

Kathy aveva ragione.

— No. — Il pol più giovane mise via lo scanner. — Non si sovrappongono. Però questo documento, quello del servizio militare, doveva avere un punto tras che è stato grattato via. E da mani molto esperte. Bisogna guardarlo con l’ingranditore. — Spostò la lente e la lampada, illuminando i particolari nel crudo fulgore bianco della luce. — Visto?

— Quando lei è stato congedato — chiese a Jason il pol più anziano, — questo documento aveva un punto elettronico? Se lo ricorda? — I due poliziotti, mentre attendevano la risposta, restarono a scrutare Jason.

“Che diavolo devo dire?” si chiese lui. — Non lo so — rispose. — Non so nemmeno come sia un… — Stava per dire “microtrasmettitore a punto”, ma si corresse in fretta. Abbastanza in fretta, sperò. — Un punto elettronico.

— È un semplice punto, amico — lo informò il pol più giovane. — Non ci sta ascoltando? È sotto l’effetto di qualche droga? Qui, sulla tessera della sua situazione droghe, non risulta niente, almeno per quanto riguarda lo scorso anno.

Intervenne uno dei pol dall’aria truce. — Però questo dimostra che i documenti sono autentici. Chi farebbe falsificare un reato su una tessera d’identità? Soltanto un idiota.

— Già — disse Jason.

— Be’, non è roba di nostra competenza. — Il poliziotto più giovane restituì le tessere a Jason. — Dovrà vedersela con quelli della narcotici. Si muova. — Spinse via Jason con il manganello e si protese ad afferrare i documenti dell’uomo che si trovava dietro di lui.

— Finito? — chiese Jason ai pol dall’aria truce. Non poteva crederci. “Non darlo a vedere” si disse. “Muoviti!”

Fece qualche passo.

Dall’ombra una mano lo toccò. Lui si immobilizzò a quel contatto; si sentì trasformare in ghiaccio, a partire dal cuore. — Cosa pensi di me, adesso? — chiese Kathy. — Del mio lavoro, di quello che ho fatto per te?

— Ha funzionato — rispose lui, riprendendosi solo in parte.

— Non ti consegnerò ai pol, anche se mi hai insultata e abbandonata. Però stanotte devi restare con me come hai promesso. Capito?

Fu costretto ad ammirarla. Acquattandosi nelle vicinanze del punto di controllo, Kathy aveva ottenuto una testimonianza diretta della qualità dei suoi documenti falsi, che gli avevano permesso di farla franca con i pol. Così, di colpo, la situazione tra loro due si era rovesciata: adesso era lui a trovarsi in debito. Non era più la vittima di cui lei approfittava. Adesso Kathy aveva dei diritti su di lui. Prima il bastone: la minaccia di denunciarlo ai pol. Poi la carota: le tessere d’identità falsificate perfettamente. La ragazza lo teneva in pugno. Jason doveva ammetterlo, con lei e con se stesso.

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