Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— Ebefrenia — disse Jason.
— Sì. — Ruth annuì. — La diagnosi era questa. Non so se lo sai, ma è scomparsa. È uscita per uno dei suoi shopping e non è più ritornata. Non l’abbiamo più rivista. Probabilmente a quest’ora sarà morta. E stringerà ancora tra le braccia quella borsa di vimini trovata a Baja. È stato il grande momento della sua vita, quel viaggio in Messico. Per l’occasione si è fatta il bagno, e io le ho sistemato i capelli, dopo averli lavati cinque o sei volte. Cosa ci hai trovato? Come potevi sopportarla?
— Mi piaceva il suo senso dell’umorismo — rispose Jason. “Non è giusto” pensò “paragonare Ruth Rae a una ragazza di diciannove anni. Nemmeno a Monica Buff. Però il confronto era continuamente presente nella sua mente. E gli rendeva impossibile sentirsi attratto da Ruth Rae. Per quanto a letto fosse brava, e ora anche molto esperta.
“La sto usando” pensò. “Come Kathy ha usato me. Come McNulty ha usato Kathy.
“McNulty: ma non è che io ho addosso un microtrasmettitore?”
Jason Taverner afferrò di corsa i vestiti e li portò in bagno. Seduto sull’orlo della vasca, cominciò a ispezionarli minuziosamente.
Gli ci volle mezz’ora. Ma alla fine riuscì a individuarlo. Per quanto minuscolo fosse. Lo gettò nel water e tirò l’acqua. Scosso, tornò in camera da letto. “Così sanno dove mi trovo” si rese conto. “Non posso restare qui.
“E ho messo a rischio la vita di Ruth per niente.”
— Aspetta — disse.
— Sì? — Ruth se ne stava appoggiata, stanca, alla parete del bagno, con le braccia conserte sotto il seno.
— I microtrasmettitori — disse adagio Jason — danno solo delle indicazioni approssimative. A meno che non ci sia un apparecchio sintonizzato sul loro segnale a rintracciare la posizione esatta. Prima di allora…
Non poteva esserne sicuro. Dopo tutto, McNulty lo aveva aspettato nell’appartamento di Kathy. Ma si era recato lì grazie al segnale del microtrasmettitore o perché sapeva che Kathy ci viveva? Stordito da troppa ansietà, sesso e scotch, non riusciva a ricordare. Seduto sull’orlo della vasca, massaggiandosi la fronte, si sforzò di pensare, di ricordare esattamente cosa avesse detto McNulty quando lui e Kathy, rientrati nella stanza, l’avevano trovato ad aspettarli.
“Ed” pensò. “Hanno detto che è stato Ed a mettermi addosso il microtras che mi ha fatto individuare. Però…”
Però poteva sempre darsi che avesse indicato loro solo l’area in generale. E che i pol avessero dedotto, correttamente, che doveva trattarsi dell’appartamento di Kathy.
Con la voce rotta, disse a Ruth Rae: — Porca miseria, spero di non averti messo i pol alle calcagna. Sarebbe troppo. — Scosse la testa, nel tentativo di schiarirsi le idee. — Hai del caffè bollente?
— Vado a schiacciare qualche pulsante in cucina. — Ruth Rae, a piedi nudi, vestita solo di un braccialetto di legno, si trasferì dal bagno in cucina. Un attimo dopo tornò con una grossa tazza di plastica. Sopra c’era stampata la scritta dacci dentro. Lui la prese e bevve il caffè fumante.
— Non posso restare qui — disse. — E, comunque, tu sei troppo vecchia.
Lei lo fissò con un’espressione grottesca, da bambola fracassata, calpestata. Poi scappò in cucina. “Perché l’ho detto?” si chiese Jason. “La tensione, le mie paure.” La seguì.
Ruth apparve sulla soglia. Aveva in mano un piatto di ceramica con la scritta souvenir della knotts berry farm. Si scagliò addosso a Jason e gli scaraventò il piatto sulla testa. La sua bocca si contorceva come una creaturina appena nata, viva da pochi istanti. All’ultimo momento, Jason riuscì a sollevare il gomito sinistro. Venne colpito lì. Il piatto si frantumò in tre pezzi dai contorni frastagliati, e dal suo gomito schizzò del sangue. Lui guardò il sangue, i frammenti del piatto sulla moquette, poi Ruth.
