I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Elayne tese un poco le labbra. «Stiamo andando via, Cerandin.»
«Sì, lo so. Le sommosse. Certe azioni non dovrebbero essere permesse. Se questo Profeta pensa di farci del male, imparerà di cosa sono capaci Mer e Sanit.» Si voltò per grattare la spalla rugosa di Mer con il pungolo e questi le toccò la spalla con il lungo naso. «Alcuni preferiscono i lopar o i grolm per le battaglie, ma gli s’redit se vengono usati come si deve...»
«Fai silenzio e ascolta» la interruppe Elayne con fermezza. Era uno sforzo mantenere la propria dignità con la donna seanchan che faceva l’ottusa e Birgitte da un lato a braccia conserte. Era sicura che quest’ultima stesse solo aspettando l’occasione per dire qualcos’altro di tagliente. «Non mi riferisco allo spettacolo. Parlo di me, Nana e te. Prendiamo una barca adesso. In poche ore dovremmo trovarci al di fuori della portata del Profeta per sempre.»
Cerandin scosse il capo lentamente. «Sono pochi i battelli fluviali che possono trasportare gli s’redit, Morelin. Anche se ne hai trovato uno che può, cosa faranno? Cosa farò io? Non credo di riuscire a guadagnare altrettanto da sola di quanto non riesca con mastro Luca, nemmeno con il tuo funambolismo e Maerion che scaglia le frecce. E suppongo che Thom farebbe il giocoliere. No, è meglio se rimango con lo spettacolo.»
«Gli s’redit dovrai abbandonarli» ammise Elayne, «ma sono sicura che mastro Luca si prenderà cura di loro. Non faremo spettacoli, Cerandin. Non ce n’è più bisogno. Dove sto andando, ci sono alcune persone che vorrebbero scoprire...» Era consapevole del guardacavalli, un tipo magro con il naso butterato, in piedi abbastanza vicino per sentire, «...qualcosa del posto da dove vieni. Più di quanto ci hai già detto.» No. Non per sentire. Per guardare con occhi cupidi. A turno il seno di Birgitte e le sue gambe. Li guardò fino a quando quel sorriso insolente divenne morboso e fece ritorno alle sue faccende.
Cerandin stava di nuovo scuotendo il capo. «Devo lasciare che Mer, Sanit e Nerin siano accuditi da uomini che hanno paura di avvicinarsi loro? No, Morelin. Resteremo con mastro Luca. Anche tu. È molto meglio. Ricordi di come eri miserabile il giorno che sei arrivata? Non vorrai tornare in quello stato?»
Inspirando profondamente, Elayne le si avvicinò. Nessuno tranne Birgitte era abbastanza vicino da sentire, ma non voleva correre stupidi rischi. «Cerandin, il mio vero nome è Elayne della casata Trakand, erede al trono di Andor. Un giorno sarò regina di Andor.»
A giudicare dal comportamento della donna il primo giorno, e ancor più da quanto aveva rivelato loro di Seanchan, quelle parole avrebbero dovuto essere sufficienti a eliminare qualsiasi resistenza. Invece Cerandin la guardò dritta negli occhi. «Il giorno che sei arrivata hai dichiarato di essere una lady, ma...» Inumidendosi le labbra guardò le brache di Elayne. «Sei una brava funambola, Morelin. Se ti eserciti potresti diventare abbastanza abile da esibirti davanti all’Imperatrice un giorno. Tutti hanno un posto e tutti vi appartengono.»
Per un po’ Elayne mosse le labbra senza emettere alcun suono. Cerandin non le credeva! «Ho sprecato fin troppo tempo, Cerandin.» Cercò di afferrare per un braccio la donna per trascinarla di peso se necessario, ma Cerandin le prese la mano e gliela torse; con un grido stridulo Elayne si ritrovò a occhi sgranati in punta di piedi, chiedendosi se il polso si sarebbe rotto prima che si slogasse la spalla. Birgitte stava in piedi a guardare con le braccia conserte; ebbe pure il coraggio di sollevare un sopracciglio con aria interrogativa!
Elayne digrignò i denti. Non avrebbe chiesto aiuto. «Lasciami, Cerandin» chiese, cercando di non sembrare a corto di fiato. «Ti ho detto di lasciarmi!»
Dopo un po’ Cerandin la lasciò e fece un passo indietro sospettosa. «Sei un’amica, Morelin, e sempre lo sarai. Forse un giorno sarai una lady. Hai delle buone maniere e, se attiri un lord, forse potrebbe prenderti come sua ‘asa’. Le ‘asa’ a volte diventano mogli. Vai con la Luce, Morelin. Devo finire il mio lavoro.» Riprese quindi il pungolo affinché Mer potesse avvolgervi la proboscide e il grande animale attese che la donna facesse strada.
«Cerandin» chiamò Elayne. «Cerandin!» La donna bionda non si voltò. Elayne guardò Birgitte furiosa. «Sei stata di grande aiuto» disse acida, allontanandosi a grandi passi prima che l’altra potesse rispondere.
