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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Si guardò alle spalle, ma Asmodean fissava dritto davanti a sé, ignorando del tutto i carri. Sosteneva di non aver avuto contatti con Kadere da quando Rand lo aveva catturato, e Rand gli credeva. Certamente il mercante non abbandonava mai le sue vetture e non era mai fuori dalla portata delle vedette aiel, tranne quando era dentro al suo carro.

Dal lato opposto ai veicoli Rand tirò le redini quasi senza pensare. Certamente Moiraine non lo avrebbe accompagnato a Cairhien. Forse gli aveva riempito la testa, ma sembrava che ci fosse sempre un’altra parte da riempire, e in questa particolare occasione poteva benissimo fare a meno della presenza e del consiglio della donna. Moiraine però gli rivolse solo uno sguardo superficiale, quindi si voltò nuovamente verso i carri.

Aggrottando le sopracciglia Rand spronò il pezzato a proseguire. Avrebbe fatto bene a ricordare che Moiraine aveva altre pecore da tosare. Cominciava a fidarsi troppo. Era meglio sospettare di lei come faceva con Asmodean.

Dubita di tutti, pensò tetro. Per un istante non capì se era un pensiero suo o di Lews Therin, ma alla fine decise che non importava. Tutti avevano i loro scopi e desideri. Era molto meglio non fidarsi completamente di nessuno tranne se stesso. Eppure si chiedeva, con un altro uomo che gli filtrava nel cervello, quanto poteva fidarsi di se stesso?

Gli avvoltoi riempivano il cielo attorno a Cairhien in una serie di spirali di ali nere. A terra volavano fra nuvole ronzanti di mosche, stridendo rauchi contro dei lucidi corvi che cercavano di usurpare il loro diritto sui morti. Quando gli Aiel camminavano fra le colline spoglie per recuperarne i corpi, gli uccelli salivano in alto restii, protestando, quindi riscendevano dopo che i vivi si erano allontanati di alcuni passi. Avvoltoi, corvi e mosche non potevano davvero oscurare il sole, eppure sembrava così.

Con il voltastomaco, nel tentativo di non guardare Rand fece andare Jeade’en più forte, fino a quando Aviendha si accostò di nuovo alla sua schiena e le Fanciulle cominciarono a correre. Nessuna si lamentò e non credeva che fosse solo perché gli Aiel potevano mantenere il passo dei cavalli. Anche Asmodean sembrava pallido in viso. Il volto di Pevin invece non cambiava mai, anche se la bandiera dal colore brillante dietro di lui in quel posto sembrava una macabra offesa.

Ciò che si stendeva davanti a loro era di poco migliore. Rand si ricordava il passaggio Anteriore come un rauco alveare, un intreccio di stradine piene di rumore e colori. Adesso era tranquillo, circondato da spesse fasce di cenere su tre lati attorno alle grandi mura grigie squadrate di Cairhien. Il legno carbonizzato giaceva pigramente sulle fondamenta di pietra e di tanto in tanto un camino pieno di fuliggine era ancora in piedi, a volte pericolosamente inclinato. In alcuni punti una sedia che in qualche modo non aveva subito danni era in strada, un carico abbandonato durante la fuga; qua e là una bambola di pezza enfatizzava la desolazione.

La brezza fece garrire alcune delle bandiere sulle torri della città e lungo le mura, un drago spiccava rosso e oro in campo bianco, la mezza luna di Tear bianca su fondo rosso e oro si trovava dal lato opposto. La parte centrale delle Porte Jangai era aperta, tre alti archi squadrati nella pietra grigia vegliati da soldati tarenesi con gli elmetti bordati. Alcuni erano a cavallo, ma la maggior parte era a piedi, le strisce di diversi colori sulle ampie maniche mostravano che erano al servizio di diversi signori.

Qualsiasi cosa sapessero in città della battaglia vinta e gli Aiel alleati che stavano venendo a liberarli, l’arrivo di centinaia di Far Dareis Mai creò della confusione. Le mani andarono incerte alle else delle spade, lance o lunghi scudi. Alcuni dei soldati si mossero come se volessero chiudere le porte mentre ancora guardavano il loro ufficiale, con tre piume bianche sull’elmetto, che esitò rimanendo in piedi sulle staffe, controsole per studiare la bandiera. Stava osservando Rand con maggior attenzione.