— Mi spiace — mormorò lei in un debole sussurro. Le parole parevano mute. I serpenti nati da poco si contorcevano di continuo, chiedendo scusa.
Jason disse: — Spiace a me.
— Ti metto un cerotto. — Lei fece per andare in bagno.
— No — la fermò lui. — Me ne vado. Il taglio è pulito. Non si infetterà.
— Perché me l’hai detto? — chiese Ruth, rauca.
— È stata la mia paura di invecchiare. Mi sta prosciugando. Non mi rimane quasi più energia. Nemmeno per un orgasmo.
— Però te la sei cavata molto bene, prima.
— Ma è stato l’ultimo. — Jason tornò in bagno. Lavò via il sangue dal braccio, continuò a lasciare scendere acqua fredda sul taglio finché non cominciò la coagulazione. Cinque minuti, cinquanta; non avrebbe saputo dirlo. Restò lì, con il gomito sotto il rubinetto. Ruth Rae era scomparsa. Dio sapeva dove. Probabilmente a spifferare tutto ai pol, si disse Jason, stancamente. Era troppo esausto per preoccuparsene.
“Al diavolo!” pensò. “Dopo quello che le ho detto, non potrei biasimarla.”
10
— No — disse il generale di polizia Felix Buckman, scuotendo la testa. — Jason Taverner esiste. In qualche modo è riuscito a far sparire i dati da tutte le banche in cui sono depositate le matrici. — Rifletté. — È sicuro di potergli mettere le mani addosso, se fosse necessario?
— Purtroppo ci sono delle brutte notizie, signor Buckman — rispose McNulty. — Ha trovato il microtras e l’ha tolto di mezzo. Quindi non sappiamo se sia ancora a Las Vegas. Se ha un po’ di buonsenso, avrà tagliato la corda. E quasi certamente è così.
— Sarà meglio che lei venga qui. Se Taverner è in grado di sottrarre dei dati dalle nostre banche, materiale che viene direttamente dalle fonti di base, deve presumibilmente essere coinvolto in attività di importanza enorme. Fino a che punto erano precisi i rilevamenti sulla sua posizione?
— Si trova, o si trovava, in uno degli ottantacinque appartamenti di un’ala di un complesso residenziale di seicento unità. Tutti interni lussuosi nel distretto di West Fireflash. Il complesso si chiama Copperfield II.
— Sarà meglio chiedere a Las Vegas di controllare tutti e ottantacinque gli appartamenti finché non lo trovano. E, quando l’avranno in pugno, lo faccia spedire direttamente a me per via aerea. Ma la voglio in ufficio. Si prenda un paio di stimolanti, lasci perdere il suo sonnellino drogato e venga qui.
— Sì, signor Buckman. — Nella voce di McNulty si avvertiva il disappunto. Fece una smorfia.
— Lei non crede che lo troveremo a Las Vegas, vero? — domandò Buckman.
— No, signore.
— Ma forse ci riusciremo. Adesso che ha eliminato il microtras, potrebbe pensare di essere al sicuro.
— Mi permetto di dissentire. Trovandolo, avrà capito che l’abbiamo tenuto sotto controllo da qui a West Fireflash. Per cui se la darà a gambe. In tutta fretta.
— Lo farebbe se il comportamento degli esseri umani fosse razionale. Ma non lo è. O lei non se n’è accorto, McNulty? Quasi tutti agiscono in maniera illogica. — “Il che” pensò Buckman “torna parecchio utile a noi. La gente è prevedibile.”
— Mi sono accorto che…
— Si presenti in ufficio tra mezz’ora. — Buckman chiuse la comunicazione. La pedante affettazione di McNulty e la letargia nebulosa prodotta dalla roba che si iniettava al calare del buio lo irritavano sempre.
Alys aveva osservato tutto. — Un uomo che è diventato inesistente. È mai successo prima?
— No — rispose Buckman. — E non è successo nemmeno questa volta. Da qualche parte, in chissà quale oscuro posto, avrà trascurato un microdocumento di importanza secondaria. Continueremo a cercare finché non lo troveremo. Prima o poi, rintracceremo l’impronta vocale o il tracciato cerebrale giusti, e allora sapremo chi è.