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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Bain e Chiad si intrufolarono nella piccola tenda a punta e Alliandre e Maighdin uscirono. Non c’era davvero spazio lì dentro per cinque. Maighdin andò sul lato della tenda e tornò con un canestro come quelli che le altre donne stavano portando. Da sopra ciascuno di essi sporgevano delle vesti da gai’shain sporche, facendoli sembrare carichi di bucato, ma sotto c’erano dei vestiti che calzavano abbastanza, un’accetta, una fionda, corde per fare trappole, pietra focaia e acciarino, sacchetti di farina, fecola, fagioli secchi, sale e lievito, alcune monete che erano state in grado di trovare, tutto il necessario per dirigersi a ovest e trovare Perrin. Galina le avrebbe portate fuori dall’accampamento, ma nessuno poteva sapere in che direzione le sue ‘faccende da Aes Sedai’ l’avrebbero portata dopo. Dovevano essere autonome fin dall’inizio. Faile non escludeva che la Aes Sedai le avrebbe abbandonate non appena avesse potuto farlo.

Maighdin si ergeva sopra il suo canestro con un’aria di determinazione, la mascella e gli occhi decisi, ma il volto di Alliandre era coronato di sorrisi.

«Cerca di non sembrare così contenta» le disse Faile. I gai’shain delle terre bagnate sorridevano di rado, e mai con aria così gioiosa.

Alliandre cercò di moderare la sua espressione, ma ogni volta che appiattiva i suoi sorrisi, quelli si insinuavano di nuovo sulle sue labbra. «Oggi fuggiamo» disse. «E difficile non sorridere.»

«La smetterai se qualche Sapiente ti vede e decide di scoprire perché sei felice.»

«E improbabile che incontriamo una Sapiente fra le tende dei gai’shain o dentro Malden» rispose la donna tra un sorriso. Determinata o no, Maighdin annuì.

Faile lasciò perdere. In verità lei stessa si sentiva un po’ gioiosa malgrado Dairaine. Oggi sarebbero fuggite.

Bain uscì dalla tenda, tenendo un lembo per Chiad, che stava portando sulla schiena un fagotto avvolto in una coperta abbastanza grande da essere una donna minuta piegata in due. Chiad era forte, ma doveva sporgersi in avanti un poco per sostenere quel peso.

«Perché è così immobile?» chiese Faile. Non temeva che avessero ucciso Dairaine. Erano rigorose nel rispettare le leggi per i gai’shain, e la violenza era proibita. Ma quella coperta poteva essere piena di legno, per quanto si muoveva.

Bain parlò piano, con una luce divertita negli occhi. «Le ho accarezzato i capelli e le ho detto che sarei stata molto dispiaciuta se avessi dovuto farle del male. Semplice verità, considerando quanto toh mi sarebbe costato soltanto schiaffeggiarla.» Chiad ridacchiò. «Penso che Dairaine Saighan abbia pensato che la stessimo minacciando. Credo che starà molto zitta e immobile finché non la lasceremo andare.» Fu scossa da una risata silenziosa. L’umorismo aiel era ancora un mistero per Faile. Sapeva che sarebbero state punite severamente per quello, però. Aiutare una fuga era punito con la stessa inclemenza di un tentativo di scappare.

«Avete tutta la mia gratitudine» disse «sia tu che Chiad, ora e per sempre. Ho un enorme toh.» Baciò Bain leggermente sulla guancia, cosa che fece arrossire la donna quanto i suoi capelli, naturalmente. Gli Aiel erano pudicamente misurati in pubblico, in certi sensi.

Bain lanciò un’occhiata a Chiad e un debole sorriso le apparve sulle labbra. «Quando vedi Gaul, digli che Chiad è gai’shain per un uomo dalle mani forti, un uomo il cui cuore è fuoco. Lui capirà. Ho bisogno di aiutarla a portare il nostro carico in un posto sicuro. Che tu possa trovare sempre acqua e ombra, Faile Bashere.» Toccò lievemente la gota di Faile con le punte delle dita. «Un giorno ci incontreremo di nuovo.»

Ritornando da Chiad, prese lui capo della coperta e si allontanarono in tutta fretta portandola fra loro. Gaul poteva capire, ma Faile no. Non il cuore di fuoco, comunque, e dubitava che le mani di Manderic interessassero minimamente Chiad. Quell’uomo aveva un alito cattivo e iniziava a ubriacarsi appena svegliato a meno che non dovesse andare a caccia o partecipare a una scorreria. Ma scacciò Gaul e Manderic dalla sua mente e si mise in spalla il suo canestro. Avevano sprecato già abbastanza tempo.

