I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Nella stanza esplose un boato così improvviso che le Fanciulle sollevarono le lance, mentre le urla echeggiavano da una parete all’altra. In un istante Sulin incominciò a comunicare con il linguaggio delle mani delle Fanciulle, ma i veli parzialmente sollevati stavano già calando. I nobili cairhienesi acclamavano forte come la folla nelle strade, saltellavano e gesticolavano come la gente del passaggio Anteriore a una festa. In quel pandemonio fu il turno dei Tarenesi di scambiarsi delle occhiate silenziose. Non sembravano in collera. Anche Meilan appariva più che altro insicuro, malgrado anche lui, come Torean e gli altri, guardasse stupito i signori e le dame di alto rango, così freddi e dignitosi un momento prima e adesso che danzavano e gridavano per il lord Drago.
Rand non sapeva cosa ognuno di loro avesse letto nelle sue parole. Di certo si era aspettato che intuissero più di quanto aveva detto, specialmente i Cairhienesi, e magari il vero significato, ma nulla gli avrebbe fatto presagire una simile manifestazione. La riservatezza cairhienese era una cosa particolare, che conosceva bene, a volte unita a una sfacciataggine inattesa. Moiraine era stata reticente a riguardo, anche se insisteva nell’insegnargli tutto. Aveva solo affermato che, se rompevano la riservatezza, poteva avvenire in modo sorprendente. Lo era stato davvero.
Quando alla fine le acclamazioni si spensero, iniziarono i giuramenti di fedeltà. Meilan fu il primo a inginocchiarsi, con il volto teso mentre si impegnava per la Luce e la sua speranza di salvezza e rinascita a servirlo fedelmente e obbedire. Era una vecchia formula e Rand sperava che potesse costringere qualcuno a mantenere il voto. Dopo che Meilan ebbe baciato la punta della lancia seanchan, cercando di nascondere un sorriso amaro strofinandosi la barba, fu la volta di lady Colavaere. Una donna più che attraente, di mezza età, con un merletto color avorio scuro che le scendeva sulle mani infilate in quelle di Rand e delle strisce orizzontali colorate dal colletto alto fino alle ginocchia, la quale prestò il giuramento con voce chiara, ferma e l’accento musicale che era solito sentire da Moiraine. Gli occhi scuri avevano qualcosa del modo di soppesare e misurare tipico di Moiraine, in particolare quando guardò Aviendha mentre faceva la riverenza e scendeva le scale. Torean prese il suo posto, tutto sudato mentre giurava, lo seguì lord Dobraine, con gli occhi infossati dall’aria inquisitoria, uno dei pochi uomini anziani che si erano rasati il cranio, quindi Aracome e...
Rand fu impaziente durante l’intero svolgersi della processione; uno per uno si inginocchiavano di fronte a lui, i Cairhienesi dopo i Tarenesi, quindi il contrario, come aveva decretato Rand. Era tutto necessario, secondo le parole di Moiraine, e una voce nella testa che sapeva appartenere a Lews Therin dava la sua approvazione, ma per Rand era solo un motivo di ritardo. Doveva garantirsi la loro lealtà, anche se solo in apparenza, per iniziare a rendere sicura Cairhien e prima di compiere la sua mossa contro Sammael. E così farò! Ho ancora troppo da fare per lasciare che mi pugnali alle caviglie nascosto tra i cespugli! Scoprirà presto cosa significa disturbare il Drago! pensò.
Non capiva perché chi si trovava di fronte a lui cominciava a sudare e inumidirsi le labbra mentre si inginocchiava e balbettava il suo giuramento. Ma lui non poteva vedere la luce fredda che gli brillava negli occhi.
47
Il prezzo di una nave
Dopo aver finito le abluzioni mattutine, Nynaeve si asciugò e prese con riluttanza una sottoveste di seta pulita. La seta non era fresca come il lino e, malgrado il sole appena sorto, il caldo all’interno del carro presagiva un’altra giornata torrida. Inoltre il taglio dell’indumento era tale che Nynaeve temeva che gli sarebbe scivolata attorno alle caviglie se avesse respirato nel modo sbagliato. Almeno non era impregnata di sudore, come quella che si era tolta.
