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La corona di spade

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La corona di spade
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«Si tratta della vostra età, Reanne.» Elayne non aveva esattamente un tono di voce esitante — non le accadeva mai —, ma era molto cauta. «Tra le Aes Sedai è considerato scortese parlare dell’età, ma... Reanne, per quanto si sa, fin dai tempi della Frattura nessuna Aes Sedai ha mai vissuto tanto a lungo quanto sostenete voi del Circolo della Maglia.» Aveva usato il nome insolito che la Famiglia aveva attribuito al proprio consiglio direttivo. «Nel tuo caso, nemmeno più di un centinaio di anni.» Le donne con la cintura rossa sussultarono sgranando gli occhi. Una di esse, snella con gli occhi marroni e i capelli color miele, rise nervosamente, ma si coprì subito la bocca quando Reanne l’apostrofò: «Famelle!»

«Non è possibile» ripose Reanne senza fiato. «Di sicuro le Aes Sedai devono...»

«Buon giorno» disse Mat, superando la cortina di piante. L’intera discussione era sciocca; tutti sapevano che le Aes Sedai vivevano più a lungo di chiunque altro. Invece di sprecare tempo, avrebbero dovuto già essere in marcia verso il Rahad. «Dove sono Thom e Juilin? E Nynaeve?» Quest’ultima doveva essere rientrata durante la notte, o Elayne sarebbe stata agitatissima. «Sangue e cenere, non vedo nemmeno Birgitte. Dobbiamo partire, Elayne, non restarcene piantati qui. Aviendha viene con noi?»

Elayne lo guardò un poco contrariata, si girò solo un attimo verso Reanne e Mat capì subito che stava decidendo quale recita fare con lui. Sgranare gli occhi con espressione innocente avrebbe potuto danneggiare la sua immagine di fronte a quelle donne, ma lo stesso poteva accadere se fosse ricorsa a uno dei suoi sorrisi. Elayne si aspettava sempre che le sue fossette funzionassero quando tutti gli altri stratagemmi fallivano. Sollevò leggermente il mento. «Thom e Juilin stanno aiutando Aviendha e Birgitte a sorvegliare il palazzo di Carridin, Mat.» Ecco, si trattava dell’erede al trono al meglio di sé. Quasi al meglio di sé, dal momento che sapeva di certo come avrebbe reagito Mat, ma la voce era molto sicura, gli occhi azzurri fermi e il volto grazioso freddo, anche se privo di gelida arroganza. Esisteva una donna al mondo che avesse un’unica personalità? «Nynaeve scenderà presto, ne sono sicura. Sai bene che non c’è alcun motivo che tu venga con noi, Mat. Nalesean e i tuoi soldati sono delle guardie del corpo più che adeguate. Potresti goderti la tua permanenza a palazzo fino al nostro ritorno.»

«Carridin!» gridò Mat. «Elayne, non resteremo a Ebou Dar per occuparci di Jaichim Carridin. Prendiamo la Scodella, poi tu o Nynaeve aprirete un passaggio e ce ne andremo su due piedi. È chiaro? Io verrò con voi nel Rahad.» Godersi la permanenza! Solo la Luce sapeva cosa gli avrebbe fatto Tylin, se lui fosse rimasto a palazzo tutto il giorno. Il solo pensiero gli provocò un risolino isterico.

Le occhiate gelide delle Sapienti lo trapassarono; la robusta Sumeko si umettò le labbra, nervosa, mentre Melore, una Domanese in carne di mezza età con un seno che proprio il giorno prima Mat si era deliziato a contemplare, si era piazzata le mani sui fianchi con in volto un’espressione minacciosa. Doveva essere già chiaro per loro che lui non era intimidito dalle Aes Sedai, ma Reanne gli rivolse una tale occhiataccia che Mat temette quasi che gli avrebbe tirato le orecchie. A quanto pareva, se le Sapienti erano disposte a sottomettersi alle Aes Sedai, allora chiunque altro avrebbe fatto lo stesso.

