I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
La sua soddisfazione svanì quando vide il sorriso sardonico di Asmodean. Peggiore era lo sguardo interrogativo di Aviendha. Lei si era trovata nella Pietra di Tear, sapeva chi fossero quegli uomini e perché li aveva inviati lì. Faccio quello che devo, pensò amareggiato, rammaricandosi di essersi espresso come se volesse giustificarsi.
«Dentro» disse, più duramente di quello che voleva, e i sette sommi signori saltarono come se si fossero ricordati improvvisamente chi e cosa lui fosse.
Volevano stringerglisi attorno mentre saliva le scale, ma, tranne per Meilan che faceva strada, le Fanciulle gli fecero da scudo e i sommi signori rimasero indietro insieme ad Asmodean e gli esponenti delle casate minori. Naturalmente Aviendha gli era rimasta vicina, con Sulin dall’altro lato, Somara, Lamelle ed Enaila proprio dietro alle sue spalle. Avrebbero potuto protendersi e toccargli la schiena senza allungarsi. Rand guardò Aviendha con fare accusatorio e la donna inarcò un sopracciglio in modo interrogativo al punto tale che Rand si convinse quasi che lei non aveva nulla a che vedere con quella faccenda. O quasi. I corridoi del palazzo erano vuoti a parte i servitori in abiti scuri che si inchinavano profondamente in riverenze altrettanto profonde, ma quando entrò nella Grande Sala del Sole scoprì che la nobiltà cairhienese non era stata esclusa del tutto dal palazzo.
«Arriva il Drago Rinato» intonò un uomo dai capelli bianchi subito dentro le grandi porte dorate decorate con il sole nascente. La giubba rossa ricamata con sei stelle blu, piuttosto larga dopo quel periodo a Cairhien, lo indicava come un servitore della casata di Meilan. «Acclamate il lord Drago Rand al’Thor. Gloria al lord Drago! La Luce illumini il lord Drago!» Il silenzio che seguì era tremendo al confronto.
Fra le massicce colonne squadrate in marmo con delle grosse venature di un blu così scuro da sembrare nero vi erano altri Tarenesi; file di signori e dame della terra vestiti con gli abiti migliori, con dei cappelli a cono di velluto e giubbe dalle maniche a sbuffo e a righe, gonne colorate e merletti attorno al collo, cappellini aderenti ricamati con motivi complessi o decorati con perle o piccole gemme.
Alle loro spalle vi erano i Cairhienesi, vestiti di scuro a parte delle righe colorate sul petto, la gonna o le giubbe che arrivavano alle ginocchia. Più righe erano presenti nei colori di una casata, più alto era il rango di chi le indossava; ma gli uomini e le donne con i colori dal collo alla vita o più bassi di rango stavano dietro ai Tarenesi delle casate minori, con dei ricami gialli invece dell’oro e lana al posto della seta. I Cairhienesi avevano le teste rasate e incipriate, certamente tutti i giovani.
I Tarenesi sembravano colmi di aspettativa anche se a disagio. I volti dei Cairhienesi parevano scolpiti nel ghiaccio. Non c’era modo di dire chi lo aveva acclamato e chi no, ma Rand sospettava che la maggior parte di quelle grida era provenuta dalle prime file.
«Molti desideravano servirti qui» mormorò Meilan mentre si avviavano verso il pavimento dalle mattonelle blu con il grande mosaico che rappresentava il sole nascente. Un’ondata di inchini silenziosi e riverenze lo seguì.
Rand sbuffò. Desideravano servirlo? Non aveva bisogno di Moiraine per sapere che questi nobili delle casate minori speravano di diventare più potenti ottenendo delle residenze a Cairhien. Senza dubbio Meilan e gli altri sei si erano già spartiti, se non promessi, le terre cui ambivano.
In fondo al corridoio della Grande Sala, il Trono del Sole si trovava al centro sopra un palco di marmo blu scuro. Anche qui era vietato l’ingresso ai Cairhienesi, il trono non era per loro. La grande sedia con i braccioli risplendeva per la doratura e la seta, ma in qualche modo sembrava essere composta da linee verticali, a esclusione del sole nascente raggiato che svettava sopra la testa di chiunque vi sedesse.
Quello doveva essere lui, si rese conto Rand molto prima di raggiungere i nove scalini del palco. Aviendha lo accompagnò e Asmodean, come suo bardo, fu lasciato passare, quindi Sulin dispose velocemente le Fanciulle attorno al podio, con le lance che bloccarono Meilan e tutti gli altri sommi signori. Sui volti dei Tarenesi era dipinta la frustrazione. La sala era talmente silenziosa che Rand riusciva a sentire il proprio respiro.