Birgitte la raggiunse e la affiancò. «Da quello che ho sentito e visto, hai trascorso molto tempo a insegnare alla donna che aveva una spina dorsale. Ti aspettavi che ti aiutassi a toglierle quanto ottenuto?»
«Non stavo cercando di fare nulla di simile» mormorò Elayne. «Stavo cercando di prendermi cura di lei. È molto lontana da casa, straniera in qualsiasi luogo si rechi, e ci sono alcuni che non la tratterebbero con la stessa gentilezza se scoprissero da dove arriva.»
«Mi sembra perfettamente in grado di badare a se stessa» le rispose secca Birgitte. «Ma forse sei stata tu a insegnarglielo? Forse era indifesa prima che tu la conoscessi.» Lo sguardo di Elayne parve scivolare sulla donna come ghiaccio sul metallo caldo.
«Sei rimasta in piedi a osservare. Tu dovresti essere la mia...» si guardò attorno, velocemente, ma molti dei guardacavalli distolsero lo sguardo «...la mia Custode. Dovresti aiutarmi a difendermi quando non posso incanalare.»
Anche Birgitte si guardò attorno, ma sfortunatamente non c’era nessuno abbastanza vicino per fare in modo che tenesse a freno la lingua. «Ti difenderò quando sarai in pericolo, ma se il pericolo è solamente essere atterrata da qualcuno perché ti sei comportata come una bambina viziata, deciderò se è meglio lasciare che impari la lezione che potrebbe risparmiarti lo stesso trattamento o uno peggiore la prossima volta. Rivelarle che sei l’erede al trono! Davvero! Se devi diventare Aes Sedai, sarebbe meglio che iniziassi a esercitarti adesso a piegare la verità, non a farla a pezzi.»
Elayne rimase a bocca aperta. E riuscì a parlare solo quando inciampò, esclamando: «Ma lo sto facendo!»
«Se lo dici tu» disse Birgitte, guardando le brache coperte di lustrini.
Elayne non riusciva a resistere. Nynaeve usava la lingua come un ago, Cerandin ostinata come un mulo, e adesso questo. Reclinò il capo all’indietro e gridò frustrata.
Quando il suono terminò sembrava che l’animale si fosse calmato. I guardacavalli che erano nei dintorni la fissavano. Li ignorò con freddezza. Adesso nulla avrebbe potuto farsi strada dentro di lei. Era calma come il ghiaccio, perfettamente padrona di sé.
«Quel grido ti è stato d’aiuto?» chiese Birgitte inclinando il capo. «O forse hai fame? Immagino che potrei trovare una balia asciutta in...»
Elayne si allontanò emettendo un ringhio che avrebbe reso uno qualsiasi dei leopardi molto fiero.
48
Congedi
Tornata al carro Nynaeve indossò un abito decente, lamentandosi in modo esasperato per il fatto di doversi sbottonare l’abito e riabbottonarlo da sola. Il vestito di semplice lana grigia, di buona qualità e ben tagliato ma non molto elaborato, sarebbe passato inosservato quasi ovunque, ma era decisamente caldo. Era comunque una bella sensazione essere di nuovo vestita in maniera decente. In un certo senso era anche strano, come se stesse indossando troppi abiti. Forse era colpa del caldo.
Si inginocchiò velocemente davanti alla stufa di mattoni con la sottile ciminiera e aprì lo sportellino di ferro per prendere gli oggetti di valore.
L’anello di pietra ritorta era ben riposto nel sacchetto da cintura vicino al pesante anello di Lan e il Gran Serpente d’oro. Il piccolo cofanetto dorato che conteneva i gioielli che Amathera aveva donato loro lo ripose nelle sacche di pelle con le erbe prese da Ronde Macura a Mardecin e il mortaio e il pestello di piccole dimensioni per prepararle. Toccò i sacchetti per ricordarsi cosa contenessero, dal guariscitutto a quella disgustosa radice biforcuta. Le lettere di credito erano conservate nello stesso posto insieme a tre delle sei borse di monete, non grosse come all’inizio, dopo aver pagato il passaggio con il serraglio fino al Ghealdan. Luca forse non era interessato a quei cento marchi, ma non si era fatto scrupoli a ricevere il denaro. Una delle lettere che autorizzava il portatore a fare qualsiasi cosa volesse in nome dell’Amyrlin Seat teneva uniti gli anelli. Solo delle vaghe voci di alcuni problemi a Tar Valon avevano raggiunto Samara. Porse avrebbe potuto usarla, anche con la firma di Siuan Sanche. La scatola di legno scura la lasciò dov’era, vicino ai tre sacchetti, come anche la rozza sacca di juta che conteneva l’a’dam, quella certo non aveva voglia di toccarla, e la freccia d’argento che Elayne aveva trovato la notte del disastroso incontro con Moghedien.