L’ufficiale si sedette di colpo, dicendo qualcosa che fece scattare due Tarenesi a cavallo al galoppo attraverso le porte. Quasi immediatamente ordinò agli altri uomini di fianco di spostarsi: «Fate largo al lord Drago Rand al’Thor! Che la Luce illumini il lord Drago! Gloria al Drago Rinato!»

I soldati sembravano ancora a disagio riguardo le Fanciulle, ma si allinearono da entrambi i lati delle porte inchinandosi profondamente al passaggio di Rand. Aviendha tirò su con il naso, e di nuovo quando Rand rise. Non riusciva a capire e lui non aveva alcuna intenzione di spiegare. Lo divertiva che per quanto Tarenesi, Cairhienesi o chiunque altro cercassero di montargli la testa, lui poteva contare sulle Fanciulle e su Aviendha, almeno, per tornare coi piedi per terra. E su Egwene. O Moiraine. Elayne e Nynaeve, se mai le avesse viste ancora. A pensarci bene, sembrava che tutte loro ne avessero fatto la loro impresa principale.

Lo spettacolo della città dietro i cancelli frenò la sua risata.

Qui le strade erano pavimentate, alcune erano abbastanza larghe da consentire il passaggio di una dozzina di carri affiancati, tutte dritte come lame e con incroci ad angolo retto. Le colline che si vedevano fuori le mura erano scavate e terrazzate, rivestite di pietra. Sembravano fabbricate dall’uomo come gli edifici, anch’essi di pietra, dalle linee rette e gli angoli acuti, o le grandi torri incomplete circondate dalle scaffalature. Le persone affollavano le strade e i vicoli, con gli occhi vitrei e le guance incavate, sotto coperte stracciate, sistemate come fossero tende, o semplicemente ammucchiate assieme all’aperto, con gli abiti scuri preferiti dai Cairhienesi di città, i colori vivaci del passaggio Anteriore e i rozzi indumenti dei contadini e dei paesani. Anche le impalcature erano piene di gente su ogni livello fino alla cima, dove le persone sembravano piccole per l’altezza. Solo il centro della strada era sgombro mentre Rand e le Fanciulle passavano, e solo per il tempo necessario alla calca di richiudersi alle loro spalle.

Fu la gente a interrompere il divertimento. Consunti e vestiti di stracci, ammucchiati come pecore in un ovile troppo piccolo, lo acclamavano. Non aveva idea di come facessero a sapere chi fosse, a meno che forse le grida dell’ufficiale alle porte fossero state udite, ma un boato lo annunciò mentre passava per la strada, con le Fanciulle che dovevano aprirsi un varco a forza fra la folla. Il rumore sopraffece qualsiasi altra parola se non gli occasionali ‘lord Drogo quando venivano gridati da più persone. Ma il significato era chiaro per gli uomini e le donne che tenevano i bambini in alto per vederlo passare, con sciarpe e pezzi di stoffa che si agitavano da ogni finestra, la gente che cercava di superare le Fanciulle con le mani tese.

Certamente non sembravano temere gli Aiel, non se avevano l’opportunità di toccare uno stivale di Rand ed erano così numerosi che la pressione di centinaia di loro li spingeva in avanti, e alcuni riuscirono effettivamente a passare. Molti toccarono Asmodean, di certo sembrava un lord con tutto quel merletto, e forse pensavano che il lord Drago fosse un uomo adulto piuttosto che un ragazzo con una giubba rossa, ma non importava. Chiunque arrivava a toccare lo stivale o la staffa di qualcuno, anche quella di Pevin, era felice e gridava ‘lord Drago!’ alla folla, pure mentre le Fanciulle lo spingevano via a forza con gli scudi.

Fra il clamore della folla e i messaggeri inviati dall’ufficiale alle porte, non fu una sorpresa quando apparve Meilan, con una dozzina di lord di casate minori al seguito e cinquanta difensori della Pietra per aprirgli un varco, usando la base delle lance. I capelli grigi, duro e scarno, con indosso la sua bella giubba di seta a strisce dai polsini di raso verde, il sommo signore era seduto in sella con l’agio di chi fosse stato messo a cavallo e addestrato a comandare quasi da quando aveva imparato a camminare. Ignorava il sudore che gli imperlava il volto e allo stesso modo la possibilità che la sua scorta travolgesse qualcuno. Entrambe le cose erano noie irrilevanti, il sudore certo la peggiore.

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