Il cielo stava iniziando a tingersi per davvero di luce solare e i gai’shain si stavano destando tra le tende così diverse tra loro dell’accampamento vicino alle mura di Malden, precipitandosi per delle faccende o almeno portando qualcosa che desse una sembianza di lavoro, ma nessuno prestava attenzione a tre donne in bianco che trasportavano canestri di bucato verso i cancelli della cittadina. C’era sempre del bucato da fare, perfino per i gai’shain di Sevanna. C’erano fin troppi gai’shain delle terre bagnate perché Faile li conoscesse tutti, e non vide nessuno che conosceva finché non si imbatterono in Arrela e Lacile, che spostavano il peso da un piede all’altro con dei canestri sulle spalle. Più alta di parecchie donne aiel e di carnagione scura, Arrela teneva i capelli tagliati corti come qualunque Fanciulla e aveva l’andatura di un uomo quando camminava. Lacile era bassa, pallida e magra, con nastri rossi legati tra i capelli, che non erano molto più lunghi. La sua andatura era aggraziata nelle vesti, od era stata un ancheggiare scandaloso quando aveva indossato delle brache. I loro sospiri di sollievo furono quasi identici, però.

«Pensavamo che fosse accaduto qualcosa» disse Arrela.

«Nulla che non potessimo gestire» ribatte Faile.

«Dove sono Bain e Chiad?» chiese Lacile in tono preoccupato.

«Hanno un altro compito» rispose Faile. «Andiamo da sole.»

Si scambiarono delle occhiate e i loro sospiri stavolta furono tutt’altro che sollevati. Naturalmente Rolan non avrebbe interferito. Non quando lei stava andando via. Naturalmente no.

I cancelli bordati di ferro di Malden erano spalancati, com’erano stati dalla caduta della città. La ruggine aveva fatto diventare marroni quelle ampie liste di ferro e i cardini erano così arrugginiti che chiudere di nuovo i cancelli forse sarebbe stato impossibile. Alcuni piccioni avevano fatto il nido nelle torri di pietra grigia che li fiancheggiavano, ora.

Erano i primi ad arrivare. Perlomeno, Faile non riusciva a vedere nessuno davanti a loro per strada. Mentre attraversavano i cancelli, recuperò il suo pugnale dalla tasca all’interno della manica e lo tenne con la lama premuta contro il polso, che puntava lungo il suo braccio.

Le altre donne fecero movimenti simili, anche se non con la stessa agilità. Senza Bain e Chiad, e con la speranza che Rolan e i suoi amici fossero occupati altrimenti, dovevano essere in grado di proteggersi da sole. Malden per una donna — per una donna gai’shain: gli Shaido che cercavano di approfittare delle loro stesse donne ricevevano una punizione sommaria — non era pericolosa quanto la porzione shaido dell’accampamento, tuttavia delle donne erano state aggredite lì, a volte da gruppi di uomini. Volesse la Luce che, se qualcuno si fosse accostato a loro, si trattasse solo di uno o due. In tal caso avrebbero potuto coglierli di sorpresa e ucciderli prima che quelli si rendessero conto che quelle gai’shain avevano i denti. Se ce ne fossero stati più di due, avrebbero fatto il possibile, ma un tessitore o un vasaio aiel erano pericolosi quanto parecchi guerrieri addestrati. Canestri o no, camminarono in punta di piedi, le teste che ruotavano da una parte all’altra, pronte a balzare in qualunque direzione.

Quella parte della città non era stata bruciata, tuttavia aveva un’aria desolata. Stoviglie e piatti rotti scrocchiavano sotto i loro soffici stivali bianchi. Pezzi di vestiti, tagliati da uomini e donne resi gai’shain, erano disseminati ancora sulle pietre grigie del selciato. Quei miseri stracci inzaccherati erano stati prima nella neve e poi nella pioggia per oltre un mese e lei dubitava che qualunque stracciaiolo li avrebbe raccolti in quello stato. Qua e là giacevano giocattoli di bambini, un cavalluccio di legno o una bambola la cui tinta stava iniziando a scrostarsi, lasciati cadere dagli stessi ragazzini a cui era stato permesso di fuggire, come i vecchi, i malati e gli infermi. Edifici di legno o pietra dai tetti di ardesia lungo la strada mostravano buchi dove erano state le loro porte e finestre. Assieme a qualunque altra cosa gli Shaido consideravano utile o di valore, la città era stata privala di ogni pezzo di legno facilmente removibile e solo il fatto che abbattere le case fosse meno efficiente di tagliare la legna nelle foreste circostanti aveva risparmiato le stesse strutture in legno. Quelle aperture ricordavano a Faile delle orbite vuote in teschi. Avevano percorso quella strada innumerevoli volte, eppure quella mattina orbite parevano osservarla. Le facevano formicolare il cuoio capelluto.

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