Elayne era visibilmente combattuta. Teneva le labbra serrate, ma Mat dovette riconoscerle un pregio: era troppo furba per persistere con tecniche che non funzionavano. D’altro canto però era arrogante fino al midollo, anche se cercava di nasconderlo. E c’erano altre donne a guardare. «Mat, sai bene che non possiamo andare via fino a quando non avremo usato la Scodella.» Il mento suo altezzoso rimase sollevato, e il tono di voce era a metà fra una spiegazione e un ordine. «Potremmo impiegare dei giorni per essere sicure di come usarlo, magari quasi una settimana intera, e forse per quel momento saremo riusciti a sistemare Carridin.» La sua voce divenne così dura quando pronunciò il nome del Manto Bianco che sembrava avesse una questione personale in sospeso con lui, ma i pensieri di Mat furono attratti da un altro elemento.

«Quasi una settimana!» Sentendosi d’un tratto soffocare, Mat fece scorrere un dito dietro il fazzoletto nero che aveva intorno al collo e lo tirò per allentarlo. La sera prima Tylin aveva usato quel pezzo di seta nera per legargli le mani, prima che lui se ne rendesse conto. Quasi una settimana. O forse più! Nonostante gli sforzi, la voce di Mat divenne leggermente affannata. «Elayne, sono certo che potrai usare la Scodella ovunque, non per forza qui. Egwene di sicuro vuole che tu ritorni il più presto possibile. Credo che le servirebbero un’amica o due.» Stando a quanto aveva visto ultimamente, avrebbe avuto bisogno di alcune centinaia di amiche. Forse una volta che fosse riuscito a riportare indietro queste donne, Egwene sarebbe stata pronta a rinunciare a quella sciocchezza di essere Amyrlin e gli avrebbe permesso di portarla da Rand, insieme a Elayne, Nynaeve e Aviendha. «Inoltre, che mi dici di Rand, Elayne? Caemlyn. Il trono del Leone. Sangue e ceneri, sai di dover raggiungere Caemlyn il più velocemente possibile affinché Rand possa darti il trono del Leone.» Per qualche motivo Elayne si fece scura in volto man mano che Mat parlava, mentre i suoi occhi mandavano scintille. A Mat parve indignata, anche se non ne aveva alcun motivo.

Elayne aprì la bocca per controbattere non appena Mat concluse la frase, e lui si preparò a elencarle tutte le sue promesse davanti a Reanne e tutte le altre. A giudicare dai loro volti, lo avrebbero già rimproverato da un pezzo al posto di Elayne.

Prima che Mat avesse modo di dire qualcosa, una donna rotonda dai capelli grigi che indossava la livrea della casata Mitsobar fece la riverenza, prima a Elayne, poi alle donne con le cinture rosse, infine a lui. «La regina Tylin ti invia questo, mastro Cauthon» disse Laren, passandogli un cestino con un panno a strisce che ne copriva il contenuto e un piccolo fiore rosso fissato al manico. «Non hai fatto colazione e devi essere in forze.»

Mat si fece paonazzo. La donna si limitò a guardarlo, ma aveva visto ben altro di lui dalla prima volta che lo aveva introdotto nella stanza di Tylin. Ben altro. La sera prima aveva portato un vassoio con la cena mentre lui cercava di nascondersi sotto le lenzuola di seta. Mat non capiva. Queste donne lo facevano sobbalzare e arrossire come una donnicciola. Era assurdo.

«Sei sicuro che non preferisci rimanere qui?» chiese Elayne. «Credo che Tylin sarebbe molto contenta di averti con lei per colazione. La regina ha detto che ti trova meravigliosamente gradevole e molto accondiscendente» aggiunse in tono dubbioso.

Mat si diresse verso le carrozze quasi correndo, con il cestino in una mano e l’ashandarei nell’altra.

«Gli uomini del nord sono tutti così timidi?» chiese Laren, mentre lui si arrischiò a guardarsi dietro le spalle senza fermarsi e sospirò di sollievo. La cameriera stava già andando via, pronta a dirigersi verso la cortina di piante, ed Elayne stava facendo cenno a Reanne e alle altre Donne Sapienti di riunirsi intorno a lei. Ma lui rabbrividì comunque. Le donne sarebbero state la sua morte.

Mat girò intorno alla vettura più vicina e fece quasi cadere il cestino alla vista di Beslan, seduto sullo scalino della carrozza, con la luce del sole che risplendeva sulla lama della sua spada mentre ne esaminava il filo.

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