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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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A volte a Nynaeve sembrava aver dimenticato il motivo per cui aveva lasciato i Fiumi Gemelli. Per proteggere i giovani del suo villaggio presi nella rete di un’Aes Sedai. Non molto più piccoli di lei, solo alcuni anni, eppure la differenza sembrava maggiore quando eri la Sapiente del villaggio. Naturalmente la Cerchia delle Donne di Emond’s Field aveva ormai scelto una nuova Sapiente, ma questo non rendeva meno suo quel villaggio, o loro la sua gente. In fondo al cuore si sentiva ancora la Sapiente. In qualche modo però proteggere Rand, Egwene, Mat e Perrin dall’Aes Sedai era diventato aiutarli a sopravvivere e alla fine, senza rendersi conto di quando o come, anche quello scopo era stato sopraffatto da altri bisogni. La volontà di entrare nella Torre Bianca per imparare a contrastare Moiraine si era trasformata in un desiderio bruciante di imparare a guarire. Anche il suo odio per le Aes Sedai che si immischiavano negli affari altrui adesso coesisteva con la brama di diventare una di loro. Non che lo volesse davvero, ma era un modo per apprendere quello che voleva. Tutto si era fatto intricato come una di quelle reti delle Aes Sedai, lei inclusa, e non sapeva come sfuggirne.

Sono ancora quella di sempre. Li aiuterò meglio che posso, si disse.

«Stanotte» annunciò ad alta voce, «userò l’anello.» Detto questo si sedette sul letto e incominciò a mettersi le calze. La lana non era confortevole con quel caldo, ma almeno una parte di lei sarebbe stata decentemente coperta. Calze e scarpe robuste. Birgitte portava scarpette di broccato e calze velate di seta che certamente sembravano fresche. Allontanò quel pensiero dalla testa. «Solo per vedere se Egwene si trova nella Pietra. Se non c’è tornerò subito e non userò l’anello fino al prossimo appuntamento in programma.»

Elayne la fissava in un modo tale che Nynaeve si mise a tirare le calze con crescente disagio. La donna non disse una parola, ma l’espressione significava che Nynaeve forse stava mentendo. Per Nynaeve era così. Non giovava sapere che il pensiero era volato al limite della coscienza, che poteva accertarsi facilmente che l’anello non toccasse la pelle nel momento in cui si sarebbe messa a letto. Non c’era un vero motivo per credere che Egwene non fosse nel Cuore della Pietra ad aspettare. Non lo aveva mai preso in considerazione, il pensiero le era sopraggiunto involontariamente, ma lo aveva avuto e rendeva difficile guardare Elayne negli occhi. E se aveva paura di Moghedien? Era solo buon senso, anche se la infastidiva ammetterlo.

Farò quello che devo, pensò. Poggiò le mani sullo stomaco per tentare di bloccare lo sfarfallio che sentiva dentro. Quando indossò la sottoveste era impaziente di mettersi l’abito azzurro e uscire al caldo solo per sfuggire allo sguardo di Elayne, che stava finendo in quel momento di aiutarla con la fila di bottoni dietro la schiena; si lamentava che nessuna aveva aiutato lei a indossare le brache, quando la porta del carro si spalancò, lasciando entrare un’ondata di calore. Stupita Nynaeve saltò e si nascose il seno con entrambe le mani prima che potesse fermarsi. Quando entrò Birgitte invece di Valan Luca, cercò di far sembrare che stesse solo aggiustando la scollatura.

Lisciandosi sui fianchi l’abito identico di brillante seta azzurra, l’alta donna si mise la treccia davanti alla spalla con un sorriso compiaciuto. «Se vuoi attirare l’attenzione, non perdere tempo a giocare. È troppo chiaro. Respira profondamente.» Diede una dimostrazione, quindi rise allo sguardo torvo di Nynaeve.

Nynaeve si sforzò di restare calma. Perché doveva, non lo sapeva. Non riusciva a immaginare di essersi sentita colpevole per quello che era accaduto. Gaidal Cain probabilmente era contento di essere lontano da quella donna. E Birgitte poteva portare i capelli come preferiva. Non che avesse nulla a che vedere con il resto. «C’è una donna come te ai Fiumi Gemelli, Maerion. Calle conosceva ogni guardia dei mercanti per nome di battesimo, e di certo non aveva segreti per nessuno di loro.»