Aveva trascorso una notte agitata da brutti sogni; in alcuni era comparsa Moghedien, e da questi si era svegliata di colpo, pur essendo meno brutti degli altri: Birgitte che le scagliava contro frecce senza mancare il bersaglio, seguaci del Profeta che sollevavano sommosse nel serraglio, lei che rimaneva bloccata per sempre a Samara perché non arrivava mai un’imbarcazione, o raggiungeva Salidar e vi trovava Elaida in carica. Oppure di nuovo Moghedien, a Salidar. Da questo si era risvegliata singhiozzando.
Era chiaramente tutto frutto della sua agitazione. Tre notti in quel posto senza che l’imbarcazione arrivasse, tre giorni soffocanti in piedi e bendata, contro il maledetto pezzo di steccato. Era abbastanza da portare chiunque all’esasperazione, anche senza il pensiero di Moghedien che si avvicinava. Ma in fondo solo perché la donna sapeva che stavano con un serraglio non significava che doveva trovarle a Samara. C’erano altri serragli ambulanti al mondo oltre quelli qui riuniti. Cercare motivi per non preoccuparsi era più facile che non preoccuparsi.
Ma perché dovrei essere in pensiero per Egwene? si chiese. Dopo aver immerso un bastoncino in un piattino di sale e soda appoggiato sul lavabo, iniziò a strofinarsi i denti vigorosamente. Egwene le era apparsa quasi ogni notte, lamentandosi con lei, ma non riusciva a capire come facesse a entrare nei suoi sogni.
Per la verità l’ansia e la mancanza di sonno erano solo una parte di ciò che l’aveva resa di cattivo umore quella mattina. Le altre erano noie minori, ma concrete. Un sassolino nella scarpa era poca cosa a confronto con il timore di essere decapitata, ma se il sassolino c’era il ceppo forse poteva non comparire mai...
Non le fu possibile evitare di osservare il proprio riflesso, con i capelli sciolti sulle spalle invece che acconciati in una decentissima treccia. Per quanto li pettinasse, quel colore rosso ramato non era meno disgustoso. Inoltre sapeva fin troppo bene che l’abito azzurro era sistemato sul letto alle sue spalle. Era di una tonalità che avrebbe fatto battere gli occhi a una Calderaia e con una scollatura profonda quanto quella del primo abito rosso appeso a un piolo. Era il motivo per cui doveva indossare quella sottoveste precaria. Un vestito di quel tipo non bastava, non secondo Valan Luca. Clarine era al lavoro su un altro paio, uno giallo brillante e per l’altro si parlava di strisce.
Almeno quell’uomo potrebbe lasciarmi scegliere i colori, pensò, manovrando furiosamente il bastoncino. O Clarine. Ma no, lui aveva le sue idee e non chiedeva mai. Non Valan Luca. Le sue decisioni in fatto di colori a volte le facevano dimenticare la scollatura. Dovrei sbatterglielo in faccia! pensò. Ma sapeva che non lo avrebbe fatto. Birgitte si pavoneggiava con quei vestiti senza il minimo accenno di vergogna. Non era certo come la dipingevano nelle storie! Non che lei avrebbe indossato quello stupido abito senza protestare solo per imitare Birgitte. Non era in competizione con la donna, in nessun modo. Era solo che... «Se devi fare qualcosa» gridò, «è meglio che ti ci abitui.»
«Che hai detto?» chiese Elayne. «Se vuoi parlare, togliti quella cosa dalla bocca. Altrimenti fai un rumore disgustoso.»
Pulendosi il mento Nynaeve la guardò furiosa. Elayne stava seduta sul suo letto con le gambe raccolte sotto di sé, mentre si intrecciava i capelli tinti di nero. Indossava già le brache bianche, tutte ricamate con dei lustrini, e una blusa candida di seta con delle arricciature attorno al collo che era fin troppo trasparente. La giubba, anch’essa tempestata di lustrini e bianca, era appoggiata di fianco al letto. Anche lei aveva due completi per lo spettacolo e ne stavano preparando un terzo, dello stesso colore, anche se non erano esattamente sobri. «Se ti vesti così, Elayne, non dovresti sederti a quel modo. È indecente.»