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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Mat non avrebbe dovuto passare così tanto tempo a pensare a lei, non quella notte. Per la verità, stava davvero dipendendo dalla fortuna fino a un certo punto. I tremila lancieri che Vanin aveva trovato, perlopiù Altara ni con pochi Seanchan, potevano o non potevano essere quelli che mastro Roidelle aveva segnato sulla sua mappa, anche se non si erano trovati molto lontano da dove lui li aveva piazzati, ma non si poteva dire per certo in quale direzione si fossero mossi da allora. A nordest, quasi certamente, verso le Cole di Malvide e il Varco di Molvaine al di là. Pareva che, tranne per l’ultimo tratto, i Seanchan avessero preso l’abitudine di evitare la Strada di Lugard per spostare le truppe, senza dubbio per nascondere i loro numeri e le loro destinazioni grazie ai viottoli di campagna. Quella non era una certezza assoluta, però. Se non si erano spostati troppo lontano, quella era la strada che avrebbero usato per raggiungere quel campo di rifornimenti. Se. Ma se avevano cavalcato più lontano di quanto si era aspettato, avrebbero potuto usare un’altra strada. Così non ci sarebbe stato pericolo; solo una notte sprecata. Il loro comandante avrebbe anche potuto decidere di tagliare per le colline. Questo si poteva rivelare pericoloso se avesse stabilito di riunirsi con questa strada nel punto sbagliato.

Circa quattro miglia oltre il villaggio, giunsero a un posto dove due colline dal pendio dolce fiancheggiavano la strada e lui chiamò l’alt. Le mappe disegnate da mastro Roidelle andavano bene, ma anche quelle che aveva da altri uomini erano opera di maestri. Roidelle comprava solo il meglio. Mat riconobbe il punto come se l’avesse visto prima. Mandevwin fece voltare il suo cavallo.

«Admar, Eyndel, portate i vostri uomini su per il pendio nord. Madwin, Dogal, al pendio sud. Un uomo su quattro a tenere i cavalli.»

«Impastoiate i cavalli» disse Mat «e mettetegli le sacche di cibo per farli smettere di nitrire.» Stavano affrontando dei lancieri. Se la situazione si fosse messa male e avessero cercato di fuggire, quei lancieri li avrebbero travolti come se stessero dando la caccia a dei maiali selvatici. Una balestra non era utile stando a cavallo, specialmente cercando di scappare. Dovevano vincere lì.

Il Cairhienese lo fissò, qualunque espressione nascosta dalle sbarre del suo elmo, ma lui non esitò.

«Impastoiate i cavalli e mettetegli i sacchetti di biada» ordinò. «Ogni uomo in fila.»

«Manda qualcuno a montare la guardia a nord e a sud» gli disse Mat. «La fortuna in battaglia ti può essere avversa quanto favorevole.» Mandevwin annuì e diede l’ordine.

I balestrieri si divisero e cavalcarono su per le pendici coperte da alberi radi, le loro giubbe scure e le armature verde smorto che scomparivano nelle ombre. Armature lucidate andavano più che bene per le sfilate, ma potevano riflettere la luce della luna come quella del sole. Stando a Talmanes, la parte difficile era stata convincere i lancieri ad abbandonare i loro pettorali scintillanti e i nobili a lasciar perdere argentatura e doratura. I fanti avevano avuto buonsenso fin dall’inizio. Per un momento ci fu un fruscio di uomini e cavalli che si muovevano tra il fogliame e tra i cespugli, ma alla fine calò il silenzio. Dalla strada Mat non avrebbe potuto rapire se c’era qualcuno sui due pendii. Ora doveva solo aspettare.

Tuon e Selucia gli tennero compagnia, e così fece Teslyn. Da ovest si era levato un vento a raffiche che strattonava i mantelli, ma naturalmente le Aes Sedai potevano ignorare rose del genere, anche se Teslyn tenne chiuso il suo. Selucia lasciò che il vento sferzasse il suo mantello dove voleva, stranamente, ma Tuon tenne chiuso il proprio con una mano.

«Porresti stare più a tuo agio tra gli alberi» le disse Mat. «Fermeranno il vento.»

Per un momento lei fu scossa da una risata silenziosa. «Mi sto divertendo a osservarti a prendertela comoda in cima alla tua collina» disse con la sua voce strascicata.

