La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Alla fine il vento portò il rumore di un cavallo in corsa e lui si mise dritto sulla sella. Il bruno grigiastro uscì al piccolo galoppo dalla notte con l’uomo corpulento sulla sella, come sempre una vista improbabile.
Vanin tirò le redini e sputò attraverso un buco fra i denti. «Sono a circa un miglio dietro di me, ma forse ce ne sono mille in più rispetto a stamattina. Chiunque sia al comando sa il fatto suo. Stanno incalzando, ma senza spossare i cavalli.»
«Se sei in inferiorità numerica di due a uno» disse Teslyn «forse ripenserai...»
«Non intendo dar loro uno scontro corpo a corpo» la interruppe Mat. «E non posso permettermi di lasciare quattromila lancieri liberi di crearmi problemi. Riuniamoci a Mandevwin.»
I balestrieri inginocchiati sul pendio della collina settentrionale non fecero alcun rumore quando lui cavalcò attraverso la loro fila con le donne e Vanin, ma si limitarono a scostarsi per lasciarli passare. Mat avrebbe preferito almeno due file, ma gli serviva coprire un fronte ampio. Gli alberi radi attenuavano il vento, ma non di molto, e parecchi degli uomini erano rannicchiati nei loro mantelli. Tuttavia ogni balestra che lui riusciva a vedere era tesa, con un dardo al suo posto. Mandevwin aveva visto Vanin arrivare e sapeva cosa voleva dire.
Il Cairhienese stava andando su e giù appena dietro la fila finché Mat non apparve e smontò da Pips. Mandevwin fu sollevato di sentire che non gli serviva più tenere controllate le retrovie. Si limitò ad annuire pensieroso nell’udire che si trattava di mille lancieri più del previsto e inviò un uomo a precipitarsi dalle sentinelle in cima alla cresta in modo che scendessero per prendere i loro posti nella fila. Se Mat Cauthon non batteva ciglio, così avrebbe fatto lui. Mat aveva dimenticato questo della Banda. Si fidavano di lui in modo assoluto. Una volta quello gli aveva quasi fatto venire l’orticaria. Quella notte ne era lieto.
Un gufo lanciò due volte il suo verso da qualche parte dietro di lui e Tuon sospirò.
«C’è un presagio in questo?» chiese Mat, solo per avere qualcosa da dire.
«Sono contenta che la cosa susciti finalmente il tuo interesse, Giocattolo. Forse sarò ancora in grado di istruirti.» I suoi occhi erano limpidi alla luce della luna. «Un gufo che fischia due volte significa che qualcuno morirà presto.» Be’, quello sì che mise dannatamente fine alla conversazione.
Molto presto i Seanchan apparvero, in fila per quattro e conducendo i loro cavalli al trotto, lance in mano. Vanin aveva avuto ragione sul fatto che il loro comandante conoscesse il mestiere. Al piccolo galoppo per un poco poi condotti al trotto, i cavalli potevano coprire molto terreno rapidamente. Gli sciocchi cercavano di galoppare per lunghe distanze e finivano con i loro cavalli morti o azzoppati. Solo i primi quaranta circa indossavano le armature segmentate e gli strani elmi dei Seanchan. Un peccato. Non aveva idea di come i Seanchan si sarebbero sentiti per delle vittime fra i loro alleati altarani. Perdite dei loro sarebbero state notate, però.
Quando la parte centrale della colonna fu proprio di fronte a lui, una voce profonda sulla strada gridò all’improvviso: «Compagnia! Alt!» Quelle due parole avevano con sé lo strascichio familiare dei Seanchan. Gli uomini in armatura segmentata si fermarono di colpo. Gli altri si arrestarono con uno sforzo.
Mat trasse un respiro. Quella sì che doveva essere opera del suo essere ta’veren. Se lui stesso avesse dato l’ordine non si sarebbero potuti posizionare meglio. Appoggiò una mano sulla spalla di Teslyn. Lei. trasalì leggermente, ma Mat aveva bisogno di attirare la sua attenzione in silenzio.
«Compagnia!» urlò la voce profonda. «In sella!» Sotto, i soldati si mossero per obbedire.
«Ora» disse Mat piano.
