I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Credi che io voglia l’oro, donna?» chiese girandole intorno. «Se lo avessi voluto, lo avrei chiesto fin dal giorno che abbiamo oltrepassato il fiume! L’ho fatto? Ti sei mai chiesta perché?»
Involontariamente Nynaeve fece un passo indietro mettendosi a braccia conserte, con l’espressione severa. Si pentì subito di averlo fatto. Quella posizione accentuava quel che stava esibendo, eppure l’ostinazione la convinse a non muoversi, non gli avrebbe lasciato capire che era agitata, visto che lo era sul serio, ma con sua grande sorpresa gli occhi dell’uomo rimasero sui suoi. Forse era malato. Prima di allora non aveva mai evitato di guardarle il seno, e se Valan Luca non era interessato a quello o all’oro... «Se non è per il denaro, allora perché vuoi parlarmi?»
«Per tutto il tragitto dalla città a qui,» rispose lentamente seguendola «continuavo a ripetermi che prima o poi sareste andate via.» Nynaeve si rifiutò di allontanarsi di nuovo, malgrado l’uomo svettasse su di lei e la stesse fissando dall’alto in basso con attenzione. «Non so da cosa stiate scappando, Nana. A volte credo quasi alla vostra storia. Morelin certamente ha delle maniere regali. Ma tu non sei mai stata la cameriera di una lady. Negli ultimi giorni mi aspettavo da un momento all’altro di vedervi rotolare in terra tirandovi i capelli a vicenda. E forse Maerion con voi.» Doveva aver notato qualcosa sul volto di Nynaeve perché si schiarì la gola e proseguì velocemente. «Il fatto è, posso trovare qualcun’altra alla quale Maerion scagli contro le frecce. Tu strilli bene, chiunque penserebbe che sei davvero terrorizzata, ma...» Si schiarì di nuovo la gola, anche più velocemente, e si fece indietro. «Quello che sto cercando di dire è che voglio che resti. Là fuori il mondo è grande, migliaia di città che attendono uno spettacolo come il mio, e chi vi sta inseguendo non ti troverà mai con me. Alcune delle persone di Akima e Silia che non hanno oltrepassato il fiume... si sono unite a me. Lo spettacolo di Valan Luca sarà il più grande che il mondo abbia mai visto.»
«Rimanere? Perché dovrei? Te l’ho detto fin dall’inizio che volevamo solo raggiungere il Ghealdan e nulla è cambiato.»
«Perché? Ma per essere la madre dei miei figli naturalmente!» Prese la mano di Nynaeve fra le sue. «Nana, i tuoi occhi hanno bevuto la mia anima, le tue labbra infiammato il mio cuore, le tue spalle mi fanno battere il cuore a perdifiato, i tuoi...»
La donna lo interruppe velocemente. «Vuoi sposarmi?» chiese incredula.
«Sposarti?» Valan batté le palpebre. «Be’... uh... sì. Sì, certo.» La voce dell’uomo ritrovò la forza e le premette le dita sulle labbra. «Celebreremo le nozze nella prima città dove riesco a organizzare tutto. Non ho mai chiesto a una donna di diventare mia moglie.»
«Posso crederlo» rispose debolmente Nynaeve. Dovette sforzarsi per liberare la mano. «Sono lusingata dall’onore che mi stai facendo, mastro Luca, ma...»
«Valan, Nana, Valan.»
«...ma sono costretta a rifiutare. Sono promessa a un altro.» Be’, in un certo modo lo era. Lan Mandragoran poteva essere convinto che l’anello con il sigillo fosse solo un regalo, ma lei la vedeva differentemente. «E sto andando via.»
«Dovrei legarti e portarti con me.» La sporcizia e gli strappi vanificarono in parte l’effetto dell’ampolloso svolazzo della cappa mentre si tirava su. «Con il tempo dimenticheresti quel tizio.»
«Provaci, e sarà mia cura che Uno ti faccia desiderare di essere stato ridotto in salsicce.» Questa minaccia ebbe poco successo, a quel punto Nynaeve gli puntò l’indice contro il torace. «Non mi conosci, Valan Luca. Non sai nulla di me. I miei nemici, quelli che hai liquidato con tanta facilità, ti farebbero uscire dalla pelle e danzare con le tue ossa e saresti grato se si limitassero a quello. Adesso. Sto andando via e non ho tempo di ascoltare le tue stupidaggini. No, non aggiungere altro! Ho deciso e non mi vedrai cambiare idea, per cui puoi anche smettere di parlare.»
