I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Edorion, il giovane lord dalle guance rosee, non aveva sofferto la fame a giudicare dalla giubba a righe rosse. L’altro che Rand riconobbe era un uomo dalle spalle ampie con indosso abiti in diverse tonalità di verde. A Reimon piaceva giocare a carte con Mat quando si trovavano alla Pietra, come ricordava bene. Gli altri erano prevalentemente uomini adulti. Nessuno mostrava alcuna considerazione per la folla che attraversavano più di quanto facesse Meilan. Nel gruppo non c’era alcun Cairhienese.
Le Fanciulle lasciarono passare Meilan a un cenno del capo di Rand, ma si strinsero alle sue spalle per escludere il resto. Quindi nei suoi occhi scuri apparve un’espressione furiosa. Meilan era spesso in collera, fin dall’arrivo di Rand alla pietra di Tear.
Il rumore diminuì con l’arrivo dei Tarenesi, mutando in un sordo mormorio quando Meilan rivolse un rigido inchino dalla sella a Rand. Lo sguardo dell’uomo si posò momentaneamente su Aviendha prima che decidesse di ignorarla, proprio come stava cercando di fare con le Fanciulle. «Che la Luce ti illumini, mio lord Drago. Che tu sia il benvenuto a Cairhien. Mi scuso per questi villani, ma non ero al corrente che intendessi entrare in città adesso. Se lo avessi saputo, li avrei mandati via. Volevo offrirti un ingresso grandioso, consono al lord Drago.»
«L’ho avuto» rispose Rand e l’altro uomo batté le palpebre.
«Come dici tu, mio lord Drago.» Proseguì dopo un momento, ma il tono di voce rendeva chiaro che non aveva capito. «Se vuoi venire con me al palazzo reale, ho organizzato un piccolo ricevimento. Davvero piccolo, temo, visto che non mi hai avvisato, ma per stasera stai pur certo che...»
«Qualsiasi cosa hai organizzato adesso va bene» lo interruppe Rand, ricevendo un altro inchino e un vago sorriso untuoso in risposta. Adesso l’uomo appariva remissivo e in quell’ora avrebbe parlato come qualcuno troppo inerte per capire i fatti che gli venivano mostrati sotto al naso; ma dietro tutto ciò c’erano un disgusto e un odio di cui era convinto che Rand non si accorgesse, anche se gli brillavano negli occhi. Disgusto perché Rand non era un signore, non proprio secondo i criteri di Meilan, di nascita, e odio perché prima della venuta di Rand aveva potere di vita e morte, con pochi al suo livello e nessuno superiore. Credere che le Profezie del Drago un giorno si sarebbero avverate era un conto, vederle realizzarsi, e il proprio potere diminuito da esse, era tutta un’altra cosa.
Vi fu un momento di confusione. Quindi Rand chiese a Sulin di permettere agli altri lord tarenesi di portare i loro cavalli dietro Asmodean e Pevin. Meilan voleva usare di nuovo i difensori per aprire un varco, ma Rand ordinò che seguissero le Fanciulle. I soldati obbedirono senza espressione sotto ai bordi degli elmetti, anche se l’ufficiale con le piume bianche scosse il capo e il sommo signore assunse un’aria condiscendente. Quel sorriso svanì quando vide che la folla si fendeva più volentieri davanti alle Fanciulle. Che non dovessero usare i bastoni per ottenere ciò lo attribuiva al fatto che gli Aiel erano selvaggi con una cattiva reputazione e divenne cupo quando Rand non rispose, anche perché, notò, adesso che i Tarenesi erano con lui non salivano acclamazioni dalla folla.
Il palazzo reale di Cairhien sorgeva sulla collina più alta della città, esattamente al centro, squadrato, scuro e massiccio. Sotto l’edificio con tutti i suoi livelli e terrazze rivestite di pietra, era difficile dire che ci fosse un’altura. Dei passaggi circondati da alte colonne e strette finestre, distanti dal suolo, non diminuivano la rigidità delle grigie torri sistemate in precisi quadrati concentrici di altezza crescente. La strada divenne lunga, un’ampia rampa guidava verso dei cancelli di bronzo e un vasto cortile quadrangolare oltre la linea di soldati tarenesi in piedi come statue e con le lance inclinate. Altri si trovavano sui balconi.
Un’ondata di mormorii corse fra i ranghi alla comparsa delle Fanciulle, ma finì presto trasformandosi in grida di ‘gloria al Drago Rinato! Gloria al Drago Rinato e Tear! Gloria al Drago Rinato e al sommo signore Meilan!’ A giudicare dall’espressione di Meilan non sembravano parole spontanee.