«Questo appartiene a qualcun altro» disse alla fine. «E poi ho trascorso troppo tempo in sella per apprezzare una sedia così dura. Portatemene una comoda.»
Vi fu un momento di tacito stupore prima che un mormorio si diffondesse nella sala. Meilan assunse d’improvviso un’espressione così pensierosa, subito repressa, che Rand si mise quasi a ridere. Molto probabilmente Asmodean aveva ragione su quell’uomo. Anche il Reietto lo guardava con un’aria simile a quella di Meilan.
Trascorsero alcuni minuti. Quindi l’individuo con la giubba ricamata di stelle giunse ansimando, seguito da due Cairhienesi con la livrea scura che trasportavano una sedia con lo schienale alto coperta da cuscini di seta, e indicò dove sistemarla lanciando molte occhiate preoccupate a Rand. Delle linee verticali dorate si estendevano sulle zampe della sedia e sulla spalliera, ma sembrava insignificante a confronto del Trono del Sole.
Mentre i tre servitori si inchinavano ancora, piegandosi quasi in due sugli scalini, Rand lanciò quasi tutti i cuscini da un lato e si sedette in terra, con il pezzo di lancia seanchan sulle ginocchia.
Tuttavia si guardò bene dal sospirare. Aviendha lo osservava con troppa attenzione e il modo in cui Somara volgeva lo sguardo da lei a lui confermava i suoi sospetti.
Qualunque fosse il suo problema con Aviendha e le Far Dareis Mai, la maggior parte dei presenti attendeva le sue parole con impazienza e trepidazione. Almeno questi saltano quando dico ‘rospo’, pensò Rand. Forse non gli piaceva, ma era così.
Con l’aiuto di Moiraine aveva escogitato cosa doveva fare in quel posto. Alcune idee sapeva che erano giuste anche senza il suggerimento della donna. Sarebbe stato ottimo averla alle spalle a suggerirgli quello di cui aveva bisogno, invece che Aviendha in attesa di indirizzare segnali a Somara, ma non aveva senso indugiare. Certamente ogni nobile tarenese e cairhienese si trovava in quella sala.
«Perché i Cairhienesi si tengono indietro?» disse ad alta voce e una folla di nobili si mosse scambiandosi occhiate confuse. «I Tarenesi sono venuti per aiutare, ma non è un motivo valido per cui i Cairhienesi debbano restare in fondo. Che ognuno si disponga secondo il proprio rango.»
Sarebbe stato difficile dire se erano più stupiti i Cairhienesi o i Tarenesi, anche se Meilan sembrava pronto a ingoiarsi la lingua, come gli altri sei non troppo lontani da lui. Anche Aracome, con tutta la sua notevole pazienza, era sbiancato. Con un gran rumore di stivali e gonne che strusciavano e molte occhiate gelide da entrambe le parti, fu fatto; finché nella fila frontale si disposero esclusivamente uomini e donne con le strisce sul petto e nella seconda fila solo alcuni Tarenesi. A Meilan e ai suoi compagni si era unito ai piedi del palco almeno un numero doppio di signori e dame cairhienesi, la maggior parte con i capelli grigi e coperti di strisce dal collo alle ginocchia; anche se non era appropriato dire che si era ‘unito’. Erano separati in due gruppi, ad almeno tre passi di distanza, e si fissavano sempre con tale durezza che avrebbero anche potuto minacciarsi a vicenda. Ogni sguardo era puntato su Rand, e se i Tarenesi erano furiosi, i Cairhienesi erano gelidi, lasciando trapelare solo dei vaghi cenni di apertura dal modo in cui lo studiavano.
«Ho notato le bandiere che sventolano su Cairhien» proseguì una volta che il movimento cessò. «È bene che molte mezze lune di Tear si agitino. Senza il grano di Tairen, Cairhien non avrebbe anima viva per sollevare il vessillo, e senza le spade di Tairen gli abitanti di questa città, i nobili come la gente comune, starebbero imparando a obbedire agli Shaido. Tear si è guadagnata un grande onore.» Questo fece pavoneggiare i Tarenesi, che rivolgevano a tutti fieri cenni del capo e sorrisi, anche se certamente sembrava confondere i sommi signori, uno attaccato all’altro. I Cairhienesi sotto il palco si guardavano sospettosi. «Ma non ho bisogno di così tante bandiere per me. Che ne rimanga una sola con l’emblema del Drago sulla torre più alta della città per permettere a chiunque si avvicini di vedere, ma che il resto venga rimosso e rimpiazzato con i vessilli di Cairhien. Questa è Cairhien e il Sole Nascente deve volare orgoglioso, e lo farà. Cairhien ha il suo onore, che manterrà.»