La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
A metà strada nella cittadina, Faile si guardò indietro verso i cancelli, non più di centocinquanta passi alle sue spalle. La strada era ancora vuota per il momento, ma presto i primi uomini e donne ammantali di bianco si sarebbero materializzali con i loro secchi d’acqua. Dovevano sbrigarsi ora. Svoltando per una viuzza laterale, iniziò a camminare più in fretta, anche se aveva problemi a tenere in equilibrio il suo canestro. Le altre dovevano avere le sue stesse difficoltà, eppure nessuna si lamentò. Dovevano essere fuori vista prima che quei gai’shain comparissero. Non c’era alcuna ragione per cui qualunque gai’shain entrato in città potesse lasciare la strada principale prima di raggiungere la cisterna sotto la fortezza. Un tentativo di ingraziarsi dei favori o una semplice parola incauta poteva mandare in città degli Shaido a dar loro la caccia e c’era solo una via d’uscita, a meno di non scalare le mura e lasciarsi cadere per dieci passi fino al suolo sperando che nessuna si rompesse una gamba.
A una locanda ormai priva d’insegna, tre piani di pietra e di finestre vuote, lei si precipitò nella sala comune seguita dalle altre. Lacile posò a terra il suo canestro e si premette contro l’intelaiatura della porta per tenere d’occhio la strada. La stanza dal soffitto a travi era spoglia fino alle assi polverose del pavimento e ai caminetti di pietra mancavano alari e attrezzi per il fuoco. Dalla scala sul fondo della stanza era stata strappala via la ringhiera e anche la porta della cucina era scomparsa. La cucina era altrettanto vuota. Aveva controllato. Pentole, coltelli e cucchiai erano oggetti utili. Faile posò il proprio canestro sul pavimento e si affrettò verso il lato della scala. era una struttura robusta, di pesanti tavole di legno e fatta per durare generazioni. Strappare via quelle assi sarebbe stato arduo quanto abbattere una casa. Tastò sotto, lungo la sommità dell’ampio sostegno esterno, e la sua mano si chiuse sulla verga spessa quanto un polso e non proprio liscia. Era parso il miglior nascondiglio che era riuscita a trovare, un posto in cui nessuno avrebbe avuto motivo di guardare, ma fu sorpresa di scoprire che stava trattenendo il fiato.
Lacile rimase presso la soglia, ma le altre si precipitarono da Faile senza i loro canestri.
«Finalmente» disse Alliandre, toccando con cautela la verga con la punta delle dita. «Il prezzo della nostra libertà. Cos’è?»
«Un angreal» rispose Faile «o forse un ter’angreal. Non lo so per certo, tranne che Galina lo vuole con tutte le sue forze, perciò deve trattarsi di uno o dell’altro.»
Maighdin mise audacemente la mano sulla verga. «Porrebbe essere qualunque dei due» mormorò.
«Spesso danno una sensazione strana. Così ho sentito dire, comunque.» Affermava di non essere mai stata alla Torre Bianca, ma Faile non era così sicura come un tempo. Maighdin era in grado di incanalare, ma in modo così debole e con così tanta difficoltà che le Sapienti non vedevano alcun pericolo nel lasciarla circolare libera. Be’, libera quanto qualunque gai’shain. Le sue smentite potevano essere una questione di vergogna. Faile aveva sentito che delle donne che erano state estromesse dalla Torre perché non potevano diventare Aes Sedai a volte negavano perfino di esserci andate in modo da nascondere il loro fallimento.
Arrela scrollò il capo e indietreggiò di un passo. Era Tarenese, e nonostante avesse viaggiato con le Aes Sedai, era ancora a disagio con il Potere o qualunque cosa aveva a che fare con esso. Guardò la liscia verga bianca come se fosse una vipera rossa e si umettò le labbra. «Galina potrebbe stare ad aspettarci. Si potrebbe arrabbiare se la facciamo attendere molto.»
«La strada è ancora sgombra, Lacile?» chiese Faile mentre ficcava la verga in profondità nel suo canestro. Arrela emise un pesante sospiro, chiaramente sollevata come quando aveva visto Faile prima che quella cosa tosse lontano dalla sua vista.
«Sì,» replicò la Cairhienese «ma non capisco perché.» Era ancora in piedi in modo che un occhio potesse scrutare attorno all’angolo della soglia. «Ormai dovrebbero arrivare i primi gai’shain per prendere l’acqua.»
«Forse è successo qualcosa nell’accampamento» disse Maighdin. All’improvviso il suo volto si fece cupo e il coltello le spuntò in mano, un aggeggio col manico di legno e una lama scheggiata e piena di macchie.
Faile annuì lentamente. Forse era dovuto al fatto che Delirarne era già stata trovata. Lei non poteva dire dove erano andate Faile e le altre, ma forse aveva riconosciuto alcuni tra i gai’shain in attesa. Quanto avrebbero resistito se fossero stati interrogati? Quanto avrebbe retto Alvon se avessero torchiato Theril? «Non c’è nulla che possiamo fare, in ogni caso. Galina ci porterà via di qui.» Nonostante quello, quando lasciarono la locanda corsero portando i canestri di fronte a loro e cercando di tenere sollevate le lunghe vesti per non inciampare. Faile non fu runica a guardarsi di frequente sopra la spalla e a incespicare. Quando vide infine dei gai’shain attraversare l’intersezione con la strada principale portando dei secchi su dei gioghi non fu sicura se esserne sollevata o meno. Di certo non rallentò.
Non dovettero correre lontano. In poco tempo l’odore di legno bruciato che era scomparso dal resto di Malden iniziò a crescere. L’estremità meridionale di Malden era in rovina. Si fermarono al margine della devastazione e svoltarono pian piano un angolo in modo da non essere viste se qualcuno avesse lanciato un’occhiata lungo la strada. Da dove si trovavano fino al muro sud, quasi duecento passi, involucri senza letto attaccali l’uno all’altro e dalle pareti di pietra annerite erano inframmezzati da pile di travi carbonizzate la cui cenere era stata lavata via dalle piogge. In alcuni punti non rimanevano nemmeno quelle più pesanti. Solo sul lato meridionale di quella strada c’era qualche struttura che si avvicinava a essere integra. Era lì che il fuoco che si era scatenato dopo che gli Shaido avevano preso la città era stato finalmente arrestato. Mezza dozzina di edifici era priva del tetto, anche se i piani inferiori parevano infatti, e un numero doppio non era altro che pile di travi annerite e assi semibruciate che parevano prossime a crollare.
«Là» disse Maighdin, indicando a est lungo la strada. Un ampio pezzo di stoffa rossa svolazzava nella brezza dove lei indicava. Era legato a una casa che sembrava sul punto di cedere. Avviandosi lentamente verso di essa, appoggiarono i loro canestri sulle pietre del selciato. La stoffa rossa sventolò di nuovo.
«Perché mai vorrebbe incontrarci qui?» borbottò Alliandre. «Quell’edificio potrebbe crollare se solo qualcuno starnutisse.» Si sfregò il naso come se la sola parola le avesse fatto venire l’impulso.
«E piuttosto solido. L’ho ispezionato.» La voce di Galina dietro di loro fece voltare la testa di Faile con un sussulto. La donna stava avanzando a grandi passi verso di loro, chiaramente da uno degli edifici stabili sul lato nord della strada. Dopo averla vista per molto tempo con quella cintura e quel collare d’oro e gocce di fuoco, pareva strana senza di essi. Indossava ancora le sue vesti di seta bianca, ma l’assenza dei gioielli era convincente. Galina non era riuscita ad alterare in qualche modo la verità. Oggi se ne sarebbe andata.