Dei servitori in abiti scuri, i primi Cairhienesi che Rand aveva visto nel palazzo, si fecero velocemente avanti con delle bacinelle d’oro lavorato e asciugamani di lino mentre Rand smontava da cavallo scivolando giù dalla sella. Alcuni vennero a prendere le redini. Rand assunse il pretesto di lavarsi viso e mani nell’acqua fresca per lasciare che Aviendha scendesse da cavallo da sola. Se avesse cercato di aiutarla sarebbero potuti finire entrambi di faccia sul lastricato.
Anche se non le era stato chiesto, Sulin scelse venti Fanciulle oltre lei per accompagnarlo. Da un lato Rand era contento che la donna non volesse tenere tutte le lance attorno a lui. Ma dall’altro desiderava che Enaila, Lamelle e Somara non fossero state fra le venti prescelte. Lo sguardo che gli rivolsero, specialmente Lamelle, una snella donna dalla mascella forte, gli fece serrare i denti mentre cercava di sorridere rassicurante. In qualche modo Aviendha doveva essere riuscita a parlare con loro e do le Fanciulle, si disse amareggiato mentre lanciava un asciugamano di lino a un’inserviente, ma che io sia folgorato se resterà una sola donna aiel che non impari chi sia il Car’a’carn!
Gli altri sommi signori lo accolsero ai piedi dell’ampia scalinata grigia che portava dal cortile nel palazzo, tutti con indosso colorate giubbe di seta di raso a righe, e stivali con decorazioni in argento. Era chiaro che nessuno sapeva che Meilan gli era andato incontro fino a quel momento. Torean faccia di patata, insolitamente languido per un uomo così butterato, annusava ansioso un fazzoletto profumato. Geuyam, con la barba unta che lo faceva sembrare anche più calvo, strinse i grandi pugni come piccoli prosciutti e fissò Meilan mentre si inchinava davanti a Rand. Il naso aguzzo di Simaan sembrava tremare per l’oltraggio; Maraconn, dagli occhi azzurri, una rarità a Tear, strinse le labbra fino a farle quasi scomparire; e mentre il viso sottile era tutto sorrisi, Herne si tirava inconsciamente un lobo dell’orecchio, atteggiamento che assumeva quando era furioso. Solo il magrissimo Aracome non mostrava alcuna emozione palese, ma riusciva quasi sempre a tenere a bada la propria rabbia fino a quando non era pronto a dare in escandescenze.
Era un’opportunità troppo bella per perderla. Ringraziando in cuor suo Moiraine per le lezioni che gli aveva impartito — gli aveva detto che era più facile far inciampare uno sciocco piuttosto che abbatterlo — Rand afferrò calorosamente la mano tozza di Torean e diede una manata sulla spalla di Geuyam, restituì il sorriso a Hearne con grande cordialità, come se fosse un amico intimo, e rivolse un cenno del capo ad Aracome con uno sguardo significativo. Simaan e Maraconn li ignorò dopo aver indirizzato loro un’occhiata inespressiva e fredda come uno stagno gelato in inverno.
Era tutto quello che occorreva per il momento, oltre a osservare i loro sguardi che si spostavano e i visi tesi e pensierosi. Avevano giocato Daes Dae’mar, il Gioco delle Casate, tutta la vita, ed essendo Cairhienesi, in grado di leggere infiniti significati in un sopracciglio sollevato o un colpo di tosse, ciò aveva solo aumentato la loro sensibilità. Ogni uomo sapeva che Rand non aveva motivo di essere amichevole con loro, ma tutti adesso dovevano anche chiedersi se quel saluto era servito solo a coprire qualcosa di reale con gli altri. Simaan e Maraconn sembravano quelli maggiormente preoccupati, eppure erano guardati nel modo più sospettoso dai loro pari. Forse la sua freddezza era stata la vera copertura. O forse era quello che voleva far credere loro.
Per quanto lo riguardava Rand pensava che Moiraine sarebbe stata fiera di lui, come anche Thom Merrilin. Anche se nessuno di quei sette stava complottando contro di lui in quel momento — nemmeno Mat ci avrebbe scommesso sopra — uomini nelle loro posizioni potevano mettere in atto molto per scombussolare i piani di Rand senza essere visti, e lo avrebbero fatto per abitudine pur non avendo un motivo concreto. O forse lo avrebbero avuto. Adesso li aveva sbilanciati. Se riusciva a mantenere quella situazione, sarebbero stati troppo impegnati a controllarsi a vicenda e troppo spaventati di essere osservati a loro volta per creargli dei problemi. Forse per una volta avrebbero addirittura obbedito senza trovare cento motivi per cui le cose andavano fatte in modo diverso da come voleva Rand. Be’, questo forse era chiedere troppo.