Luca sospirò profondamente. «Tu sei l’unica donna per me, Nana. Lascia che siano gli altri a scegliere noiose adulatici con i loro timidi sospiri. Un uomo dovrebbe sapere che deve attraversare il fuoco e domare una leonessa a mani nude ogni volta che si avvicina a te. Ogni giorno un’avventura e ogni notte...» Quel sorriso gli fece quasi ottenere una tirata di orecchie. «Ti troverò ancora, Nana, e sceglierai me. Lo so nel profondo del cuore.» Toccandosi il petto con aria drammatica fece roteare la cappa in modo anche più pretenzioso. «E anche tu lo sai, mia cara Nana. In cuor tuo lo sai.»
Nynaeve era incerta se scuotere il capo o rimanere a bocca aperta. Gli uomini erano pazzi. Tutti.
Valan insisté per scortarla al carro, tenendola sottobraccio come se fossero a un ballo.
Procedendo a grandi passi fra la baraonda di guardacavalli che si affrettavano a sistemare i tiri di animali, la folla di uomini che gridavano, destrieri che nitrivano, orsi che bramivano, leopardi, Elayne si trovò a borbottare tanto da eguagliare una qualsiasi delle bestie. Nynaeve non aveva diritto di parlare di lei che mostrava le gambe. Aveva notato il modo in cui la donna stava bella dritta quando Valan Luca appariva. E respirava più profondamente. Anche per Galad lo faceva. Non si divertiva, lei, a indossare le brache. Erano comode, certo, e più fresche della gonna. Poteva capire perché Min aveva deciso di indossare abiti maschili. O quasi. Doveva solo superare la sensazione che la giubba coprisse appena i fianchi. Era riuscita solo in quello fino ad allora. Non voleva che Nynaeve sapesse, lei e la sua lingua velenosa. La donna avrebbe dovuto rendersi conto che Galad non avrebbe fatto caso al costo di mantenere quella promessa. Elayne le aveva parlato di lui molte volte. E coinvolgere il Profeta! Nynaeve agiva senza riflettere su quello che stava facendo.
«Hai detto qualcosa?» chiese Birgitte. Aveva tirato su la gonna appoggiandola su un braccio per camminare, scoprendo le gambe senza vergogna, dalle scarpine di broccato azzurro fin sopra le ginocchia, e quelle calze velate non nascondevano tanto quanto le brache.
Elayne si fermò di colpo. «Cosa ne pensi di come sono vestita?»
«Concede libertà di movimento» rispose l’altra donna prudentemente. Elayne annuì. «Certo è un bene che il tuo posteriore non sia troppo grande, per come sono aderenti...»
Allungando il passo furiosa, Elayne tirò selvaggiamente la giubba verso il basso.
La lingua di Nynaeve non aveva nulla da invidiare a quella di Birgitte. Avrebbe davvero dovuto chiedere qualche giuramento di obbedienza, o almeno il debito rispetto. Era necessario che se ne ricordasse al momento di legare Rand. Quando Birgitte la raggiunse, con un’espressione amareggiata come se fosse al limite della resistenza, nessuna delle due parlò.
Con indosso un abito coperto di lustrini verdi, la donna seanchan stava usando il pungolo per guidare lo s’redit mentre con la testa spingeva il pesante carro che trasportava la gabbia del leone nero. Un guardacavalli con una consunta veste di pelle teneva il timone del carro, dirigendolo verso i cavalli per poterli attaccare più facilmente. Il leone camminava avanti e indietro, scodinzolando e di tanto in tanto ringhiando, come se volesse poi ruggire.
«Cerandin,» disse Elayne «devo parlarti.»
«Un attimo, Morelin.» Concentrata com’era sull’animale dalle lunghe zanne, la veloce parlata strascicata suonava quasi incomprensibile.
«Adesso, Cerandin. Abbiamo poco tempo.»
Ma la donna non fermò lo s’redit e lo fece girare finché il guardacavalli le comunicò che il carro era in posizione. A quel punto chiese con impazienza: «Di cosa hai bisogno, Morelin? Ho ancora molto da fare. E mi piacerebbe cambiarmi. Quest’abito non va bene per viaggiare.» L’animale attendeva pazientemente alle sue spalle.