Il sorriso di Birgitte divenne teso. «E io conoscevo una donna come te una volta. Mathena guardava gli uomini dall’alto in basso, e una volta fece anche giustiziare un poveraccio per averla vista per errore mentre nuotava nuda. Non aveva nemmeno mai ricevuto un bacio, fino a quando Zheres non gliene rubò uno. Sembrava avesse scoperto gli uomini per la prima volta. Si infatuò al punto tale che Zheres dovette ritirarsi a vivere su una montagna per sfuggirle. Stai attenta al primo uomo che ti bacia. Prima o poi uno si farà avanti.»

Con i pugni chiusi Nynaeve mosse un passo verso di lei. O ci provò. Elayne era fra loro con le braccia alzate.

«Adesso voi due la finite» disse, guardandole entrambe con la stessa arroganza. «Lini diceva sempre che ‘l’attesa trasforma gli uomini in orsi dentro a un fienile e le donne in gatti nei sacchi’, ma voi due dovete smettere immediatamente di graffiarvi! Non lo tollererò più!»

Con sorpresa di Nynaeve, Birgitte arrossì e mormorò delle scuse fra i denti. A Elayne naturalmente, ma la scusa di per sé era stupefacente. Birgitte aveva scelto di rimanere vicino a Elayne, non c’era bisogno che lo nascondesse, ma dopo tre giorni il caldo stava influendo su di lei male come su Elayne. Rivolse all’erede al trono di Andor uno sguardo gelido. Era riuscita a mantenere un discreto controllo mentre aspettavano tutte e tre rinchiuse, lo aveva fatto, ma Elayne certamente non aveva diritto di parlare.

«Adesso» disse Elayne, sempre con quel tono di voce freddo «hai una qualche ragione per essere entrata come un toro, o hai semplicemente dimenticato come si bussa?»

Nynaeve aprì la bocca per aggiungere qualcosa in merito ai gatti, solo un gentile appunto, ma Birgitte la anticipò, anche se con la voce tesa.

«Thom e Juilin sono tornati dalla città.»

«Tornati!» esclamò Nynaeve e Birgitte la guardò per poi rivolgere di nuovo lo sguardo su Elayne.

«Non li avete mandati voi?»

«Io non l’ho fatto» rispose torva Elayne.

Uscì dal carro con Birgitte alle calcagna prima che Nynaeve potesse dire una parola. Dovette limitarvi a seguirle, lamentandosi. Era meglio se Elayne non pensasse che era lei a dare gli ordini. Nynaeve non l’aveva ancora perdonata per aver rivelato quel tanto agli uomini.

Il caldo secco sembrava peggiore fuori, anche se il sole non era ancora alto sopra i teloni che circondavano il serraglio. Prima che raggiungesse l’ultimo scalino aveva già la fronte imperlata di sudore, ma per una volta non fece alcuna smorfia.

I due uomini erano seduti su alcuni sgabelli a tre zampe di fianco al fuoco da campo, con i capelli tanto arruffati e sporchi che sembrava si fossero rotolati nella terra. Un rivolo rosso scivolava da un panno che Thom si premeva sulla testa, fino a un’ampia chiazza di sangue essiccato che gli copriva la guancia e macchiava anche un baffo. Juilin aveva in mezzo agli occhi un’escrescenza purpurea grande come un uovo di gallina e la mano con la quale impugnava il bastone sottile di legno ondulato era rozzamente avvolta con una fasciatura insanguinata. Sembrava che quel ridicolo cappello a cono sulla testa dell’uomo fosse stato calpestato.

Dal rumore all’interno del tendone, i guardacavalli erano già al lavoro a pulire le gabbie, e senza dubbio Cerandin si trovava con gli s’redit, nessuno degli uomini voleva avvicinarsi a loro, ma c’era ancora poco movimento attorno al carro. Petra stava fumando la pipa dal lungo cannello mentre aiutava Clarine a preparare la colazione. Due dei Chavanas stavano studiando un numero con Muelin, la contorsionista, gli altri parlavano con due delle sei donne acrobate che Luca aveva assunto soffiandole a Silvia Cerano. Sostenevano di essere le sorelle Murasaka, sebbene si somigliassero ancor meno dei Chavanas. Una delle due donne che erano con Brugh e Taeric, e che indossavano vestaglie colorate di seta, aveva gli occhi azzurri e i capelli quasi bianchi, l’altra la pelle scura quasi quanto gli occhi. Tutti gli altri erano vestiti per lo spettacolo, gli uomini a torso nudo con le brache colorate, Muelin con una blusa rossa trasparente e ancora brache colorate con una vestaglia dello stesso colore, Clarine con un abito a collo alto coperto di lustrini.

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