Mat sbatté le palpebre. In cima alla collina? Era in sella a Pips nel mezzo della dannata strada con maledette folate di vento che gli attraversavano la giacca come se stesse tornando l’inverno. Di quale dannata cima della collina stava parlando?

«Bada a Joline» disse Teslyn, all’improvviso e in modo inaspettato. «Lei può essere... infantile... per certi versi, e tu la affascini nel modo in cui un nuovo balocco luccicante affascina un bambino. Ti vincolerà se riesce a decidere come convincerti ad accettare. Forse perfino se non ti rendi conto che stai acconsentendo.»

Lui aprì la bocca per dire che non c’era una stramaledetta possibilità per quello, ma Tuon parlò per prima.

«Lei non può averlo» disse in tono brusco. Traendo un respiro, continuò in toni divertiti.

«Giocattolo appartiene a me. Finché non avrò terminato dì giocare con lui. Ma anche allora non lo darò a una marath’damane. Mi capisci, Tessi? Riferiscilo a Rosi. Quello è il nome che intendo darle. Puoi riferirle anche questo.»

Quelle pungenti folate potevano non aver influenzato Teslyn, ma lei rabbrividì all’udire il suo nome da damane. La serenità da Aes Sedai scomparve quando la rabbia le contorse il volto. «Quello che capisco...!»

«Smettetela!» si intromise Mat. «Tutte e due. Non sono dell’umore per ascoltarvi, mentre cercate di punzecchiarvi a vicenda.» Teslyn lo fissò, con indignazione evidente perfino alla luce della luna.

«Insomma, Giocattolo,» disse Tuon in tono vivace «ti stai comportando di nuovo in modo autoritario.» Si sporse verso Selucia e sussurrò qualcosa che fece scoppiare la donna prosperosa in una risata sguaiata.

Ingobbendo le spalle e tirandosi attorno il proprio mantello, Mat si appoggiò sull’alto pomolo della sua sella a osservare la notte in cerca di Vanin. Donne! Avrebbe dato via tutta la sua fortuna — be’, metà — per poterle capire.

«Cosa pensi di poter ottenere con scorrerie e imboscate?» chiese Teslyn di nuovo, e non per la prima volta. «I Seanchan non faranno altro che mandare abbastanza soldati per darci la caccia.» Lei e Joline avevano continuato a ficcare il naso nei suoi piani, e anche Edesina in misura minore, finché lui non le aveva cacciate via. Le Aes Sedai pensavano di sapere tutto, mentre Joline almeno sapeva qualcosa di guerra, lui non aveva bisogno di consigli. I consigli delle Aes Sedai suonavano terribilmente come ordini. Stavolta decise di risponderle.

«Conto sul fatto che mandino altri soldati, Teslyn» disse, cercando con gli occhi Vanin. «L’intero esercito che hanno nel Varco di Molvaine, in effetti. Una buona parte, perlomeno. Tutto quello che Thom e Juilin hanno raccolto dice che il loro grosso assalto è diretto a Illian. Ritengo che l’esercito nel Varco abbia il compito di stare in guardia per qualunque cosa venga contro di loro dal Murandy o dall’Andor. Ma per noi sono il tappo del barattolo, intendo togliere quel tappo in modo da poter passare.»

Dopo diversi minuti di silenzio, si guardò sopra la spalla. Le tre donne se ne stavano sedute in sella ai loro cavalli a guardarlo. Desiderò avere abbastanza luce per distinguere le loro espressioni. Perché lo stavano dannatamente fissando? Si risistemò per cercare Vanin, eppure gli parve di poter sentire i loro occhi sulla sua schiena.

Passarono due ore a giudicare dallo spostamento della grossa falce di luna, col vento che lentamente guadagnava forza. Era sufficiente a trasformare la notte da fresca a fredda. Ogni tanto cercava di fare in modo che le donne si riparassero fra gli alberi, ma quelle resistevano ostinate. Lui doveva rimanere, per individuare Vanin senza dover gridare — i lancieri lo avrebbero inseguito da presso... forse molto vicini, se il loro comandante fosse stato uno sciocco —, ma loro no. Sospettava che Teslyn rifiutasse perché lo facevano Tuon e Selucia. Questo non aveva senso, ma era così. Per quanto riguardava il perché Tuon rifiutasse, Mat non avrebbe saputo dirlo a meno che non fosse perché le piaceva ascoltarlo discutere finché la voce non gli diventava roca.

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