L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Io mi fido di te, del mio arco e della mia ascia» le rispose. Il volto di Faile sembrava triste e felice allo stesso tempo, ma era la pura verità.
Gaul li guidò per due ore verso sud prima di svoltare nel Waterwood, un intrico di alte querce, pini ed ericacee, cespugli di alloro e alberi conici, faggi, bacchedolci e salici, con cespugli di rampicanti in basso. Un centinaio di scoiattoli squittiva sui rami, tordi, fringuelli e alirosse volavano ovunque. Perrin fiutò daini, conigli e volpi. C’erano torrentelli in abbondanza, stagni e laghetti punteggiavano la foresta, spesso ombreggiati ma a volte aperti, ampi da meno di dieci passi fino quasi a cinquanta. Il terreno sembrava fradicio dopo la pioggia, sguazzando sotto agli zoccoli dei cavalli.
Fra un largo stagno circondato da salici e un rivolo ampio un passo, a forse tre chilometri nella foresta, Gaul si fermò. I Trolloc sarebbero arrivati qui, se avessero proseguito nella direzione intrapresa. I tre Aiel scomparvero fra gli alberi per accertarsene e avvisare dell’eventuale avvicinamento.
Lasciando Faile e una dozzina di uomini a guardia dei cavalli, Perrin fece allargare gli altri in una curva, una coppa nella quale avrebbero dovuto marciare i Trolloc. Dopo essersi accertato che ogni uomo fosse ben nascosto e sapesse cosa fare, sì mise in fondo a questa coppa, accanto a una quercia con un tronco spesso più di quanto era alto lui.
Allentò l’ascia che aveva alla cintura, incoccò una freccia e attese. Sul viso gli soffiava una leggera brezza, che alternativamente si alzava e scendeva. Avrebbe dovuto essere in grado di fiutare i Trolloc molto prima che fossero giunti in vista. Avrebbero dovuto andare dritti verso di lui. Toccò ancora l’ascia e attese. Trascorsero i minuti. Di più. Quanto tempo doveva trascorrere prima che sarebbe apparsa la progenie dell’Ombra? Ancora un po’ in questa palude e avrebbe dovuto rimpiazzare la corda dell’arco.
Gli uccelli svanirono un momento prima che gli scoiattoli si azzittissero. Perrin sospirò e si guardò intorno. Nulla. In quella brezza avrebbe certamente dovuto fiutare i Trolloc non appena percepiti dagli ammali.
Una folata improvvisa gli portò alle narici un fetore putrido, come sudore vecchio di centinaia di anni e decomposizione. Voltandosi di scatto, gridò: «Li abbiamo alle spalle! Adunata da me! Ragazzi dei Fiumi Gemelli, da me!» Alle spalle. I cavalli. «Faile!»
Strilli e grida eruppero da ogni lato, ululati e grida selvagge. Un Trolloc con la testa di ariete balzò allo scoperto a venti passi di distanza, sollevando un lungo arco ricurvo. Perrin accostò la freccia all’orecchio e la scagliò con un movimento fluido, prendendone subito un’altra non appena la prima lasciò l’arco. La grande punta colse il Trolloc in mezzo agli occhi, il quale gridò cadendo e la sua freccia, della dimensione di una piccola lancia, colse Perrin nel fianco come il colpo di un martello.
Ansimando per la violenta emozione si piegò in avanti, facendo cadere l’arco e la freccia. Il dolore si espandeva a ondate dalla freccia piumata nera, tremava quando respirava e ogni fremito propagava una nuova fitta di dolore.
Altri due Trolloc balzarono scavalcando il compagno morto, muso di lupo e corna caprine, sagome coperte di cotta di maglia nera grosse il doppio di Perrin. Gli corsero incontro latrando, con le spade curve sollevate. Costringendosi ad alzarsi serrò i denti ed estrasse la freccia spessa come un dito, prese l’ascia e corse ad affrontarli. Si accorse che anche lui stava ululando. Con una rabbia in corpo che gli velava gli occhi di rosso. I due torreggiavano su di lui, con le armature piene di spuntoni sui gomiti e le spalle, ma Perrin agitava frenetico l’ascia come se con ogni colpo cercasse di abbattere un albero. Per Adora. Per Deselle. «Mia madre!» gridò. «Che siate folgorati! Mia madre!»
