La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Dashiva annuì spavaldo. «Sì, adesso ha una possibilità.» Sembrava quasi che fosse stato lui a guarirlo.
Con grande sorpresa di Flinn, Samitsu girò intorno al letto per aiutarlo ad alzarsi. «Adesso mi spiegherai cos’hai fatto» disse, con tono di voce altezzoso, mentre sistemava il colletto e le mostrine della giubba del vecchio. «Se solo potessi mostrarmelo! Ma me lo descriverai. Devi! Ti darò tutto il mio oro, qualsiasi cosa desideri, ma mi dirai tutto ciò che puoi.» Samitsu stessa non avrebbe saputo dire se stesse comandando o implorando quell’uomo, ma condusse Flinn, confuso e stupefatto, vicino alla finestra. L’uomo aprì la bocca più di una volta, ma lei era troppo impegnata a cercare di farlo parlare per accorgersene.
Senza curarsi di cosa avrebbero pensato gli altri, Min salì sul letto in modo da poter tenere la testa di Rand sotto al suo mento e stringerlo fra le braccia. Una possibilità. Studiò furtivamente le tre persone vicino al letto. Cadsuane sulla sedia, Amys in piedi davanti a lei e Dashiva appoggiato a una delle colonne del baldacchino in fondo al letto, tutti con delle auree illeggibili e immagini che danzavano intorno a loro. Tutti con gli occhi puntati su Rand. Senza dubbio Amys prevedeva disastri per gli Aiel se Rand fosse morto, e Dashiva, il solo che avesse un’espressione dipinta in volto, un cipiglio tetro, vedeva il disastro degli Asha’man. Cadsuane... non era solo conosciuta da Bera e Kiruna, ma le aveva fatte saltare come delle bambine nonostante avessero giurato fedeltà a Rand. Non avrebbe fatto del male a Rand. ‘Non più di quanto doveva’.
Lo sguardo di Cadsuane incontrò per un momento quello di Min, facendola rabbrividire. In qualche modo, finché era indifeso, l’avrebbe protetto da Amys, da Dashiva e da Cadsuane. In qualche modo. Senza rendersene conto, Min cominciò a bisbigliare una ninnananna, cullando Rand con dolcezza. In qualche modo lo avrebbe protetto.
37
Un messaggio da palazzo
Il giorno successivo alla festa degli uccelli iniziò con un forte vento proveniente dal mare delle Tempeste che ridusse sensibilmente il caldo a Ebou Dar. Ma il cielo senza una nuvola e la cupola rosso dorato del sole all’orizzonte promettevano un caldo torrido, una volta che il vento fosse calato. Conscio di ciò, Mat discese di corsa attraversando il palazzo di Tarasin con la giubba verde sbottonata e la camicia solo in parte allacciata. Non si poteva dire che saltasse a ogni rumore, ma sobbalzava leggermente, e aveva gli occhi più sgranati di quanto non volesse mostrare ogni volta che una cameriera passava sventolano le sottovesti e sorridendogli. Gli sorridevano tutte, in un modo particolarmente consapevole. La sola cosa che riuscì a fare fu non mettersi a correre.
Alla fine rallentò, camminando quasi in punta di piedi nel vialetto ombreggiato che costeggiava il cortile delle stalle. Fra le colonne scanalate del vialetto crescevano delle piante giallastre simili a canne, piantate in grossi vasi di terracotta, e dei rampicanti dalle grandi foglie a righe rosse che pendevano da secchielli di metallo tenuti sospesi da catene, formando uno schermo sottile. Mat si calcò istintivamente il cappello per nascondere il volto.
Fece scorrere le mani lungo la lancia — Birgitte aveva detto che era una ashandarei — toccandone il manico soprappensiero, come se potesse verificarsi l’eventualità che dovesse difendersi. Il dado rotolava all’impazzata nella sua mente, ma non aveva nulla a che fare con il senso di disagio che provava lui. Il vero motivo era Tylin.