La testa di volpe si fece fredda sul suo petto e all’improvviso una palla di luce rossa fluttuò alta sopra la strada inondando i soldati lì sotto in un bagliore ultraterreno. Ebbero solo un istante per rimanere a bocca aperta. Lungo la fila sotto Mat, mille corde di balestra emisero quello che suonò come un fragoroso schiocco, e mille dardi volarono in mezzo alla formazione, attraversando le corazze a quel raggio così corto, sbalzando gli uomini da terra e mandando i cavalli a impennarsi e a lanciare urla proprio mentre altri mille colpivano dall’altro lato. Non ogni colpo fu un centro pieno, ma quello aveva poca importanza con una balestra pesante. Uomini furono abbattuti con le gambe spezzate o mezze strappate. Uomini afferrarono i moncherini di braccia devastate, cercando di arrestare il flusso di sangue. Uomini urlarono forte quanto i cavalli.
Mat osservò un balestriere lì vicino mentre si chinava a fissare alla corda della balestra i ganci appaiati dell’ingombrante manovella a scatola che pendeva da una cinghia sul davanti della sua cintura. Mentre l’uomo si raddrizzava, la corda fluì fuori dalla manovella, ma una volta che fu eretto, mise la manovella sull’estremità posteriore della balestra rovesciata, mosse una piccola leva su un lato della scatola e iniziò ad azionare le maniglie. Tre rapidi giri con un aspro suono ronzante e la corda si fissò sulla noce.
«Fra gli alberi!» gridò la voce profonda, «ingaggiateli prima che possano ricaricare! Presto!»
Alcuni cercarono di montare a cavallo, di spronare i loro animali all’attacco, e altri lasciarono redini e lance per estrarre le spade. Nessuno arrivò fino agli alberi. Altri duemila dardi li colpirono, abbattendo uomini e trapassandoli per ucciderne altri o far ruzzolare a terra i cavalli. Sul fianco della collina gli uomini iniziarono ad azionare furiosamente le loro manovelle, ma non era necessario. Sulla strada un cavallo scalciava debolmente qua e là. Gli unici uomini che si muovevano stavano cercando freneticamente di usare qualunque cosa avessero in mano come laccio emostatico per evitare di morire dissanguati. Il vento portò il suono di cavalli in fuga. Alcuni potevano avere dei cavalieri. Non ci furono altre urla dalla voce profonda.
«Mandevwin,» gridò Mat «abbiamo finito qui. Fa’ salire a cavallo gli uomini. Abbiamo altri posti dove andare.»
«Devi rimanere per offrire aiuto» disse Teslyn con fermezza. «Le regole di guerra lo richiedono.»
«Questo è un nuovo genere di guerra» ribatté lui in tono rude. Per la Luce, sulla strada c’era il silenzio, ma lui poteva ancora sentire le urla. «Dovranno aspettare che giungano i loro a portargli aiuto.»
Tuon mormorò qualcosa mezzo sottovoce. Mat pensò che Tosse: «Un leone non può avere pietà» ma quello era ridicolo.
Radunando i suoi uomini, li condusse giù per il lato settentrionale della collina. Non c’era alcun bisogno che i sopravvissuti vedessero quanti erano. Entro poche ore si sarebbero riuniti con gli uomini dall’altra collina, ed entro qualche altra con Carlomin. Prima dell’alba avrebbero colpito nuovamente i Seanchan. Intendeva farli correre a togliere quel dannato tappo per lui.
28
Dentro Malden
Appena prima delle luci dell’alba, Faile stava allacciando l’ampia cintura di anelli dorati attorno alla vita per l’ultima volta, quando Dairaine entrò nella piccola tenda a punta già affollata dove dormivano tutte loro. Fuori il cielo avrebbe cominciato a diventare grigio, ma all’interno era come se fosse ancora notte. Gli occhi di Faile si erano adattati all’oscurità, però. La donna minuta e snella con capelli neri che le ricadevano ondulali fino in vita stava sbadigliando accigliata. Aveva rivestito il rango appena sotto il Sommo Signore della sua casata a Cairhien, ma era stata svegliata nella notte perché Sevanna non riusciva a dormire e voleva che qualcuno le leggesse. A Sevanna piaceva la voce di Dairaine e probabilmente anche i racconti che le riportava su presupposti misfatti fra i suoi gai’shain. D’istinto si portò le mani al suo collare, poi esitò quando notò Faile, Alliandre e Maighdin, già in piedi e vestite.