D’improvviso si accorse che stava colpendo una figura sanguinolenta stesa in terra. Ringhiando si costrinse a fermarsi, tremando per lo sforzo quanto per il dolore nel fianco. Adesso c’erano meno grida. Meno strilli. Era rimasto qualcun altro oltre lui? «Adunata da me! Ragazzi dei Fiumi Gemelli, da me!»
«Fiumi Gemelli!» qualcuno gridò freneticamente dalla foresta umida, poi un altro «Fiumi Gemelli!»
Due, solamente due. «Faile!» gridò Perrin. «Oh, Luce. Faile!»
Un lampo nero che fluttuava fra gli alberi annunciò l’arrivo di un Myrddraal prima che potesse vederlo chiaramente, l’armatura nera sembrava la pelle di un serpente e il mantello pendeva indisturbato mentre la creatura correva. Quando si avvicinò rallentò a una sinuosa camminata sicura. Sapeva che Perrin era ferito e sapeva che era una facile preda. Quel volto pallido dallo sguardo senza occhi lo trapassava e terrorizzava. «Faile?» ripeté il Fade con tono canzonatorio, la voce faceva suonare il nome come un pezzo di pelle bruciata che si sgretolava. «La tua Faile era... deliziosa.»
Ruggendo Perrin si scagliò contro di lui. Una spada dalla lama nera schivò il primo colpo di Perrin. E il secondo. Il terzo. Il volto pallido da lumaca di quella creatura divenne fisso dalla concentrazione, ma si muoveva come una vipera, come il fulmine. Per il momento era sulla difensiva. Per il momento. Il sangue gli colava sul fianco e bruciava come il fuoco di una forgia. Non poteva andare avanti a lungo. E quando gli fosse mancata la forza, quella spada avrebbe trovato il suo cuore.
Scivolò sul fango che gli si era appiccicato allo stivale e il Fade ritrasse la lama — una spada sfocata decapitò parzialmente la testa priva di occhi, di modo che ricadde su una spalla in una fontana di sangue nero. Affondando alla cieca il Myrddraal arretrò inciampando, rifiutandosi di morire completamente, cercando ancora istintivamente di uccidere.
Perrin strisciò fuori dal cammino della creatura, ma la sua attenzione era tutta concentrata sull’uomo che puliva la lama freddamente con una manciata di foghe. Il mantello cangiante di Ihvon pendeva dietro le spalle dell’uomo. «Alanna mi ha mandato a cercarti. Non c’ero quasi riuscito per come vi stavate muovendo, ma settanta cavalli lasciano delle tracce.» Il Custode scuro e snello sembrava composto come se stesse accendendosi la pipa davanti al camino. «I Trolloc non erano legati a quel...» Indicò il Myrddraal con la spada, caduto ma ancora in preda alle convulsioni, che affondava la spada a caso. «... È un peccato, ma se riesci a riunire la tua gente potrebbero non avere voglia di affrontarti senza uno di quei Senza Faccia che li pungola. Direi che sono un centinaio, pressappoco. Adesso qualcuno di meno. Nei hai fatti fuori alcuni.» Ihvon iniziò una calma indagine delle ombre, solo la lama che impugnava in mano indicava qualcosa fuori dal normale.
Per un momento Perrin rimase a bocca aperta. Alanna lo voleva? Aveva inviato Ihvon a cercarlo? Proprio in tempo per salvargli la vita. Scuotendosi ritrovò la voce. «Fiumi Gemelli, a me! Per amore della Luce, adunata da me! Qui! Adunata! Qui!»
Stavolta continuò fino a quando vide dei volti familiari che inciampavano in mezzo agli alberi. Il sangue il più delle volte striava i loro volti. Facce scioccate e fisse. Alcuni uomini sostenevano gli altri e alcuni avevano perso gli archi. Gli Aiel erano con loro, apparentemente incolumi, tranne Gaul che zoppicava leggermente.