Sei carrozze chiuse, con le immagini dell’ancora e della spada verde della casata Mitsobar laccate sugli sportelli, già attendevano in fila davanti agli alti cancelli d’ingresso ad arco, con i cavalli imbrigliati e i conducenti in livrea seduti a cassetta. Mat riusciva a vedere Nalesean che sbadigliava con indosso la giubba a righe gialle, Vanin che sedeva scomposto su un barile capovolto non lontano dalle porte delle stalle, apparentemente addormentato. La maggior parte degli uomini delle Braccia Rosse erano accovacciati tranquilli sul lastricato delle scuderie; alcuni giocavano a dadi all’ombra delle grandi stalle bianche. Elayne si trovava fra Mat e i carri, proprio dall’altro lato della cortina di rampicanti. Reanne Corly era con lei, e nelle vicinanze c’erano altre sette donne che erano presenti a quella singolare riunione in cui lui aveva fatto irruzione la sera precedente; Reanne era la sola che non indossasse la cintura rossa delle Donne Sapienti. Si era quasi aspettato che quella mattina non si sarebbero presentate. Avevano l’aspetto delle donne abituate a tenere sotto controllo la propria vita e quella degli altri e molte di loro avevano i capelli ingrigiti, eppure guardavano il volto senza età di Elayne trepidanti, quasi saltellando sulle punte dei piedi, come se fossero state pronte a scattare a un suo ordine. L’intero gruppo aveva attirato ben poco la sua attenzione, però; nessuna di loro era la donna che gli aveva messo in corpo quella tensione. Tylin lo faceva sentire... be’, ‘inerme’ era la sola parola che gli sembrava adatta a definire il proprio stato d’animo, per quanto potesse suonare ridicola.
«Non abbiamo bisogno di loro, comare Corly» disse Elayne. L’erede al trono usò lo stesso tono di voce di un’adulta che conforti un bambino. «Ho detto loro di rimanere qui fino al nostro ritorno. Attireremo meno l’attenzione, soprattutto dall’altro lato del fiume, se nessuna sarà riconoscibile come Aes Sedai.» La sua idea su cosa indossare durante quella visita nella zona più malfamata della città senza farsi notare consisteva in un ampio cappello verde decorato con delle piume grigie, un mantello di lino verde ricamato con delle spirali dorate e un abito da cavallo a collo alto di seta verde anch’esso con delle decorazioni dorate che risalivano sulla gonna divisa e intorno all’ovale che le lasciava scoperto metà del seno. Portava anche uno di quei girocolli per il pugnale nuziale. Tutto quell’oro lavorato avrebbe fatto prudere le mani di ogni ladro del Rahad. L’unica arma che aveva era un piccolo pugnale da cintura. Ma quale lama poteva essere necessaria a una donna che sapeva incanalare? In ogni caso, ciascuna delle donne che indossava una cintura rossa vi teneva infilato un pugnale dalla lama ricurva. E anche Reatine lo aveva nella sua, di pelle lavorata.
Reanne si tolse il grosso cappello di paglia azzurra, lo guardò seccata, quindi se lo rimise sul capo legandosi i nastri sotto al mento. Il tono di voce di Elayne non sembrava essere la causa del suo disappunto. Insieme al copricapo si adornò di un sorriso diffidente e di un diverso tono di voce. «Perché Merilille Sedai pensa che stiamo mentendo, Elayne Sedai?»
«Lo pensano tutte» aggiunse una delle donne con la cintura rossa. Indossavano tutte dei vestiti nello stile di Ebou Dar, dai colori sobri, le scollature profonde e le gonne con l’orlo cucito in modo che, da un lato, le sottovesti fossero messe in mostra, ma solo questa, magra come un grissino e con i capelli quasi del tutto bianchi, aveva la pelle olivastra e gli occhi scuri delle Ebou Daresi. «Sareitha Sedai mi ha chiamata apertamente bugiarda, per quanto riguarda il nostro numero, e...» s’interruppe di fronte a uno sguardo accigliato e a un «Fai silenzio, Tamarla» di Reanne. Comare Corly si sarebbe inchinata e avrebbe sorriso davanti a una bambina, se si fosse trattato di una Aes Sedai, ma con le sue compagne non concedeva nulla.
Mat guardò le finestre che davano sulle stalle, quelle che riusciva a vedere dal punto in cui si trovava. Alcune erano coperte da paraventi di ferro battuto, altre di legno intagliato in modo complesso. Era improbabile che Tylin si trovasse lassù; e assai meno plausibile era che si facesse vedere nel cortile delle stalle. Mat aveva fatto molta attenzione a non svegliarla mentre si vestiva; inoltre lì, davanti a tutti, lei non avrebbe tentato di fare nulla. Mat lo sperava, ma in fondo non poteva aspettarsi di tutto da una donna che la sera precedente aveva mandato una mezza dozzina di cameriere a catturarlo per trascinarlo in camera sua? Quella maledetta lo trattava come un giocattolo! Non l’avrebbe più tollerato. Non l’avrebbe fatto. Luce, chi stava cercando di imbrogliare? Se non avessero trovato in fretta questa Scodella dei Venti e non fossero andati via da Ebou Dar, Tylin gli avrebbe pizzicato il fondoschiena e lo avrebbe chiamato piccioncino anche quella sera.